Tav


8
feb
2010

Dopo le parole con le quali Ministro Bossi esprimeva dubbi circa l’utilità della TAV per il Piemonte, inutilmente smentite da Roberto Cota, oggi è giunta una chiara conferma circa la volontà del Governo Berlusconi di non impegnarsi seriamente per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Il ministro Scajola, nascondendosi dietro l’alibi della scarsità di risorse, ha affermato chiaramente che la TAV non è da considerarsi prioritaria e sacrificabile rispetto al Terzo Valico. Ora i piemontesi e le associazioni di categoria, che da anni sostengono che la TAV è strategica per la nostra Regione, sanno con certezza che il Governo di centrodestra non è realmente interessato a realizzarla, dimenticando gli impegni presi a livello internazionale. Come PD riteniamo che sia la Torino-Lione sia il Terzo Valico sono opera infrastrutturali fondamentali per il futuro dell’economia piemontese e che non si possa metterli in contrapposizione o stilare scale di priorità: ci interessa sapere l’opinione di Roberto Cota su questo punto.
Nei prossimi giorni presenteremo un’InInterrogazioni urgente al Ministro Matteoli affinché il Governo chiarisca le proprie intensioni.

CRISI: EDILI PIEMONTE, SUBITO RISPOSTE DA GOVERNO


6
feb
2010

(AGI) ? Torino, 5 feb. ? “Il nostro settore e’ in una situazione drammatica: calano gli occupati, mai come oggi e’ stato cosi’ alto il ricorso alla cassa integrazione e prevediamo di perdere migliaia di posti di lavoro. Abbiamo bisogno di risposte immediate da parte del Governo”. Questo l’appello lanciato dal presidente dell’Ance Piemonte, Giuseppe Provvisiero, nel corso dell’incontro con i parlamentari piemontesi del centro sinistra che si e’ tenuto oggi a Torino.
Dopo la riunione con i rappresentanti di maggioranza, l’Associazione edile Ance di Piemonte e Valle d’Aosta, infatti, ha chiamato a raccolta anche i parlamentari dell’opposizione “perche’ si facciano portatori presso il Governo delle proposte e del messaggio del mondo dell?edilizia della nostra regione”, ha spiegato Provvisiero ai parlamentari Maria Maiola Leddi, Magda Negri, Stefano Esposito, Giorgio Merlo, Anna Rossomando, Gianni Vernetti e Michele Giuseppe Vietti. “Negli ultimi mesi in Piemonte ? ha proseguito Giuseppe Provvisiero - c’e’ stata una reazione senza precedenti alla crisi economica e occupazionale che si e’ manifestata attraverso azioni concrete e condivise con le quali i settori dell’imprenditoria e dell’edilizia in particolare hanno dimostrato la loro volonta’ di reagire”. Tra queste azioni, anche l’impegno degli imprenditori nella manifestazione Si’ Tav dello scorso 24 gennaio al Lingotto di Torino. “Nonostante i quattro anni di blocco operativo del progetto ? ha ricordato Provvisiero - le aziende non hanno mai smesso di guardare alla Nuova Linea Torino Lione come a un’irrinunciabile occasione. Ricordando che un miliardo investito in edilizia genera 20 mila posti di lavoro tra occupati diretti e indotto, e’ evidente il significato di un’opera di tale portata. Inoltre, lo stesso investimento iniziale, considerando anche l’indotto, risulterebbe tre volte superiore. Riattivare gli investimenti in opere pubbliche rappresenta quindi una vera risposta alle problematiche derivanti dalla crisi economica e necessita di un impegno immediato del Governo”. (AGI) Chc

CENTRO DI PRODUZIONE RAI DI TORINO: QUALE FUTURO?


6
feb
2010

LUNEDI’ 8 FEBBRAIO 2010  - Ore 12.30
CENTRO PRODUZIONE RAI DI TORINO:  QUALE FUTURO?
Via San Francesco d’Assisi, 3 - TORINO

Lunedì 8 febbraio 2010, alle ore 12.30, presso l’ufficio parlamentare dell’On. Stefano ESPOSITO (Via San Francesco d’Assisi, 3) si svolgerà la Conferenza stampa sul tema “CENTRO DI PRODUZIONE RAI DI TORINO: QUALE FUTURO?”.

