febbraio 26th, 2009 — 3:36pm
Riporto qui di seguito un articolo di Massimiliano Borgia, uscito su luna nuova di qualche tempo fa… quando il segretario si chiamava ancora Walter!
Oggi arriva a Torino il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni. E troverà, anche nel capoluogo subalpino, un partito in crisi d’identità che continua a manifestare le proprie divisioni anche alla vigilia di un confronto elettorale amministrativo davvero pericoloso per il centrosinistra.
A Torino, tra le tante correnti nate un anno e mezzo fa ai tempi della costituzione del partito, quella che oggi manifesta la maggiore presenza politica è “Sinistra per”, che per ironia della sorte porta adesso lo stesso nome delle liste che vogliono mettere insieme i cocci della sinistra ex comunista ed ex diessina. Il portavoce è il consigliere regionale Roberto Placido. L’esponente più intraprendente è il deputato Stefano Esposito.
«Il male del Pd – va dritto Esposito – è soprattutto nella sua classe dirigente che non ce la fa più. Abbiamo dirigenti che hanno fatto il loro tempo e che adesso andrebbero mandati a fare altro. Un ricambio è assolutamente necessario e urgente».
Eppure proprio a questa classe dirigente si sono coagulati i gruppi che hanno dato vita alle correnti che costituiscono il giovane partito. Come è possibile azzerare i leader di gruppi organizzati dentro il partito senza acuire lo scontro interno fino a una spaccatura totale? «Di sicuro non si può fare con le primarie. Le primarie si sono rivelate uno strumento eccezionale per avvicinare tanta gente al partito attraverso il voto ma non hanno risolto il problema della mancanza di un luogo di formazione della nostra classe dirigente. E poi c’è un ritorno alle relazioni interne tra gruppi provenienti dai vecchi partiti. Una concezione del partito che Sinistra Per aveva osteggiato anche nei Ds e che ci ha creato non pochi problemi. Eppure quando noi dicevamo che si entrava nel nuovo partito senza correnti venivamo osteggiati. Adesso c’è chi adombra persino l’idea di tornare ai Ds e alla Margherita». A vedere l’inerzia politica del partito e i sondaggi, forse non sarebbe un bene? «Se il Pd dovesse deflagrare, non ci sarebbe alternativa in questo paese per gli eredi di Berlusconi. Nient’affatto: indietro non si torna. Ma è ovvio che non si può andare avanti così, sperando che la nuova classe dirigente possa venire fuori in presenza dell’eredità di quella spartizione al 60 e 40 per cento dei posti tra Ds e Margherita e con questo governo-ombra. Però non è sbagliata l’idea che portò alla nascita del Partito democratico, un partito che tenga insieme pezzi diversi di società. Il problema è che siamo un partito che non fa scelte su nulla. Non siamo né carne né pesce. Invece dovremmo essere un partito che sceglie di tutelare un blocco sociale di riferimento e che fa battaglie precise. Ora siamo solo insieme per il potere. Ma se non stiamo attenti, con la prossima tornata amministrativa, perderemo postazioni importanti anche negli enti locali».
Sarà anche una questione di programmi e di alleanze politiche… «La grande forza che rimane al Pd è il suo radicamento territoriale. Se non ci diamo una mossa perdiamo anche il lavoro dei volontari che fanno politica nei territori e raccolgono i consensi: la prima cosa è recuperare il loro entusiasmo coinvolgendoli in battaglie di idee sul merito dei problemi. Sulle alleanze, mi pare che non ci siano le condizioni per un patto con questa Rifondazione comunista».
