Sull’articolo di Numa/Esposito di Luca Abbà


10
mar
2010

Pubblico sul mio blog, la lettera del signor Luca Abbà che potrete trovare QUI perchè credo sia rivelatrice del pensiero di uno dei capi dell’anarco-insurrezionalismo torinese.

L’articolo pubblicato su La Stampa di domenica 7 marzo a firma di Massimo Numa mi da spunto per fare alcune considerazioni visto che il parlamentare Stefano Esposito citando il mio nome fa alcune insinuazioni che definire becere è forse limitativo. Non è tanto mia intenzione rivolgermi ad Esposito per rispondere alle sue “domande”, quanto comunicare il mio modesto pensiero a tutti i partecipanti del movimento no tav e alle persone che ancora conservano un briciolo di coscienza critica per interpretare il mondo che li circonda. Per quanto riguarda Massimo Numa, il suo livello di professionalità giornalistica si commenta da se, basta leggere le sue “perle” delle ultime settimane. Peccato che nessuno in questi anni nessuno lo abbia ancora posto in condizione di non nuocere, ma se va avanti così credo che a quel momento non manchi molto.

Sicuramente la bassezza di articoli come questo è segnale della difficoltà in cui si trovano i propositori del TAV che si trovano di fronte un movimento che si oppone con fierezza e determinazione alle trivelle e che non cede alle continue e pesanti provocazioni di tipo politico, mediatico e poliziesco. Nonostante le difficili condizioni e la sproporzione dei mezzi in campo, una popolazione di migliaia di persone continua a resistere ed opporsi allo scempio del proprio territorio e della propria vita, ed è per questo che gli attacchi che rivolti al movimento si fanno via via più duri e accaniti.

Il tentativo di delegittimare i No Tav descrivendo una presunta deriva violenta, che non esiste, naufraga malamente, e il movimento si presenta forte di una partecipazione popolare matura e non rappresentabile; non esistono né capi né guide da corrompere con promesse di carriera politica o altro. Tutto ciò da fortemente fastidio a chi come Esposito giace da anni nei palazzi del potere. A proposito, perché i giornalisti non indagano sui proventi e privilegi dei politici, perché vogliono indagare sulle modalità di vita di chi si oppone al Tav, perché non denunciano la quotidiana discriminazione che subiscono le classi sociali più povere ed indifese (tipo gli immigrati)? Semplice, perché i mass media spesso sono complici e fautori dell’attuale sistema sociale basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura.

Su una cosa sono d’accordo con l’articolo di Numa: il titolo che recita così: “Via i professionisti della violenza”; un indicazione interessante, visto che nella foto sono ritratti gli agenti antisommossa. Ebbene si, in Val di Susa sono in tanti a chiedere e desiderare che se ne vadano i professionisti della violenza, quelli che sono stipendiati per picchiare chi dissente, disposti a massacrare di calci e manganellate manifestanti inermi che ovunque in Italia reclamano libertà e dignità. I celerini e i loro capi vivono una vita con e per la violenza, mercenari di uno stato che è l’istituzione violenta per eccellenza con i suoi carceri, i CIE, strategie della tensione e con la sua costante politica della paura; curioso che nessun politico e giornalista che conta abbia da dire nulla su tutto ciò!

Credo anche che in Val di Susa se ne abbia abbastanza di persone che come Massimo Numa usano la loro posizione di potere per discriminare persone e travisare la realtà, spero che si adottino presto delle misure efficaci per rispondere a dovere a queste provocazioni; da parte mia mi impegnerò al più presto per affrontare il tema della libertà di informazione e del rapporto mass-media/movimenti tramite serate informative o altro; accetto collaborazioni.

Ah dimenticavo, non per dare soddisfazioni ad Esposito, ma per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna.

L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo.

