Proposta di Legge
Disposizioni per la riforma della disciplina relativa ai servizi pubblici locali di rilevanza economica e delega al Governo per la sua attuazione ( 1570 )
(presentata il 30 luglio 2008, annunziata il 31 luglio 2008)
Disposizioni per la riforma della disciplina relativa ai servizi pubblici locali di rilevanza economica e delega al Governo per la sua attuazione ( 1570 )
(presentata il 30 luglio 2008, annunziata il 31 luglio 2008)
Sempre per quanto riguarda la città metropolitana, oggi c’è un articolo su torino cronaca con le dichiarazioni di Aldo Corgiat (PD) e Barbara Bonino (AN).
Qui di seguito inoltre, pubblico un elaborato di Giusi La Ganga
IL GOVERNO DELLE AREE METROPOLITANE
Un governo moderno delle aree metropolitane non è un’invenzione recente.
Il primo tentativo risale agli anni ’60, quando con il PIM (piano intercomunale milanese) si provò a concepire una politica urbanistica e infrastrutturale integrata. Era la stagione degli entusiasmi riformatori e pianificatori del primo centro-sinistra. Studi di grande modernità, progetti brillanti, ma risultati concreti pochi, se non quello di svecchiare la cultura del governo locale. Emerse con chiarezza il problema del soggetto istituzionale dotato dell’autorità per andare oltre la attuale frammentazione. Continue reading »
Oramai quello delle città metropolitane sta diventando il tormentone estivo, ogni giorno, sia su Repubblica che su La Stampa si parla di questo argomento e si possono leggere le dichiarazioni dei vari politici locali. Oggi ad esempio, su repubblica c’è una bella intervista a Morgando,su La Stampa invece c’è una dichiarazione del consigliere regionale Stefano Lepri, come al solito, nessuno di loro arriva dalla mia area ma condividono però le mie perplessità!
Ho ricevuto via mail, la lettera di un padre disperato che chiede solo un po di giustizia, ho deciso di condividere con voi le sue riflessioni ed i suoi pensieri, spero di riuscire ad aprire un dibattito in merito. La lettera è lunga ma merita di essere letta tutta.
sono Luciano Di Natale, padre di Sara, una ragazza ragusana di 25 anni in stato vegetativo. Da più di due anni. io e mia moglie assistiamo Sara 24 ore su 24 e facciamo il lavoro di sei infermieri. A volte dobbiamo prendere decisioni urgentissime sulle cure da somministrare a nostra figlia, anche se non abbiamo le competenze sanitarie adeguate.
Le voglio manifestare la mia profonda amarezza per le carenze, di strutture per postcomatosi. nella mia città ed in Sicilia ed è per questo che, per farla riabilitare, ho dovuto ricoverare mia figlia in un centro d’eccellenza di Ferrara, senza, peraltro, potere usufruire, per il trasferimento con l’aereo opportunamente attrezzato, del sostegno economico del servizio Nazionale Sanitario (ad altri elargito per ricoveri all’estero, vedi Bernardo Provenzano).
Nell’occasione La invito a leggere la seguente lettera , nella quale voglio esprimere la mia solidarietà a Beppino Englaro che, come me, vive una “realtà parallela” incredibilmente dolorosa per avere una figlia in stato vegetativo persistente.
Egli sta dimostrando forza e grande dignità in mezzo a tanto rumore e a tanto starnazzare.
Lettera del padre di una ragazza siciliana in stato vegetativo persistente.
Ma facciamo silenzio!
Per un momento fermiamoci, riflettiamo e:
Immaginiamo che gravissimi danni cerebrali, riportati a seguito di un forte trauma cranico, ci costringano a stare giorno e notte a letto oppure in una sedie a rotelle, senza avere la possibilità di vedere e di sentire le voci dei nostri cari e di cacciare via una mosca dal viso perché incapaci di muovere anche un dito,
Immaginiamo di non riuscire a trattenere l’urina e le feci e di sentirci voltare e rivoltare da mani esperte sul letto ogni tre ore per il cambio del pannolone come quando eravamo bambini , di non poter mangiare nulla perché non riusciamo a deglutire , di non riuscire a bere perché l’acqua andando in trachea ci farebbe soffocare, di sentire i liquidi invadere lo stomaco tramite un foro fatto nella pancia.
Immaginiamo di avere un tubo inserito nella gola che ci consente di respirare ma che ci provochi, quando tossiamo o starnutiamo, dolorose lacerazioni alla trachea.
