Tag: intesa sanpaolo


La “crisi” di Chiamparino: ma dagli errori imparo

maggio 5th, 2010 — 9:12am

La “crisi” di Chiamparino: ma dagli errori imparo

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Il PD cerca sindaco

maggio 4th, 2010 — 2:36pm

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Il sindaco contro i poteri forti divide il partito e il sindacato

maggio 3rd, 2010 — 8:27am

VERA SCHIAVAZZI – Repubblica

Tra Chiamparino e Enrico Letta, la Torino politica e sindacale tende a tifare per il sindaco. E a dire che è lui ad avere ragione quando critica il suo partito, il Pd, colpevole di essere ‘subalterno ai poteri forti´, e cioè alla finanza e all´economia. Ma. Ci sono molti ma, a cominciare da quelli espressi da Stefano Lo Russo, coordinatore della segreteria regionale, l´esponente forse più vicino a Morgando, il segretario, che a sua volta ha percepito come rivolte anche a lui le critiche del primo cittadino. «Quello che il Pd deve recuperare non è certo il controllo sulle banche, quanto la capacità di rappresentare i problemi della maggior parte dei cittadini, che ritengono scandaloso che in un anno duro come il 2009 Intesa e Unicredit si siano pagati i dividendi mentre le fabbriche chiudevano – dice Lo Russo – Lo pensano anche molti imprenditori piemontesi, che magari non sono interessati alle alchimie bancarie ma avrebbero avuto o hanno ancora bisogno di credito per non perdere competitività e commesse e per poter pagare dipendenti e fornitori. Su questo aspetto Chiamparino ha ragione». E l´equilibrio tra Torino e Milano? «Non è importante sapere se un candidato è torinese doc, dove abita, dove ha studiato, quanto chiedersi qual è il suo progetto per una banca come Intesa – risponde Lo Russo – Quanto all´autoreferenzialità, da un lato è giusto che il sistema di governante delle fondazioni garantisca un minimo di protezione dallo spoil system, dall´altro questo non può voler dire che gli assetti siano immutabili».

Giovanna Ventura, segretaria piemontese della Cisl (lo stesso sindacato dal quale arriva Bruno Manghi, il consigliere più critico della gestione Benessia) è d´accordo con Chiamparino sulla sostanziale insensibilità delle banche: «Non è stato fatto abbastanza né per le imprese né per le famiglie, ma soprattutto non sono state promosse quelle politiche, come la formazione per i cassintegrati, delle quali c´era e c´è estremo bisogno. Le responsabilità non sono solo della Compagnia, ma è proprio lei l´interlocutore principale qui».

Il parlamentare Pd Stefano Esposito è caustico verso Chiamparino, anche se non può che dirsi d´accordo su un atteggiamento di maggiore responsabilità sociale delle banche: «Come fa il sindaco a parlare di ‘poteri forti´ quando negli ultimi dieci anni tutte le operazioni economiche della città lo hanno visto protagonista? Dovrebbe essere il primo a chiedere le dimissioni di Benessia. Non so come se ne uscirà, ma certo tra una borghesia che bada solo ai propri interessi come quella rappresentata dall´attuale presidente della Compagnia e un´altra, come quella che Salza ha rappresentato finora, che manifesta un minimo di visione sociale preferisco la seconda. Ma mi aspetto che dal prossimo sindaco le nomine siano fatte scegliendo qualcuno che rappresenta la città reale». E il segretario della Cgil piemontese si unisce all´auspicio: «Le banche italiane sono piccole rispetto a quelle mondiali, e sostenute dal risparmio – dice Vincenzo Scudiere -. Per questo dovevano fare di più, anche in modo diretto, contro la crisi. Ma sono in tempo a cambiare rotta”.

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Senza Intesa, Siniscalco si ritira

aprile 30th, 2010 — 6:25pm

Marco Ferrante – Riformista

Domenico Siniscalco ha ritirato la propria disponibilità per il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, alla vigilia dell’assemblea della banca che si tiene stamane a Torino. Una nota diffusa dalle agenzie dice che Siniscalco si ritira «in polemica» con la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca, perché in due settimane, non è neppure riuscita a formulare una candidatura univoca per il ruolo che pure gli era stato proposto. L’ex ministro si è irritato per la pubblicazione sui giornali dei verbali della riunione della Compagnia del 14 aprile (ma lo vedremo più avanti).

Nella nota, Siniscalco ringrazia «il sindaco di Torino e tutti gli azionisti che hanno manifestato il loro apprezzamento, sostenendo la sua candidatura». Ironia molto siniscalchiana, dal momento che proprio l’apprezzamento del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, espresso in una intervista a Repubblica parecchio criticata, aveva causato le reazioni anti Siniscalco degli altri grandi soci della banca, a partire dalla fondazione Cariplo, il cui presidente Giuseppe Guzzetti è stato sin dal primo momento apertamente contrario all’ipotesi di sostituire l’attuale presidente del consiglio di gestione di Intesa, Enrico Salza. E Chiamparino ha reagito alla decisione di Siniscalco dicendo: «Hanno prevalso i poteri forti».

