Lettera aperta a Debora Serracchiani


1
lug
2009

Cara Debora Serracchiani,

ho letto con una certa curiosità le tue ultime interviste, in particolare quella di oggi su Repubblica, in cui tra l’altro sostieni di scegliere come futuro segretario Franceschini perché è il più simpatico. Sgombriamo il campo da un possibile equivoco: Dario Franceschini è simpatico anche a me. Ma non per questo appoggerò la sua candidatura.

Sono anche io come te un giovane parlamentare del PD, io in Italia, tu in Europa. Anche io sono convinto che è necessario dare più spazio ai giovani e che quello della costruzione e della responsabilizzazione di una nuova classe dirigente sia uno dei primi problemi che il nostro partito dovrà affrontare.

Ma ho sempre pensato che la politica è innanzitutto sfida tra programmi, confronto anche aspro tra analisi del presente e proposte che costruiscano nuovi scenari, fatica quotidiana nel cercare soluzioni e compromessi che le permettano. Non ho mai pensato alla politica come conflitto tra simpatici e antipatici. Se tanto mi dà tanto, Massimo D’Alema deve essere per te il prototipo supremo dell’antipatico. Forse la cosa gli farà anche piacere, ma nel considerare la sua personalità politica, i suoi successi e i suoi errori, io non ho mai pensato di dovere valutare la sua eventuale antipatia

Leggendo le tue parole mi viene da  pensare che il berlusconismo ha fatto molta strada anche tra le nostre file. E quando dico berlusconismo penso a un modello di politica tutto basato sull’immagine, sulla capacità di comunicare il nulla, sulla battuta pronta ed efficace, sull’assenza di programmi e una presenza fisica debordante, sulla simpatia: il presidente cantante, barzellettiere, e ora anche donnaiolo.

Io preferisco pensare a un altro modello, quello in cui le persone non sono passivi spettatori di uno spettacolo, ma cittadini in grado di decidere tra proposte politiche diverse.

Sono convinto che questo confronto sia necessario e ci sarà anche nel vicino congresso del PD. Che non è, come hai scritto, una vicenda in cui “di qua c’è il progetto del PD, dall’altra parte c’è D’Alema”, ma un congresso in cui si confrontano proposte politiche e modelli di partito diversi, tutti legittimi. Franceschini si confronterà con Bersani e con gli altri eventuali candidati, e si parlerà di politica, non di look o di emozioni adolescenziali.

Capisco, come tu scrivi, che quando  Bersani era ministro (un ottimo ministro), Franceschini faceva il consigliere comunale e il vice segretario del partito popolare. Ma penso che, se questo è il criterio, non faticheremo a trovare nel Pd un altro quarantenne più simpatico e più bello di Franceschini,  che non ha fatto neanche il consigliere comunale, e che potrà rappresentare degnamente da segretario il tuo modello politico. Francamente spero che da giovani dirigenti del P.D. che vogliono dare il “cambio” all’attuale gruppo dirigente, cercheremo di utilizzare altri argomenti nel dibattito politico. Perché questo fastidio per chi ha esperienza politica che traspare dalle tue parole mi ricorda il fastidio che  Berlusconi esprime per la politica e il suo dirompente messaggio antipolitico, che tanti guasti ha già creato a questo paese. Cara Debora, né io né tu arriviamo dalla luna, ma da esperienze politiche e di partito serie.

Una ultima annotazione: anche io credo che le primarie siano un fatto importante, un elemento di mobilitazione e di motivazione dei nostri elettori. Ma contrapporle al congresso e quindi al partito, come fai tu nella tua intervista, mi preoccupa. Perché un episodio di partecipazione non può essere trasformato in un bagno purificatore nei confronti delle scelte che un altro fatto democratico come il congresso di un partito può fare. Mi sembrerebbe un altro elemento populistico, anche questo tanto caro al “Cavaliere”.

