Non è un PD solo per ex democristiani

L’iniziativa assunta dal Segretario regionale del P.D Morgando di aprire il dialogo con l’UDC in vista del prossimo triennio di elezioni amministrative 2009-2010-2011 è a mio avviso positiva e risponde alla necessità di ridare slancio, dopo la sonora sconfitta alle recenti elezioni politiche, al maggior partito di opposizione. Naturalmente credo che interessi molto poco gli elettori sapere se Morgando e il leader piemontese dell’Udc Michele Vietti si conoscono dai tempi della D.C.; ritengo invece che il dialogo tra due partiti debba avere al centro un serio programma di governo per gli Enti Locali piemontesi. La sfida elettorale nelle provincie del 2009 sarà durissima, lo sappiamo, e l’UDC – soprattutto nel cosidetto “Piemonte2” – potrà dare un importante contributo, accompagnato da un serio accordo politico che non potrà basarsi, come dice Vietti, su alleanze diverse a seconda dei territori- e personalmente aggiungo a seconda delle possibilità di vittoria da parte della PDL – ma su una scelta politica netta, chiara e duratura. Credo che non daremmo un buon segnale a quell’elettorato che guarda, dopo 3 mesi di Governo Berlusconi, alle forze di opposizione come possibile alternativa,  se tutto il dibattito relativo alle alleanze si caratterizzasse su quanti posti a me e quanti a te, magari cercando di tenere fuori dal dibattito altre forze politiche usando argomenti pregiudiziali o veti ideologici che personalmente ritengo fuori dal tempo. Mi riferisco in particolare alla sinistra radicale, e quesgto non perchè io sia sostenitore cieco di un’alleanza con essa a tutti i costi. Anzi, il programma deve essere netto e senza ambiguità e a loro spetterà scegliere tra una linea riformista di governo e la frase, che dice tutto, del neo Segretario di R.C Ferrero “ non faro mai più il Ministro, per i prossimi 100 anni non si porrà questo problema”. A Morgando dico però che il P.D deve avviare una forte inizitiva verso i tanti elettori che alle ultime elezioni politiche ci hanno dato fiducia, e costruire una proposta che parli anche ai tanti militanti delusi dalla deriva “neo demo proletaria o tardo comunista” dei partiti della sinistra ex arcobaleno. Il P.D. ha tante culture che lo fanno vivere: non credo che lo faremo grande se continueremo a immaginarlo come il contenitore di ex democristiani o ex diessini; solo innovandone la cultura politica, la classe dirigente e dando risposte vere ai tanti nostri concittadini che vivono con forte preoccupazione l’arrivo dell’autunno – che temo sarà molto difficile anche per le politiche sbagliate del governo Berlusconi – potremo aspirare a tornare al Governo del Paese.

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