Archive for marzo 2009


Europee

marzo 31st, 2009 — 3:33pm

“In questi giorni si è discusso animatamente intorno alla questione del Capolista nel Nord Ovest per le elezioni europee. In più di un’occasione Dario Franceschini, Piero Fassino e Pierluigi Bersani, tra gli altri, hanno dichiarato che quella di Sergio Cofferati sarebbe una buona scelta. Non ci interessa sapere quali ragioni abbiano spinto Sergio Cofferati a non ricandidarsi più come Sindaco di Bologna, né le sue motivazioni personali ci possono in qualche modo riguardare. 

Credo che il PD debba concentrarsi con determinazione sulla prossima scadenza elettorale europea e non smarrirsi in polemiche interne assolutamente sterili. 

Qualora i vertici nazionali del partito dovessero individuare in Sergio Cofferati il Capolista per il Nord Ovest, certamente potrà contare sul mio appoggio personale e sul pieno sostegno di ‘Sinistra per’ e di tutti i militanti e gli elettori che hanno a cuore un risultato positivo per il PD”.

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IL GOVERNO HA CANCELLATO IL FINANZIAMENTO AL PROLUNGAMENTO DELLA LINEA METROPOLITANA 1

marzo 25th, 2009 — 8:48pm

Quest’oggi durante l’audizione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli da parte delle Commissioni VIII e IX della Camera dei Deputati, relativamente alla Delibera CIPE del 6 marzo, che contempla tutti gli interventi e le opere finanziate dallo Stato, i deputati del PD Stefano ESPOSITO e Mario LOVELLI verificavano alla voce “reti di trasporto e sistemi metropolitani” l’assenza del finanziamento per il prolungamento della Linea metropolitana 1 da Lingotto a piazza Bengasi e da Collegno a Rivoli

L’On. Stefano ESPOSITO ha richiesto un esplicito chiarimento sul punto al Ministro Matteoli, il quale ha confermato che per l’anno 2009 non sono previsti finanziamenti per queste due opere. 

        “La scelta del Governo è di inaudita gravità – hanno commentato i Deputati Stefano ESPOSITO e Mario LOVELLI – e di ciò sono responsabili gli esponenti del centro-destra piemontese, a cominciare da Enzo Ghigo ed Agostino Ghiglia che, quando nei mesi scorsi avevamo denunciato il rischio che Torino potesse venire penalizzata dal Governo, ci accusavano di inventarci cose inesistenti. Quel rischio si è fatto realtà: il Governo non dà soldi a Torino per infrastrutture fondamentali per l’area metropolitana. Oggi finalmente è chiaro da dove arrivano le bugie e le falsità: dal centro-destra di Ghigo e di Ghiglia. I parlamentari piemontesi del PD si opporranno con tutti gli strumenti possibili a questa aggressione nei confronti di Torino e del Piemonte”. 

L’On. Stefano ESPOSITO ha annunciato che chiederà al Presidente Antonio Saitta e al Sindaco Sergio Chiamparino di assumere un’iniziativa forte nei confronti del Governo da concordare con i parlamentari del PD. 

 

On. Stefano ESPOSITO 

On. Mario LOVELLI 

Deputati PD Piemonte

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Lettera a Dario Franceschini

marzo 17th, 2009 — 8:22pm

Caro Segretario,  

in queste settimane il Partito Democratico si è distinto per una forte iniziativa politica sui temi della crisi economica. Le varie proposte avanzate, dal contributo di solidarietà all’assegno ai disoccupati alle misure a sostegno delle piccole e medie imprese, dimostrano come il PD sia un partito che sta a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Proposte concrete e credibili a fronte dell’insufficienza dell’azione del Governo.  

Il Piemonte è uno degli epicentri di questa crisi. Stiamo assistendo a una crescita esponenziale della cassa integrazione e a uno stillicidio di imprese che chiudono i battenti. Ogni giorno è un bollettino di guerra che fa sorgere grandi preoccupazioni sulla tenuta complessiva del sistema nonostante gli sforzi fatti dalle amministrazioni locali, a cominciare dalla Regione.  

