Tav

Ha vinto il buon senso.
Le FFSS hanno capito (o gli è stato fatto capire) che un progetto infrastrutturale che attraversa un territorio, è un progetto “territoriale” che deve affrontare e risolvere problemi anche locali. Gli amministratori della valle hanno capito che è possibile ospitare un’opera che non toglie ma da: sicurezza (idrogeologica), una minore occupazione dei suolo (con l’interramento selettivo dei Binari nei centri Urbani, ma anche degli elettrodotti ad alta tensione della valle) una stazione ferroviaria internazionale (utilizzando terreni urbanizzati e mal utilizzati e non nuovo territorio).
Una nuova opera può essere una opportunità se progettata insieme e non subita.
Sopratutto si è capito (ed e’ merito non solo dell’osservatorio ma anche del Piano Strategico della Provincia) che uscire dal NO TAV è indispensabile perchè non bastano i NO a sviluppare un territorio,a creare lavoro, opportunità, qualità ambientale a renderlo sicuro, attrattivo e competitivo. Occorre riconoscere questo merito ai sindaci, alle amministrazioni piemontesi, a quelli che hanno lavorato in silenzio proponendo sempre il confronto ed il dialogo per creare queste nuove condizioni. Ora comincia la fase “nuova”, complicata e innovativa; tradurre un accordo di “principi” in un progetto “condiviso”.
E la politica non può chiamarsi fuori.