città metropolitana – comunicato stampa

Il Sindaco e ministro ombra delle riforme, Sergio Chiamparino, ha ragione nel ritenere che la costituzione delle Città Metropolitane sia un’occasione che Torino non può perdere.
Non ha altrettante ragioni nello sposare soluzioni pasticciate, quali quelle annunciate dal Governo Berlusconi, che brillano, si fa per dire, per vaghezza di contenuti, indeterminatezza delle procedure, assoluta contraddittorietà nel rapporto fra obiettivi dichiarati e tempi necessari a perseguirli.
Voler decidere questioni complesse sposando slogan, proclami e titoli giornalistici può produrre guai.
Un amministratore ed un politico dell’esperienza e delle capacità di Sergio Chiamparino dovrebbe saperlo.
La Città metropolitana deve sostituire e non aggiungersi all’attuale assetto amministrativo.  Deve avere una propria legittimazione elettiva e non essere l’ennesimo ente di secondo grado.
Intervenire in questa materia richiede senso delle istituzioni, rispetto delle popolazioni, lucido disegno semplificatore.
Il governo delle città metropolitane non ha ancora trovato un’adeguata soluzione non tanto per la mancanza di volontà politica quanto per la complessità della questione e soprattutto per la pretesa , a cui anche il governo Berlusconi non rinuncia, di trovare un assetto uguale per tutte le città, che sono invece in situazioni molto diverse.
A Roma affidare al Comune anche le funzioni di Provincia è reso possibile dall’enorme ampiezza del territorio comunale. La Provincia di Milano è pressoché integralmente area metropolitana.
La specificità torinese consiste nel fatto che il suo territorio è assai più ampio così come molto più ampio è il numero dei comuni (315).   Questo rende per Torino impraticabile la soppressione dell’attuale provincia con il passaggio delle relative competenze alla città metropolitana, perché resterebbe scoperta una vasta porzione di territorio.
La Provincia resta la migliore struttura di governo intermedio fra i piccoli e medi comuni e la Regione.  
Chi pensa (per risparmiare!) alla sua soppressione, si illude che basti un sistema a due livelli (Comune-Regione).  Scoprirebbe presto la necessità di mille enti sovracomunali per gestire interventi di area vasta.
Diversa è la linea per risparmiare e razionalizzare: riportare alla provincia tutta la sovracomunalità che ha prodotto un’infinità di enti intermedi con i costi relativi.
Ovviamente queste considerazioni non valgono per i territori metropolitani, dove infatti  già oggi il peso politico e l’utilità della provincia sono meno avvertiti.
Berlusconi vuol dare prova di efficienza creando un moderno sistema di governo per le aree metropolitane?
Bene! Ma evitiamo di procedere come al solito per slogan e cerchiamo di mettere in chiaro le cose da fare per Torino.
1. Occorre definire esattamente il territorio dichiarato metropolitano.
2. Il residuo territorio dell’attuale provincia dovrà essere governato in qualche modo:
    a) con una provincia a ciambella
    b) aggregando il territorio ad altre province
3.  Nel territorio metropolitano dovrà operare un soggetto che sommi le competenze “di area vasta”dell’attuale comune e dell’attuale provincia, lasciando tutto il resto al livello comune-circoscrizione-municipalità.
4. Il soggetto che possiamo chiamare Città Metropolitana deve avere una legittimazione democratica diretta.  Tutte le soluzioni che ipotizzano soluzioni volontaristiche, associative “di secondo grado”, sono state tentate mille volte e non hanno portato a nulla.
5. Solo l’elezione diretta di un Sindaco e di un consiglio metropolitano da parte di tutti i cittadini metropolitani metterebbe in moto un processo irreversibile di cambiamento e di semplificazione.
6. La strada invece di conferire un rango metropolitano all’attuale comune principale, affidandogli funzioni e responsabilità di governo più vasto, senza una corrispondente legittimazione democratica, aumenterebbe contrasti e inefficienze.
7. La strada maestra deve essere quella di non aggiungere ma di sostituire

Sono dunque questioni e nodi di tal natura, e non certo interessi di parte,  a consigliare prudenza e a suggerire, con un po’ di buon senso, un percorso che separi la vicenda della provincia e della città metropolitana di Torino da quella delle altre province indicate dal Governo.
Anche a questo proposito, non può essere ignorato il carattere autoritario e centralista dell’operato di questo governo e del ministro leghista dell’Interno che pretende di ridisegnare da Roma i confini amministrativi delle istituzioni locali. Evidentemente, proclamare il federalismo non sempre significa perseguirne con coerenza regole e principi.
Sergio Chiamparino, proprio sui temi del federalismo e delle autonomie locali, ha una doppia responsabilità, quella di Sindaco e di ministro-ombra: speriamo che l’entusiasmo non lo porti a errori di valutazione, che proprio per le duplici responsabilità produrrebbero il doppio dei danni.