I ricercatori hanno diritto alla cassa

La Stampa

C’è uno spiraglio per la cassa integrazione straordinaria in favore dei 370 ricercatori scientifici della Motorola: lo apre il deputato Stefano Esposito dopo aver condotto una complessa inchiesta sul fatto che gli ingegneri non avrebbero diritto alla mobilità e alla Cis. «Perché dal 2001 – chiede il parlamentare del Pd – la Motorola Electronics si è equiparata a uno studio professionale, sia esso legale, tecnico o commerciale? E’ sotto il codice 771 (che riguarda tali categorie), che sono stati versati i contributi all’Inps: in quel settore non è prevista la quota dello 0,90 per mobilità e cassa». 

Esposito ha ricostruito i passaggi che la multinazionale americana avrebbe fatto in Italia: «La Motorola spa nel ‘98 ha assunto 90 ingegneri con contratti del Terziario, pagando contributi sotto il codice 723 per il Commercio, che prevede il pagamento dello 0,90»; «Nel 2001 la Motorola ha ceduto il ramo d’azienda di Torino con i 90 dipendenti alla Motorola Electronics (di cui la prima detiene il 90%) dando loro una lettera in cui sostiene che “restano invariate le condizioni”»; 3) «Da allora la Motorola non paga più lo 0,90 nè per i 90 nè per i nuovi assunti, mentre le sedi di Milano e Roma mantengono la collocazione nel Terziario». Esposito chiede ai sindacati di tutelare in ogni sede i lavoratori. Con i parlamentari Bocuzzi e Portas (e il consigliere comunale La Volta), si rivolge al ministro Sacconi affinché conceda la cassa integrazione ai 370 della Motorola di Torino come prevede la legge finanziari approvata dal governo Prodi in caso «di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionale».