LE PREFERENZE E I RETRO PENSIERI DEL PD

Lunedì inizierà alla Camera la discussione generale sull’ “europorcellum”, la riforma della legge elettorale targata Berlusconi. La Commissione Affari Istituzionali ha licenziato il testo del provvedimento e come opposizione, di fronte alla completa chiusura del centro-destra rispetto a qualsiasi ipotesi di emendamento, abbiamo abbandonato l’Aula. 

Il Governo vuole portare im Europa il “porcellum”  attraverso la cancellazione delle preferenze e le liste bloccate. 

E il PD? Il PD ha scelto di presentare solo una trentina di emendamenti concentrandosi su alcune questioni di merito: l’incompatibilità tra la carica di parlamentare italiano e la candidatura alle elezioni europee; il divieto di avere lo stesso capolista in tutte le circoscrizioni; la doppia preferenza uomo-donna (una proposta che mi pare debole e in odore di incostituzionalità); la riduzione del numero delle Circoscrizioni; l’introduzione dello sbarramento al 4% anziché al 5%. 

Quest’ultimo punto mi pare difficilmente condivisibile e decisamente poco comprensibile. Sono d’accordo che non sia accettabile che una forza politica possa approdare a Strasburgo con lo 0,7% ma la semplificazione del quadro politico non passa attraverso l’introduzione di uno sbarramento così alto anche a elezioni peculiari come quelle europee. Il 3% sarebbe più che sufficiente. 

Forse c’è nel PD chi pensa che uno sbarramento alto convenga perché consente di raccogliere l’effetto “voto utile”, a scapito soprattutto dell’estrema sinistra. Personalmente credo che il PD vivrà e si svilupperà diventando un grande partito solo se i cittadini ci voteranno perché convinti di farlo e non perché temono di disperdere il proprio voto scegliendo altri partiti che si sa a priori non riusciranno ad entrare in Parlamento. Il ‘voto utile’ rischia di non esserlo poi più di tanto se non è anche un ‘voto convinto’. 

Ma quello che davvero considero preoccupante è la riserva mentale che mi pare essere presente tra le fila del nostro partito. Una riserva mentale, un retro pensiero, emerso in occasione della riunione del nostro Gruppo parlamentare la scorsa settimana. Mi riferisco a chi sotto traccia condivide la visione del consulente veltroniano doc Salvatore Vassallo che ogni qualvolta prende la parola ci spiega che le preferenze sono il male, che fanno schifo, ora come ora siamo costretti a fare una battaglia per difenderle ma alla fine è pur sempre meglio una nuova legge elettorale, anche quella proposta da Berlusconi, piuttosto che andare a votare con quella attuale. 

Diciamolo chiaramente: anche nel PD le preferenze non piacciono e la facile soluzione delle liste bloccate trova degli ammiratori. 

Se mi dicono che il collegio uninominale è meglio delle preferenze, posso essere d’accordo, ma se l’alternativa è la lista bloccata su questo non possiamo essere d’accordo. Le preferenze non sono un meccanismo malato ma una pratica di democrazia. Danno credibilità alle istituzioni perché i rappresentanti sono eletti mentre le liste bloccate con le loro bande di nominati non fanno altro che accrescere la distanza tra la politica e la gente comune. 

Non sono disposto a credere che tra il PD e il PDL esistano o siano possibili accordi sottobanco sulle liste bloccate. Il teorema dell’inciucio, della combutta, appartiene alla cultura dei grillismi e dei dipietrismi. Eppure presentarsi in aula solo con trenta emendamenti, non praticare un convinto ostruzionismo, non far di tutto per impedire l’approvazione della nuova legge…tutto ciò rischia di alimentare qualche dubbio e di far apparire il PD un po’ complice passivo dell’ “europorcata”. 

Il PD dovrebbe quanto prima proporre una proposta di legge di revisione del sistema elettorale nazionale. Questo ci renderebbe credibili. Siamo di fronte a un’espropriazione della democrazia che non può giustificare nessun baratto. La posta in gioco è troppo alta e riguarda anche e soprattutto l’idea della politica e l’idea del partito. Il problema è che nel PD non c’è visione condivisa né sulla prima né sulla seconda.