Immaginiamo di avere passato tre mesi in una sala di rianimazione con forti crisi epilettiche e di esserne usciti con gli arti deformati per la lunga immobilità e poi di avere fatto degli inutili viaggi della speranza ( con i nostri cari) in Italia o all’estero.
Immaginiamo di essere stati sottoposti a tre interventi chirurgici ai polmoni a causa di forti difficoltà respiratorie.
Immaginiamo di essere assistiti intere nottate in casa, trasformata in corsia ospedaliera, dai nostri cari che cercano di evitare che ci possiamo mordere le labbra o la lingua, che ci favoriscono la respirazione utilizzando ventilatori, apparecchi per l’aerosol e aspiratori che, continuamente, tirano fuori, attraverso lunghi tubi, le secrezioni che ostruiscono i bronchi e le vie respiratorie .
Immaginiamo poi, come aggravante, di abitare in una regione d’Italia, la Sicilia, dove le strutture di riabilitazione per postcomatosi sono del tutto insufficienti e dove le famiglie sono costrette a salti mortali per la riabilitazione dei loro malati e dove devono lottare, continuamente, per ottenere i diritti che invece hanno i cittadini di regioni più virtuose.
Immaginiamo di non avere speranze di guarigione o di una vita umanamente accettabile.
Accetteremmo di vivere una vita così oppure, se potessimo farlo, rifiutare le “buone” intenzioni dei medici che ci vogliono dare per <elemosina> una vita di stenti e dire:
No grazie io non voglio la vostra elemosina, non voglio che sia violata la mia dignità!
Facciamo SILENZIO e RISPETTIAMO Eluana.
RISPETTIAMO il dolore di un padre che con grande dignità ha lottato e lotta per il bene di Eluana.
Smettetela con le televisive crociate delle bottiglie d’acqua al Duomo di Milano perché le indulgenze non sono più garantite ed è improbabile che il promotore di tali pellegrinaggi sia dichiarato “santo subito” (magari come <grande santo protettore> dei giornalisti).
Chi scrive è il padre di una ragazza di 25 anni in stato vegetativo persistente da due anni e mezzo, a causa di uno shock anafilattico dovuto all’ingestione di una polpetta di carne trattata con sostanze nocive, che una mano incosciente aveva aggiunto nel tritato, per guadagnare qualche miserabile euro in più.
Mia figlia ed Eluana sono doppiamente sfortunate perché oltre ad avere le loro giovani vite spezzate, non hanno potuto rifiutare l’uso della “tecnologia avanzata” delle sale di rianimazione per chiedere di morire secondo natura.
I medici delle rianimazioni, avendo a disposizione apparecchiature tecnologicamente avanzate, sono in grado di strappare alla morte molti pazienti sottoponendoli a tutte le cure possibili, anche se consapevoli della loro inutilità e delle conseguenti sofferenze.
Spesso l’esito di un coma degenera in uno stato vegetativo; di esso dice la letteratura scientifica: <E’ il più controverso disturbo della coscienza; è un fenomeno moderno, prima sconosciuto, prodotto delle rianimazioni e delle terapie intensive. Chi è in questo stato reagisce agli stimoli dolorosi e non è in grado di attivare la masticazione, la deglutizione ed è del tutto incontinente>.
Io dico che lo stato vegetativo che non è vita ma non è nemmeno morte, è mostruoso, (un frutto della medicina del 2000). E’ un ibrido di vita e, simultaneamente, di morte.
Non è accettabile umanamente questa degenerazione della medicina.
Penso che se si facesse un referendum in Italia, dopo una vera informazione, il 95 % degli italiani (il resto sarebbero fondamentalisti religiosi, o masochisti, o disinformati) voterebbe per il testamento biologico.
Per quanto ho detto, ecco perché il padre di Eluana, costretto a difendersi dagli attacchi virulenti che arrivano anche dai vescovi in trasferta oltreoceano, parla di “natura violentata”.
E la stessa cosa avrà pensato Papa G. Paolo secondo, quando rifiutò il sondino per l’alimentazione, chiedendo di “lasciarlo andare alla casa del Padre” (come ha scritto in un libro il suo segretario). Se i medici rianimatori (di altissimo livello) non avessero rispettato la sua volontà, con i loro strumenti di “tecnica avanzata” avrebbero mantenuto in vita il Pontefice chissà per quanto tempo e, probabilmente, potrebbe essere ancora vivo.
Il Papa , persona intelligente, lo sapeva che il “rifiuto” delle terapie medico-chirurgiche, anche quando conduce alla morte, non può essere scambiato per eutanasia.