A fronte della situazione di grave preoccupazione per il futuro del Centro Produzione Rai di Torino, i Deputati del Partito Democratico On. Stefano ESPOSITO ed On. Giorgio MERLO, illustreranno agli organi di informazione la proposta di un ‘patto’ bipartisan per la difesa ed il rilancio del Centro di Produzione Rai di Torino.
Tale ‘patto’,che avrà per oggetto la tutela della competitività e la salvaguardia occupazionale del Centro di Produzione,  verrà sottoposto a tutti i parlamentari piemontesi e a tutte le istituzioni locali in un successivo incontro pubblico in programma venerdì 12 febbraio.

C´è un tesoretto per salvare la pista di bob


31
gen
2010

DIEGO LONGHIN - Repubblica
Su fronti opposti sulla Tav, a braccetto sul futuro della pista di Bob di Cesana, dove potrebbero essere dirottati 10 milioni di soldi pubblici. Parte dei quattrini risparmiati dall´Agenzia Torino 2006.
Cambia l’opera, cambiano i punti di vista per il presidente della Comunità Montana della Valle di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, e l´onorevole del Pd, Stefano Esposito, sensibile alle questioni sollevate da Plano e sicuro che si possano risolvere nel giro di poco. Basterebbe approvare un emendamento da inserire nel decreto milleproroghe per stornare parte dei fondi accumulati dall’Agenzia Torino 2006, quella che si è occupata di realizzare le opere per i Giochi, sugli impianti della montagna. «Cosa che si può fare subito - dice Esposito - tempo un mese e mezzo. Basta approvare un emendamento su cui ci potrebbe essere un sì bipartisan perché la gestione del bob, come del trampolino di Pragelato, saranno un problema per Bresso come per Cota».
In ballo non c’è solo la sopravvivenza delle strutture, ma i mondiali di slittino del 2011. Appuntamento che senza ghiaccio salterebbe, tanto che la Federazione ha chiesto agli organizzatori di dare una risposta definitiva entro maggio. Da qui è partito l’attacco di Plano: «Non possiamo permetterci di perdere la pista di bob - dice il presidente della Comunità - la gestione del gruppo privato che si è aggiudicato gli impianti punta a massimizzare i ricavi, ma per non disperdere il capitale ereditato dalle Olimpiadi devono intervenire gli enti pubblici e il Coni. Non solo per il bob, ma per i trampolini di Pragelato».
Gli statunitensi di Live Nation garantiscono la manutenzione senza ghiaccio della struttura: per gli eventi sportivi invernali servono contributi. «Un punto chiaro fin dall´inizio - dice Esposito - e mi sembra che si sottovaluti l’arrivo a Torino del più grande gruppo di entertainment a livello mondiale. Gruppo che ha progetti anche sui siti di montagna». Piuttosto, secondo l’onorevole del Pd, la vita del bob e del trampolino può essere garantita grazie ai soldi accantonati dall’Agenzia. Una stima prudente indica in 27 i milioni risparmiati: «Ne basterebbero dieci per garantire l’impianto di Cesana e quello di Pragelato fino al 2014, anno delle Olimpiadi di Soci - sottolinea Esposito - quindi si prolunghi l’attività dell´Agenzia, che dovrebbe chiudere i battenti a fine anno, il governo si prenda 17 dei 27 milioni e lasci gli altri dieci milioni vincolati a progetti per il post-Olimpiadi della Val di Susa».
Ipotesi su cui è d’accordo anche il presidente della Comunità, Plano: «Sono favorevole, pronto a sostenere la proposta di Esposito. Non si può perdere tempo». Ed anche il centrodestra della Valle sembra in linea, come l´ex sindaco proprio di Cesana, Roberto Serra: «Credo che anche gli enti locali della Val di Susa potrebbero contribuire con una loro quota». Soldi che potrebbero servire a creare un fondo. Anche perché, alla fine, l’impianto di Cesana, come quello di Pragelato, si dovranno reinventare negli anni. Un conto è uno stop brusco, un conto è una metamorfosi. «Il Coni potrebbe pensare ad una scuola ad hoc visto che la struttura di Cesana è una delle poche al mondo», dice Plano. Un assist per Esposito: «Chiediamo al vicepresidente della Provincia, Porqueddu, nei panni di numero uno regionale del Coni di far pressione sui suoi nazionali non per avere soldi ma per avere almeno un sostegno sull´iniziativa».