A proposito, il Prc è contro ogni trattativa sul Tav e voi? «La questione Tav è importante perché se trattata con superficialità può esploderci tra le mani. Per questo dobbiamo essere molto chiari sul Sì Tav. La posizione del Fare non può essere la posizione del Pd perché non possiamo correre il rischio di prestare il fianco ad accuse di ambiguità appoggiando un documento che propone di rimandare tutto a dopo che ci saranno ferrovie efficienti. Sul terreno del Sì Tav il Pd può sfidare la destra: oggi loro sono al governo e devono farci vedere le risorse. Qui regione, Provincia e Comune di Torino sono tutti d’accordo Berlusconi ce li fa vedere questi finanziamenti? Poi sono d’accordo che si debba iniziare dal Nodo di Torino e fare uscire i territori dall’isolamento. Per noi il Tav può diventare anche il modo per proporre il metodo di lavoro dell’osservatorio a livello nazionale. Per questo stiamo lavorando a una proposta di legge che parta dal metodo dell’Osservatorio per proporre un nuovo modo di affrontare i lavori pubblici in questo Paese. Voglio vedere cosa ne dirà la destra».
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febbraio 25th, 2009 — 6:24pm
La Presidenza della Camera dei Deputati quest’oggi ha giudicato inammissibile l’emendamento presentato dal PD e finalizzato a sbloccare la grave situazione di incertezza in cui si trovano circa 150 imprese in zone a rischio idrogeologico (prevalentemente a Torino, Cuneo, Alessandria ed Asti) che facevano affidamento sui fondi previsti dalla Finanziaria 2007 e dalla legge 35 del 1995 per poter procedere a investimenti per la sicurezza. Tali fondi sono “scomparsi” ed il PD, attraverso la propria iniziativa legislativa, intendeva fare chiarezza.
Dichiarano i Deputati del PD Stefano ESPOSITO, Massimo FIORIO e Mario LOVELLI: “La decisione della Presidenza della Camera è incredibile. Sono state invocate ragioni burocratiche per dichiarare inammissibile un emendamento che solo una settimana fa era stato votato dall’Aula del Senato. Ci siamo appellati a tutti i parlamentari piemontesi del centro-destra per ottenere una revisione del parere ma ci hanno risposto di volersi attenere alle decisioni prese”.
Aggiungono i Deputati del PD: “A questo punto più nessuno – dalla Confindustria all’Api ai sindacati alle associazioni di categoria – interpelli i Parlamentari piemontesi per chiedere loro di impegnarsi su questioni che interessano il Piemonte. FARE LOBBY PER IL TERRITORIO NON E’ POSSIBILE. Questa vicenda lo dimostra: i colleghi del centro-destra rispondono esclusivamente a logiche di partito, senza avere alcuna autonomia. Qualsiasi sforzo è inutile perché vanificato da un Governo che non ha rispetto delle Assemblee elettive e che ritiene che il Parlamento debba svolgere un ruolo notarile di ratifica di decisioni prese altrove che nessuno è legittimato a mettere in discussione”.
Concludono i Deputati del PD: “Ancora una volta il centro-destra piemontese smentisce con i fatti quanto retoricamente dichiarato a parole: la tanto sbandierata difesa degli interessi del Nord e delle nostre imprese viene smentita nel momento in cui si deve votare su atti concreti. I vari Ghigo e Maccanti si sono confermati dei bugiardi, sempre pronti ad annunciare l’arrivo di fondi per il Piemonte che poi non arrivano mai, mentre del proverbiale ‘celodurismo’ dei leghisti non si vede traccia quando si devono portare risorse in Piemonte. La smettano, quindi, di parlare di aiuto all’economia piemontese e alle piccole medie imprese perché ogni volta che c’è la possibilità di raggiungere risultati concreti girano la testa dall’altra parte. Infine, ci appelliamo a Claudia Porchietto, nella sua veste di presidente dell’Api, affinché – nei confronti delle forze politiche che la sosterranno alle elezioni provinciali – faccia sentire la sua voce su questo ennesimo scandalo che penalizza le nostre Pmi”.
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febbraio 24th, 2009 — 11:58am
Condivido qui di seguito un mio OdG votato ed approvato in Direzione Regionale
Premesso che
di fronte all’aggravarsi drammatico della crisi economica ed occupazionale che affligge il nostro Paese e, in particolare, il sistema produttivo piemontese, il PD ha il dovere di assumere pienamente la rappresentanza politica delle ragioni e delle aspettative del mondo del lavoro.