Che la tradizione socialista sia in crisi in tutta Europa è vero, così come è vero che neanche quelle liberale e cattolico-sociale godono ottima salute. Ma non possiamo, di fronte alla nostra crisi, ricorrere a modelli e pratiche del populismo demagogico caro alla destra per costruire il nostro futuro e quello del nostro paese.  

Per questo ti chiedo uno sforzo. Questa sera, prima di addormentarti , prova a immaginare  un congresso in cui si confrontano progetti politici. E prova anche a chiarirti e poi a farci sapere cosa proporresti tu su temi come difesa del lavoro, nuovo welfare, sviluppo economico, laicità e diritti civili.

Su questo dovremo confrontarci. Da parte mia sono pronto a discuterne pubblicamente con te o con altri. Per parlare di simpatia o antipatia, nuovismo e altre favole, ci sono i miei cuginetti.

A presto

Ho buttato via decine di ore in sala d’aspetto


29
giu
2009

Gli scrupolosi giudici di Torino indagano su molte cose. E fanno bene. Sono particolarmente attenti ai diritti di persone, lavoratori e comunità. Analizzano con serietà esposti su servizi pubblici e disservizi. E hanno ragione. Anche i politici - torinesi e piemontesi - dicono ogni volta che ne hanno l’occasione che «l’interesse della gente che li ha eletti» viene prima di tutto. Una buona regola. Sono pronti - destra, centro, sinistra - a dar battaglia per far valere un diritto di chi li vota. È corretto.

Ma c’è qualcosa che non va: perché, giudici e politici, non provano a dare un’occhiata - mettendoci un po’ d’impegno - a quanto da mesi accade all’aeroporto di Caselle? Uno scalo dove il ritardo è regola, soprattutto nei voli Alitalia che collegano il Piemonte alla capitale, e viceversa. Da una a diciassette ore, si è visto (e scritto) di tutto. Passeggeri inferociti, politici che perdono le riunioni, attori e cantanti che non arrivano in tempo per la loro performance, imprenditori che ci rimettono di tasca loro, gente normale (la maggioranza) che butta tempo, soldi, bile. E’ vero che il contratto di trasporto aereo tutela quasi esclusivamente le compagnie (fino al paradosso di non obbligarle al rispetto degli orari); che il danno esistenziale causato dallo stress è difficilmente accertabile (ma basterebbe la sosta ad un check-in per constatarlo), anche in Cassazione. Ma come la mettiamo con l’interruzione del pubblico servizio? Con l’accorpamento di un volo con il successivo - in partenza anche due ore dopo - perché l’aereo è mezzo vuoto? E’ vero che la class action è stata dal governo rinviata, ma non mancano le denunce. 

E se c’è bisogno di sentire qualcuno «informato sui fatti», basta sfogliare la raccolta della Stampa degli ultimi mesi: un premio Oscar (Benigni), un segretario di partito (Franceschini), un procuratore della Repubblica (Caselli), un assessore regionale (Oliva). Più facile ancora è consultare il sito dell’aeroporto Sandro Pertini: minuziosi, ci sono i ritardi di partenze e decolli. Cos’altro serve?

Onorevole Esposito, non mi verrà a dire che i disagi per chi parte o arriva a Caselle riguardano anche lei?

«Non me ne parli. Mi rendo conto che noi siamo in una situazione di privilegio, ma atterrare o decollare da Torino ogni volta è un’avventura, quasi mai bella, pure per un parlamentare».

Si spieghi meglio

«Prima della nascita di Cai i problemi erano seri, ma la concorrenza tra Airone e Alitalia era uno stimolo verso la qualità che alla fine agevolava i passeggeri. Ora è un disastro».

Nel senso della qualità dei servizi?

«In tutti i sensi. Gli orari cambiano sempre e ogni occasione è buona per accorpare i voli con conseguenti ingestibili ritardi. E poi, guardi, il peggio non è partire da Torino, il peggio è arrivare. Tornare a casa è sempre un inferno».