Pd, sì all’intesa con la sinistra ma stop a Chieppa nel listino


29
gen
2010

MAURIZIO TROPEANO - LaStampa
Si complica la strada per arrivare ad un’alleanza tecnica tra la Bresso, il centrosinistra e la Federazione della Sinistra. Le barriere non sono politiche ma personali e malgrado la presidente affermi che non ci siano pregiudiziali sul nome da inserire nel listino, la direzione regionale democratica approva un documento che suona come un veto nei confronti di Vincenzo Chieppa, segretario regionale del Pdci. Veti che Armando Petrini, segretario di Prc, non può che respingere: «Si tratta di argomenti pretestuosi che non possiamo accettare».
Resta da capire se alla fine prevarrà la linea del partito o quella della Bresso che ieri sera non ha partecipato ai lavori della direzione preferendo invece andare in una parrocchia di Nichelino per un faccia a faccia con Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo, a conclusione di un ciclo di incontri su fede e laicità. La «zarina», però, conversando con i giornalisti in mattinata aveva ribadito di non aver «pregiudiziali sui nomi nel listino anche se preferirei una donna. E’ un accordo tecnico e ho chiesto alla Federazione della sinistra di indicare una rosa dei nomi».
Alla fine toccherà al segretario Morgando trovare un punto di intesa e poi sottoporre la questione al vaglio di un vertice di maggioranza convocato per domani pomeriggio. La presidente però è determinata: «Non dobbiamo chiedere i quarti di nobiltà, la sua posizione sulla Tav o altro. E’ un posto di maggioranza al quale rinunciamo in cambio di un accordo». La presidente avrebbe avuto garanzie su una campagna soft e su un comportamento in aula non ostruzionistico. Ma questo non basta a risolvere il caso Chieppa.
Come si è arrivati a questa situazione? Gli accordi nazionali nella Federazione della Sinistra assegnano il capolista sul proporzionale al Prc e il posto nel listino agli uomini di Diliberto, Chieppa appunto. Bresso e Morgando non hanno posto veti sul listino. Il problema è che non tutti nel Pd sono d’accordo con l’intesa tecnica con la sinistra radicale, in primis il sindaco di Torino e il presidente della Provincia, i parlamentari Merlo ed Esposito. E poi c’è il problema Chieppa. Il sindaco sta raccogliendo una raccolta con tutte le dichiarazioni del segretario comunista e, in caso di conferma dell’intesa, è pronto a sparare a zero. E Merlo ed Esposito hanno messo nero su bianco i motivi di imbarazzo nell’accettare Chieppa: «Da ultimo la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani».
Così per evitare una divisione nel partito si è cercata una soluzione di compromesso che da una parte conferma dell’accordo tecnico con la sinistra radicale e, dall’altra, pone rigidi paletti per l’ingresso nel listino. Il primo a muoversi su questa linea è Aldo Corgiat (mozione Bersani): «Non è accettabile la presenza di candidati che fanno dell’ingiuria e della provocazione anche personale contro i dirigenti del Pd il loro metodo di espressione politica». Sulla stessa falsariga si muove anche la mozione Marino. E c’è anche un documento di maggioranza firmato dai vicesegretari Fornaro e Marino e da Lorusso e Gentile che si può sintetizzare così: sì alla Sinistra no a Chieppa. Documento che vedrà l’astensione di Esposito.