La chiusura dello stabilimento Indesit di None è il tragico simbolo di tutto questo. Un’azienda sana che, tuttavia, decide di licenziare circa 700 lavoratori.  

Il PD non intende accettare questa decisione perché non è nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori che può consistere la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.  

Il PD ha presentato un’Interrogazione per incalzare il Governo, sollecitando la convocazione di un tavolo di confronto tra azienda e sindacati. Anche al Parlamento Europeo è stata presentata un’Interrogazione per chiedere  di verificare se vi sia una corrispondenza tra la chiusura dello stabilimento italiano ed un aumento delle assunzioni in quello polacco. Nei giorni scorsi abbiamo criticato il silenzio della proprietà.    

Pertanto, sarebbe particolarmente significativo se alla manifestazione indetta dai sindacati per venerdì 20 marzo la delegazione piemontese fosse guidata dal Segretario nazionale o, eventualmente, dal Capogruppo PD alla Camera o al Senato.  

Per lanciare un segnale politico forte e coerente con le prese di posizione avanzate nelle ultime settimane. Un segnale politico che un partito riformista come il nostro deve avere il coraggio di lanciare.

 

I Deputati PD 

Stefano ESPOSITO 

Giorgio MERLO 

Antonio BOCCUZZI 

Marco CALGARO 

Gianni VERNETTI 

Giacomo PORTAS

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Com’è difficile fare i padroni quando in politica si sta a sinistra

marzo 16th, 2009 — 11:07am

Stefano Feltri – Il Riformista

C’è una storia di crisi e recessione che sta spaccando il Partito democratico e che ripropone una vecchia questione: gli imprenditori possono essere di sinistra?

La vicenda è quella della Indesit, una delle società del gruppo Merloni, che ha deciso di chiudere lo stabilimento di None, a Torino, e trasferire tutta la produzione di lavastoviglie a Radomsko, in Polonia. La decisione, spiega l’azienda in un comunicato, «è dovuta esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali». I seicento operai di None si troveranno quindi senza lavoro, con la fabbrica chiusa e senza la speranza di una ristrutturazione come quella che, a Firenze, ha permesso alla Elettrolux di smettere di produrre frigoriferi non competitivi per dedicarsi ai pannelli solari. Fin qui una delle tante ristrutturazioni aziendali che hanno toccato il Piemonte negli ultimi mesi. La differenza è che in Parlamento siede Maria Paola Merloni, 43 anni, figlia del presidente della Indesit Vittorio, deputata del Pd e, finché è durato, ministro del Governo ombra. In eccellenti rapporti con Francesco Rutelli, l’onorevole Merloni ha rivendicato in una recente intervista: «Non sono né prestata alla politica né in aspettativa dall’impresa, cerco di conciliare le due cose». Infatti continua a sedere nel consiglio di amministrazione.

Ai deputati del Pd che andavano ai cancelli dell’Indesit a discutere con gli operai del futuro dell’azienda e di come fare pressione sul Governo, veniva risposto: parlatene con lei. Così Stefano Esposito, anche lui onorevole, ha provato a chiedere alla Merloni di incontrare i dipendenti, ma visto il suo silenzio, ha fatto un comunicato pubblico firmato anche da altri due deputati, Antonio Boccuzzi e Giorgio Merlo in cui si appellano all’onorevole Merloni perché «pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l’appartenere a un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica». E il Pd chiede al Governo (nello specifico al ministro dello Sviluppo Claudio Scajola) di convocare un tavolo per discutere della crisi della Indesit. Ma tra i banchi della maggioranza qualcuno ironizza che il tavolo dovrebbero convocarlo all’interno dello stesso Partito democratico con Maria Paola Merloni. Intanto i sindacati preparano una manifestazione nazionale a Torino contro la Indesit e la sua proprietà: «Noi ci opponiamo all’ipotesi della chiusura e chiediamo soluzioni alternative», spiega Gianluca Ficco della Uilm, ma soprattutto protestano contro la svolta dell’azienda, che ha rotto una lunga tradizione di confronto con i lavoratori per andare allo scontro diretto. E il 20 marzo, con il corteo, forse sfileranno anche alcuni deputati del Pd marciando, di fatto, contro la propria collega Merloni.

La sensazione che comincia a circolare a sinistra, ma che nessuno si sente di dichiarare pubblicamente, è che la crisi stia dimostrano che gli industriali non possono essere davvero di sinistra perché, quando la situazione è difficile, le logiche aziendali prevalgono sempre sui valori del partito. Un argomento a favore di questa tesi lo si trova anche alla Piaggio, altra azienda che conta un parlamentare tra i componenti della proprietà. Matteo Colaninno, altro ministro ombra democratico, non si occupa direttamente della gestione del gruppo industriale comprato pochi anni fa dal padre Roberto (ora presidente di Alitalia). Mentre faceva il ministro ombra dello Sviluppo, la Piaggio chiudeva un accordo separato (senza la firma della Cgil, cioè) che ora sarà sottoposta a un referendum tra i dipendenti. «L’azienda si è comportata secondo la logica del prendere o lasciare», dice Maurizio Landini, che per la Fiom sta seguendo la trattativa.
Nel caso dei Colaninno, dice un osservatore, c’è un’altra variabile che conferma l’imbarazzo di essere imprenditori a sinistra: i rapporti di famiglia. Quando suo padre Roberto si candidò a comprare Alitalia – nella cui quota evidentemente Matteo è giocoforza cointeressato – il giovane ministro ombra per lo Sviluppo doveva andare in tv a dire che l’investimento famigliare (cioè anche suo) era politicamente sbagliato e dannoso per i conti pubblici.

«A volte è molto meglio tagliare un dito che perdere un braccio», ha detto ieri in un’intervista Massimo Calearo, che prima di entrare in Parlamento con il Pd aveva la fama di essere tra i più duri in Federmeccanica, associazione di categoria delle imprese di metalmeccanica e minacciava lo sciopero fiscale contro l’inefficienza romana. Ha spiegato che Maria Paola Merloni «sta soffrendo tantissimo per tutta questa situazione» e il Pd «è un partito molto ampio, dove ci sono imprenditori e anche sindacalisti. Ed è giusto che ci sia dialettica e confronto». Non sarà che con la Grande Recessione si scopre che, sotto sotto, gli imprenditori sono sempre di destra? «Non me lo faccia dire, voglio ancora pensare che si possa essere imprenditori in modo diverso, riformista, e sul modello di Adriano Olivetti. Per questo mi aspetto che la Merloni dica qualcosa, qualsiasi cosa, ma non sono certo che lo farà», risponde l’onorevole Stefano Esposito.

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Una battaglia, per esempio

marzo 15th, 2009 — 12:46pm

Se io fossi Franceschini volantinerei questa tabella in cui si vede come l’Italia è il Paese che nel mondo ha investito la quota proporzionale più bassa dei suoi incentivi anticrisi nelle iniziative ambientali (i dati completi li trovate qui, cliccare in alto a destra “Ambiente, Italia ultima”).

via Piovono Rane

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CONVOCARE CON URGENZA UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA AZIENDA E SINDACATI

marzo 12th, 2009 — 4:27pm

“Convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l’azienda ed i sindacati al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento Indesit di None e la conseguente perdita del posto di lavoro per più di 600 lavoratori” e “verificare se alla chiusura dello stabilimento di None non corrisponderà un aumento dell’occupazione dello stabilimento di Radomsko, condizione indispensabile per ottenere specifici finanziamenti del Paese ospitante lo stabilimento, e quali provvedimenti intende adottare al riguardo”: queste le richieste contenute in un’Interrogazione al Governo presentata quest’oggi dagli On. Cesare DAMIANO (Responsabile Nazionale Lavoro PD e Capogruppo alla Commissione Lavoro), Anna ROSSOMANDO e Giorgio MERLO e sottoscritta dai Parlamentari piemontesi Antonio BOCCUZZI, Luigi BOBBA, Marco CALGARO, Stefano ESPOSITO, Piero FASSINO, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Giacomo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Gianni VERNETTI. 