Sottolineato
Come l’incapacità del Governo di offrire soluzioni, sia in termini di strategie, sia di reperimento di risorse economiche adeguate, rischia di far precipitare la crisi e di scaricarne ogni costo sui lavoratori.
Rilevato
Che in questo momento la priorità è quella di manifestare con la necessaria determinazione l’attenzione e la solidarietà de PD ai lavoratori e alle loro famiglie, i cui redditi non sono in grado di affrontare ormai necessità e bisogni primari, ai giovani, estromessi anche dai circuiti lavorativi più precari e privati di un futuro accettabile e dignitoso.
Ritiene
Di aderire alle manifestazioni che le Organizzazioni sindacali organizzeranno sui temi della crisi e del lavoro, a partire da quella della CGIL del 28 febbraio, portando in esse l’impegno e le proposte del PD contro la crisi e per il lavoro, ribadendo che tale adesione non può rappresentare, né può essere interpretata come un’intromissione del Partito Democratico nel dibattito apertosi fra le organizzazioni sindacali sulla regolamentazione dei contratti.
Invita
Il Segretario Regionale a farsi interprete dell’auspicio, cui si riconosce l’intero Partito che le organizzazioni sindacali possano trovare sui temi contrattuali sedi ed occasioni di confronto e di sintesi, senza che ciò determini nuove divisioni fra i lavoratori.
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febbraio 23rd, 2009 — 3:45pm
IMPRESE A RISCHIO IDROGEOLOGICO:
IL PD DEL PIEMONTE ANNUNCIA LA PRESENTAZIONE DI DUE EMENDAMENTI: “VEDREMO SE I PARLAMENTARI LEGHISTI E DEL PDL SI PREOCCUPANO DAVVERO DELLE IMPRESE DEL NORD”.
Che fine hanno fatto i fondi previsti a favore della ricollocazione delle aziende che si trovano in aree a rischio idrogeologico? L’interrogativo è stato posto da tre Parlamentari piemontesi del Partito Democratico, l’On. Stefano ESPOSITO, l’On. Massimo FIORIO ed il Sen. Mauro MARINO.
Ogni anno diverse zone del Piemonte sono a rischio di alluvioni e di frane. Dal 1995 esiste un fondo (alimentato attraverso un’imposta di bollo sull’invio degli estratti conto bancari) per la messa in sicurezza del territorio: un’impresa che ha la sede in un’aerea a rischio, se decide di spostarsi, può accedere a degli incentivi. La Finanziaria del 2007 (Governo Prodi) aveva messo a disposizione 143 milioni di euro per consentire alle aziende di fare investimenti per la sicurezza.
“Ora questi fondi sono ‘scomparsi’ – spiega l’On. Massimo FIORIO – e la stessa sorte è toccata al fondo per la messa in sicurezza (circa 150-200 milioni di euro) previsto dalla legge 35 del 1995. Molte aziende, pur avendo già stipulato contratti con le banche, si trovano in una situazione di incertezza e non sanno se potranno procedere con gli investimenti. Il problema interessa circa 150 imprese, in particolare artigiane, prevalentemente a Torino, Cuneo, Alessandria ed Asti”.
Aggiunge il Sen. Mauro MARINO: “La Regione Piemonte vanta nei confronti dello Stato centrale un credito di alcune centinaia di milioni di euro. I Parlamentari piemontesi dei vari partiti sembravano tutti favorevoli a cercare di risolvere la soluzione ma, quando a febbraio si è votato al Senato, l’apposito emendamento è stato bocciato e gli 11 esponenti piemontesi del PdL e della Lega hanno votato contro, affossando il provvedimento. Il Governo ha avuto il coraggio di dire che mancava la copertura finanziaria, il che è falso, perché esiste una tassa di scopo prevista per legge, per cui il fondo si autoalimenta. Bisogna capire in questo ‘porto delle nebbie’ che fine hanno fatto quei soldi. Ora speriamo che alla Camera prevalga il buon senso e si possa sbloccare la situazione”.
Mercoledì in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati si voteranno due emendamenti presentati dal PD al DL 208/08 “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”.