Al Segretario Regionale Gianfranco MORGANDO


26
gen
2010

Caro Gianfranco,
scelgo la formula della missiva perché la ritengo lo strumento migliore per argomentare le mie opinioni rispetto alla costruzione dell’alleanza che ci porterà all’appuntamento elettorale del 28 marzo. Lo faccio anche perché, come sai, non amo le ipocrisie.
Il Piemonte si sta confermando ancora una volta un vero “laboratorio politico”, anche alla luce di quanto sta avvenendo in altre Regioni italiane dove il nostro partito ha dato vistosi segnali di confusione. Sostanzialmente il Piemonte è l’unica grande Regione italiana nella quale siamo riusciti a stringere un accordo con l’UDC attraverso un confronto trasparente e lineare. E’ a tutti evidente la grande rilevanza politica di tale intesa, nonostante il sacrificio che il nostro partito dovrà sopportare in termini di futuri assetti nel Governo regionale; ed è per questo che non capisco le ragioni di una sempre più insistente lamentazione, percepibile più nei corridoi che nelle sedi formali, rispetto a questi sacrifici. Detto che l’argomento non mi agita, né assegno a questi “sacrifici” un particolare valore politico, non credo che si possa affermare che troppi posti al partito di Casini significhino che il PD rinuncia al proprio ruolo e alla propria funzione di rappresentanza politica di culture e interessi della società piemontese. Quando si cerca di costruire un progetto politico nuovo e innovativo è abbastanza frequente che il partito più grande si sacrifichi a favore delle forze minori. A questo proposito ricordo che durante la difficile trattativa, sfociata nella vittoria del 2005, i DS “sacrificarono” posti e ruoli per favorire la costruzione di una coalizione nella quale sia la Margherita, sia RC si sentissero pienamente protagonisti.
A oggi possiamo dire che in Piemonte siamo riusciti a gestire in modo responsabile il percorso di costruzione della nuova coalizione, scelta che va in gran parte ascritta alla tua azione politica e alla disponibilità, della quale io personalmente non ho mai dubitato, della Presidente Bresso. Abbiamo sgombranto rapidamente il campo da tutte le ipotesi di candidati alternativi alla Presidente uscente, costruendo le condizioni per un allargamento della coalizione, escludendo la Federazione della Sinistra dal futuro assetto della Giunta regionale.
Dico di più, possiamo essere il vero laboratorio politico per la costruzione di una nuova e solida alleanza di governo per il paese.
Per questo è importante non compromettere l’eccellente lavoro svolto con scelte come “l’accordo tecnico” con la Federazione della sinistra, che potrebbero penalizzarci davanti agli elettori, offrendo alla destra terreno fertile sul quale recarci danno.
Ho ben presente le ragioni per le quali è utile un’alleanza di tipo elettorale e meramente tecnica con la nuova formazione nella quale sono confluiti Rifondazione e Comunisti Italiani. Ma credo sarebbe alquanto difficile spiegare agli elettori, che non sono stupidi, la differenza tra un’alleanza programmatica e un apparentamento meramente tecnico e, ancor di più, spiegare la presenza nel listino di qualche loro esponente. Sono alchimie il cui risultato sarebbe solo quello di offrire il fianco alle quotidiane accuse di ambiguità.
Ritengo che Paolo Ferrero e gli altri esponenti della Federazione, in particolare Vincenzo Chieppa e Juri Bossuto, abbiano superato ogni limite accettabile nelle loro affermazioni sulla TAV. Ferrero si è gloriato per aver ostacolato il progetto quando era Ministro del Governo Prodi, è arrivato a parlare di “occupazione militare” della Valle e di “partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni”. Bossuto ha dichiarato che l’operazione sondaggi è “una azione dai caratteri fortemente repressivi e alquanto irresponsabili”, arrivando ad accusare i promotori dell’iniziativa Si’ Tav di essere i ‘mandanti morali’ dell’incendio del presidio di Borgone.
Le accuse di lobbismo ed affarismo, perfino mafioso, rivolte nei confronti dei promotori e aderenti all’iniziativa Sì TAV rendono alquanto difficile ritenere che tali forze politiche siano dotate di qualcosa di simile al senso di responsabilità.
Certamente è un bene che esista qualcosa alla sinistra del PD, ma il ‘diritto di tribuna’ la Federazione della Sinistra se lo conquisti correndo da solo, come peraltro ha fatto alle ultime elezioni provinciali di cui ricordiamo tutti il risultato, e non attraverso il mercanteggiamento di posti nel listino e senza fare alcuno sforzo per ridurre le distanze con il resto della coalizione, ma anzi accentuando le differenze. Possiamo vincere senza RC, potendo così valorizzare il buon lavoro fatto in questi cinque anni e contestualmente dimostrare quanto la Lega e il PDL siano una coalizione senza nessuna idea, impegnata in una lotta tutta interna per la primazia nella loro coalizione e con un candidato presidente che non è altro che un ventriloquo di Bossi interessato a quel che avviene in Lombardia e in Veneto e non certo allo sviluppo del Piemonte.
Il nostro partito dovrebbe, invece, valorizzare l’apporto di Sinistra Ecologia e Libertà che si sta dimostrando un interlocutore politico affidabile e serio.
La campagna elettorale sarà estremamente difficile: possiamo permetterci due mesi in cui RC, alleata tecnicamente con noi, passi il proprio tempo a spararla più grossa per qualche voto in più?
Per questo vi invito a valutare con attenzione l’ipotesi di stringere un accordo tecnico con Rifondazione e i Comunisti Italiani.
Stefano ESPOSITO
Giorgio MERLO