E come giustificano ritardi e cancellazioni?

«L’informazione purtroppo è piuttosto scarsa e spesso ci si scontra con la maleducazione del personale di terra. Quando le notizie arrivano lasciano sempre un po’ perplessi».

Un esempio?

«Nell’ultimo mese mi hanno detto cinque volte che c’erano problemi con una ruota e che andava cambiata. Dico cinque volte, mi viene quasi da sperare che fosse una scusa. Ma c’è di peggio».

Non esageri. Cosa è successo?

«A Fiumicino con altri due parlamentari non abbiamo notizie del volo delle 16,15 per Torino. Andiamo al bancone e ci dicono che ha 40 minuti di ritardo. Abituati, ci mettiamo il cuore in pace e andiamo a prendere il caffè, il bar era lontano e ci abbiamo messo una ventina di minuti. Al ritorno il volo era chiuso e siamo rimasti a terra. In questo primo anno da parlamentare ho buttato decine di ore di vita in quelle sale d’aspetto».

Vede qualche soluzione?

«Quando posso volo con altre compagnie, forse bisognerebbe incentivare i low-cost. Mi sembra che oggi offrano un servizio migliore. Caselle come aeroporto funziona, anche se ovunque c’è il problema della maleducazione del personale di terra che, mi creda, a Roma è peggio. Anche se ormai Torino è trattata da scalo di serie C. Pensi che ci sono miei colleghi che quando possono volano su Malpensa perché Lufthansa Italia garantisce collegamenti senza disservizi e ritardi. Per quanto mi riguarda appena l’alta velocità verso Roma funzionerà a dovere, sui voli Cai non mi vedranno più».

I viaggiatori normali si lamentano, quelli un po’ più determinati chiedono i danni o magari scrivono ai giornali o ai parlamentari…

«E’ arrivato il momento che in uno dei prossimi incontri tra parlamentari piemontesi venga messa a punto un’azione comune. Mi faccio carico di parlare anche con i senatori per creare un fronte unito capace di affrontare il problema Caselle. Serve un’azione seria, non solo qualche interrogazione parlamentare. Dobbiamo convocare i vertici Cai per un faccia a faccia alla presenza delle istituzioni. Se non avremo garanzie dobbiamo pensare ad aprire lo scalo ad altre compagnie». 