Un saluto e un ringraziamento a chi mi sta vicino e condivide con me, nonostante le difficoltà, questi stupende giornate di lotta, ci vedremo ancora sulle strade, nei presidi, sulle barricate…

Luca Abbà - Frazione Cels, Exilles – Valsusa 10 marzo 2010

La risposta del sig. Luca Abbà che ho pubblicato sul mio sito è la dimostrazione, per me non necessaria, di quale sia il pensiero di uno dei presunti capi del movimento anarco-insurrezionalista torinese intorno alla vicenda Tav.
Il signore in questione si definisce un contadino, che impiega il suo tempo libero a manifestare contro un’ opera che non condivide.
Il sig. Abbà evidentemente è particolarmente sfortunato, infatti pur utilizzando solo il suo poco tempo libero risulta essere pluridenunciato per atti di violenza sia contro il patrimonio pubblico sia contro le forze di polizia. Uno strano modo di manifestare pacificamente il proprio dissenso. In realtà sembra che abbia anche una condanna, perchè pare “ami” maneggiare esposivi,  dall’alto di questo invidiabile curriculum cerca di dare lezioni di democrazia al movimento NO TAV.
Per dimostrare quanto sia pacifico e democratico egli scrive, riporto testualmente, “per quanto riguarda Numa, il suo livello di professionalità giornalistica si commenta da se, basta leggere le sue perle delle ultime settimane. Peccato che nessuno in questi anni lo abbia ancora posto in condizioni di non nuocere, ma se va avanti così credo che a quel momento non manchi molto.”
Caro Abbà, questa frase dedicata a Massimo Numa, a cui va tutta la mia solidarietà, si chiama MINACCIA nella migliore tradizione di quella scuola che tanti danni e vittime ha fatto negli anni 70-80, alla quale evidentemente ti ispiri, che pare tu rimpianga e che leggendo il tuo testo in modo integrale sembra tu voglia rinverdire.
Non ti sarà permesso, la stragrande maggioranza del movimento No TAV,  al quale dici di voler comunicare il tuo modesto parere, non è interessato alle tue teorie para terroristiche.
Purtroppo per troppo tempo, anche la politica e le istituzioni, hanno catalogato le pesenti parole rivolte a giornalisti o a persone che non la pensano come te, come scicchezze di uno sciocco. Io invece dico che sarebbe sbagliato trattarti come uno sciocco, tu sei un fanatico che si illude di essere un teorico della rivoluzione sociale. A persone come te non deve essere consentito di operare nell’ombra perchè quello è il luogo nel quale siete più pericolosi. Bisogna isolarvi e i primi a doverlo fare sono gli uomini e le donne che fanno la loro leggittima battaglia, se pur da me non condivisa, contro la Torino- Lione.
Ma anche le istituzione devono stare con la guardia alta nei confronti di frange ulta minoritarie che cercano di sfruttare una protesta, qualunque sia, per provare a mettere in pratica le loro folli teorie.

Marengo “incaricato speciale” dopo l´accordo con i No Tav


9
mar
2010

SARA STRIPPOLI - Repubblica
Sarà Luciano Marengo il commissario, o meglio l´incaricato speciale, come preferisce chiamarlo Gianfranco Morgando, chiamato a riportare all´ordine i democratici valsusini colpevoli di aver chiuso l´accordo con le liste No Tav in barba alle indicazioni del partito. Inviato in valle, spiega il segretario regionale del Pd «perché le iniziative del partito e la sua azione amministrativa sul territorio siano finalmente coerenti con gli indirizzi del partito in tema di Torino-Lione». Marengo sarà affiancato da una commissione di tre componenti: l´onorevole Mario Lovelli, l´europarlamentare Gianluca Susta e Giorgio Giani, ex-assessore provinciale alla pianificazione territoriale. Queste le decisioni di Morgando dopo aver ricevuto il provvedimento della commissione regionale di garanzia, che conferma la «grave e reiterata violazione di due articoli dello Statuto nazionale e regionale del partito» da parte degli amministratori, in particolare del presidente della Comunità montana Sandro Plano e del coordinatore Pacifico Bancheri, giudicati i protagonisti dell´accordo con le liste No Tav. La segreteria non è stata informata, scrive la commissione garanzia «e ancora oggi non dispone del testo di quell´intesa». Condannato il comportamento però («una grave violazione del dovere di leale collaborazione nell´affermare le scelte programmatiche e gli indirizzi politici fissati dal partito»), la commissione presieduta da Giampaolo Zancan rimanda alla segreteria regionale per l´adozione dei provvedimenti. «Le misure disciplinari spettano alla magistratura interna - spiega Morgando - A me toccano invece i provvedimenti politici ed è quello che ho fatto. Vogliamo dare vita ad una forte iniziativa del Pd che sottragga il dibattito alle pericolose contrapposizioni di queste ultime settimane». Ora, dice ancora il segretario «il movimento No Tav prenda le distanze dai professionisti dell´antagonismo. Non accettiamo equidistanza». La replica di Plano è ironica: «Faccio campagna per Bresso e taccio fino a dopo le elezioni. Sono andato a rileggere Dei delitti e delle pene di Beccaria, dice che se non c´è pena non c´è delitto». Pacifico Bancheri dice qualcosa in più: «Continuo a pensare di non aver violato proprio nulla. Aspettiamo Marengo, sentiremo come la pensa. Noi la pensiamo così: i soldi andrebbero spesi per altro».

