Dopo Veltroni, il Pd con il sindaco

ALESSANDRO MONDO – La Stampa

Primarie subito o via libera all’elezione di Dario Franceschini per il dopo-Veltroni? E nel caso, come candidare alla segreteria il Delfino del leader dimissionario garantendo il forte segno di discontinuità chiesto dal popolo del Pd?

Su questi interrogativi il Pd piemontese si è arrovellato tutto il giorno per trovare una posizione maggioritaria da affidare a Gianfranco Morgando in vista dell’assemblea nazionale odierna: riunione dei membri della segreteria regionale al mattino, assemblea dei costituenti piemontesi del partito nel pomeriggio. A porte aperte, che tanto non c’è più nulla da nascondere. La segreteria cittadina, invece, si è riunita per discutere di candidature. Dibattito su tutta la linea, posizioni fluide, correnti alla conta. Alla fine è prevalso l’orientamento contenuto nel documento firmato da Chiamparino, Errani e Domenici. Di fare le primarie subito, con le elezioni alle porte, non se ne parla. Ok all’elezione del segretario pro-tempore, ok al nome di Franceschini, ma affiancato da un «direttorio» imperniato sui segretari regionali che garantisca, per l’appunto, la «discontinuità». Documento fatto proprio da Morgando – «sono soddisfatto, era la sintesi migliore che potevamo trovare» – e sul quale sono confluiti nomi diversi: Antonio Saitta, Caterina Romeo, Elda Tessore, Gianni Oliva, Sergio Bisacca, Stefano Lo Russo… Favorevoli anche Carlo Chiama e Stefano Esposito. Mentre Roberto Placido, altro componente di «Sinistra Per», si è smarcato sul nome di Franceschini. In minoranza l’ala nel partito, guidata da Roberto Tricarico, che guarda alle primarie come un bagno purificatore dal quale ripartire: «Non sempre le maggioranze hanno ragione».

Oggi il «rendez-vous» all’assemblea nazionale. Tra le assenze spiccherà quella di Chiamparino, che da tempo aveva combinato una puntata a Bruxelles per trovare il figlio. Quanto è bastato, dato il ruolo nel partito e la delicatezza del momento, ad alimentare la voce di una presa di distanza dal Pd. Altri ancora – come Saitta, alle prese con le trattative in vista del voto – saranno presenti ma non brillano di entusiasmo.

Ad alimentare lo scompiglio sotto la Mole, il riaccendersi del dibattito sulle alleanze e la presa di posizione di Calgaro sulla fusione Gtt-Atm. Questioni che, stando ad autorevoli esponenti del Pd, sono slegate dalle dinamiche nazionali. «Calgaro è stato coerente – spiega Esposito -. Io non ho mai detto di essere contrario alla fusione: Gtt entrerà in un grosso gruppo che cercherà di vincere quante più gare possibili in Italia. Detto questo, Chiamparino deve avere il coraggio di dire che la governance paritaria è fasulla e che non ci sarà alcun ritorno finanziario immediato per Torino. Anche sul bilancio di Gtt serve chiarezza. Caro Sergio, la verità è rivoluzionaria: nei rapporti politici e in quelli con la gente». Davide Gariglio prende le distanze dalle ipotesi di complottismo: «Prima bisognava aggiudicare il servizio del trasporto pubblico locale e costruire una solida rete di alleanze tra aziende a livello regionale, poi cercare un partner internazionale al quale vendere il 40-45% delle azioni di Gtt permettendo al Comune di fare cassa. Nessun contrasto con il sindaco, ma questa era e resta la mia posizione».