Scovare i furbi e farli pagare altrimenti il sistema crolla

Gianni Giacomino – La Stampa

 

In Commissione Ambiente stiamo studiando una proposta di legge che consenta di individuare, in tempi rapidi, chi non paga la tariffa rifiuti e renda più stringato il recupero dei soldi. Altrimenti non ci salviamo. Tutto il sistema non si salva». È chiarissimo Stefano Esposito, 39 anni, parlamentare del Pd e per due anni presidente di Seta, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti in 30 comuni del Torinese, oggi in forte crisi di liquidità.

Scusi, ma da questa crisi si può uscire? E in quali tempi?

«Si uscirà quando Seta riuscirà a recuperare tutta l’elusione. Si parla di oltre 7 milioni di euro dal 2005 al 2007 che non sono stati riscossi. Non per colpa di Seta, ma perché non solo i privati, ma, anche medie e grandi aziende, non pagano. Per questo Seta è costretta a indebitarsi con le banche, producendo un vortice pericolosissimo di interessi da capogiro. Certo, con la Tarsu, che è una tassa, i tempi di riscossione sono molto più rapidi. E poi i singoli Comuni possono intervenire finanziariamente all’integrazione di quel che manca».

In che senso?

«Perché la Tarsu va a ruolo nel giro di due anni, mentre la Tia è una tariffa, deve essere saldata per intero dagli utenti e, per arrivare ad un pignoramento, occorre passare attraverso l’ufficiale giudiziario. È un percorso lunghissimo».

Ci può fare un esempio?

«La Seta ha circa 20 mila fatture mai incassate e l’ufficiale giudiziario riesce a smaltirne un centinaio al mese. Se va bene riusciremo a recuperare tra sei anni la Tia non pagata nel 2005. Sono tempi biblici, inaccettabili per chi investe in uomini e mezzi e deve garantire un servizio tutti i giorni».

E qui dovrebbe entrare in gioco la vostra proposta di legge per accelerare i tempi?

«Non solo. L’ultima procedura che ho avviato prima di lasciare la presidenza di Seta è quella di demandare il recupero della Tia a Equitalia, che può anche arrivare al fermo amministrativo dell’auto di chi è moroso».

Scusi, tralasciando il buco di Seta, il servizio di raccolta porta a porta come funziona nel Torinese?

«Molto bene. Il vero porta a porta è partito solo nel 2004 e adesso quasi la metà dell’immondizia è differenziata. È un risultato strepitoso, uno dei migliori di tutto il Paese. Il porta a porta è un costo che vale la pena accollarsi».

Alcuni amministratori, però, si lamentano della qualità del servizio. Come mai?

«Ma io li capisco, perché sia i costi che la qualità del servizio si possono sempre migliorare. Tutto funziona bene quando l’azienda che fa la raccolta e i cittadini che ne usufruiscono sono in perfetta sintonia».

È una condizione tutt’altro che facile da raggiungere, non le sembra?

«Può darsi. Mi sorprendono i sindaci che filosofeggiano, come quello di Venaria. Se gli amministratori di Seta per lui sono una banda di incapaci vada alla Corte dei Conti e denunci. Mi dispiace che i dipendenti e i dirigenti di Seta siano coinvolti in questa situazione, perché sono tutte persone capaci».

Riscossione dell’eluso a parte, com’è il futuro della raccolta rifiuti?

«Buono, quando si arriverà ad avere chiuso il ciclo integrato dei rifiuti. Questo vuol dire che, entro il 2014, sarebbe opportuno poter contare su due termovalorizzatori e sul 50 per cento della differenziata in tutta la provincia. E il conferimento dei rifiuti sarà nelle isole ecologiche, che sono meno impattanti degli attuali cassonetti utilizzati per il porta il porta».