RICHIESTA PER LIBERALIZZARE MERCATO TABACCHI

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che: 

con il decreto legislativo n. 283 del 1998, il Ministro delle finanze pro tempore diede avvio al processo di privatizzazione e liberalizzazione dei settori produttivi e commerciali dei tabacchi lavorati, fino ad allora gestiti dall’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, mediante la creazione dell’Ente tabacchi italiani, a cui fu assegnato il compito di risanare e ristrutturare gli asset aziendali e di collocarli utilmente sul mercato; 

al termine di questo breve processo, con apposita asta pubblica, nel 2002 l’Ente tabacchi italiani fu acquistato dalla British American Tobacco Italia (un’affiliata dell’omonima multinazionale inglese) per il notevole importo di oltre 2,3 miliardi di euro, tutt’oggi ricordata come l’ultima privatizzazione del decennio trascorso; 

la privatizzazione di queste attività avrebbe dovuto comportare notevoli vantaggi per gli operatori del settore e, in particolare, per i rivenditori di generi di monopolio, per effetto della semplificazione dei processi distribuitivi e per la connessa riduzione dei costi di servizi che la liberalizzazione e l’ingresso sul mercato di una pluralità di imprese e aziende avrebbe dovuto comportare; 

nell’anno 2006, perdurando una situazione di stagnazione nel processo di liberalizzazione del comparto distributivo, venne introdotta una previsione normativa per sviluppare e dare impulso decisivo al rinnovamento. Infatti, con i commi 96 e 97 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), emanata sotto l’egida del Governo Prodi, venne prevista la possibilità di creare una nuova rete distributiva dei tabacchi lavorati, costituita da oltre 300 depositi fiscali, che avrebbe potuto affiancarsi alla rete già esistente o comunque costituire una valida alternativa ad essa; 

per dare stabilità al sistema della distribuzione dei tabacchi lavorati, attraverso il quale vengono raccolti annualmente oltre 13 miliardi di euro di entrate per accisa e iva, venne previsto, altresì, di agganciare i contratti di distribuzione in essere alla data di entrata in vigore della citata legge all’effettiva disponibilità degli immobili, sede dei depositi fiscali già funzionanti, per un periodo di nove anni; 

le disposizioni recate dai commi 96 e 97 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006 per essere operative necessitavano di semplici procedure di raccordo da individuare con due decreti attuativi che il ministero dell’economia e delle finanze e l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato avrebbero dovuto emanare, rispettivamente entro 90 e 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge; 

a distanza di oltre due anni dall’emanazione della legge finanziaria per l’anno 2007, senza peraltro che vi sia stata alcuna apparente ragione e in assenza di una norma di riferimento dei termini suddetti, l’amministrazione competente non ha ancora provveduto a dare attuazione al disposto normativo di cui trattasi, cosa che nella sostanza favorisce e continua ad avvantaggiare il monopolista di fatto della distribuzione (la società Logista Italia), con onerosi costi per il servizio di consegna a domicilio, anch’esso gestito in regime di monopolio di fatto dalla Logista; 

l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha segnalato l’urgente necessità (aprile 2006) di modificare la vigente normativa, nel senso di creare le reali condizioni di accesso al mercato anche per le aziende di più piccole dimensioni e con limitati mezzi finanziari, con lo scopo di introdurre elementi di reale competitività nel sistema e per scardinare il monopolio di fatto delle multinazionali; 

i numerosi passaggi di proprietà della società Logista, che ha effettuato la distribuzione dei tabacchi lavorati in questi ultimi quattro anni in Italia (dall’Ente tabacchi italiani alla British American Tobacco Italia, dalla Bat Italia all’Altadis/Logista e da quest’ultima alla Imperial Tobacco/Logista), non hanno di fatto consentito la reale apertura del mercato della distribuzione, né, tanto meno, la rimodulazione del servizio di consegna a domicilio, il cui costo rimane elevato -: quali siano le reali ragioni della mancata emanazione, a distanza di oltre due anni, dei decreti attuativi dei commi 96 e 97 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i cui termini di emanazione (90 e 120 giorni) sono stati disattesi in assenza di un differimento normativo dei suddetti termini che avevano ed hanno tuttora natura perentoria; 