La scelta tra Bersani e Franceschini Ecco chi sta con chi sotto la Mole


28
giu
2009

Vera Schiavazzi - Repubblica

La scelta tra il “vecchio” Pierluigi Bersani, solido, emiliano, affidabile, un post-comunista che chi arriva dall´ex Pci riconosce a prima vista come uno di famiglia, e il “nuovo” Dario Franceschini, cattolico, veltroniano, già oggetto di critiche spietate per il video-candidatura, potrebbe spazzar via la trama sottile che ancora lega tra loro i diessini torinesi. Uno dei loro uomini-simbolo, Piero Fassino, è stato tra i primi a schierarsi: niente rinvio, sostegno pieno a Franceschini. Per chi tra gli ex Ds lo seguirà, non sarà un passaggio facile. Schierarsi tocca ora a Sergio Chiamparino (che ancora ieri ha detto «non mi candido, ma non è l´ultima ora dell´ultimo giorno possibile») e a Mercedes Bresso. I due leader sono entrambi vicini a Piemonte Democratico, la stessa componente dove milita l´europarlamentare di fresco rieletto Gianluca Susta, che ieri ha rotto gli indugi: «Franceschini forse si è espresso in maniera un po´ cruda, ma io sto con lui. Bisogna rompere gli schemi e le vecchie liturgie, anche in Piemonte, bisogna andare oltre la socialdemocrazia e le divisioni del Novecento. Non c´è spazio per terze vie». Ma anche da loro potrebbe arrivare un profondo e drammatico rimescolamento delle carte. Oggi Bresso non sarà al Lingotto, perché impegnata nel Cuneese. Ufficialmente, la presidente sta aspettando di leggere le piattaforme congressuali, e nei mesi scorsi le sue critiche all´incerta linea politica del Pd su temi come la laicità sono state nettissime. E´ possibile, anzi probabile, che alla fine il suo sostegno vada a Bersani, e che questa scelta trascini anche altri esponenti di ‘Piemonte democratico´, come Andrea Benedino e Nino Boeti, mentre Anna Rossomando non si schiera: «Voglio leggere le proposte dei candidati». Altro storico sostenitore di Bersani a Torino è Rocco Larizza. Lo stesso Gianfranco Morgando non ha ancora sciolto le riserve, se è vero come è vero che uno degli uomini a lui più vicini, il coordinatore della segreteria Stefano Lo Russo, ieri ha “rimproverato” a Franceschini la “genericità” di un appello al rinnovamento «del tutto ininfluente se non è accompagnato da piattaforme politiche credibili». Con Bersani, si schiereranno poi gli uomini di Rosy Bindi in Piemonte (da Mauro Marino a Michele Paolino), e, alla fine, la maggior parte del gruppo di “Sinistra per” guidato da Stefano Esposito, Carlo Chiama e Roberto Placido. Magari senza troppi entusiasmi: anche loro speravano in un terzo uomo, magari in una candidatura dello stesso Chiamparino (caldeggiata dallo stesso Esposito, che ha invitato il sindaco a presentarsi «come atto di generosità politica» per aiutare il Pd a uscire dai vecchi duelli, pur precisando che con ogni probabilità non lo avrebbe appoggiato al congresso). 

Con Franceschini, invece, potrebbe collocarsi una parte della Cgil torinese, la stessa che nell´ultima campagna elettorale si è impegnata in favore di Sergio Cofferati: Gianni Pibiri è uno dei nomi. Un fatto è certo. Quando le reazioni, perlopiù negative, al tono e al linguaggio col quale Franceschini ha scelto di annunciarsi saranno state assorbite, e quando i due schieramenti inizieranno a delinearsi, ex diessini e cattolici si sveglieranno in uno scenario profondamente mutato rispetto a quello che oggi caratterizza la geografia del Pd piemontese. Accanto a nuovi, e non sempre graditi, compagni di strada.

Il metrò arriva in piazza Bengasi Cipe, via libera ai finanziamenti


27
giu
2009

Diego Longhin - Repubblica

La metropolitana non si fermerà a Lingotto. Anzi. Nemmeno i lavori per la costruzione dell´ultimo tratto della linea 1 si fermeranno. Il Cipe ha dato il via libera al finanziamento di 106 milioni da parte dello Stato per il pezzo che va dal centro fieristico di via Nizza fino a piazza Bengasi, dove verrà realizzato un parcheggio di interscambio. Il Comune e Gtt interverranno con 40 milioni, 30 arriveranno dalla Regione grazie ai fondi Fas. A questi si aggiungono cinque milioni che la Regione metterà per coprire l´equivalente minor finanziamento dell´opera da parte dello Stato.

Gtt riuscirà a non bloccare i lavori? In corso Turati ci stanno già lavorando. Ora bisogna realizzare il progetto esecutivo, quello che serve ad aprire i cantieri, e poi appaltare. «L´obiettivo è riuscire a far tutto entro fine anno», dice Giancarlo Guiati, presidente di Gtt, soddisfatto anche del dissequestro da parte delle autorità giudiziarie della stazione Carducci, andata in fiamme poco più di tre settimane fa. La talpa sta continuando a scavare nel primo tratto e i lavori non si dovrebbero bloccare. I vagoni del val arriveranno davanti al Lingotto nei primi mesi del 2011.

