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BASTA CON LE POLEMICHE. ORA SERVE UNA FORTE UNITA’

gennaio 19th, 2010 — 3:57pm

“La presenza del Presidente della Provincia Antonio Saitta e dell’Assessore regionale Daniele Borioli al mercato di Susa per informare la popolazione della valle sullo svolgimento dei sondaggi, conferma che il clima attorno alla Torino-Lione sta lentamente cambiando. Invitiamo, di conseguenza, gli amministratori eletti a tutti i livelli ad accompagnare il camper informativo della Provincia di Torino.

Pur nel rispetto del legittimo dissenso di settori minoritari della valle verso un’opera necessaria ed indispensabile per lo sviluppo del Piemonte e di tutto il nord ovest – con l’aperta condanna, comunque, di tutti gli atti tesi a creare danno ai cittadini, come il blocco dell’autostrada -, si tratta adesso di procedere con speditezza nel rispetto delle scadenze per la realizzazione della Torino-Lione. E l’iniziativa bipartisan del 24 gennaio al Lingotto di Torino è l’occasione decisiva per chiudere definitivamente le polemiche attorno alla Tav e creare una grande unità politica ed istituzionale. È bene che tutto il centro destra se ne renda conto, accantonando le minuscole polemiche elettorali e di basso profilo”.

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Il presidente Saitta: “Plano è come un imam in chiesa”

gennaio 8th, 2010 — 12:00pm

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

«È come se un imam venisse nominato parroco di una chiesa cattolica o viceversa. Plano si è autonominato per partecipare all’Osservatorio soltanto per boicottarlo e buttare a mare i risultati ottenuti. Non era più comprensibile una contraddizione all’interno del Pd». Le parole di Antonio Saitta, presidente della Provincia descrivono forse meglio la soddisfazione per la decisione del segretario regionale dei Democratici, Gianfranco Morgando di chiedere l’intervento del presidente del collegio regionale dei Garanti, Gianpaolo Zancan, per «verificare se nel comportamento di alcuni dei nostri amministratori valsusini ci siano i presupposti per l’applicazione delle sanzioni previste dallo Statuto per chi non si attiene alle norme comportamentali dello Statuto e del Codice Etico».

Secondo Morgando, infatti, le ultime scelte del presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone e degli altri amministratori del Pd della Valle «confermano la loro volontà di procedere in netto contrasto con le indicazioni fornite dal partito a livello provinciale, regionale e nazionale». Il segretario piemontese non può che prendere atto che nemmeno l’invito del leader nazionale Bersani ad avere comportamenti responsabili «pur nel rispetto del legittimo dissenso non ha finora trovato adeguato ascolto».

Di fatto, dopo l’empasse dell’Osservatorio la scelta di chiamare in causa i garanti è diventata per il Pd una strada obbligata anche per sottrarsi agli attacchi del centrodestra che da sempre parla di ambiguità dei democratici e della presidente Bresso. Lo spiegano i parlamentari Giorgio Merlo e Stefano Esposito: «L’esito della riunione dell’Osservatorio denota un atteggiamento politico irresponsabile di alcuni amministratori che non può che essere affrontato sotto il profilo politico e disciplinare». E Claudio Lubatti, capogruppo in Provincia, spiega: «Svelando il suo vero piano, boicottare l’Osservatorio con l’obiettivo di bloccare la realizzazione della Tav, Sandro Plano si è messo fuori dal Pd».

Il presidente della Comunità Montana, però, spiega di «non essere preoccupato di aver violato il codice etico del mio partito». E spiega: «Non credo che partecipare come osservatore ad un tavolo tecnico possa essere considerato un atto criminale. Si sta caricando di significati assolutamente spropositati ogni atto della Comunità Montana. Invito tutti alla moderazione». Secondo Plano se «avere opinioni diverse da quelle correnti è un reato allora un partito democratico dovrebbe interrogarsi». E da questo punto di vista un «provvedimento di espulsione sarebbe un atto di forte gravità».

Il caso sarà al centro della direzione regionale del partito convocata nel pomeriggio per affrontare anche il tema delle alleanze e per rispondere anche alle richieste della sinistra radicale che chiede un confronto sui temi sociali, sanità pubblica e lavoro, e non sulla «Tav perché le nostre posizioni sono quelle dei sindaci Pd valsusini».

