Il Pd può vincere solo se dice addio al metodo Salza

“Basta con i leader scelti per cooptazione”

di MAURIZIO TROPEANO

 

 E’ vero la giovinezza è uno stato d’animo. Da questo punto di vista Enrico Salza ha perfettamente ragione. Quello che forse il banchiere non capisce, o non vuole capire, è che il metodo della cooptazione inventato da lui e dall’allora segretario dei Ds, Sergio Chiamparino, ha terminato la sua spinta propulsiva. Se il centrosinistra vuole ancora vincere in questa città deve segnare una decisa discontinuità rispetto al modello del 1992». L’allarme centrodestra lo suona Stefano Esposito, neo-parlamentare del Pd, e uno degli animatori della corrente Sinistra Per. La sua preoccupazione per le elezioni comunali del 2011 è legata all’intervista a La Stampa del presidente del Consiglio di Gestione di Intesa-Sanpaolo. Il manager affronta il tema generazionale («Ho aiutato tanti giovani a crescere, mi hanno deluso in tantissimi»), e, soprattutto parla di politica: «Sono scandalizzato da come certa area politica sta trattando Fassino, che merita moltissimo». Esposito attacca: «Salza si comporta come se questa città non fosse cambiata rispetto ai primi anni Novanta del secolo scorso. Per anni il banchiere è stato un riferimento esclusivo della classe dirigente di questa città. Adesso le cose sono cambiate».
Onorevole Esposito che cosa contesta ad Enrico Salza?
«La volontà di continuare ad imporre il metodo della cooptazione della classe dirigente politica ed economica torinese. Il blocco sociale che ha dato vita all’esperienza di Alleanza per Torino si sta scomponendo. Il sistema dell’impresa è profondamente modificato e non trova spazio nel salotto buono di piazza San Carlo. Il partito democratico deve saper intercettare questi mondi e dire basta ad un sistema feudale di investitura della leadership».
Si riferisce all’elogio di Fassino espresso dal banchiere?
«Piero non ha bisogno di essere difeso da Salza. Il problema del Pd è di fare tesoro dell’esperienza negativa delle elezioni comunali di Roma. Fassino non è Rutelli e Chiamparino non è Veltroni, ma per vincere sotto la Mole nel 2011 dobbiamo scegliere la strada della discontinuità e del cambiamento rispetto alla cooptazione decisa da poche persone in salotti esclusivi. Dobbiamo ripartire dal popolo».
Complimenti, bello slogan. Lo Statuto del Pd impone le primarie. Non sceglie il popolo?
«Le primarie sono uno strumento. Mi piacerebbe che i tanti che in queste settimane, a vario titolo e in varie sedi, si sono detti disponibili, se davvero vogliono scendere in campo lo facciano senza conoscere in modo preventivo il pensiero di Salza».
Chi sono i politici che si sono detti disponibili per il dopo Chiamparino?
«Da Davide Gariglio a Paolo Peveraro – a proposito come mai Salza non l’ha citato? – da Marco Calgaro a Roberto Tricarico. Al di là dei nomi, credo che gli attori principali che devono decidere il futuro di questa città non possano essere gli stessi del 1992. Si deve tenere in considerazione anche il loro punto di vista ma non sono più il riferimento esclusivo. Ci sono altri mondi e altri protagonisti».
Chi?
«Penso alla presidente delle piccole e medie imprese dell’Api, Claudia Porchietto, o a Filippo Provenzano che guida gli artigiani del Cna. E a tanti altri imprenditori giovani e capaci che hanno un unico difetto: non essere fedeli a Salza. Se il Pd non intercetta queste novità e non rompe con il metodo della cooptazione è destinato a soccombere».