VALLE DI SUSA - Decisioni adottate da Gianfranco MORGANDO


9
mar
2010

Ho ricevuto poco fa il provvedimento della Commissione regionale di garanzia che afferma la responsabilità di alcuni dei dirigenti del PD della Valle di Susa e di alcuni amministratori iscritti al partito di violazione degli art. 12 e 23 dello Statuto del PD. La decisione mi è stata trasmessa per l’adozione dei provvedimenti conseguenti.
Non spetta ovviamente al Segretario regionale assumere misure disciplinari che, se ritenute necessarie, competono alla magistratura interna. Toccano, invece, al Segretario i provvedimenti politici, che si fondano sul deliberato della Commissione di Garanzia.
Pertanto, sentito il Segretario provinciale di Torino, ho adottato le seguenti decisioni:
1) nomina di un incaricato speciale del Segretario regionale, nella persona di Luciano Marengo, con il compito di esprimere in Valle di Susa la posizione del partito sulla questione della TAV. In particolare, Luciano Marengo ha il mandato di operare all’interno del Coordinamento territoriale del PD della Valle di Susa, affinché le iniziative del partito e la sua azione amministrativa nel territorio della Valle siano coerenti con gli indirizzi del partito sulla questione della TAV, a partire da una disponibilità a favorire i lavori dell’Osservatorio Torino-Lione. Luciano Marengo riferirà alla Segreteria regionale, per una valutazione di ogni altra iniziativa;
2) la nomina di una Commissione del PD per la Valle di Susa, composta dall’On. Mario Lovelli (Responsabile Dipartimento Infrastrutture PD Piemonte) dall’europarlamentare On. Gianluca Susta e dall’arch. Giorgio Giani (già Assessore provinciale alla pianificazione territoriale). La Commissione ha il compito di seguire con continuità le questioni connesse con l’impatto della realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sulla Valle di Susa, contribuendo a far emergere le condizioni che possono rendere l’opera un’opportunità per lo sviluppo della Valle dal punto di vista economico e del riassetto del territorio. Vogliamo dare vita a una forte iniziativa del PD che sottragga il dibattito alle pericolose contrapposizioni di queste settimane e lo collochi sul piano della ricerca di punti di convergenza nella valutazione delle soluzioni progettuali migliori e dei vantaggi da garantire per il territorio. Ai lavori della Commissione parteciperà ovviamente Luciano Marengo.

La decisione della Commissione regionale di Garanzia (che ha operato con l’equilibrio e la serietà che la delicatezza della questione richiedeva) conferma quanto sostenuto in più occasioni dai vertici del PD, ovvero che alcuni dirigenti e amministratori della Valle di Susa si sono posti al di fuori della linea del partito e sono venuti meno al dovere di leale collaborazione con lo stesso.
Il PD riconosce a dirigenti e iscritti il diritto al dissenso, che, tuttavia, deve rispettare le decisioni assunte dagli organi del partito.
Per il PD la nuova linea ferroviaria Torino–Lione è un’opera strategica e necessaria. La nostra posizione sulla questione è da sempre coerente e lineare. Naturalmente riteniamo importante proseguire nella strada del confronto e del coinvolgimento delle popolazioni locali.
Le decisioni adottate oggi vanno proprio nella direzione della conferma dei principi della chiarezza delle posizioni e del dialogo.
In più circostanze abbiamo espresso la nostra preoccupazione per alcuni gravi fatti avvenuti in Valle, che hanno come obiettivo solo quello di far crescere la tensione. Riteniamo che la presenza alle iniziative No TAV di personaggi espressione del mondo dell’antagonismo torinese non solo metta a rischio l’ordine pubblico, ma costituisca un pericolo per lo stesso movimento contrario alla TAV.
Non possiamo accettare che dal dissenso alla realizzazione di un’infrastruttura si possa passare ad un clima antidemocratico, che si arrivi al lancio di oggetti, alle minacce, alle intimidazioni. Né che la realizzazione di questa grande opera possa essere accompagnata da un clima permanente di ‘guerriglia’.
Ora il movimento No Tav deve spiegare verso quale approdo intende indirizzarsi: non basta che i vari comitati continuino a definirsi ‘pacifici’, ma devono isolare coloro che pacifici non sono. Occorre, cioè che il movimento No Tav sconfessi senza ambiguità e prenda nettamente le distanze dai professionisti dell’antagonismo che in ogni circostanza tentano di trasformare la protesta in provocazione ed aggressione.
Non riteniamo accettabile da parte del movimento una posizione di ‘equidistanza’, ovvero condanna dei gesti degli antagonisti come dell’operato delle forze dell’ordine, alle quali va, invece, la solidarietà del PD per il difficile compito che stanno svolgendo.