Il malato ha il diritto di scegliere che la malattia segua il suo corso naturale .
E facciano religioso silenzio quei preti con i loro sagrestani che contestano la giusta sentenza dei Giudici di Milano che hanno dimostrato equilibrio e grande umanità .
Probabilmente tali Giudici hanno pensato alla “vita dell’individuo”, a cui compete la capacità di discernimento e libero arbitrio .
Nella sentenza c’è il rispetto per l’uomo. Il rispetto per Eluana.
Ho l’ impressione che invece una parte del clero ami di più la dottrina consolidata piuttosto che l’uomo. Questo è un problema interno alla chiesa cattolica e spero che sia dibattuto in modo approfondito in quanto essa ha una grande influenza su molte fasce della società e della politica italiana.
Anche Eluana non avrebbe mai accettato quella innaturale condizione in cui si trova.
Noi, persone libere, non abbiamo motivo di dubitarne come invece, maliziosamente e faziosamente, fa qualche nostro concittadino alle vette della politica.
Ed ha ragione il Presidente della Consulta di Bioetica ( Maurizio Mori) quando dice: “Eluana ha scelto che non avrebbe voluto vivere da vegetativo permanente, ed e’ giusto rispettare la sua volonta’. Si può dissentire, ma e’ bene moderare i toni nel rispetto delle diverse convinzioni e degli opposti valori.
E facciano silenzio tutti , soprattutto quei politici che con l’uso quotidiano dei mass-media si ergono ad arbitri e custodi della vita.
Penso che, da loro, Eluana è trattata come un mezzo per difendere la loro morale che vorrebbero imporre a tutti e tremo all’idea che possano discutere e legiferare su di una materia tanto delicata come il testamento biologico o altri problemi di etica.
Ragusa 27 luglio 2008 Luciano Di Natale
A confermare la teoria dell’abbaglio, ci pensano oggi su Repubblica, una serie di Democratici, nemmeno loro iscritti a Sinistra Per. A questo punto…
Il Sindaco e ministro ombra delle riforme, Sergio Chiamparino, ha ragione nel ritenere che la costituzione delle Città Metropolitane sia un’occasione che Torino non può perdere.
Non ha altrettante ragioni nello sposare soluzioni pasticciate, quali quelle annunciate dal Governo Berlusconi, che brillano, si fa per dire, per vaghezza di contenuti, indeterminatezza delle procedure, assoluta contraddittorietà nel rapporto fra obiettivi dichiarati e tempi necessari a perseguirli.
Voler decidere questioni complesse sposando slogan, proclami e titoli giornalistici può produrre guai.
Un amministratore ed un politico dell’esperienza e delle capacità di Sergio Chiamparino dovrebbe saperlo.
La Città metropolitana deve sostituire e non aggiungersi all’attuale assetto amministrativo. Deve avere una propria legittimazione elettiva e non essere l’ennesimo ente di secondo grado.
Intervenire in questa materia richiede senso delle istituzioni, rispetto delle popolazioni, lucido disegno semplificatore.
Il governo delle città metropolitane non ha ancora trovato un’adeguata soluzione non tanto per la mancanza di volontà politica quanto per la complessità della questione e soprattutto per la pretesa , a cui anche il governo Berlusconi non rinuncia, di trovare un assetto uguale per tutte le città, che sono invece in situazioni molto diverse.
A Roma affidare al Comune anche le funzioni di Provincia è reso possibile dall’enorme ampiezza del territorio comunale. La Provincia di Milano è pressoché integralmente area metropolitana.
La specificità torinese consiste nel fatto che il suo territorio è assai più ampio così come molto più ampio è il numero dei comuni (315). Questo rende per Torino impraticabile la soppressione dell’attuale provincia con il passaggio delle relative competenze alla città metropolitana, perché resterebbe scoperta una vasta porzione di territorio.
La Provincia resta la migliore struttura di governo intermedio fra i piccoli e medi comuni e la Regione.
Chi pensa (per risparmiare!) alla sua soppressione, si illude che basti un sistema a due livelli (Comune-Regione). Scoprirebbe presto la necessità di mille enti sovracomunali per gestire interventi di area vasta.
Diversa è la linea per risparmiare e razionalizzare: riportare alla provincia tutta la sovracomunalità che ha prodotto un’infinità di enti intermedi con i costi relativi.
Ovviamente queste considerazioni non valgono per i territori metropolitani, dove infatti già oggi il peso politico e l’utilità della provincia sono meno avvertiti.