Sul fronte del prolungamento tre le ipotesi in campo per velocizzare l´iter: prima il progetto esecutivo poi l´appalto, la più lenta, fare insieme esecutivo e gare, così da recuperare qualche mese, oppure trattare una prosecuzione dei lavori con chi sta già lavorando tra Porta Nuova e Lingotto. «I legali stanno approfondendo la cosa», aggiunge Guiati.

«Un passaggio importante - dice la presidente del Piemonte Mercedes Bresso - sia per quanto riguarda il proseguimento sulla strada dello sviluppo della città, sia dal punto di vista economico in un momento non facile per il Paese». E l´assessore ai Trasporti, Daniele Borioli, aggiunge: «Si garantisce una boccata di ossigeno al mondo del lavoro e in particolare al comparto dell´edilizia, gravemente colpito dalle conseguenze della crisi».

Anche il presidente della Provincia, Antonio Saitta, sostiene che si tratta di «un passo importante, un risultato positivo ottenuto grazie alla compattezza degli enti locali e dei parlamentari del nostro territorio». Ma l´agenda infrastrutture di Saitta è ancora lunga e gli sforzi di tutti non devono venire meno per centrare altri risultati, come «il prolungamento della metropolitana a Sud e Ovest del capoluogo, la tangenziale Est, il nuovo asse di corso Marche, l´alta capacità ferroviaria: tasselli di un grande disegno per fare uscire definitivamente il nostro territorio dall´isolamento».

Una notizia positiva anche per il centrodestra: «I profeti di sventura della sinistra, che accusano il governo di essere latitante sul finanziamento dell´opera, sono stati smentiti. Il governo è impegnato nei confronti del Piemonte», sostiene Enzo Ghigo, coordinatore del Pdl. Gli risponde Stefano Esposito, onorevole del Pd: «Ma l´azione di lobby è stata fatta solo dai parlamentari del centrosinistra, auspichiamo che in futuro anche i colleghi della maggioranza mettano da parte le polemiche e lavorino insieme a noi. Così si raggiungono risultati importanti per il Piemonte».

La metro trova soldi e piazza Bengasi


27
giu
2009

MAURIZIO TROPEANO - La Stampa

Adesso, «dopo tanta attesa», Giancarlo Guiati, presidente di Gtt, può «finalmente» aggiornare il programma dei lavori e annunciare che «tra febbraio e marzo del 2013 la linea 1 della metropolitana arriverà in piazza Bengasi». Il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha approvato il progetto preliminare e il relativo finanziamento statale di 106 milioni. Il resto dei soldi li mettono il comune di Torino e Gtt (quaranta) e la Regione che ai trenta inizialmente programmati adesso dovrà sborsarne altri «cinque destinati a coprire l’equivalente minor finanziamento dell’opera da parte dello Stato», spiega l’assessore Daniele Borioli.

Il via libera del Cipe (che ha approvato anche il progetto per la realizzazione della galleria di servizio del tunnel autostradale del Frejus), comunque, dovrebbe permettere «di proseguire con i cantieri già aperti senza soluzione di continuità», aggiunge l’assessore. Il presidente Gtt è più cauto - «verificheremo tutto l’iter delle procedure» - ma si dice quasi certo che sarà possibile risparmiare del tempo. Una cosa è certa: tra febbraio e il marzo del 2011 si arriverà in metropolitana fino al Lingotto. Nello stesso tempo Gtt potrà partire con la progettazione definitiva e con la gara d’appalto. La nuova tratta è lunga 2,2 chilometri e avrà una stazione intermedia: Italia ‘61. 

La nuova piazza

Con l’arrivo della metropolitana l’intera area di piazza Bengasi cambierà volto. All’angolo con via Onorato Vigliani, infatti, sarà scavato un parcheggio multipiano per 1000 auto. E in zona potrebbero essere trovati gli spazi dove attestare come capolinea gli altri mezzi pubblici che servono la zona sud di Torino e la prima cintura. «La piazza - spiega Guiati - diventerebbe così un luogo chiave per l’interscambio con il mezzo privato». Difficile, invece, ipotizzare un prolungamento verso Moncalieri e Nichelino: «Per ora - conclude il presidente Gtt - ci sono stati solo generiche manifestazioni di interesse e non siamo andati oltre ipotesi di studio».