Gianfranco MORGANDO
Segretario Regionale PD Piemonte

“NoTav a un bivio Via i professionisti della violenza”


7
mar
2010

MASSIMO NUMA - LaStampa

Stefano Esposito, deputato del Pd, attacca la «deriva estremista» del movimento No Tav dopo l’aggressione di giovedì sera a Buttigliera Alta al cantiere della Torino-Lione; lancia un appello bipartisan, al governo ma anche alla «parte mia»: «Non lasciare sole le forze dell’ordine a fronteggiare gli antagonisti che cercano a tutti costi l’incidente». Infine, sfida aperta all’ala militare dei NoT av, agli autonomi e agli anarchici che si sono stanziati stabilmente in Valsusa.
Onorevole, che succede in Valsusa?
«Mi sembra ormai evidente che la deriva estremista del movimento sia un fatto compiuto. Non c’è più la rete del 2005, con cui si poteva dialogare e confrontarsi. Perché, sia chiaro, tutti devono poter esprimere il proprio dissenso. Il problema è che la guida del movimento è passata nelle mani di Lele Rizzo, di Luca Abbà, dei “presidianti” 24 ore su 24. E io chiedo a loro, direttamente: di che vivete? Che lavoro fate? In quali case e di chi? Come vi guadagnate il pane tutti i giorni?».
La polizia ha denunciato apertamente la strategia dei violenti: costringere le forze dell’ordine a reagire. Insulti, tra cui «servi della mafia», i lanci di pietre, i bengala, i chiodi, le minacce agli operai dei cantieri…
«E noi non dobbiamo lasciare sole le forze dell’ordine impegnate in questo confronto che va scivolando lentamente nel teppismo puro. La politica non può dimenticarsi del sacrificio quotidiano di donne e uomini in divisa. Non basta che Maroni dia al questore numeri adeguati a fronteggiare gli estremisti. È necessario dimostrare, nei fatti, una vicinanza concreta a polizia, carabinieri, Finanza, guardia forestale».
Ma Raffaele «Lele» Rizzo e Luca Abbà non sono soli. Con loro c’è Alberto Perino, quello che fu definito il portavoce del movimento.
«Perino è in prima fila, in perfetta sintonia con chi sfrutta la Tav al solo fine di alimentare il conflitto sociale permanente. C’è quando insultano le forze dell’ordine, quando vengono lanciate le pietre, quando vengono bloccati strade e treni. Ecco, è necessario che la parte più responsabile del movimento prenda le distanze. Subito. Prima che sia davvero troppo tardi. Perino sta cercando a tutti i costi di trasformarsi a sua volta in un “martire”. È la sua ultima chance, anzi l’ultimo treno. Gli altri li ha già persi. Così rischiano di pagare persone inermi, coinvolte loro malgrado nelle aggressioni».
Perché questo bisogno disperato della violenza?
«A tutti coloro che hanno a cuore la democrazia, la possibilità di esprimere le proprie opinioni in modo sereno, pro o contro, non possono restare indifferenti a quanto sta accadendo in Valsusa. E soprattutto i politici».