I Deputati del PD ricordano come l’Indesit mantiene in Italia, oltre al quartiere generale di Fabriano, sette stabilimenti produttivi, in aggiunta a quello di None (che impiega circa 600 lavoratori e produce circa 850 mila elettrodomestici l’anno), il centro ricerche, la logistica e le attività di marketing per un totale di circa 5.600 dipendenti. Negli ultimi tre anni l’azienda ha operato importanti investimenti, sia sul nuovo prodotto sia sugli impianti, per un importo complessivo di circa 60 milioni di euro di cui 20 proprio nello stabilimento di None. Nonostante questo i rappresentanti del Gruppo hanno ribadito che “malgrado gli sforzi, tuttavia, la domanda di mercato è stata molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza l’azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti di None e di Radomsko, in Polonia. La decisione di mantenere lo stabilimento polacco a scapito di quello torinese è dovuto esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali”. 

“Da notizie di stampa – aggiungono i Deputati piemontesi del PD – si apprende che la volontà del gruppo dirigente aziendale di chiudere lo stabilimento di None, mantenendo lo stabilimento di Radomsko, sarebbe anche legata alla possibilità di ricevere risorse statali in Polonia subordinate, tuttavia, ad un aumento della crescita occupazionale in quel Paese. Ne deriverebbe che la chiusura e il licenziamento di circa 600 lavoratori italiani corrisponderebbe ad un aumento delle assunzioni nello stabilimento in Polonia, con un vero e proprio ‘dumping sociale’ a scapito dei nostri lavoratori”. 

Con l’Interrogazione si chiede, pertanto, al Governo di “verificare presso le Istituzioni europee quali iniziative si stiano prendendo al riguardo”. 

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Indesit, lo strano e misterioso silenzio della proprietà

marzo 12th, 2009 — 2:41pm

“La annunciata chiusura dello stabilimento Indesit di None con un drammatico risvolto occupazionale chiama direttamente in causa l’irresponsabile comportamento della proprietà di questo storico presidio industriale.

Una responsabilità sociale, innanzitutto, che registra un silenzio assordante della proprietà, se non un passivo avallo alla decisione di licenziare quasi 700 persone gettandole in una situazione di miseria ed emarginazione. Non è questo, e non può essere questo, il modello economico ed industriale che ispira le scelte del PD.

Non si può tollerare un atteggiamento di disinteresse e di pura speculazione che confligge con la responsabilità sociale delle imprese, di qualunque impresa.

Il PD ha il dovere politico di denunciare questa situazione con un’iniziativa politica che non individui nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.

Sotto questo profilo, la responsabilità politica sociale ed imprenditoriale del Gruppo Merloni è grave e senza precedenti.

Il PD sta incalzando il Governo affinché si mettono in campo misure vere e concrete per sostenere i lavoratori e le famiglie, ed è per questo che viviamo con disagio il silenzio della nostra collega Paola Merloni, di cui noi comprendiamo la difficoltà del doppio ruolo (Parlamentare del PD e imprenditrice) ma che non è compreso dai lavoratori che chiedono a noi una coerenza tra le parole e i fatti. Per questo rivolgiamo un accorato appello a Paola Merloni, affinché, pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l’appartenere ad un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica.

Stefano Esposito

Giorgio Merlo

Antonio Boccuzzi

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Provinciali, nel Pd scatta il lodo Saitta

marzo 6th, 2009 — 8:36am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Toccherà al presidente Antonio Saitta mettere le mani nella lista dei candidati alle provinciali. Una rogna in più. Un incarico affidato dalle segreterie di Torino dopo che il numero uno di Palazzo Cisterna ha minacciato: «Se non si trova un accordo sull´elenco non mi candido». L´intesa non sembra a portata di mano, tanto che nemmeno le parole del presidente hanno scosso le correnti del partito.

