Non è in gioco il potere nel partito e alla fine troveremo una sintesi

Repubblica Pagina IV – Torino
Stefano Esposito critica i nuovi Ecodem: sui termovalorizzatori posizioni di retroguardia

 

 

Esposito, voi di Sinistra Per non siete più la sola corrente nel Pd piemontese. Contento o preoccupato?

«Perché mai dovrei essere preoccupato: abbiamo sempre sostenuto che il Pd poteva esistere solo se avesse avuto al suo interno un ampio pluralismo politico. Un pluralismo fatto di idee diverse, non di tessere e gruppi di potere. Adesso vedo che tutti, anche coloro che erano stati più duri con noi stanno rapidamente adeguandosi. Anzi ci superano. Non posso che esserne contento».

Perché dice “ci superano”?

«Se è vero che Piemonte Democratico si è data una struttura con responsabili propri di organizzazione, di rapporti con la stampa, per gli enti locali e così via, allora sta nascendo un vero partito nel partito».

È un anno che si parla di Pd in Italia. Qui in Piemonte si è parlato però solo di correnti, di divisioni interne. E

pochissimo di politica. Molti dicono sia per colpa vostra. Cosa replica?

«Che noi abbiamo dato vita alla nostra componente proprio per poter parlare di politica e fare politica. In un grande partito non si può essere daccordo su tutto. Le aree servono a portare avanti posizioni diverse, a discuterne e trovare una sintesi senza ipocrisie. A noi interessa il confronto non il potere».

Sicuro?

«Se si guarda chi fa parte delle diverse aree del Pd piemontese mi sembra che le persone che hanno potere siano in altre aree».

Può fare un esempio di problemi su cui nel Pd si deve discutere?

«Uno di questi giorni: la neonata corrente Ecodem, sulla questione dei rifiuti porta avanti una politica di retroguardia: negano in sostanza la necessità di due termovalorizzatori in provincia di Torino e così via. Su questo tema le loro posizioni sono le stesse della sinistra radicale e contrastano con la politica seguita da Saitta e da Chiamparino. Noi non siamo assolutamente daccordo e credo sia giusto poterlo dire con chiarezza e con durezza. Ma sarebbero possibili altri esempi».

Può continuare?

«Sul nuovo piano regolatore di Torino abbiamo tutti la stessa idea? Sulla legge urbanistica regionale? Sulla collocazione europea del partito? Sono molti i temi, come vede».

Sulle alleanze in vista delle prossime elezioni amministrative voi volete che rinasca lUnione?

«Al contrario, penso che non ci siano spazi politici per una alleanza con il Pdci e i Verdi che continuano nella loro politica del no e basta. Su Rifondazione sospendo il giudizio. Non abbiamo nessuna nostalgia non solo del Pci, ma nemmeno dei Ds, siamo anzi lunica componente che fin da subito ha dato il via al meticciato, guardando avanti, non indietro».

Il problema del rapporto con la sinistra cè o no?

«Penso che il Pd dovrebbe lavorare più a fondo per mantenere i voti che arrivano da quellarea. Per esempio perché oggi in Piemonte, a Moncalieri ma anche altrove, militanti del Prc passano ai Moderati? È un fatto curioso: con tutto il rispetto per quel movimento credo sarebbe più logico fosse il Pd il loro approdo. Forse cè scarsa attenzione».

Parliamo di candidature. Saitta e Bresso for ever?

«Lo statuto del Pd dice che si debbano fare le primarie sempre. Dopo di ché oggi, appoggerei sia Saitta che Bresso, anche se per la Provincia e ancora più per la Regione credo che discutere qualche correzione alle politiche correnti non sarebbe lesa maestà. Sono altri però i casi che mi fanno paura».

Quali?

«Non vorrei che si desse per scontato per i sindaci che chi è alla fine del primo mandato debba per forza essere ripresentato: in Piemonte abbiamo avuto quattro esempi (Alessandria, Asti, Omegna e Orbassano) in cui i sindaci uscenti sono stati sonoramente sconfitti. Essere un partito vuol dire anche saper leggere le situazioni locali, saper dire dei no, e non pensare a sostenere solo a chi fa parte della propria componente».