“Vedremo allora come si comporteranno i rappresentanti del PdL e della Lega – commenta l’On. Stefano ESPOSITO - anche l’On. Osvaldo Napoli ha presentato un analogo emendamento, quindi valuteremo la coerenza dei parlamentari del centro-destra che a parole dicono sempre di difendere le ragioni del Nord e delle imprese. Dopo le bugie raccontate da Enzo Ghigo, che annuncia l’arrivo di fondi per il Piemonte che poi non arrivano mai e dopo che i vari Picchetto, Fluttero e Malan al Senato hanno votato contro, ora vedremo se i Deputati del centro-destra faranno la scelta del gregge o se sceglieranno di aiutare concretamente le imprese del Nord. Sono curioso soprattutto di sapere che cosa farà la candidata leghista alla Presidenza della Provincia di Torino Elena Maccanti ed il suo capogruppo Roberto Cota”.
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febbraio 23rd, 2009 — 10:01am
Lunedì 23 Febbraio 2009, alle ore 11.30, presso la sede regionale del Partito Democratico del Piemonte (Via San Francesco d’Assisi, 35 – Torino), Conferenza Stampa sul tema “Imprese a rischio idrogeologico: il Governo spieghi che fine hanno fatto i fondi destinati alla ricollocazione e alla messa in sicurezza. Le proposte del PD”.
Saranno presenti i Parlamentari piemontesi del Partito Democratico On. Stefano ESPOSITO, On. Massimo FIORIO ed il Sen. Mauro MARINO.
La Finanziaria 2007 prevedeva 143 milioni di euro a favore della ricollocazione delle aziende che si trovano in aree a rischio idrogeologico. Un problema che interessa circa 150 imprese prevalentemente a Torino, Cuneo, Alessandria ed Asti.
Questi fondi sono ‘scomparsi’. Stessa sorte è toccata al fondo per la messa in sicurezza (circa 150-200 milioni di euro) previsto dalla legge 35 del 1995.
La Regione Piemonte, dunque, vanta nei confronti dello Stato centrale un credito di alcune centinaia di milioni di euro.
Nel corso della Conferenza Stampa i Parlamentari del PD illustreranno gli emendamenti presentati in Commissione.
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febbraio 21st, 2009 — 8:56am
MILENA VERCELLINO – Repubblica
Un corteo per unire le lotte e collegare con il filo rosso della mobilitazione due fabbriche-simbolo del Pinerolese. Ieri mattina alle centinaia di lavoratori della Indesit di None schieratisi davanti ai cancelli dello stabilimento si sono uniti i dipendenti della Streglio, vicini di casa – l´azienda dista un chilometro dalla Indesit – e compagni di sventura in questi tempi di serrande abbassate. La settimana di presidio dei lavoratori Indesit si è così conclusa con una manifestazione a ranghi allargati, per puntare i piedi contro la chiusura dello stabilimento di None: oltre ai lavoratori della Streglio, al capezzale della fabbrica, che da qualche settimana traballa insieme alle sorti dei 650 dipendenti, sono infatti arrivati alcuni parlamentari ed amministratori locali e una trentina di sindaci dei Comuni della zona, uno degli epicentri della crisi in Piemonte.
I parlamentari presenti – Renato Cambursano di Idv e Stefano Esposito e Giorgio Merlo del Pd – hanno assicurato ai lavoratori che sarà loro cura monitorare l´evoluzione della situazione. «Il Governo si attivi per evitare il trasferimento delle lavorazioni e la chiusura dello stabilimento, che sarebbe insopportabile per un territorio che sta già pagando duramente il prezzo della crisi», hanno commentato i consiglieri regionali del Pd Angelo Auddino e Rocco Larizza. «L´impegno del Governo non può esaurirsi con gli incentivi per sostenere la produzione, ma deve trovare riscontro in politiche che riducano i trasferimenti delle lavorazioni all´estero», hanno aggiunto.