A questo punto c’è un altro candidato indicato dalla Compagnia di San Paolo, Andrea Beltratti, che peraltro aveva ottenuto più voti di Siniscalco e che ha confermato ieri la sua candidatura alla presidenza. Benessia in un comunicato lo ha indicato come l’unico candidato per Torino. Elsa Fornero – vicepresidente della Compagnia, da oggi (la eleggerà l’assemblea) vice-presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa Sanpaolo, nonchè probabile componente del comitato nomine che designerà il consiglio di gestione – dice che la sosterrà. Ma si profila anche il ritorno in pista della candidatura Salza, a cui in molti guardano con interesse. Si vedrà nelle prossime ore.

Ma che cosa ha portato Siniscalco a ritirarsi? Breve riepilogo. Ieri mattina sono stati pubblicati dal Corriere della Sera e dalla cronaca torinese della Stampa i verbali della riunione del comitato esecutivo in data 14 aprile della Compagnia di Sanpaolo. In quella occasione Angelo Benessia, presidente della Compagnia, aveva forzato la mano. Aveva chiesto al comitato di esprimere una preferenza per il candidato torinese alla presidenza del consiglio di gestione di Banca Intesa Sanpaolo. Preferenza irrituale non prevista dalle procedure. Aveva chiesto anche di escludere Salza, presidente uscente, e proposto il ticket Siniscalco-Beltratti. Dai verbali emerge il netto no di Elsa Fornero, collega universitaria di entrambi, e di altri dissenzienti. La pubblicazione dei verbali, insieme all’emergere sempre più netto di una opposizione alla sua nomina dai vertici di Intesa e di alcuni azionisti chiave, hanno spinto Siniscalco ieri, alla vigilia dell’assemblea della banca, a sganciarsi da una vicenda che diventava sempre più imbarazzante. Gesto apprezzato da amici e avversari dell’attuale capo delle attività italiane di Morgan Stanley.

La rinuncia di Siniscalco produce due risultati. Il primo riguarda i nuovi assetti della banca. Il suo arrivo veniva considerato come un punto a favore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. I due hanno un rapporto travagliato, Siniscalco prese il suo posto al ministero dell’economia nell’estate 2004 quando Tremonti fu allontanato in uno scontro dentro la maggioranza. Ma con il tempo le cose si sono un po’ aggiustate. E l’attuale ministro considera l’economista torinese una persona amica e gradita. Né gli azionisti, né i vertici di Intesa Sanpaolo erano entusiasti di avere in banca un uomo in rapporti di vicinanza con il ministro. Va detto, peraltro, che Tremonti aveva espresso simpatia per la candidatura Siniscalco ma aveva anche aggiunto che non ne avrebbe fatto una malattia se non ce l’avesse fatta.

Primo provvisorio bilancio in attesa delle nomine della prossima settimana: il no di Siniscalco è una vittoria per Giuseppe Guzzetti, capo della fondazione Cariplo, arbitro degli equilibri azionari della banca, leader delle fondazioni raccolte nell’Acri, il primo a non avere apprezzato il tentativo di Benessia di imporre un nome non concordato con le altre fondazioni azioniste e seccato con Chiamparino per aver coperto da sinistra la scelta pro Siniscalco. Rafforza Corrado Passera, il quale non aveva mai fatto mistero di preferire Enrico Salza a Siniscalco. Sancisce il ruolo di autorità di ultima istanza in banca Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli, il quale secondo alcune ricostruzioni, a un certo punto ha deciso di intervenire per ripristinare metodo di comportamento ed equilibrio tra gli azionisti. E indebolisce, ovviamente, la posizione di Benessia, presidente della Compagnia San Paolo e grande sconfitto della giornata di ieri. Il ruolo dell’avvocato torinese si ridimensiona nel suo tentativo di sfondare nel risiko economico e finanziario, e diventa molto vulnerabile nel quadro dei poteri torinesi, dove a questo punto si apre una fase di guerra, perché i vertici della Compagnia sono espressione del sistema produttivo e camerale e degli enti locali, che a Benessia chideranno conto.

