TRASPORTI PUBBLICI

La Stampa

E’ forse l’ultima battaglia sulla strada che porta alla fusione Gtt-Atm e la si sta combattendo tutta in casa Pd, quella del sindaco che è il più convinto sostenitore dell’alleanza tra Torino e Milano. Una battaglia che ha spinto il partito a convocare un vertice venerdì presenti i manager Gtt e anche i parlamentari piemontesi del Pd, compreso Stefano Esposito che più si è esposto nel sollevare legittimi dubbi sulla fattibilità giuridica dell’operazione. Tesi tutt’altro che peregrina se è vero che fra gli advisor legali – quelli torinesi vedono in prima fila lo studio Benessia – ci sarebbe maretta.

Dunque, chi contesta l’operazione sostiene, in buona sostanza, che violerebbe il decreto Burlando del ’97 secondo il quale operazioni come quella ipotizzata tra Gtt e Atm sono buone solo se le aziende coinvolte sono «contigue», vale a dire che i loro bacini di servizio siano confinanti. E Milano e Torino non lo sono. Sull’argomento Gtt ha già preso posizione sostenendo che il decreto sarebbe superato. I contestatori dell’accordo non ne sono convinti e hanno rilanciato i loro dubbi con un lungo promemoria arrivato a tutti i protagonisti del Pd in qualche modo toccati dal problema-fusione. Non solo, dubbi

vengono sollevati sulle concessioni ferroviarie che Gtt ha dalla Regione e che, in caso di fusione, cambiando il concessionario «salterebbero». E i beni di Gtt pagati con soldi pubblici che fine faranno, visto che dovrebbero essere assorbiti nell’ipotizzata newco dove Atm avrebbe la maggioranza? Insomma, c’è il fondato pericolo che la fusione «deprimerà patrimonialmente la collettività piemontese» e «indebolirà irrimediabilmente la realtà Gtt». Domani il Pd affronterà tutti i dubbi per capire se dare uno stop o sostenere l’operazione arrivata ormai in vista del traguardo.