«La crisi produttiva non è tale da determinare la chiusura dello stabilimento. Dipende anche dal management della Indesit, che non sa progettare il futuro dell´azienda», ha spiegato Dario Basso della Uilm, per poi rincarare la dose: «Non possono giocare sul momento di crisi per delocalizzare». La prossima cruciale tappa della vicenda sarà l´incontro tra il coordinamento sindacale dei sette stabilimenti del gruppo e la proprietà che si terrà martedì mattina presso l´Unione Industriale. «Martedì – ha dichiarato Claudio Suppo della Fiom – la proprietà deve fare marcia indietro. Se non dovesse succedere, i lavoratori continueranno con le iniziative di lotta. Non è possibile pensare che la Indesit venda lavastoviglie producendo in Polonia». L´azienda ha nel frattempo annunciato il calendario della cassa integrazione per il prossimo mese: cinque giorni in tutto, uno a settimana per le prime tre settimane e due giorni nell´ultima.
L´effetto Indesit si riverbera intanto sull´indotto: la Cabind di Chiusa San Michele, fornitore di cablaggi della Indesit, ha annunciato ieri la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di tutti e 68 i dipendenti. E la strategia sottesa alla decisione sembra essere la stessa che sta portando la fabbrica di elettrodomestici di None a sbarrare i cancelli per sempre: il gruppo statunitense proprietario della Cabind ha infatti uno stabilimento in Polonia, che continuerà l´attività.
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febbraio 21st, 2009 — 8:54am
VERA SCHIAVAZZI – Repubblica
Più potere ai segretari regionali e una rappresentanza “più forte e innovativa” per i territori, dunque per quel Nord che da tempo preme per avere più voce in un Pd troppo “romanocentrico” e legato alla personalità di un unico leader. Si conclude così, con una «opinione ampiamente convergente» (ma nella corrente di Sinistra Per´ ad esempio, c´è stato anche chi come Roberto Tricarico, si è espresso per un congresso subito) come la definisce con una sua tipica espressione il segretario regionale Gianfranco Morgando, la riunione dei piemontesi che oggi saranno a Roma per decidere sull´emergenza aperta dal dopo-Veltroni. L´ appello che Sergio Chiamparino, assente alla riunione perché impegnato in un´assemblea, mentre oggi sarà a Bruxelles ha firmato con i colleghi toscani Vasco Errani e Leonardo Domenici propone un percorso che ha in sé tutto il pragmatismo del sindaco: «I tempi della politica ci impediscono di fare subito un congresso. Domani (oggi, ndr) Franceschini deve indicare una data certa dopo per tenerlo in autunno, azzerare il governo ombra e il coordinamento politico e costruire una direzione straordinaria e temporanea che faccia leva sui segretari regionali e suo territori e consenta il confronto tra posizioni diverse, dalla bioetica alle politiche del lavoro».
Si consuma così, nelle stanze di via San Francesco d´Assisi con i pavimenti rossi inaugurati meno di un mese fa proprio da Walter Veltroni, l´ultima scena del primo atto nella vita del Pd torinese. Ci sono, oltre a Morgando, Stefano Esposito, Anna Rossomando, Sergio Soave, Roberto Tricarico, Roberto Placido, Gianpaolo Zancan (l´ex senatore verde e avvocato che appare di rado nelle stanze di partito, ma ieri sera ha voluto esserci), Elda Tessore (un´altra esponente di quel Pd allargato´ che ora rischia di scomparire), Gianni Oliva, Andrea Benedino, Federico Fornaro, Giuliana Manica, Mimmo Lucà, Gigi Brossa, Giorgio Merlo, Alessandra Speranza, Luigi Chiappero. Molti i dubbi sulla capacità di Dario Franceschini di traghettare da solo il Pd oltre il guado, mentre le correnti si dividono tra chi vorrebbe una resa dei conti subito e chi si allinea alla più realistica proposta di Chiamparino, come Esposito, Morgando e Rossomando. E tra le tante illusioni alle quali si dice addio, mentre si compone la delegazione che domani sarà a Roma, c´è quella di un partito al quale possono e devono partecipare anche gli esponenti della società civile e gli intellettuali: la stagione che si apre è quella della conta, della manovre, della battaglia senza esclusione di colpi per conquistare la leadership del nuovo partito (o dei nuovi partiti) che usciranno dal congresso, non certo un ambiente per anime belle e liberi pensatori. La situazione degli �outsider´ la riassume bene Evelina Christillin, mentre sale sull´aereo che la porterà a Roma: «Vado all´assemblea del Pd che mi ha voluto tra i suoi componenti non perché pensi di poter incidere su quello che succede, come del resto non sono riuscita a fare in questi mesi, ma perché non mi piace gettarmi giù dalla barca che cerca di salvarsi mentre infuria la tempesta. Veltroni mi ha manifestato stima e amicizia invitandomi, sento il dovere simbolico di andarlo a salutare anche se lui non fosse lì». Tessore non potrà essere a Roma, quanto al matematico Pier Giorgio Odifreddi, lui se ne era già andato alle ultime elezioni.
