La social card è una truffa

ALESSANDRO MONDO – La Stampa

Un’elemosina: macchinosa da ottenere, imbarazzante da spendere, inadeguata alla crisi economica.

L’ultimo scontro fra il Pd e il Pdl sotto la Mole si consuma sulla «social card»: anzi, sulla «social truffa», come la definisce senza mezzi termini lo stato maggiore del Pd. Ieri, dopo aver messo sotto il naso dei cronisti una voluminosa cartella stampa con dati a 360 gradi, quelli della crisi che sta martellando il Torinese e quelli relativi alle emissioni della carta da 40 euro al mese, hanno caricato a testa bassa il Governo. I primi, purtroppo, sono noti. I secondi, a detta del gruppo provinciale del Pd, sono ricavati dall’Inps. Numeri parziali, ha replicato nel pomeriggio Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Forza Italia-Pdl, precisando che l’operazione-social card è ancora in corso e che comunque va letta nell’ambito degli altri interventi anti-crisi adottati da Roma. Mentre il consigliere provinciale Carlo Giacometto ha invitato Saitta ad occuparsi dei guai della Provincia.

Sta di fatto che i numeri della «social card», fotografati al presente, non sono entusiasmanti. Il concetto è stato ribadito da Saitta, dal deputato Marco Calgaro e soprattutto da Claudio Lubatti, capogruppo del Pd in Provincia. Presenti il deputato Stefano Esposito, il segretario cittadino del Pd Carlo Chiama, l’assessore comunale Marco Borgione (Politiche sociali). 

Nel mirino, la tortuosità dei passaggi burocratici per ottenere la carta. Non è un caso se, ad oggi, nel Torinese hanno fatto richiesta tramite le poste 11.603 persone. Un po’ poche, alla luce dei dati forniti ieri. Uno per tutti, i 76 mila soggetti in provincia di Torino segnalati dai servizi sociali perché in difficoltà. Altrettanto basso il dato regionale. «Il richiedente riceve una prima lettera con l’assegnazione della card, che è una sorta di bancomat – spiega Lubatti -. Segue una seconda lettera con il codice Pin ma è successo che molti, prima dell’arrivo, sono andati a fare la spesa salvo scoprire di avere la carta scarica». «Ci avete fatto caso? – ha rincarato Saitta -. In diversi supermarket alla cassa c’è scritto: “Prima di pagare con social-card assicurarsi che sia carica”». «Il Governo ha messo a bilancio per la copertura finanziaria solo 170 milioni contro i 900 necessari – ha aggiunto Calgaro -. Nel decreto che istituisce la social card si stabilisce che sia l’entità sia il numero dei beneficiari possono essere modulati a seconda delle risorse. Pura operazione di immagine». Il dubbio è che, alla fine, costi più la salsa del pesce.