Accordo tecnico con la sinistra si apre un nuovo dilemma nel Pd


26
gen
2010

SARA STRIPPOLI - Repubblica
Accordo tecnico o non accordo tecnico con la Federazione della sinistra di Vincenzo Chieppa e Armando Petrini? Questo il dilemma del Pd in questi giorni di tensione crescente sulla vicenda Tav e di riflessioni che seguono la vittoria secca di Nichi Vendola in Puglia. Sabato scorso, in un´intervista a Repubblica, Gianfranco Morgando non faceva sconti: «L´ipotesi di un accordo è sempre più lontana». Sergio Chiamparino è da sempre scettico sull´effetto positivo di un´intesa con la sinistra e ieri lo ha ribadito: «Bisognerebbe far capire in maniera netta la differenza fra accordo politico e accordo tecnico - spiega - a questa condizione l´accordo elettorale ci potrebbe anche stare». Vista l´impossibilità di tradurre i tecnicismi della politica in termini comprensibili, è la tesi del sindaco, è molto meglio scegliere la via della chiarezza e rinunciare a questa ipotesi. A riaccendere il dibattito è stata la lunga lettera firmata da Stefano Esposito e Giorgio Merlo e inviata a Gianfranco Morgando, un invito a rinunciare all´accordo. «Certamente è un bene che esista qualcosa a sinistra del Pd - scrivono i due - ma il diritto di tribuna la Federazione della Sinistra se lo conquisti correndo da sola e non attraverso il mercanteggiamento di posti nel listino». Dopo l´eccellente percorso condotto sin qui da Mercedes Bresso, spiegano Esposito e Merlo «è importante non compromettere il lavoro svolto con scelte che potrebbero penalizzarci davanti agli elettori, offrendo alla destra terreno fertile sul quale recarci danno. Ed esponenti della sinistra come Chieppa e Bossuto hanno passato ogni limite».
Il tema dell´accordo è stato discusso nella segreteria regionale che si è svolta domenica al termine della manifestazione Sì Tav. Almeno tre le posizioni all´interno del partito. Con una minoranza (Boeti, Tricarico, Larizza, Muliere) che ritiene che la sinistra radicale debba avere pari dignità con l´Udc e un´altra (Esposito, Merlo e Rabino) convinta invece dell´effetto dannoso di un accordo di qualsiasi tipo con la Federazione della sinistra. La maggioranza del partito lascia per ora uno spiraglio aperto e pone tre condizioni sulle quali dovranno pronunciarsi Chieppa e Petrini: un solo posto nel listino, e non due come era stato richiesto, con una riflessione attenta sul nome da proporre. In sostanza un veto sul nome di Vincenzo Chieppa, indicato da Diliberto. Terza condizione: uno stop immediato alla campagna avviata contro il Pd.

Contacta prende Telegate


23
gen
2010

MARINA CASSI - La Stampa
Telegate - il call center che gestisce a Lingotto con 450 addetti anche il servizio 892424 - sarà di Contacta. Il riserbo per ora è assoluto, ma fonti vicine alla Seat Pagine Gialle confermano che la trattativa per la cessione del prestigioso call center proseguirà in via esclusiva con la Contacta.
A pesare nella scelta della Seat ci sarebbe anche la volontà di privilegiare la tutela del lavoro e dell’occupazione cedendo a una azienda affidabile. E Contacta - che ha 1100 dipendenti a Torino e non ha mai impiegato lavoro a contratto - è giudicata molto affidabile nell’ambiente dei call center.
E’ un settore che dopo anni di Far West e deregolamentazione del lavoro, sta riscoprendo, forse anche per le drammatiche vicende di Eutelia-Agile, il valore del rispetto delle condizioni del lavoro e dei contratti .
L’ad della Contacta, Gabriele Moretti, non commenta. Dice solo: «Abbiamo un vincolo di riservatezza assoluto». Ma è possibile che nell’incontro con i dipendenti del 31 gennaio - una sorta di convention aziendale che si terrà a Lingotto per illustrare le strategie dell’azienda - possa essere dato questo nuovo annuncio.
La vicenda della cessione aveva molto preoccupato i lavoratori di Telegate che avevano anche scioperato e organizzato presidi per chiedere alla Seat informazioni sulla trattativa e di non cedere a una azienda che rischiava di non dare garanzie occupazionali.
La milanese Call&Call - scarsamente apprezzata dal sindacato - è, quindi, fuori gioco. Perlomeno per la sede torinese di Telegate; rimane incerto, invece, il futuro della sede di Livorno. E il deputato del Pd, Stefano Esposito, che ha seguito da settimane la vicenda, dice: «Se la trattativa finirà bene vorrà dire che quel call center finirà a una azienda del territorio sana. E questo è un bene. Rimane la preoccupazione per i dipendenti di Livorno; per me i lavoratori sono tutti uguali e meritano tutti lo stesso rispetto dei diritti».
Aggiunge: «E’ anche venuto il momento che la Seat dica una parola chiara su quello che vuol fare».
Uno dei punti nodali delle richieste sindacali è il mantenimento del contratto metalmeccanico - cosa che sembra assodata - e su cui insiste il segretario Fiom Giorgio Airaudo: «Il nuovo proprietario deve garantire i diritti e presentarci il piano industriale».

Ghigo: nessuno del Pdl al convegno dei Sì-Tav


22
gen
2010

ALESSANDRO MONDO - La Stampa

«Non so neppure se il Piemonte ha bisogno della Tav. So che ha bisogno di restare collegato alla Lombardia, ha bisogno del collegamento con il sistema imprenditoriale lombardo». Parola di Umberto Bossi, intervistato mercoledì da «Telepadania» e prontamente «rilanciato» urbi et orbi dal deputato Pd Stefano Esposito. Le dichiarazioni del Senatùr - impugnate dal centrosinistra, Bresso in testa, per mettere in difficoltà il candidato leghista Roberto Cota - sono benzina sul falò di una campagna elettorale che nel fine settimana avrà uno dei suo momenti più significativi. Domenica è prevista a Lingotto Fiere l’inedita manifestazione «Sì Tav», organizzata da un comitato bipartisan - Chiamparino ed Esposito per il Pd, Giachino e Napoli per il Pdl - ma che ora Pdl e Lega intendono disertare.

Non è un caso se adesso anche la partecipazione di Giachino e Napoli - sottosegretario ai Trasporti il primo, vicepresidente Anci il secondo - è in forse. Nei corridoi del Pdl, che non intende «fare la foglia di fico del Pd sulla Tav», cè chi giudica con insofferenza la loro «disattenzione». «Se non partecipa il partito non dovrà esserci nemmeno il Governo», commenta il senatore Enzo Ghigo. Agostino Ghiglia, An-Pdl: «Chi partecipa lo farà a titolo personale, con le conseguenze che ne deriveranno».

Ma ieri Bossi ha rubato la scena a tutti. E poco importa se la settimana scorsa il Senatùr, in un articolo sulla «Padania», aveva spiegato la sua posizione pro-Tav. Il Pd si è buttato a pesce nel varco insperato.