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febbraio 21st, 2009 — 8:45am
ALESSANDRO MONDO – La Stampa
Primarie subito o via libera all’elezione di Dario Franceschini per il dopo-Veltroni? E nel caso, come candidare alla segreteria il Delfino del leader dimissionario garantendo il forte segno di discontinuità chiesto dal popolo del Pd?
Su questi interrogativi il Pd piemontese si è arrovellato tutto il giorno per trovare una posizione maggioritaria da affidare a Gianfranco Morgando in vista dell’assemblea nazionale odierna: riunione dei membri della segreteria regionale al mattino, assemblea dei costituenti piemontesi del partito nel pomeriggio. A porte aperte, che tanto non c’è più nulla da nascondere. La segreteria cittadina, invece, si è riunita per discutere di candidature. Dibattito su tutta la linea, posizioni fluide, correnti alla conta. Alla fine è prevalso l’orientamento contenuto nel documento firmato da Chiamparino, Errani e Domenici. Di fare le primarie subito, con le elezioni alle porte, non se ne parla. Ok all’elezione del segretario pro-tempore, ok al nome di Franceschini, ma affiancato da un «direttorio» imperniato sui segretari regionali che garantisca, per l’appunto, la «discontinuità». Documento fatto proprio da Morgando – «sono soddisfatto, era la sintesi migliore che potevamo trovare» – e sul quale sono confluiti nomi diversi: Antonio Saitta, Caterina Romeo, Elda Tessore, Gianni Oliva, Sergio Bisacca, Stefano Lo Russo… Favorevoli anche Carlo Chiama e Stefano Esposito. Mentre Roberto Placido, altro componente di «Sinistra Per», si è smarcato sul nome di Franceschini. In minoranza l’ala nel partito, guidata da Roberto Tricarico, che guarda alle primarie come un bagno purificatore dal quale ripartire: «Non sempre le maggioranze hanno ragione».
Oggi il «rendez-vous» all’assemblea nazionale. Tra le assenze spiccherà quella di Chiamparino, che da tempo aveva combinato una puntata a Bruxelles per trovare il figlio. Quanto è bastato, dato il ruolo nel partito e la delicatezza del momento, ad alimentare la voce di una presa di distanza dal Pd. Altri ancora – come Saitta, alle prese con le trattative in vista del voto – saranno presenti ma non brillano di entusiasmo.
Ad alimentare lo scompiglio sotto la Mole, il riaccendersi del dibattito sulle alleanze e la presa di posizione di Calgaro sulla fusione Gtt-Atm. Questioni che, stando ad autorevoli esponenti del Pd, sono slegate dalle dinamiche nazionali. «Calgaro è stato coerente – spiega Esposito -. Io non ho mai detto di essere contrario alla fusione: Gtt entrerà in un grosso gruppo che cercherà di vincere quante più gare possibili in Italia. Detto questo, Chiamparino deve avere il coraggio di dire che la governance paritaria è fasulla e che non ci sarà alcun ritorno finanziario immediato per Torino. Anche sul bilancio di Gtt serve chiarezza. Caro Sergio, la verità è rivoluzionaria: nei rapporti politici e in quelli con la gente». Davide Gariglio prende le distanze dalle ipotesi di complottismo: «Prima bisognava aggiudicare il servizio del trasporto pubblico locale e costruire una solida rete di alleanze tra aziende a livello regionale, poi cercare un partner internazionale al quale vendere il 40-45% delle azioni di Gtt permettendo al Comune di fare cassa. Nessun contrasto con il sindaco, ma questa era e resta la mia posizione».
