proposta di legge
Legge per la montagna ( 321 )
(presentata e annunziata il 29 aprile 2008)
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Onorevole Partito Democratico PD
Legge per la montagna ( 321 )
(presentata e annunziata il 29 aprile 2008)
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“Altro che bandiere rosse” Beppe Fioroni riscopre le categorie della terza internazionale, rispolverando addirittura l’accusa di frazionismo trent’anni dopo la fine del comunismo.
Aver prodotto delle bandiere, con il simbolo ufficiale del PD, su sfondo rosso per gli appuntamenti del 25 aprile e del Primo maggio ha evidentemente segnalato un disagio dell’area cattolico democratica che mi pare vada ben oltre la vicenda delle bandiere e che forse ha più relazione con la proposta lanciata da Massimo D’Alema di un’alleanza con l’UDC.
Se la reazione, eccessivamente scomposta, nasconde questioni politiche rilevanti, come sempre abbiamo fatto, siamo pronti al confronto politico nelle sedi proprie, anche perché abbiamo troppo rispetto e stima per personalità come Fioroni o Morgando da immaginare tanta agitazione per il colore di una bandiera.
Se, invece, le reazioni dovessero nascondere il fastidio per l’iniziativa e l’attivismo politica di Sinistra Per, credo superfluo ricordare che proprio quell’attivismo ha contribuito in modo determinante all’elezione a segretario regionale di un esponente di primo piano dei cattolici democratici come Gianfranco Morgando.
D’altra parte, così come le bandiere su sfondo bianco non rappresentano un’ipoteca dei Popolari sul PD, né quelle verdi l’egemonia degli ambientalisti, allo stesso modo le bandiere su sfondo rosso non possono certo essere giudicate una prevaricazione degli ex democratici di sinistra.
Molto più semplicemente, questi tre colori compongono sia la bandiera nazionale, sia il simbolo, questo sì, ufficiale del PD.
Quindi, invitiamo tutti a esercitare, con la dovuta coerenza, la virtù della moderazione.
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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Articolo 21 Costituzione della Repubblica Italiana
Sessantre anni. Chi è nato in quei giorni ha avuto il tempo per raggiungere l’età della pensione, chi era bambino arriverà tra poco a questo traguardo, mentre chi ha messo piede in questo mondo negli anni successivi, ha comunque avuto l’opportunità di conoscere quei giorni nel racconto dei propri nonni. Tre generazioni, tante ne sono passate da quando l’Italia è stata liberata dall’occupazione nazista e della dittatura del fascismo. Tre generazioni che, grazie alla generosità e al sacrificio della parte migliore di questo paese, hanno avuto la possibilità di vivere e crescere in una nazione libera e democratica.
Sarebbe questa una ragione sufficiente per festeggiare il 25 Aprile, ma crediamo vi sia di più del semplice ricordo.
Il 25 Aprile ci parla dell’oggi, della necessità di non dare mai per scontati quei valori per i quali combatterono i nostri padri e i nostri nonni. Ci invita a non pensare illusoriamente che questi siano conquistati per sempre. Farli vivere ogni giorno è un dovere per ogni democratico.
Il 25 Aprile ci parla dell’attualità della Costituzione dentro la quale sono racchiuse tutte le fondamenta della democrazia e della convivenza civile nel nostro paese, contro ogni tentazione revisionistica che vuole minare la casa comune degli italiani.
Il 25 Aprile ci parla della libertà, anche di quella d’informazione che deve essere protetta da leggi adeguate che limitino condizionamenti e conflitti di interesse.
Il 25 Aprile ci parla del futuro, perchè è in un paese animato da questi valori che vogliamo continuare a vivere.
Il 25 Aprile ci parla, fermiamoci ad ascoltarlo.
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