Berlusconi vuol dare prova di efficienza creando un moderno sistema di governo per le aree metropolitane?
Bene! Ma evitiamo di procedere come al solito per slogan e cerchiamo di mettere in chiaro le cose da fare per Torino.
1. Occorre definire esattamente il territorio dichiarato metropolitano.
2. Il residuo territorio dell’attuale provincia dovrà essere governato in qualche modo:
a) con una provincia a ciambella
b) aggregando il territorio ad altre province
3. Nel territorio metropolitano dovrà operare un soggetto che sommi le competenze “di area vasta”dell’attuale comune e dell’attuale provincia, lasciando tutto il resto al livello comune-circoscrizione-municipalità.
4. Il soggetto che possiamo chiamare Città Metropolitana deve avere una legittimazione democratica diretta. Tutte le soluzioni che ipotizzano soluzioni volontaristiche, associative “di secondo grado”, sono state tentate mille volte e non hanno portato a nulla.
5. Solo l’elezione diretta di un Sindaco e di un consiglio metropolitano da parte di tutti i cittadini metropolitani metterebbe in moto un processo irreversibile di cambiamento e di semplificazione.
6. La strada invece di conferire un rango metropolitano all’attuale comune principale, affidandogli funzioni e responsabilità di governo più vasto, senza una corrispondente legittimazione democratica, aumenterebbe contrasti e inefficienze.
7. La strada maestra deve essere quella di non aggiungere ma di sostituire
Sono dunque questioni e nodi di tal natura, e non certo interessi di parte, a consigliare prudenza e a suggerire, con un po’ di buon senso, un percorso che separi la vicenda della provincia e della città metropolitana di Torino da quella delle altre province indicate dal Governo.
Anche a questo proposito, non può essere ignorato il carattere autoritario e centralista dell’operato di questo governo e del ministro leghista dell’Interno che pretende di ridisegnare da Roma i confini amministrativi delle istituzioni locali. Evidentemente, proclamare il federalismo non sempre significa perseguirne con coerenza regole e principi.
Sergio Chiamparino, proprio sui temi del federalismo e delle autonomie locali, ha una doppia responsabilità, quella di Sindaco e di ministro-ombra: speriamo che l’entusiasmo non lo porti a errori di valutazione, che proprio per le duplici responsabilità produrrebbero il doppio dei danni.
Anche oggi si parla di città metropolitane e qualcuno come al solito deve esagerare. Il nostro sindaco e ministro ombra per le riforme scrive oggi una lettera a la Repubblica dove elogia l’importanza della città metropolitana, dipingendola come opera fondamentale per il futuro dei cittadini.
E poi aggiunge che è tutta colpa mia (e quindi, sottinteso, di Sinistra Per visto che parla di componenti del pd) se le città metropolitane non nasceranno e i cittadini torinesi saranno condannati a vedere frustrati i propri bisogni.
Sempre oggi su La Stampa, però, un editorialista di punta come Luigi La Spina scrive della totale inutilità delle città metropolitane. Ora mi chiedo, dato che non ho mai visto La Spina ad un incontro della mia area politica, se il giornalista è un pericoloso membro occulto di Sinistra Per oppure è il sindaco che questa volta ha preso un abbaglio.
A proposito, vi rimando ad un altro autorevole parere, quello dell’assessore provinciale Umberto D’Ottavio, anche lui, lontanissimo da Sinistra Per.
Il Governo ha trovato i fondi per il prolungamento della linea 1 della metropolitana: 106 milioni fino in piazza Bengasi e 188 milioni per completare il collegamento dalla stazione Fermi di Collegno fino a Cascine Vica. Se i cento milioni per l’allungamento verso sud della Linea 1 erano dati per certi dopo le polemiche politiche delle scorse settimana la vera novità contenuta nell’allegato Infrastrutture presentato ieri mattina in Parlamento è stato il via libera alla concessione di un significativo contributo economico per il prolungamento verso Casciune Vica. Il via libera del Governo – frutto di un’azione di lobby bipartisan.- permette di dare certezza all’azione di Gtt. Spiega il presidente, Luciano Guiati: «Per quanto riguarda piazza Bengasi entro al fine di settembre consegneremo al Cipe il progetto definitivo per poi partire con la gara. Entro la fine dell’anno sarà ultimato anche il progetto definitivo per la tratta fino a Rivoli».