Verso Rivoli

La Regione ha inviato al governo il progetto preliminare per il prolungamento fino a Rivoli. Adesso la pratica è nei Palazzi romani e «ora il nostro compito è di monitorare che l’iter per ottenere il finanziamento sulla nuova tratta proceda regolarmente», spiega Borioli.

Lavori in corso

Intanto la talpa Caterina sta procedendo verso la stazione Spezia. Nei giorni scorsi è stato riaperto il cantiere dopo l’incendio scoppiato una quindicina di giorni fa. Gtt prevede l’apertura della nuova tratta tra il febbraio e il marzo del 2011. Nei progetti legati alla costruzione del grattacielo della Regione è prevista la costruzione nella zona dell’ex Fiat Avio di un doppio collegamento verso la stazione della metropolitana e verso lo scalo ferroviario di Trenitalia. Ci sono vari progetti in discussione ma un ruolo centrale lo giocheranno le Ferrovie, proprietarie di una parte considerevole delle aree e le eventuali trattative sui diritti edificatori.

Le polemiche politiche

La presidente della Regione, Mercedes Bresso, sottolinea come «le sollecitazioni svolte a suo tempo verso il governo, sia da parte della Giunta Regionale, sia dai parlamentari, soprattutto dell’opposizione, non avevano scopi polemici, ma guardavano solo all’interesse di Torino». Aggiunge l’onorevole Stefano Esposito: «Per ora l’azione di lobby è stata condotta dai parlamentari del centro sinistra. Auspichiamo che, d’ora in poi, i colleghi della minoranza mettano da parte le polemiche e inizino a lavorare insieme a noi nell’interesse del Piemonte». Pronta la replica del senatore Enzo Ghigo: «Ancora una volta i profeti di sventura della sinistra, che accusavano il governo di essere latitante sul finanziamento sono stati clamorosamente smentiti, salvo oggi prendersi meriti che non hanno».

QUANDO SI FA LOBBY A FAVORE DEL TERRITORIO I RISULTATI ARRIVANO


26
giu
2009

L’approvazione definitiva da parte del CIPE dei progetti relativi al prolungamento della Linea metropolitana 1 da Lingotto a Piazza Bengasi e alla realizzazione della canna di sicurezza del Frejus rappresenta un risultato molto importante per il Piemonte, vista l’importanza strategica di queste due infrastrutture. 

Esprimo viva soddisfazione per il lavoro svolto che dimostra che quando i parlamentari sanno fare lobby a favore del territorio i risultati si concretizzano. Per ora l’azione di lobby è stata condotta dai parlamentari del centro sinistra. Auspichiamo che, d’ora in poi, i colleghi della maggioranza mettano da parte le polemiche e inizino a lavorare insieme a noi nell’interesse della comunità della nostra Regione.

PROLUNGAMENTO LINEA 1 METROPOLITANA E FREJUS: DUE PROGETTI STRATEGICI DA APPROVARE E FINANZIARE RAPIDAMENTE


25
giu
2009

La battaglia condotta in questi mesi dal PD probabilmente produrrà un risultato importante: infatti, il finanziamento per il prolungamento della Linea metropolitana 1 da Lingotto a Piazza Bengasi, misteriosamente scomparso dalla Delibera del CIPE del 6 marzo, dovrebbe ricevere il via libera definitivo durante la seduta del CIPE in programma domani, unitamente al progetto per la 

canna di sicurezza del Frejus. 

