Il “buco” è colpa dei debitori

 

Ho preso atto, con simpatia, della costituzione su Facebook del gruppo “Chiediamo a Stefano Esposito come si porta al fallimento la Seta Spa”. Ho ricevuto l’invito ad unirmi al gruppo da uno degli iscritti, e, una volta entrato, mi sono messo subito a disposizione per un incontro pubblico, come si può leggere sulla bacheca. Si deve però evidenziare come il gruppo esiste da più di un mese, conta sempre e solo su 19 aderenti e che nessuno mai ha risposto alla mia disponibilità.

Credo che i tempi siano maturi per un incontro con i cittadini, per dare loro spiegazioni, e per questo propongo un gruppo “Vero” e non pretestuoso con il nome: “Chiediamo come si fa a gestire un’azienda con tantissimi evasori!”. Siamo tutti capaci a suscitare facili polemiche ma se vogliamo migliorare le situazioni bisogna percorrere altre vie!

Vi lascio all’articolo di Gianni Giacomino

 

La perdita di Seta non è dovuta a una scellerata gestione economica dell’azienda, che si occupa della raccolta dell’immondizia in 30 Comuni del Torinese. Ma è semplicemente provocata dal non riscosso, pari a più di un milione e 300 mila euro per il 2007. In pratica il «buco» è colpa di tutti quelli, privati e non, che non hanno pagato la tariffa della raccolta rifiuti negli ultimi anni. 

Lo ha stabilito la Corte dei Conti, a seguito di una richiesta di istruttoria, dopo un’attenta analisi dell’esercizio 2007 di Seta, la società costituita per la gestione del ciclo dei rifiuti per il Consorzio Bacino 16, che conta circa 330 dipendenti. «Per me e per tutti gli altri amministratori di Seta è una soddisfazione morale che va al di là della pura polemica politica – si sfoga Ezio Strumia, il direttore di Seta – . È segno che non siamo un carrozzone come forse pensa qualcuno. Non parlo solo dei dirigenti, ma di tutti i dipendenti di Seta». Incalza: «Quando abbiamo iniziato la raccolta porta a porta dell’immondizia sono stati sostenuti investimenti importanti, oggi la differenziata sta ottenendo risultati eccellenti, di oltre il 50 per cento in diversi Comuni». 

Nelle considerazioni conclusive della Corte dei Conti si legge che: «La perdita di esercizio è generata quasi interamente dagli oneri finanziari derivanti dalla crisi di liquidità, per via dei tempi di incasso dei propri crediti e degli investimenti effettuati». E ancora: «Tenendo presente che il risultato della gestione operativa è positivo, si invita l’Ente a porre particolare attenzione all’indebitamento della società, che risulta esser un fattore critico per una sana e corretta gestione». Così i vertici di Seta hanno deciso che affideranno a Equitalia (la società per azioni composta dal 51 per cento in mano dall’Agenzia delle entrate, mentre la parte rimanente è in mano all’Inps, incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi), il compito di scovare i morosi e di costringerli a pagare. Anche perché si parla di oltre 7 milioni di euro dal 2005 al 2007 che non sono stati riscossi. Un handicap devastante per una società che ha un capitale sociale di 7 milioni e 915 mila euro. 

«Quella di ricorrere a Equitalia è l’unica soluzione adottabile perché Equitalia ha la possibilità di inserirsi nei conti bancari e di effettuare il fermo macchina di chi non paga – avverta ancora il direttore di Seta -. Ma i nostri debitori non sono solo piccoli privati che possono avere l’acqua alla gola. Ci sono anche piccole e medie aziende. Magari sono soggetti che hanno sempre pagato la Tarsu, che è una tassa, mentre per la Tia se la prendono comoda, questo non è corretto».