L’alluvione dimenticata

Alessandro Mondo

La Stampa

Ci sono i fondi per la ricostruzione legata alla grande alluvione del Belice, anno di grazia 1968: 38 milioni. E quelli per il terremoto che nel ’72 devastò le Marche e l’Umbria con ricadute in Abruzzo e nel Lazio: poca roba, 463 mila euro. Tra le new-entry, 150 milioni per evitare la bancarotta al Comune di Catania.

Non un euro aggiuntivo alle risorse già stanziate per rimediare ai danni di un’altra e più recente alluvione, quella subìta dalle vallate del Torinese e del Cuneese tra il 29 e il 30 maggio 2008: risorse che peraltro non sono ancora arrivate. Corsa contro il tempo per inserire fondi supplementari nel Dpef

2008-2009 prima della sua approvazione in Parlamento, il «carburante» necessario alla Regione e agli enti locali impegnati nel ripristino dei danni: 272 milioni 794 mila euro solo per quelli classificati «di somma urgenza» e «urgenti». Cifra per difetto, visto che i danni ai privati e alle attività produttive non sono ancora stati conteggiati definitivamente.

L’iniziativa è del parlamentare Pd Stefano Esposito, che dopo essersi rallegrato per il risarcimento ritardato agli alluvionati del Belice e ai terremotati delle Marche invita i parlamentari, in particolare quelli piemontesi del centrodestra, a ricordarsi delle miserie di casa nostra: «Se tanto mi dà tanto, i fondi per la calamità che ha colpito le nostre vallate arriveranno fra quarant’anni». L’ultima chance è un emendamento alla Finanziaria, firmato da Esposito

e condiviso da tutti i parlamentari del Pd, per recuperare qualcosa in zona Cesarini. Se è il caso, togliendo risorse ad altri capitoli di spesa. «Rischia di essere una guerra tra poveri, lo so, ma non intendo tirarmi indietro. Servono almeno 100 milioni in aggiunta a quelli promessi e non ancora arrivati».

Chi avesse dei dubbi può chiedere a Bruna Sibille, assessore regionale alla Montagna e presidente dell’Aipo, ex-Magispo, che tra soldi virtuali e danni reali non sa più a quale santo votarsi. Posizione condivisa dalla presidente della Regione Mercedes Bresso e da quello della Provincia Antonio Saitta, per tacere dei sindaci dei Comuni alluvionati. «Trovo vergognoso che si trovino i soldi per finanziare il malgoverno e le clientele del Comune di Catania e manchino quelli per intervenire sul nostro territorio – protesta Saitta -: è un fatto che grida vendetta». Il discorso chiama in causa non solo i danni urgenti, ma le opere preventive di messa in sicurezza delle vallate nell’eventualità di altre calamit. Un progetto sul quale la Provincia si è già messa ala lavoro.

Ad oggi la situazione non è delle più rosee: 5 milioni sono stati stanziati da Roma a ridosso della calamità; 20 milioni, inseriti nel Dpef 2008, dovrebbero arrivare dalla Protezione civile; altri 50 sono stati sbloccati dal Cipe; circa 60 milioni saranno inseriti nel Dpef 2009 e 2010 (30 e 30). Soldi previsti, stanziati ma non ancora sbloccati, oppure sbloccati ma non ancora esigibili in attesa del via libera formale. Fondi garantiti che, per un motivo o per l’altro, restano congelati. Ad oggi si tira avanti con i 30 e rotti milioni investiti dalla Regione, più i 7 messi a disposizione dall’Aipo.

Da qui la richiesta di nuove risorse prima che la Finanziaria venga blindata. «Qualche giorno fa il commissario Guido Bertolaso, in un incontro con un centinaio di sindaci del Cuneese, si è impegnato a fare inserire nel documento 150 milioni – ricorda Sibille -. Stiamo a vedere». Mentre Esposito invita i colleghi piemontesi del Pdl alla coerenza: «Chiederò loro di sottoscrivere il mio emendamento, dovremmo essere tutti d’accordo».

Niente da fare: nel giro di un’ora l’invito è stato rispedito al mittente. «Non abbiamo certo bisogno di Esposito e dei suoi emendamenti per prenderci a cuore il nostro territorio – replica Roberto Cota, capogruppo della Lega alla Camera -. Faremo il possibile, ben sapendo che la situazione economica in cui versa il Paese non consente facili ottimismi». Ancora meno diplomatico Agostino Ghiglia, An-Pdl: «Quella di Esposito è solo una provocazione. Primo:

convocheremo Bertolaso in Commissione Ambiente e, se lo chiederà, faremo la nostra parte. Secondo: non avendo più ricevuto sollecitazioni formali nè da Bresso, nè da Saitta e nemmeno dai sindaci, chiederemo un monitoraggio sulla situazione reale».