Si tratta di due opere infrastrutturali di fondamentale importanza per il nostro territorio. Tutti i parlamentari piemontesi, a cominciare da quelli della maggioranza, devono impegnarsi affinché il CIPE approvi i due progetti e vengano rapidamente erogate le risorse necessarie. Anche Confindustria e le associazioni imprenditoriali devono vigilare e attuare le giuste pressioni. 

Sarà poi importante impegnarci tutti affinché si possano trovare i finanziamenti necessari anche per il prolungamento della linea metropolitana da Collegno a Rivoli. 

SI RICONOSCANO AGLI AGENTI DI POLIZIA I BUONI PASTO


16
giu
2009

L’On. Stefano ESPOSITO (Partito Democratico) ha presentato un’Interrogazione inerente alla situazione relativa agli Agenti di Pubblica Sicurezza operanti presso l’aeroporto ‘Sandro Pertini’ di Caselle (Torino), che dal novembre del 2008 attendono il riconoscimento dei buoni pasto. 

“L’aeroporto di Caselle non dispone di una mensa di servizio riservata agli  Agenti di P.S. ivi dislocati - spiega l’On. Stefano ESPOSITO - e non è permesso per gli stessi Agenti accedere alla mensa Aziendale aeroportuale. Fu concesso agli operatori il rilascio di un ticket per i turni 19:00/24:00 e 13:00/19:00 nella misura di euro 4,65. Il nuovo accordo prevede un aumento a 7 euro dei ticket dal 1 gennaio 2009 (si tratta di fondi stanziati dal Governo Prodi), ma ad oggi non sono ancora stati corrisposti al personale in servizio parte dei buoni  dal novembre 2008. Si fa un gran parlare di sicurezza e poi si costringono i poliziotti ad attendere a lungo ciò che spetta loro per diritto, dal pagamento degli straordinari ai buoni pasto”. 

Conclude l’On. Stefano ESPOSITO: “Per queste ragioni ho presentato un’Interrogazione per sapere dal Ministro dell’Interno quanti sono gli agenti di P.S. che aspettano il riconoscimento di questi buoni pasto; a quanto ammonta la cifra totale dei buoni non ancora assegnati; quando si provvederà al rimborso dei ticket non assegnati dal periodo che va da novembre 2008 ad oggi; e, infine, quando entrerà a pieno regime la regolare consegna mensile dei ticket per gli agenti di P.S. dislocati all’aeroporto di Caselle”. 

Rifondazione Capitalista


28
mag
2009

TITO BOERI - Repubblica

 

Questa recessione verrà probabilmente ricordata in Italia come una stagione di rifondazione … capitalista. Quelle sovrastrutture che rappresentano oggi i soci di riferimento dei maggiori gruppi bancari italiani, meglio conosciute sotto il nome di fondazioni bancarie, dovranno per forza di cose cambiare natura. Difficile per loro continuare a conciliare profit e non-profit, la loro influenza dominante nel disegnare le strategie dei maggiori gruppi bancari italiani con la loro natura di enti senza fini di lucro. Sarà una rifondazione che può fare molto bene alla nostra economia. Sì, sono proprio questi cambiamenti quelli che fanno pensare che le crisi servono bene a qualcosa. 

Da qualche settimana si susseguono gli stress test ufficiosi delle banche italiane, come richiesto da Banca d´Italia nel processo di Basilea 2. Queste autovalutazioni patrimoniali servono per verificare se i bilanci sono in grado di sopportare un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e l´inevitabile incremento delle sofferenze bancarie durante le recessioni. I risultati sono confidenziali, ma sembrano abbastanza incoraggianti, secondo le indiscrezioni trapelate sui giornali. In ogni caso, se così non fosse, alcuni “rapporti riservati”, come quello anticipato una settimana fa dal Sole24ore non sarebbero probabilmente mai arrivati sulle scrivanie dei direttori. Uno stress test, quasi per definizione, non può stressare il vasto pubblico.