Plano: il movimento No Tav è pacifico Non confondetelo con chi tira i sassi


7
mar
2010

Esposito (Pd) accusa Askatasuna e anarchici per i sassi

Il caso

Ci siamo sempre dissociati, nessuno ha il diritto di confonderci con chi tira le pietre

Condanniamo sempre: i lanci di chiodi come le manganellate sulla testa dei manifestanti

La piega che stanno prendendo le proteste danneggiano gli oppositori all´opera

Non aspettiamo un grave incidente: tocca ai sindaci rompere il silenzio e l´ambiguità

Dopo gli ultimi episodi di Buttigliera si riaccende il dibattito che coinvolge amministratori e partiti

VERA SCHIAVAZZI - Repubblica

C´È un nuovo allarme-violenza in Val di Susa? Che cosa si potrebbe o si dovrebbe fare per mettere fuori dal gioco della protesta no Tav quelle poche decine di ‘antagonisti´ che a ogni occasione tirano pietre, bengala ricoperti di chiodi e che sembrano quasi sperare in una bella carica della polizia? La domanda è attualissima dopo gli ultimi episodi di Buttigliera, accompagnati almeno nelle prime ore dal sostanziale silenzio della gran parte dei no Tav, quando non da dichiarazioni di aperto sostegno all´assedio ai cantieri come quelle di Alberto Perino.

Ed è ancora più lecita alla vigilia della riunione della commissione di garanzia del Pd, domani sera, che dovrebbe pronunciarsi sulle posizioni di quegli amministratori iscritti al partito che continuano a partecipare a manifestazioni contro la Torino-Lione e dalla quale potrebbe arrivare un nulla di fatto: «A noi toccava verificare se ci fossero divergenze tra le posizioni del partito e quelle di alcuni amministratori - si schermisce il presidente Gian Paolo Zancan - Lo abbiamo fatto, ora tocca alla segreteria».

Nonostante le grandi manifestazioni che - come è avvenuto il 23 gennaio - mostrano l´ampio radicamento popolare del quale il movimento no Tav ancora gode, la sensazione è quella di una forte crisi di leadership, nata dalla scelta di leader come Antonio Ferrentino di dialogare e influire sul progetto piuttosto che di continuare a contestarlo a tutto campo. Come spiega lucidamente Mario Virano, che dal suo posto alla guida dell´Osservatorio ha avuto tempo e modo di conoscere bene gli oppositori: «Pare quasi che il movimento abbia paura di confrontarsi davvero con quel progetto che arriverà nel prossimo mese di giugno e potrebbe dimostrare come gran parte degli argomenti sollevati in questi anni siano stati risolti attraverso il confronto. Che cosa accadrebbe, infatti, se si verificasse nero su bianco che non vi sarà alcuno ‘sconvolgimento´ della Valle?». E Virano aggiunge: «La piega che stanno prendendo le manifestazioni di (legittima) opposizione alla Torino-Lione è un grave danno innanzi tutto per gli oppositori all´opera, perché impedisce loro di proseguire quel confronto sia sulle preoccupazioni specifiche sul tracciato o sui cantieri, sia con chi ha una diversa visione del mondo e dei suoi modelli di sviluppo. Un movimento democratico non può vivere nel ricordo di quello che è accaduto anni fa negli scontri di Venaus, un momento doloroso, certo, ma che è stato superato nei fatti».

Il nervosismo che si percepisce a fior di pelle tra gli amministratori sembra confermare la difficoltà politica, oltre che di ordine pubblico, che gli episodi come quello di Buttigliera creano: «Il movimento no Tav è pacifico, io e gli altri amministratori ci siamo sempre dissociati da ogni forma di violenza e non partecipiamo neppure ai presidi dove lavorano le trivelle - dice Sandro Plano, presidente della Comunità Montana della Bassa Valle e ‘spina nel fianco´ del Pd al quale appartiene - Nessuno ha il diritto di confonderci con chi tira i sassi, ma sui sondaggi stanno avvenendo speculazioni elettorali non del tutto pulite e per questo avevamo chiesto al prefetto di fermarle fino alle elezioni regionali. Noi amministratori siamo già intervenuti più volte e interverremo ancora per gettare acqua sul fuoco, ma manifestare contro le trivelle è legittimo». Plano, come la mette col suo partito? «Non vedo dov´è il problema. Voterò e farò votare per Mercedes Bresso anche se lei è favorevole alla Tav e io no. Del resto la stessa Bresso non è forse contraria al nucleare, con posizioni in parte diverse dal Pd?». Altrettanto polemica Carla Mattioli, sindaco di Avigliana, Pd pure lei: «Non siamo noi sindaci, né il nostro partito a controllare il movimento. Condanniamo da sempre la violenza, il lancio di sassi, e continueremo a farlo, ma anche le manganellate sulla testa dei manifestanti». Gemma Amprino, sindaco di Susa (e storia politica nel centrodestra) è più cauta: «Tirare sassi contro la polizia è un modo intollerabile di manifestare, si tratta di frange estreme e dannose. Personalmente, sono stata eletta in una lista che riteneva che la Tav si farà e che con quest´opera occorre fare i conti».

