giustizia, basta poco!

In Italia il 54% dei processi penali si rinviano perché mancano i testimoni. Perché non sono stati avvisati (circa il 10%) o perché, pur avvisati, non sono comparsi (il restante 44%). Lo dice il rapporto Eurispes – Unione delle Camere Penali, pubblicato alla fine di settembre. Colpisce, in particolare, che il 48% circa dei processi, uno su due, siano rinviati per mancanza dei testi indicati dal pubblico ministero e che, tra questi, il 40% per assenza di appartenenti alle forze dell’ordine.

La macchina della giustizia rallenta, quasi si ferma, per incuria. Non per eccesso di garanzie. E neppure perché i pubblici ministeri passino il loro tempo a cospirare contro questa o quella forza politica. Semplicemente perché nessuno si cura di ottenere la presenza dei testimoni in aula. Perché a tutt’oggi nessun ministro si è curato, attraverso una semplice circolare, di dare direttive cogenti a polizia, carabinieri, guardia di finanza circa l’adempimento puntuale dell’obbligo di presentarsi in aula. Perché nel Paese del rinvio come regola non si riesce a comprendere che ogni processo rinviato oggi si somma a quello fissato per domani. Con il risultato che non se ne riesce più a fare nessuno

Per il governo dare celerità ai processi non è una priorità. Non lo è per il Presidente del Consiglio, che ha recentemente dichiarato di volere stravolgere gli assetti costituzionali, sui quali si regge il sistema giudiziario. Specialmente se la Corte Costituzionale dichiarerà l’illegittimità del cosiddetto “Lodo Alfano”. Ma non è una priorità neppure per il Ministro di Giustizia, che, invece, poco più di un mese fa, aveva solennemente sostenuto di non volere mettere mano alla Costituzione.

La rapida celebrazione del processo è una priorità per gli italiani. Al cittadino, che quotidianamente si può incontrare nelle aule di giustizia, una cosa interessa davvero: che il suo processo si faccia.

Certamente ha questo interesse chi si presenta davanti al giudice per chiedere tutela del proprio diritto: per fare qualche esempio, le vittime di frodi, di usura, di violenze di vario genere, di infortuni sul lavoro e malattie professionali. Non può rimanere un caso isolato il processo ThyssenKrupp, iniziato a meno di un anno dai fatti: un’eccezionale rapidità soltanto per dimostrare l’eccezionalità della vicenda.

E, anche questo va detto, spesso l’esigenza di una pronta definizione del processo è avvertita anche dall’imputato, che nel processo ha l’opportunità di chiarire le proprie responsabilità. O che trova nelle lungaggini della giustizia la vera pena da scontare. 

Il governo, invece, annuncia una vera e propria rivoluzione: nella composizione del CSM, dove il numero dei “togati” sarebbe ridotto a minoranza e verrebbe meno l’autorevole presidenza del Capo dello Stato, e sul principio di obbligatorietà dell’azione penale, che sarebbe abolito o temperato da norme, che ne limitino in qualche modo la piena attuazione.

Al sistema della giurisdizione penale, già fortemente stressato in questi anni dal continuo susseguirsi di norme, ad personam e non, questo ultimo colpo potrebbe risultare esiziale.

Ma forse questo è il vero intendimento del governo e della sua maggioranza.

Sterilizzare l’esercizio della giurisdizione e rendere, quindi, del tutto impraticabile il controllo di legalità.

A beneficio di pochi. Con grave danno per tutti i cittadini italiani.

 

di Maurizio Basile