C´è un tratto comune a tutti gli scenari presi in considerazione da questi stress test: almeno fino al 2012 nessun istituto di credito sarà in grado di distribuire dividendi agli azionisti, se vuole mantenere rapporti patrimoniali giudicati appena sufficienti in questa fase dai mercati. Questo significa che le fondazioni bancarie sono destinate a vedersi private della loro maggiore fonte di entrate per almeno tre anni, se non quattro. A questo punto, hanno due strade di fronte a loro. La prima è quella di cessare di agire per il conseguimento dei fini sociali che ne giustificano l´esistenza proprio nel momento in cui la recessione alimenta una forte domanda di sociale. Sarebbe come gettare la maschera, rivelarsi come meri strumenti di potere, gestori-ombra che preferiscono stare dietro le quinte e che sono sordi ai bisogni in nome dei quali erano stati dotati di mezzi ingenti. La seconda strada è quella di diversificare il portafoglio delle fondazioni, allentando il loro controllo sulle banche cosiddette “conferitarie”. Questo renderebbe le fondazioni al contempo meno vulnerabili a una crisi che per lungo tempo è destinata a ridurre i profitti delle banche e in grado di allargare il proprio raggio di azione, sentendosi meno vincolate alla base locale tradizionale di queste banche. Non c´è dubbio alcuno sulla preferibilità, dal punto di vista del benessere sociale, di questa seconda rifondazione. Lo stesso apologo ricorrente delle fondazioni narra di enti che sono riusciti ad assicurare stabilità alle banche pur diluendo il loro controllo nell´ambito del processo di concentrazione degli istituti di credito. Perché non dovrebbero le fondazioni ora dare ulteriore prova di sé, usando diluenti ancora più potenti? 

Ci sono due cose di cui il nostro paese difetta grandemente. Da una parte abbiamo un disperato bisogno di investitori istituzionali capaci di avere orizzonti di lungo periodo. La crisi rischia di allontanare ancora di più nel tempo il decollo dei fondi pensione in Italia, dato che si moltiplicano i pentimenti fra chi ha optato per non lasciare il Tfr in azienda. Dall´altra, si sente la necessità di avere enti non-profit in grado di colmare i vuoti dello stato nel promuovere progetti di pubblica utilità su scala nazionale. In Italia il non-profit è troppo spesso sinonimo di localismo, il che oltre ad essere spesso una contraddizione in termini (perché diventa strumento di potere locale), ne riduce fortemente le potenzialità. Le nuove fondazioni bancarie possono essere sia investitori istituzionali che enti in grado di finanziare progetti sociali e di ricerca di rilevanza nazionale, con effetti da volano sulla cosiddetta welfare society. 

Si dirà che oggi le fondazioni bancarie non hanno le competenze necessarie per selezionare progetti di rilevanza nazionale. Se così fosse non sarebbero neanche in grado di scegliere a livello locale tra chi spartire le enormi risorse di cui dispongono. Forse sono percepite come operatori su scala locale e, quindi, non riescono sollecitare domande di finanziamento per progetti che non nascano nel territorio da loro presidiato. Può darsi che, in effetti, ci sia un problema di domanda. Ma esiste già un coordinamento delle fondazioni che potrebbe proprio sollecitare progetti di rilevanza nazionale e chiamare le singole fondazioni a contribuire a questo sforzo comune. Sempre che questa associazione, l´Acri, non serva solo come strumento di pressione, garante della preservazione della propria specie. Dovrebbe, in realtà, contribuire a finanziare progetti “nei settori della ricerca scientifica, dell´istruzione, dell´arte, della sanità, della cultura, della conservazione e valorizzazione dei beni ambientali e paesaggistici, dell´assistenza alle categorie sociali deboli”. Se però dovessero prevalere altre finalità, bisognerà rifondare anche questa fondazione delle fondazioni. Lo diciamo senza alcuna acrimonia.

Sulle strade, tra la gente, nelle piazze e nei teatri


26
mag
2009
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