risposta a Della Seta

Roberto Della Seta, nel suo articolo pubblicato ieri da L’Unità, decide di partecipare, a modo suo, al dibattito di queste settimane in merito alla vita interna del PD piemontese ed ai rapporti fra il suo gruppo dirigente ed il Sindaco Chiamparino.
L’intervento di Della Seta, però, è di quelli di cui tutti faremmo volentieri a meno, per l’inconsistenza delle argomentazioni, per l’infondatezza delle affermazioni, per quel tono così esageratamente adulatorio nei confronti del Sindaco e della Presidente della Regione da risultare imbarazzante persino ai beneficiari.
Siamo perciò, nostro malgrado, costretti a replicare ad alcune delle più evidenti e meno sopportabili distorsioni della realtà che caratterizzano l’articolo di Della Seta.
Cominciando dall’ormai stucchevole questione delle correnti e dei capi corrente, perché a tutti è concesso parlar male delle correnti, tranne a chi le organizza e dirige e non v’è dubbio che Roberto della Seta sia innanzitutto il capo di una corrente organizzata e strutturata anche se, dato il consenso prossimo al nulla, di non grande visibilità.
Quanto agli appetiti per incarichi e poltrone, vale per Della Seta quello che è già stato detto in precedenti occasioni: si portino esempi concreti di richieste e pressioni esercitate da Sinistra Per al fine di ottenere posti o posticini, oppure si taccia.
Nel caso di Della Seta, poi, il fatto di essere stato miracolato di una poltrona parlamentare, grazie alle designazioni romane di stretto rito correntizio, e paracadutato nel collegio di Torino senza una pur piccola verifica del consenso né fra gli elettori, né fra i militanti del Pd, dovrebbe indurre un po’ più di pudore nel pontificare sulle poltrone altrui e nel sollevare questioni morali che prima di essere proclamate andrebbero in prima persona praticate.
Nessuno discute il ruolo centrale e determinante di Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso, così come di Antonio Saitta, che il buon Della Seta curiosamente omette di citare, nella costruzione del Partito Democratico, così come non è mai stata contestata la piena legittimità del sindaco o della presidente della regione ad esercitare, con pienezza di poteri e di prerogative, il loro mandato elettivo.
Stiamo discutendo d’altro e poniamo altre questioni, che riguardano il futuro dei nostri territori e le possibilità per il partito democratico di guidare ancora, nei prossimi anni, città, provincia e regione. Questioni che riguardano le strategie urbanistiche delle città, le politiche di redistribuzione delle risorse a sostegno dello sviluppo dei territori, i modelli organizzativi della pubblica amministrazione, l’equilibrio fra riduzione delle risorse per gli enti locali e livello quantitativo e qualitativo de servizi offerti al cittadino, il governo dei processi d’integrazione e fusione fra aziende pubbliche locali. Ben altro e ben più di qualche nomina o alcune poltroncine di seconda fila in qualche consiglio d’amministrazione, ma tutto ciò presuppone interlocutori di altro livello rispetto a Roberto della Seta, al quale sforzarsi di spiegare tutto ciò, ci pare francamente tempo perso.

6 pensieri riguardo “risposta a Della Seta

  • 26 agosto 2008 in 10:43
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    Innanzi tutto sono contento di leggere un nuovo pensiero che riporti l’argomento del dibattere su binari più adatti e reali.
    La pochezza di certe argomentazioni mi ha lasciato senza parole.
    Qualche giorno fa ho scambiato alcune riflessioni con un’amica al riguardo di quel che “andava in onda” sui giornali naziionali e locali. Un momento di sconforto mi ha colpito, lo ammetto, ma subito dopo sono tornato ad un atteggiamento più consono alla pochezza di quanto letto.
    Credo che si stia passando il punto da cui non si tornerà tanto facilmente indietro.
    Debbo dire che tutto ciò non mi sorprende.
    Mi aspettavo un riassetto dell’organizzazione del Partito,
    ma ero, e ancora sono, dell’idea che dovesse avvenire in altro modo.
    La polemica sulle aree metropolitane, sul metodo di gestione delle cose pubbliche, in generale, appare comprensibile solo gli interessati, mentre alla gente passa il messaggio che dalle nostre parti si litiga solo.
    Bisogna però chiarire, almeno tra di noi, chi vuole incamminarsi verso una strada politica diversa da quella della collegialità delle scelte o perlomeno degli indirizzi.
    Se qualcuno vuole assurgere a reggente di una Signoria, ha sbagliato secolo, ed è meglio che lo capisca in fretta.
    Peggio sarebbe se invece si volesse impersonare un ricco Vassallo alla corte di Carlo V che, quando in difficolta a governare i suoi “mezzatri”, chiama il Re a difenderlo!
    Qui non si sarebbe sbaglioto solo il secolo ma anche schieramento politico!
    Quello che mi preoccupa oltremodo è questo.
    Mi preoccupano molto quelli che continuando a cercare un potente Signore,
    che li protegga e garantisca.
    Atteggiamento che avrà come unico risultato il far apparire inaffidabile ed inconcludente il nostro Partito.

  • 26 agosto 2008 in 21:35
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    Da semplice elettore e simpatizzante del PD trovo stucchevole ed inutilmente noiosa la disputa che ha riempito i giornali del mese. Qui trovo un deputato “nominato” che si ritiene meglio di un sindaco votato dal 65% abbondante dei torinesi.
    Le correnti sono la naturale evoluzione di un partito tanto eterogeneo quanto pluralista, ma insomma: basta con le ipocrisie. A qualcuno scoccia avere pochi rappresentanti nei posti che contano. E allora fate casino..bella figura. Bravi, intanto la lega ci fotte elettori ogni giorno.
    Fateci del male, continuate così: tanto il berlusca resta lì altri dieci anni.

  • 28 agosto 2008 in 10:16
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    Caro antonio, osservazioni giustissime, altro che democratico questo partito democratico è come tutti i partiti del mondo, lotte intestine e giochi di potere.
    Ma loro non se ne rendono conto che stanno perdendo elettori, vanno avanti per una strada che è solo loro…

    Ah ovvio la rispost a questo mio intervento sarà che sono; un antipolitico pazzo come tutti coloro che dissentono dalla linea e dal progetto di PD…(partito demenziale)

  • 28 agosto 2008 in 13:41
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    Per Antonio: stucchevole è la strumentalizzazione che viene fatta di alcune situazioni. Mi sembra normale che all’interno di una struttura ci siano delle posizioni divergenti e in qualche modo si tentino di chiarire. Qual è il problema di criticare un atteggiamento o un pensiero altrui? Non si possono sempre riscontrare segni di debolezza quando in realtà si è semplicemente in una fase di discussione? Il problema, dal mio punto di vista, è il buttarla sempre sulla rissa mediatica
    Io mi reputo in area PD ma ciò nonostante voglio esercitare il mio diritto di critica.
    Per Bingo: tacciare chi la pensa in modo diverso o diametralmente opposto dal mio come antipolitico è semplicistico ma calzante quando alla critica o alla non condivisione di una linea progettuale non segue mai l’esternazione di un’alternativa.
    per il padrone di casa: condivido quanto scritto su questo post, semplicemente perchè sono tutti buoni a esprimere opinioni senza essere consapevoli fino in fondo dei fatti o della realtà delle cose

  • 30 agosto 2008 in 13:59
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    Buongiorno Onorevole Esposito, Le scrivo in un “contesto politico” che probabilmente non è consono al motivo per cui La contatto, sono certa, tuttavia, che la Sua dinamicità Le consentirà di comprendere ed interagire. Ho pensato a Lei perchè ho sentito un Suo intervento ad un convegno ed ho colto una componente di decisionismo apprezzabilissima, soprattutto quando il tema è legato all’ambiente/rifiuti, che oserei definire “ambiente/caos”. Leggevo una notizia interessante sugli imballaggi e mi è venuta un’idea che ho pubblicato ma sulla quale Le chiederei un confronto finalizzato a coglierne gli impatti, a piu’ livelli. L’idea è di rendere obbligatoria l’apposizione del simbolo “materiale riciclabile” (rif. mobius) sugli imballaggi destinati al recupero: a quanto pare (fonte Il Sole 24 Ore), oggi, è a totale discrezione del produttore! Non sarebbe utile poter tracciare, arrivati alla fine del loro percorso, i prodotti utilizzati per il packaging rendendone così garantito il reimpiego? Se si, forse, Lei potrebbe fare una proposta in tal senso… Cordiali saluti. Irene Peretti

  • 4 settembre 2008 in 14:51
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    Ho una mia opinione a proposito, maturata anche dopo l’ultima riunione delle segreterie congiunte della Provincia: lasciamo che a parlare di città metropolitana sia la destra, che con molta probabilità non ne farà nulla dopo le elezioni provinciali, e concentriamoci sulla scadenza elettorale che ci creerà non pochi grattacapi a causa della campagna contro il Torinocentrismo che la destra ha già cominciato a sfoderare.

    Mi sembra che su questo Carlo, Caterina, Cristina e il Presidente Saitta concordino, ed è un inizio.

    Altrimenti non ci facciamo che del gran male.

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