Il deputato del Pd Stefano Esposito, avversario della Compagnia nella stagione Benessia, ieri ha chiesto le dimissioni del presidente per non aver saputo gestire questa fase. Il presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, piddino, chiede anche lui le dimissioni e la convocazione di un consiglio generale. Ma Stefano Esposito apre un fronte ulteriore. Nella sua nota dice di essere dispiaciuto per il fatto che il sindaco Chiamparino si sia lasciato trascinare in questa vicenda. Già. Perché da ieri a Torino si apre un caso Chiamparino. Era stato lui a volere Benessia alla guida della Compagnia, e – secondo le osservazioni dei suoi oppositori – gli aveva consentito di sganciarsi dal rapporto con il sindaco e con il Pd, e di avvicinarsi a Tremonti, soprattutto negli ultimi tempi in vista di una affermazione della Lega. Ed era stato lo stesso Chiamparino ad aprire le ostilità con Guzzetti con una intervista poco accorta in cui aveva dato la sua ricostruizione dei rapporti di potere intorno alla nomina dei vertici di Banca Intesa Sanpaolo. E in cui aveva sostenuto la bontà della soluzione Siniscalco, e per questo criticato da chi – per esempio, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina – aveva contestato la validità politica di una soluzione che dal punto di vista di un pezzo del partito democratico regalava al ministro dell’Economia il vertice della prima banca operante sul territorio nazionale. Chiamparino ha reagito con una replica dai toni duri al passo indietro di Siniscalco. Ma alcuni osservatori rinvengono in quel passaggio in cui parla di «logica dettata da poteri forti e autoreferenziali, per i quali la politica è buona solo quando rafforza tale autoreferenzialità», quasi un riflesso di contaminazione leghista. «Certo che si apre un caso Chiamparino – dice Antonio Saitta al Riformista – e si chiude una fase nella vita del Pd». Due giorni fa, a Roma, in una riunione di parlamentari piemontesi del Pd sono emersi nervosismo e insofferenza generali nei confronti del sindaco.

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Parte l´attacco bipartisan al vertice della Compagnia

aprile 30th, 2010 — 8:16am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Le parole sono garbate, ma il senso è uno: il primo responsabile del pasticcio se ne vada. Il ritiro della disponibilità da parte di Domenico Siniscalco ad entrare nel consiglio di gestione della banca in contrasto con la Compagnia di San Paolo e con il presidente Angelo Benessia ha provocato un terremoto sotto la Mole. E le richieste di dimissioni arrivano da più fronti.

Il primo è il presidente della Provincia, Antonio Saitta, che aveva già criticato il sistema adottato da Benessia: «Non poteva che finire così. Il ritiro della candidatura di Siniscalco è la prevedibile conseguenza di una vicenda mal gestita fin dall´inizio da parte del presidente di Compagnia. Siamo ai dilettanti allo sbaraglio». E aggiunge: «Tragga le conseguenze del suo errore per consentire alla fondazione di aprire una nuova fase dove le realtà istituzionali, economiche e sociali abbiano realmente voce». Il sindaco Sergio Chiamparino non parla di assunzioni di responsabilità, ma di «incapacità di scegliere un candidato unico da parte della fondazione e di logiche dettate dai poteri forti».

Il coordinatore del Pdl, Enzo Ghigo, sostiene che la «Compagnia ci ha fatto fare una figura da cioccolatai». Il passo indietro arriva a poche ore dall´assemblea dei soci dell´istituto di Ca´ de Sass che si terrà oggi in piazza San Carlo. «Con il venir meno della candidatura di Siniscalco, Torino e il Piemonte hanno perso l´opportunità di candidare al vertice uno dei più importanti istituti del Paese una figura che avrebbe impersonificato la difesa della torinesità», sottolinea Ghigo. E aggiunge: «Resta lo sconcerto per il modo in cui questa candidatura è stata gestita. Spero che di questo fallimento qualcuno voglia assumersi le responsabilità che gli competono».

Sulla stessa lunghezza d´onda il numero uno del Pd regionale, Gianfranco Morgando, anche lui critico sul metodo: «I vertici della Compagnia di San Paolo dovranno assumersi le responsabilità di questa vicenda che si può sintetizzare come un duro colpo al ruolo di guida che Torino giustamente ambiva a svolgere nella governance della più grande banca italiana. Il Piemonte esce indebolito». Secondo Morgando «l´unico modo per aprire una fase nuova, anche per le scelte più urgenti di definizione degli assetti, tra Torino e Milano», sono le dimissioni di Benessia. Tra i critici della prima ora anche l´onorevole Stefano Esposito del Pd: «Benessia tragga le conseguenze del suo disastro, il maggior azionista deve avere un rappresentante più autorevole e credibile. Peccato che il sindaco Chiamparino si sia fatto trascinare nella peggiore vicenda della storia della Compagnia».

Il presidente della Compagnia non sembra però intenzionato a fare passi indietro. Anzi. Sostiene che esiste un secondo candidato, il professore bocconiano, Andrea Beltratti, «che esprime appieno la giusta valenza della torinesità». Non solo per questioni anagrafiche, «ma per la capacità di comprendere le esigenze del territorio, specie quelle delle famiglie e delle piccole e medie aziende che sono la clientela classica della Biverbanca della quale è consigliere di amministrazione». Ora i giochi sono più aperti che mai e in molti credono che le possibilità di un ripescaggio di Enrico Salza siano molto probabili.

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