Ma dal Pd arrivano voci del tutto diverse: «La politica non può lasciare che siano le forze dell´ordine a garantire la democrazia in Val di Susa - dice il parlamentare Stefano Esposito - Le violenze sono opera di un´ala militare formata da anarchici e militanti di Askatasuna che ormai ha preso il controllo del movimento, la polizia finora non reagisce ma non possiamo aspettare che accada quel grave incidente che gli antagonisti cercano un giorno dopo l´altro. Tocca ai sindaci rompere il silenzio e l´ambiguità, anche per garantire agli oppositori pacifici di potere continuare a manifestare».

NO ALL’INFORMAZIONE “TAGLIATA”


4
mar
2010

Venerdì 5 marzo 2010, dalle ore 12.00, presso la sede regionale del Partito Democratico (Via San Francesco d’Assisi, 35), a TORINO, si svolgerà laConferenza stampa sul tema “NO ALL’INFORMAZIONE ‘TAGLIATA’. Salvare l’editoria locale e cancellare i tagli del “Milleproroghe’”.
Intervengono l’On. Giorgio MERLO (VicePresidente Commissione Vigilanza RAI), l’On. Stefano ESPOSITO, l’On. Mario LOVELLI, l’On.Anna ROSSOMANDOGianfranco MORGANDO (Segretario Regionale del PD).
La norma introdotta dal Governo del Decreto Milleproroghe, che taglia le provvidenze statali (riduzioni sulle tariffe elettriche e telefoniche, abbonamenti alle agenzie stampa, etc.) a favore delle emittenti radiofoniche e televisive locali, mette a rischio centinaia di posti di lavoro in Piemonte e rappresenta un grave attentato al pluralismo dell’informazione. Le tv e le radio locali costituiscono una risorsa molto importante per la nostra Regione, sono un prezioso strumento di libertà e di conoscenza. Il PD ritiene che si debba urgentemente intervenire per cancellare una norma così penalizzante per un settore già duramente provato dal passaggio al digitale terrestre.