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Il Pd sul voto in Provincia fa la bella addormentata

febbraio 18th, 2009 — 10:11am

Alessandro Mondo – La Stampa

Caro Morgando, diamoci una mossa». Il giorno dopo la batosta subìta da Renato Soru in Sardegna, e a un paio di mesi dall’avvio della campagna elettorale per le elezioni provinciali, Stefano Esposito, deputato Pd ed esponente della componente «Sinistra Per» (protagonista di memorabili battibecchi con Chiamparino), aziona la sirena di allarme anche a Torino.

Che succede?

«Nulla, questo è il guaio. Invece di capitalizzare il lavoro fatto da Saitta e di sfruttare le difficoltà del Pdl, dalla mancata convergenza della Lega sulla candidatura-Porchietto all’incapacità di esprimere idee sul governo della Provincia, il Pd dorme sugli allori, convinto che alla fine porterà a casa il risultato».

Teme che non sarà così?

«La partita non è affatto scontata. Ci serve una coalizione chiara: basta con la melina, dobbiamo chiudere entro quindici giorni».

Colpa di Morgando?

«Il partito in Piemonte lo guida lui, ma il deficit che stiamo vivendo è colpa di tutti. E tutti, compreso Saitta, devono sforzarsi di sciogliere i nodi sul tappeto».

Non è l’obiettivo al quale lavora Saitta?

«Si muove bene sul territorio e finora ha portato avanti una serie di incontri bilaterali, che però servono fino a un certo punto: si era detto che dopo Natale avremmo avuto la coalizione…».

Invece?

«Il Pd sonnecchia, a tutti i livelli. A fine marzo, poi, si terranno le primarie nei collegi provinciali: guai se diventassero lo spunto per uno scontro interno e non una grande occasione per avviare la campagna elettorale. Dato che siamo un partito plurale, e da più parti viene chiesta una rappresentanza di tutte le componenti, la soluzione potrebbe essere proprio un tavolo delle componenti. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ma sia chiaro che da “Sinistra Per” non ci saranno richieste in questo senso».

Torniamo alla coalizione.

«Si costruisce riunendo i potenziali alleati e facendo chiarezza sulla base del programma: o dentro o fuori. La sinistra radicale, di fatto, è già fuori».

L’Udc, invece, non è ancora dentro.

«Di questo passo non accadrà mai. Dopo l’ultimo incontro tra Vietti e Saitta, il Pd è ammutolito. Rischiamo di persuadere il partito di Casini a correre da solo o, peggio ancora, di spingerlo verso il Pdl. Eppure è da mesi che Morgando e Saitta ci pongono il tema di allargare l’alleanza: è ora di vedere le carte dell’Udc. E ancora: vogliamo chiarire i rapporti con la nuova sinistra in fase di costruzione? Poi ci sono i Moderati…».

… e l’Italia dei valori. Che aria tira da quelle parti?

«In entrambi i casi esistono tensioni che rimandano agli equilibri politici in Regione e Comune. I Moderati rischiano di essere attratti dalle sirene del centrodestra: dato che per il Pd sono un alleato leale, bisogna lavorare per tenerceli. Anche Bresso e Chiamparino dovrebbero spendersi».

Perchè: non sta accadendo?

«Sono molto impegnati sulla politica nazionale. E’ necessario che svolgano il ruolo di dirigenti politici piemontesi, impegnandosi a fondo nella battaglia sulle provinciali. Non dimentichiamo che se perdiamo la Provincia di Torino ci saranno contraccolpi anche alle regionali del 2010».

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Città metropolitane, parla Saitta!

settembre 6th, 2008 — 12:25am

Il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha presentato questa mattina  il dossier Il governo d’area vasta nella provincia di Torino: “E’ tornata d’attualità la proposta di abolizione di 9 Province italiane per istituire nelle rispettive aree metropolitane il nuovo ente “Città metropolitana” ed è ripartito un acceso confronto politico” ha spiegato Saitta “Questo documento sviluppa i concetti che ho avuto modo di anticipare sinteticamente l’8 luglio scorso al Ministro dell’Interno on. Maroni durante il primo incontro al Viminale con i Sindaci e i Presidenti delle Province interessate e che ho poi approfondito in seguito con il sottosegretario on. Davico il 29 luglio”.
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni – ben 315 – con una delle più grandi estensioni territoriali – ben 6.830 kmq – e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di “ente intermedio”, avviato con la legge nazionale del 1990 sull’ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.

La delimitazione di un’area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell’ente “Città metropolitana” e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell’appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)

L’ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E’ evidente quanto più si spende per spese di “funzionamento”, tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all’anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell’area metropolitana. L’organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell’unitarietà della Provincia di Torino.

Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti” ha spiegato il Presidente Saitta. ” Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L’obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l’efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività”.

Qui potete scaricare il documento

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