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febbraio 20th, 2009 — 5:54pm
1. Per fronteggiare la crisi aperta dalla sconfitta alle elezioni in Sardegna e dalle successive dimissioni del Segretario W. Veltroni, l’indizione immediata di un Congresso in cui confrontare piattaforme politiche e, su questa base, scegliere il nuovo segretario, sarebbe indubbiamente la strada maestra da seguire.
Tuttavia i tempi della politica, e prima ancora di quelli tecnici, sono tali, per l’imminenza delle elezioni di giugno, da rendere oggettivamente non praticabile un reale ed approfondito confronto, capace di coinvolgere davvero militanti, iscritti ed elettori del partito. Al contrario, la prossimità della scadenza elettorale rischierebbe di cristallizzare il partito sulle attuali posizioni, rendendo più difficile la ricerca di quelle nuove e più avanzate sintesi che rappresentano la reale sfida innovativa che abbiamo davanti per rilanciare il progetto del Partito Democratico, con il pericolo quindi di determinare una pericolosa ed ulteriore deriva della vita politica interna del Partito.
2. Il percorso che prevede l’elezione di D. Franceschini a segretario fino al Congresso, che si dovrà tenere immediatamente dopo le elezioni e che deve essere convocato dall’Assemblea di domani, dovrà consentire un reale confronto di idee e proposte su piattaforme politiche natura del partito e leadership. Questo percorso ci vede d’accordo ma deve essere accompagnato da immediati segnali di discontinuità, prima di tutto sul piano degli organismi dirigenti, attraverso da un lato l’azzeramento del Governo ombra e del Coordinamento politico e costruendo, dall’altro, un organismo di carattere straordinario e temporaneo, che faccia leva sui segretari regionali e su una rappresentanza significativa ed innovativa dei territori e delle sensibilità politiche e culturali che costituiscono il tessuto di base del nostro partito, garantendo il pieno coinvolgimento dell’Assemblea e di tutto il partito.
3. Al tempo stesso, in vista soprattutto delle prossime elezioni, è indispensabile che vengano affrontati con la determinazione necessaria i nodi finora irrisolti non solo nella nostra iniziativa e nella politica del Paese, per definire una sintesi chiara (dalle questioni della bioetica alle politiche del lavoro per fronteggiare la crisi alla collocazione europea del PD per far solo alcuni esempi) in modo tale da costruire una proposta politica e programmatica, che contemporaneamente parli al Paese e ci consenta di affrontare con forza le elezioni amministrative ed europee,avviando così una credibile alternativa all’attuale governo della destra.
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febbraio 18th, 2009 — 2:58pm
Bisogna ringraziare Walter Veltroni per quanto fatto in un contesto difficile soprattutto a causa dei quotidiani logoramenti interni. Avrei preferito rimanesse al suo posto ma sono certo non verrà meno il suo contributo nella battaglie che attendono da oggi il PD e dalle quali dipende la tenuta del nostro progetto riformista.
Invito Dario Franceschini e a procedere da subito a un drastico mutamento delle persone che compongono la ‘squadra’ che ha circondato Veltroni, perché è da lì che provengono i principali problemi all’unità del partito. Talvolta, infatti, non è il re che dovrebbe essere deposto ma è la corte che dovrebbe sloggiare.
Mi riferisco, per essere chiaro, alla triade formata da Goffredo Bettini, Giorgio Tonini ed Enrico Morando, i quali, anziché impegnarsi a tentare di vincere le prossime elezioni di giugno, attraverso dichiarazioni ed interviste oramai quotidiane paiono preoccuparsi solo di portare avanti personali regolamenti di conti interni con questo o quel presunto capo componente.
Ridimensionare il ruolo di questi dirigenti non potrebbe fare che bene al PD e alla difficile battaglia politica contro Silvio Belusconi e il PDL.
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