Impossibile trovare un accordo immediato. Alla fine la soluzione meno traumatica è stata quella di affidare al presidente l´incarico. Il Pd è arrivato alla riunione di ieri sera, presente anche il segretario regionale Gianfranco Morgando, alla cieca. Senza un menu di accordi preliminari, nonostante due giorni di meditazione, di riunioni e di lavoro delle colombe delle varie componenti. Saitta è andato subito all´attacco: «Non sono disponibile a fare il semplice testimone – ha detto – bisogna correre per vincere queste elezioni. Questo non è però il modo migliore. Se non si troverà una soluzione non andrò avanti perché si tratta del mio partito». Insomma, il presidente della Provincia ha deciso di alzare il tiro, consapevole dei rischi. Provocazione che è servita ad abbassare i toni, ma non è servita a smuovere le acque. Alla fine i dirigenti hanno deciso di affidare carta bianca all´inquilino di Palazzo Cisterna. Toccherà a lui l´onere di sciogliere i nodi aperti.

Saitta, che si è preso una settimana di tempo, presenterà la lista dei 45 in assemblea. Un superlavoro per il presidente che è già alle prese con la composizione della sua lista che dovrebbe portare il suo nome. Il sì a questa soluzione è arrivato non solo dai dirigenti, ma dal numero uno del Pd in città, Carlo Chiama, e in provincia, Caterina Romeo. «Si tratta di un´assunzione di responsabilità – dice Chiama – anche perché si è riuscito a trovare un metodo unanime, recuperando un rapporto che si era deteriorato». E Romeo aggiunge: «Siamo d´accordo che Saitta ricomponga le divisioni, a patto che non si disperda il lavoro fatto e che rimangano valide tutte le regole decise».

In segreteria è intervenuto anche il segretario regionale Morgando: «Rivincere in provincia di Torino è una partita troppo importante. Di fronte a questo quadro ci sono solo due strade: assunzione di responsabilità da parte degli organismi dirigenti oppure ricorso alle primarie. Ma in questo momento le primarie provocherebbero solo uno scontro tra le componenti che avrebbe un effetto dirompente. Assomiglierebbe ad una lotta tra bande. Il Pd sta raggiungendo un faticoso equilibrio tra aree diverse, ma non ha ancora raggiunto un punto di integrazione. Bisogna costruire un equilibrio plurale».

Difficile pensare che un elenco presentato dal candidato espresso dal Pd e dalla colazione possa essere messo in discussione. Opzione che l´onorevole Stefano Esposito, esponente di «Sinistra Per» non vuole cancellare: «Avevo auspicato l´impegno di Saitta almeno due volte in assemblea. Meglio tardi che mai. Qualunque lista dovrà essere accettata dal gruppo dirigente e non potrà annullare le regole che ci siamo dati, primarie comprese».

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Pd, Chiamparino prova a mettere pace

marzo 2nd, 2009 — 12:20pm

Il primo cittadino invita a riaprire la discussione: «Sarebbe bene trovare una soluzione ragionevole. C´è un mese e mezzo di tempo. Abbastanza per un confronto supplementare. Altrimenti si continua a presentare solo un partito diviso e litigioso, continuando con la sindrome che prima ha caratterizzato il governo Prodi e poi il Pd».