Repubblica Torino
Marco Trabucco
Un coro di no: è quello che arriva dal Pd piemontese alla proposta lanciata l´altro ieri dal parlamentare Pdl Roberto Rosso di cogliere l´occasione della creazione della città metropolitana di Torino per ridisegnare i confini di tutte le province della regione. Il primo no è quello del parlamentare vercellese Luigi Bobba: «Quello di Rosso – dice – mi sembra un risiko che non porta da nessuna parte. Noi a gennaio avevamo fatto un incontro per proporre una soluzione più concreta: un coordinamento, se non proprio la riunificazione, tra le quattro province del Nord Piemonte (Vercelli, Biella, Novara e il Verbano Cusio Ossola). Questo per almeno tre motivi: la storia che ha visto queste realtà da sempre legate tra di loro, l´opportunità poi di rafforzare una collaborazione che già esiste nei fatti su temi come le infrastrutture (si pensi alla Pedemontana) la raccolta rifiuti, le questioni logistiche; infine un territorio con oltre 750 mila abitanti potrebbe incidere molto di più sulle politiche regionali di quanto non possano fare oggi quattro piccole provincie separate».
Una posizione, quella di Bobba che è condivisa anche dal consigliere regionale Alessandro Bizjak: «Un coordinamento tra le province piemontesi del Nord, a regia regionale, potrebbe rappresentare, senza costi aggiuntivi, una risposta efficace alle esigenze di quei territori». Con il parlamentare torinese Stefano Esposito si torna invece nel capoluogo: «Siamo sicuri che abolire la Provincia di Torino per costruire la città metropolitana abbia senso? Nessuno l´ha ancora dimostrato. Non credo sia il modo giusto per ridurre i costi della politica e spero che il Pd piemontese se ne renda conto. A settembre intendo presentare una proposta di legge che stralci Torino, per le caratteristiche peculiari del suo territorio provinciale, dal novero delle città metropolitane. E lancio un appello a giuristi e amministratori del mio partito perché mi diano una mano ad elaborarlo».
Contro Rosso scende in campo anche il consigliere regionale albese Mariano Rabino: «La sostituzione della Provincia di Torino con la città metropolitana dovrebbe essere l´occasione per una riorganizzazione delle province piemontesi. Molte potrebbero essere le combinazioni territoriali nel caso di riorganizzazione. Per quanto riguarda il territorio che rappresento pur non essendo un fanatico della provincia di Alba-Bra–Carmagnola, alle quali si potrebbe aggregare anche Chieri, ritengo che potrebbe essere questa la più logica nuova eventuale provincia e non il passaggio nella provincia di Asti, come parrebbe dalla proposta Rosso e dai desiderata del neo presidente dell´ente astigiano, Maria Teresa Armosino».
Contro il risiko provinciale del Pdl è anche Bruno Rutallo consigliere regionale Pd di Alessandria: «Le proposte di Rosso mi sembrano fantasiose. Non si può scambiare territori tra una provincia e l´altra come fossero pedine di un gioco. E non posso essere favorevole all´annessione ad Asti di territori oggi in provincia di Alessandria quali il Casalese e l´Acquese. Si romperebbero gli equilibri esistenti creando una super provincia dell´enogastronomia e impoverendo gli altri territori».
E’ una buona notizia la partenza della nuova Fondazione costituita in modo paritario da Fondazione Piemontese Ricerca sul Cancro (FPRC) e Regione, al fine del suo riconoscimento da parte dello Stato come Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico.
Paritaria non è però la guida: il direttore scientifico (cioè colui che gestirà i fondi europei, nazionali e regionali per la ricerca) è indicato dalla FPRC, che sta anche svolgendo la selezione per il direttore generale.
Verosimilmente limitato sarà invece il ruolo dei consiglieri di amministrazione, tra i quali spiccano esponenti della “sinistra collinare”.
Stando così le cose, tanto valeva forse dare direttamente a FPRC gli almeno trenta milioni all’anno previsti a carico di Stato e Regione, senza costituire un nuovo costoso organismo.
A questo punto ci rimettiamo al prestigio dell’avvocato Grande Stevens affinché garantisca efficienza, trasparenza e sobrietà nella gestione. Ad esempio, pretendendo che chi ricopre inopportunamente un doppio incarico sia in FPRC che nella nuova Fondazione percepisca un solo compenso, parametrato a quello dei direttori della sanità pubblica.
Assicuriamo comunque il nostro pieno sostegno e la nostra attenta vigilanza, consapevoli che la sofferenza non può attendere.
Marco Calgaro Giorgio Merlo Stefano Esposito