Nel mirino di Bresso, le contraddizioni del centrodestra e «la mentalità colonizzatrice dei leghisti, che vorrebbero il Piemonte succube della Lombardia». «Finalmente la destra getta la maschera», insorge l’assessore ai Trasporti Borioli. Per Sergio Chiamparino la battuta di Bossi «tradisce il legame conservatore con il territorio, lo stesso che portò Borghezio a protestare con i No Tav, ma anche l’idea che il Piemonte debba finire sotto il cappello della Lombardia». «La carta geografica di Bossi considera il Piemonte una periferia di Milano», rincara Antonio Saitta per la Provincia. «Bossi No Tav? Non ci sorprende - attacca Gianfranco Morgando, segretario regionale Pd -. Da anni i militanti leghisti manifestano sotto le bandiere No Tav».

Da Merlo a Marino, passando per il capogruppo del Pd in Provincia Lubatti, è un coro di recriminazioni accolte dal fuoco di sbarramento di Lega e Pdl. «E’ penoso che Bresso si inventi queste frottole - contrattacca Cota -. Se c’è uno che sta facendo una campagna a tappeto per la Torino-Lione è proprio Bossi. Pensi che è andato a cercarsi tutti i discorsi di Cavour sul Traforo del Frejus per metterli sulla Padania». Eppure ha detto che non sa se il Piemonte ha bisogno della Tav… «Intendeva dire che non è importante lo strumento in sè ma il suo significato più generale di raccordo tra Paesi e territori diversi». Elena Maccanti, segretario cittadino del Carroccio, concentra il tiro su Morgando: «Pensi a Sandro Plano, eletto a grazie ai voti del Pd torinese». Patrizia Borgarello, capogruppo in Provincia, sculaccia metaforicamente Esposito, l’uomo del giorno dopo Bossi: «E’ come un adolescente su You Tube».

Poi Ghigo. Il senatore dapprima resta spiazzato - «Berlusconi è sempre stato favorevole alla Tav. Le parole di Bossi? Chiedete a Cota» -, poi rispedisce al Pd l’accusa di «ambiguità»: «Dalla Tav fino ai valori cattolici ai quali fingono di ispirarsi. Quello di Bresso è un disperato tentativo di confondere gli elettori». Mentre Ghiglia, An-Pdl, rivendica la coerenza mostrata dal centrodestra sulla Torino-Lione.

Lega e Tav


21
gen
2010

Ecco, la Lega ci spiega che è a favore della tav, si sono dimenticati di chiederlo a bossi? Credo che con queste dichiarazioni, Cota farebbe bene a partecipare alla manifestazione bipartisan “Si tav” di domenica, per dimostrare ai cittadini piemontesi che lui è un convinto sostenitore dell’opera. Come potrete leggere, Bossi ci spiega che il Piemonte deve diventare una provincia lombarda e che quindi lui predilige il collegamento alta velocità che passa a nord delle alpi

http://www.ilpadano.com/padano.php?newsID=2410

TAV Bossi frena: “Non so se il Piemonte ne ha bisogno”

di Paola Galli. Susa – Nella Lega Nord non c’è solo Mario Borghezio a mostrarsi assai poco entusiasta verso la Tav. Se l’eurodeputato leghista aveva partecipato alla protesta del territorio (finendo poi per imbattersi in treno negli autonomi che lo hanno aggredito) lo stesso Umberto Bossi non sembra per nulla esultare alla notizia dell’entrata in funzione della prima trivella che ha scatenato le proteste degli abitanti. Una freddezza che il Senatur ha mostrato apertamente dai canali della televisione del Carroccio.

COLLEGATO ALLA LOMBARDIA. Alla giornalista di Telepadania che gli ha chiesto se anche il Veneto ha bisogno della Tav come il Piemonte, Bossi ha infatti risposto: “Non so neppure se il Piemonte ha bisogno della Tav. Ha bisogno – ha precisato – di restare collegato alla Lombardia, ha bisogno di collegamento col sistema imprenditoriale lombardo”.

ANTISOMMOSSA. Intanto in serata si è conclusa la protesta anti-Tav di centinaia di persone che avevano bloccato la A32 Torino-Bardonecchia sia nel mattino che alla fine della giornata. I manifestanti si sono fronteggiati con le forze dell’ordine in assetto antisommossa, ma non si sono verificati incidenti.

20 gennaio 2010