Il rischio di arrivare ad uno scontro interno molto duro c´è. Una parte della maggioranza che sostiene la segreteria Morgando, quella che fa riferimento a Piemone Europa, sabato non ha partecipato al voto sulla lista presentata dai segretari cittadini e provinciali, uscendo dalla sala dell´Atc insieme alla minoranza di Piemonte Democratico. Davide Gariglio, leader di una delle due componenti Popolari e presidente del consiglio regionale, sostiene che non «esiste più una maggioranza» e che «il Pd non è il partito che ci aspettavamo» e che con la lista si sono «sistemati solo gli amici». Che non ci sia più una maggioranza è anche un leit motiv del numero uno di «Sinistra Per», Stefano Esposito, componente in asse con i Bindiani. Esposito è altrettanto diretto: «Gariglio la smetta di fare l´ipocrita. Non è soddisfatto solo perché avrebbe voluto il suo segretario Fazzone in lista. Nessuno è vergine e quello che uccide il partito non sono le correnti ma l´ipocrisia». La questione staffisti e segretari tiene banco, non solo sulle pagine di Facebook nei messaggi tra i vari iscritti chiamati in causa, ma a colpi di lettere aperte, come quella firmata da Gianni Vernetti e dall´assessore Gianna Pentenero a sostegno di Rosanna Abbà, collaboratrice della vicesegretaria regionale Anna Rossomando, e di Paolo Parmentola, staffista del vicepresidente regionale Paolo Peveraro: «Non si possono ridurre i curriculum di militanti di lungo corso a segretaria di Tizio o assistente di Caio». 

Il vicesegretario regionale, Roberto Tricarico, è d´accordo in modo provocatorio con Gariglio: «Se la maggioranza nel partito esiste solo per distribuire posti meglio che si dissolva. Ben venga che non ci sia più. Non dovrebbe essere una camera di compensazione per distribuire poltrone, ma per fare scelte politiche». E aggiunge: «La maggioranza non è mai riuscita a fare sintesi su una questione, dalla fusione Atm-Gtt al testamento biologico. Non ci può essere il libera tutti quando si fa politica e il tutti insieme quando ci si divide i posti. L´unico posto che interessa è quello della presidenza della giunta provinciale». E poi una critica sulla lista: «Avrei capito una critica sulla mancanza di operai, rappresentanti del commercio e delle imprese. Sul resto no».

Anche l´onorevole Giorgio Merlo non sembra aver apprezzato le parole di Gariglio: «Non credo sia particolarmente costruttivo alimentare polemiche astiose sulla questione dei candidati. Se qualche corrente pensa che si debba innescare una resa dei conti per la non candidatura di esponenti della medesima corrente, siamo messi veramente male e destinati ad avere un futuro politico alquanto balbettante ed incerto». Soluzione? «L´unità interna per evitare che il Pd sia un mero cartello elettorale».

Non vuole entrare nella polemica il coordinatore regionale della segreteria, Stefano Lo Russo, ma è molto dispiaciuto per le parole di Gariglio: «Sono però convinto che ben presto i rapporti torneranno alla consueta cordialità e amicizia. Questione di tempo. A livello regionale c´è sempre stata una gestione unitaria».

E la minoranza di Piemonte Democratico non sta a guardare. In alcuni collegi, come Borgo Dora Vanchiglia, dove è stata candidata Paolo Parmentola dello staff del vicepresidente della Regione Paolo Peveraro, si stanno già raccogliendo le firme per andare alle primarie il 29 marzo, innescando una lotta interna alla componente con Gerardo Marchitelli, considerato il candidato naturale. Altri problemi al Lingotto, dove c´è il capo della segreteria del sindaco, Carlo Bongiovanni, mentre il collegio sarebbe dovuto toccare a Silvia Fregolent. Scelte fatte dai segretari, secondo Piemonte Democratico, per mettere in difficoltà la minoranza. «L´unica cosa da fare – sottolinea Federico Fornaro leader di Piemonte Democratico – sarebbe andare alle primarie in tutti i collegi dove non ci sono candidati unici o uscenti. Azzeriamo tutto perché si è voluto forzare. Si passi la questione a livello regionale o nazionale e si riparta». Risponde Caterina Romeo, coordinatrice provinciale: «Abbiamo costruito una lista equilibrata e capace di vincere, se si vogliono le primarie basta raccogliere le firme necessarie. Comprendo le delusioni personali ma è inaccettabile che qualcuno si possa spingere a chiedere l´annullamento di una decisione presa da un organismo democraticamente eletto». Primarie che si tengono anche per decidere i candidati sindaci nei Comuni dell´hinterland. A Beinasco si sono tenute ieri. I dati non ufficiali danno in vantaggio Maurizio Piazza a discapito di Matteo Francavilla.

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