A scuola vestiamo Versace!

 

di Maria Luisa Masturzo

Scuola, le ultime notizie dall’estate: il ministro ci annuncia il sette in condotta per i “ bulli” con conseguente  rischio di bocciatura, il grembiule alle elementari e naturalmente pesanti tagli in finanziaria; l’articolo 64 della manovra prevede un piano di riduzione della spesa pari a 7 miliardi e rotti di euro entro il 2012 e tagli indiscriminati agli organici del personale: circa 100 mila docenti e 47 mila Ata. Non commenterò questi dati, parlano da soli!
 Ho terminato di leggere in questi giorni di vacanza un libro: L’ ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, di Umberto Galimberti,  Feltrinelli, Milano 2007, che molto ha da dire sul malessere dei nostri giovani nel loro stare al mondo.
E’ questo un testo che consiglierei caldamente al nostro ministro Maria Stella Gelmini e naturalmente a quanti si occupano di adolescenti, del loro profondo stare male e vogliano ipotizzare dei rimedi reali.
Galimberti, nella parte iniziale della sua ricerca, ripercorre le radici della nostra cultura occidentale, la filosofia greca, la cultura giudaico-cristiana, per giungere a spiegarci come Nietsche concepisca “…l’uomo moderno e il suo tempo come una fine, la fine del mondo morale e spirituale di più di duemila anni, la fine della metafisica e del cristianesimo, la fine di ogni giudizio di valore. E perciò alla domanda: “Che cosa significa nichilismo?” risponde: “Che i valori supremi perdono ogni valore” ( Galimberti, op.cit., pag.19)
Questa visione, potremmo dire apocalittica, ha qualcosa a che vedere con i nostri adolescenti, con i loro disagi a scuola, con  la loro sofferenza a vivere?
Galimberti ed altri studiosi come ad esempio M. Benasayag e G. Sshmit ( L’epoca delle passioni tristi, Feltrinelli, Milano 2004), hanno riscontrato come i servizi di consulenza psicologica e psichiatrica, ad esempio in Francia, oggi siano frequentati da persone le cui sofferenze sono per la maggior parte dovute alla tristezza diffusa ed al senso di insicurezza e precarietà  che caratterizza la nostra società.
Dice Galimberti che noi viviamo in un mondo “…dove la mancanza di un futuro come promessa arresta il desiderio nell’assoluto presente” (op.cit.pag.28)
Gli adolescenti per crescere hanno sempre avuto bisogno di poter dare un senso al mondo e di credere che il futuro lo si possa immaginare, disegnare, cambiare, riscrivere… 
Inoltre per progettare futuro ai giovani è necessario possedere autostima e autoaccettazione che nella scuola  sono poco “riconosciuti” come elementi essenziali dell’apprendimento. 
Osserva Galimberti che i ragazzi oggi hanno smesso di dire “noi” per ripetere ossessivamente “io”, e spesso ritrovano un “noi” solo con gli amici della banda, attraverso gli  episodi di bullismo che certamente sono presenti nelle nostre scuole e ne sono un problema reale e complesso.
 Che fare? Il sette in condotta può essere una risposta? Dobbiamo valutare i comportamenti prima di avere messo a punto strumenti adeguati di educazione preventiva?
Chiunque lavori nella scuola ha osservato un fenomeno preoccupante: gli attuali adolescenti presentano una emotività meno controllabile ed una diminuita capacità di riflessione e di introspezione.
“Il loro fondo emotivo è stato sollecitato fin dalla più tenera età da un volume di sensazioni e impressioni rispetto alla loro capacità di contenimento” (Galimberti, op.cit. pag.41) ed aggiungo io,  alla loro capacità di elaborazione.
Ed allora nella scuola ( e ovviamente in famiglia) dobbiamo porci il problema di cosa significhi parlare di “ educazione emotiva” e dobbiamo sapere che non esiste apprendimento al di fuori della relazione.
Ai ragazzi, a scuola, è fondamentale insegnare lingua, matematica…, ma anche le capacità interpersonali di base e per fare questo bisogna,  ancor prima ,“discutere di formazione alla relazione” dei docenti!