Il Pd sul voto in Provincia fa la bella addormentata

Alessandro Mondo – La Stampa

Caro Morgando, diamoci una mossa». Il giorno dopo la batosta subìta da Renato Soru in Sardegna, e a un paio di mesi dall’avvio della campagna elettorale per le elezioni provinciali, Stefano Esposito, deputato Pd ed esponente della componente «Sinistra Per» (protagonista di memorabili battibecchi con Chiamparino), aziona la sirena di allarme anche a Torino.

Che succede?

«Nulla, questo è il guaio. Invece di capitalizzare il lavoro fatto da Saitta e di sfruttare le difficoltà del Pdl, dalla mancata convergenza della Lega sulla candidatura-Porchietto all’incapacità di esprimere idee sul governo della Provincia, il Pd dorme sugli allori, convinto che alla fine porterà a casa il risultato».

Teme che non sarà così?

«La partita non è affatto scontata. Ci serve una coalizione chiara: basta con la melina, dobbiamo chiudere entro quindici giorni».

Colpa di Morgando?

«Il partito in Piemonte lo guida lui, ma il deficit che stiamo vivendo è colpa di tutti. E tutti, compreso Saitta, devono sforzarsi di sciogliere i nodi sul tappeto».

Non è l’obiettivo al quale lavora Saitta?

«Si muove bene sul territorio e finora ha portato avanti una serie di incontri bilaterali, che però servono fino a un certo punto: si era detto che dopo Natale avremmo avuto la coalizione…».

Invece?

«Il Pd sonnecchia, a tutti i livelli. A fine marzo, poi, si terranno le primarie nei collegi provinciali: guai se diventassero lo spunto per uno scontro interno e non una grande occasione per avviare la campagna elettorale. Dato che siamo un partito plurale, e da più parti viene chiesta una rappresentanza di tutte le componenti, la soluzione potrebbe essere proprio un tavolo delle componenti. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ma sia chiaro che da “Sinistra Per” non ci saranno richieste in questo senso».

Torniamo alla coalizione.

«Si costruisce riunendo i potenziali alleati e facendo chiarezza sulla base del programma: o dentro o fuori. La sinistra radicale, di fatto, è già fuori».

L’Udc, invece, non è ancora dentro.

«Di questo passo non accadrà mai. Dopo l’ultimo incontro tra Vietti e Saitta, il Pd è ammutolito. Rischiamo di persuadere il partito di Casini a correre da solo o, peggio ancora, di spingerlo verso il Pdl. Eppure è da mesi che Morgando e Saitta ci pongono il tema di allargare l’alleanza: è ora di vedere le carte dell’Udc. E ancora: vogliamo chiarire i rapporti con la nuova sinistra in fase di costruzione? Poi ci sono i Moderati…».

… e l’Italia dei valori. Che aria tira da quelle parti?

«In entrambi i casi esistono tensioni che rimandano agli equilibri politici in Regione e Comune. I Moderati rischiano di essere attratti dalle sirene del centrodestra: dato che per il Pd sono un alleato leale, bisogna lavorare per tenerceli. Anche Bresso e Chiamparino dovrebbero spendersi».

Perchè: non sta accadendo?

«Sono molto impegnati sulla politica nazionale. E’ necessario che svolgano il ruolo di dirigenti politici piemontesi, impegnandosi a fondo nella battaglia sulle provinciali. Non dimentichiamo che se perdiamo la Provincia di Torino ci saranno contraccolpi anche alle regionali del 2010».