se siano stati svolti accertamenti per individuare l’esistenza di eventuali responsabilità di carattere amministrativo per i ritardi suddetti; 

se sia intenzione del Governo di procedere sollecitamente alla definizione e stesura della normativa in esame per addivenire sollecitamente alla tanto auspicata privatizzazione e liberalizzazione del settore distributivo dei tabacchi lavorati; 

se siano state assunte iniziative volte alla revisione della normativa di settore nel senso indicato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato; 

quali siano le iniziative che il Governo intende adottare per rilanciare il processo di privatizzazione e liberalizzazione del settore, non ancora concluso a distanza di oltre 10 anni dal suo avvio, e per eliminare definitivamente le rendite di posizione di cui beneficia il monopolista di fatto della distribuzione. 

(2-00202) «Esposito, Misiani, Portas, Porta, Miglioli, Bordo, Calgaro, Viola, Vernetti, Velo, Graziano, Giorgio Merlo, Ventura, Iannuzzi, Peluffo, Fiorio, Lovelli, Lulli, Lucà, Calearo Ciman, Porcino, Barbato, Mario Pepe (PD), Tullo, Cambursano, Morassut, Boccuzzi, Oliverio, Andrea Orlando, Recchia, Boccia, Duilio, Bellanova, Benamati, Ginoble». 

25 pensieri riguardo “RICHIESTA PER LIBERALIZZARE MERCATO TABACCHI

  • 10 dicembre 2008 in 17:03
    Permalink

    Che senso ha un’interpellanza sulla liberalizzazione del settore della distribuzione dei tabacchi? C’è qualche soggetto che preme per entrare nel settore? C’è un furto di 2 miliardi all’anno alle casse dello stato, come avviene col prezzo minimo? La procedura di infrazione dell’UE contro l’Italia è sulla distribuzione o sul prezzo minimo? Con che logica salta fuori proprio la “distribuzione”?

    Esposito si è mosso per un’esigenza di Philip Morris, perchè se agisse per l’interesse collettivo si sarebbe occupato del prezzo minimo, non di una cosa che, oggi, non limita la libera concorrenza e che non crea danno alle casse dello stato.

    L’oggetto dell’interpellanza è commentato anche sul blog http://www.yesmoke.eu/blog/?p=1392#more-1392

  • 10 dicembre 2009 in 11:07
    Permalink

    Caffè Italia
    di Solarino Vincenzo
    via M. Rapisardi n° 120
    97016 POZZALLO (RG)
    TEL-FAX 0932/797212

    OGGETTO: proposte e suggerimenti

    Sono Vincenzo Solarino titolare di un bar, ricevitoria SISAL, coner ippico, con in possesso di patentino per vendita generi di monopolio.
    Vi scrivo per segnalarvi il mio punto di vista per quanto concerne i patentini.
    In Italia sono presenti 16000 patentini, non sono al corrente sul grado di vendite di ognuno ma le mie vendite in relazione al n° di abitanti del mio paese è abbastanza alto. Per questo non riesco a capire, visto le entrate che avrebbe in più lo Stato dato che una rivendita paga un canone mentre un patentino no, e visto che si parla di liberalizzazioni come mai non si provveda a trosformare i patentini in vere e proprie rivendite di tabacchi. Sono al corrente, però, che il sindacato dei tabaccai è contrario a tale liberalizzazione. Credo, del resto, che lo Stato possa trovare un punto di incontro tra i vari gruppi di interessi che entrano in gioco cercando di ottenere, ovviamente nell’interesse dei titolari di patentini e dello Stato, la trasformazione delle attività provviste di patentino in RIVENDITE ORDINARIE.
    Spero che questo nuovo governo possa tener presente la mia osservazione e magari agire per poter far accogliere la mia richiesta. Ho una piccola impresa ma credo di contribuire allo sviluppo del mio Paese e credo ed ho fiducia sul fatto che lo Stato possa, ovviamente per quanto possibile, cercare di far crescere tali piccole imprese.
    Grazie in anticipo. Distinti saluti.

    Solarino Vincenzo

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