Patto bipartisan sui fondi per salvare la pista di bob


25
feb
2010

GIUSEPPE LEGATO - LaStampa
Il tesoretto per salvare gli impianti olimpici di Torino 2006 - bob e trampolino - sarà sbloccato entro aprile. Non solo. L’Agenzia per lo svolgimento dei giochi olimpici Torino 2006 non chiuderà a dicembre del 2010, ma continuerà a vivere fino alla fine del 2014. La sua attività verrà finanziata con 10 milioni di euro che serviranno anche per la promozione turistica della Val Susa.
Ieri mattina alla Camera dei deputati è stato accolto un ordine del giorno bipartisan presentato dal capogruppo della Lega Nord, Roberto Cota, e dall’onorevole del Pd Stefano Esposito. Il governo lo ha fatto proprio auto-vincolandosi a rispettare i patti. Che nascono in prima battuta per permettere a Cesana e al suo impianto modello, costruito solo pochi anni fa, di ospitare i prossimi mondiali di slittino. Entro aprile del 2010, difatti, il comitato nazionale promotore della manifestazione sportiva deve fornire alla Fil (Federazione internazionale di slittino) garanzie circa la funzionalità della pista.
Tutto ciò accade proprio mentre la società che gestisce gli impianti stava pensando di smantellare la «refrigerazione»: costi troppo alti. A fronte di spese per 2 milioni di euro, si registrano ricavi pari ad appena 500 mila euro. Da qui il documento passato alla Camera che salva una situazione obiettivamente difficile. Cesana rischiava di perdere mondiali e futuro degli impianti olimpici.
I soldi per salvare l’eredità di quattro anni fa non devono nemmeno essere oggetto di una caccia spasmodica al contributo. Agli atti - e quindi nella disponibilità immediata - si registra un sopravanzo di 50 milioni di euro che l’Agenzia Torino 2006 non ha speso sul budget iniziale stanziato per le olimpiadi torinesi. «Di questi soldi - si legge nel testo dell’ordine del giorno - abbiamo contezza che siano rimasti 27 milioni oltre le spese di manutenzione già sostenute dall’ente e oltre i contenziosi ancora aperti con alcune ditte». Quindi i soldi ci sono già. Bisogna sbloccarli e a questo punto c’è la ragionevole certezza che vengano sbloccati.
Una parte dei 10 milioni sarà vincolata all’utilizzo legato alla promozione turistica del territorio: «Su questo - dice Esposito - mi auguro che ci sia un’ampia discussione coi sindaci della Val Susa, anche per pensare a legare iniziative di ricettività al ritiro pre-mondiale della nazionale di calcio». La convergenza politica di centrodestra e centrosinistra è stata fondamentale per accelerare i tempi. Adesso, l’iter prevede che il governo individui al più presto possibile il primo decreto utile a inserire un emendamento di natura finanziaria che ratifichi gli impegni presi con una legge nero su bianco.
«Il risultato raggiunto oggi - spiega il secondo firmatario dell’odg Stefano Esposito - è il segno tangibile che la politica può superare le divisioni quando si antepone il concetto dell’interesse generale». Roberto Cota, capogruppo del Carroccio e prossimo candidato alle regionali di marzo, aggiunge: «Dall’inizio della campagna elettorale dico che, da futuro presidente, mi impegnerò e lavorerò nell’interesse della mia terra indipendentemente dai colori politici. Ho iniziato con un mese di anticipo».
L’ordine del giorno è stato accolto senza alcuna modifica al testo. Ancora Esposito: «Mi auguro che questa rondine faccia primavera anche su altri temi che la nostra terra ha e che aspetta che vengano risolti al più presto». All’ordine del giorno si sono associati in seconda battuta i deputati Osvaldo Napoli, Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi, Giorgio Merlo e Giacomo Portas.

AGENZIA OLIMPICA: APPROVATO ODG BIPARTISAN. 10 MILIONI DI EURO DESTINATI AGLI IMPIANTI E ALLA PROMOZIONE TURISTICA DELLA VALLE DI SUSA.


24
feb
2010

La vicenda relativa all’Agenzia per lo svolgimento dei giochi olimpici invernali Torino 2006 ha compiuto quest’oggi un importante passo in avanti, infatti la Camera dei Deputati ha approvato un Ordine del giorno bipartisan, presentato dai deputati On. Stefano ESPOSITO (PD) ed On. Roberto COTA (Lega Nord), che impegna il Governo a prorogare l’esistenza dell’Agenzia fino al dicembre 2014 e ad assumere “le iniziative idonee a disporre che parte delle risorse disponibili nel bilancio dell’Agenzia per lo svolgimento dei giochi olimpici invernali Torino 2006, nella misura di 10 milioni di euro, venga destinata, in maniera esclusiva, al funzionamento degli impianti olimpici di montagna e per la promozione turistica della Valle di Susa”.
L’approvazione del documento è un risultato politico molto importante che dimostra l’attenzione concreta nei confronti dello sviluppo futuro della Valle di Susa. Read the rest of this entry »

CASSA INTEGRAZIONE ALLA FIAT: “UN FALLIMENTO DELLE POLITICHE DEL GOVERNO”


24
feb
2010

Erano parecchi anni che non si assisteva a un così massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte della Fiat. E’ evidente che non siamo semplicemente di fronte a una conseguenza della diminuzione congiunturale degli ordini, bensì al fallimento delle politiche fin qui attuate dal Governo che ha pensato di poter condizionare le scelte della Fiat attraverso il ricorso agli incentivi, che si sono rivelati alla fine solo un pannicello caldo. Non perché non abbiano una loro utilità se ben dosati, ma perché intorno ad essi non è stata costruita da parte del Governo una seria e concreta politica industriale sull’auto né su altri settori importanti per il Paese.
A nessuno sfugge il fatto che la Fiat non è più un’azienda italiana ma un player mondiale e Sergio Marchionne sta dimostrando di saper fare bene il suo mestiere sullo scenario internazionale, investendo pesantemente sul mercato statunitense. Mentre negli Usa Marchionne ha trovato un interlocutore diretto nel Presidente Obama, in Italia il nostro Governo sta a guardare e permette al Lingotto di rispondere alla fine degli incentivi secondo la solita logica che scarica gli effetti della crisi sui lavoratori, mentre la famiglia e gli azionisti si intascano i dividendi.
Né bastano a rassicurarci le parole di Marchionne sul fatto che lo stabilimento di Mirafiori non è destinato alla chiusura, perché le parole sono scatole vuote senza conseguenti fatti concreti. Non vorremmo che qualcuno fosse portato a pensare che tutto il problema stia nel destino delle fabbriche di Termini Imerese o di Pratola Serra e non riguardi anche Torino: sarebbe un’illusione irresponsabile e pericolosa.
Siamo estremamente preoccupati e abbiamo l’impressione che si stia ritornando alla situazione vissuta tra il 2002 ed il 2004, quando l’unico vero intervento di politica industriale fu quello fatto dagli enti locali (Regione, Provincia e Comune).
Se i lavoratori della FIAT non troveranno nel Governo un ‘alleato’, allora spetterà nuovamente agli enti locali chiedere garanzie e ragionare con i vertici del Lingotto sulle prospettive future”.

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio BOCCUZZI
On. Mimmo PORTAS

L’ultima iniziativa dei due arrestati: l’ex terrorista Raf in circoscrizione


24
feb
2010

BEPPE MINELLO - LaStampa
Non che ce ne fosse bisogno, ma la presenza fra gli arrestati di Marco Da Ros e Fabio Milan ha reso ancora più incandescente - e imbarazzante - la vicenda di Irmgard Möeller, l’ex-terrorista della Raf, invitata (certamente da Da Ros e con l’appoggio entusiasta di Milan) a partecipare a un dibattito sulle «vicende politiche della Germania degli Anni ‘70» che si dovrebbe tenere domenica pomeriggio in una sala di via Luserna di Rorà. Sala messa a disposizione dalla Circoscrizione 3 presieduta da Michele Paolino (Pd) che s’è subito affrettato a dire che «la concessione del locale, salvo opposizioni del questore informato dell’evento, era dovuta». Non così la pensa la conferenza dei capigruppo della Sala Rossa che gli ha scritto esprimendogli «contrarietà». «Più prudenza» auspica Olmeo dell’Api - e aprendo l’ennesima polemica con il presidente Castronovo (Rifondazione) il quale ritiene di distinguersi parlando di «censura preventiva».
Il primo a saltare sulla vicenda è stato il parlamentare Pd Stefano Esposito seguito a ruota dal vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido, pure lui Pd. Esposito, letta sul giornale la notizia e fatto uno più uno quando ha saputo chi era coinvolto nel blitz della polizia, ha rivolto un appello a questore e prefetto perché impediscano «lo svolgimento dell’incontro-dibattito di domenica». Per Esposito «non è accettabile che incontri promossi da comitati e associazioni fiancheggiatrici del mondo anarco-insurrezionalista possano trovare ospitalità presso sedi istituzionali della Città». Esposito non contesta che si faccia un convegno per riflettere sugli Anni ‘70, ma non accetta che tale dibattito abbia come obiettivo, come scrive sul suo sito Fabio Milan, quello di «ricordare, conoscere e unire le lotte di allora e quelle di oggi». Una posizione chiara e netta come quella di Giovanni Berardi, figlio di Rosario, maresciallo di Ps ucciso dalle Br, secondo il quale «si può essere ex-terroristi» come la Möeller «ma non ex-assassini». Infine si sono mossi anche i capigruppo della Sala Rossa che hanno dato mandato al presidente Castronovo di scrivere a Paolino per «manifestargli la contrarietà alla concessione della sala». Castronovo l’ha scritta e spedita in copia anche al dirigente Ferrari che ha la delega al decentramento, casomai Paolino avesse fatto qualche pasticcio. Subito dopo però, Castronovo precisa al cronista: «Non potevo esimermi dal mandare la lettera, ma mi chiedo se dopo 30 anni non sia meglio discutere di certi temi piuttosto che ricorrere a una censura preventiva». «Castronovo s’è però ben guardato dal fare simili ragionamenti di fronte a tutti noi durante la conferenza dei capigruppo - replica il capogruppo di An-Pdl, Roberto Ravello - se l’avesse fatto lo avremmo mangiato».