In manifestazione parlamentari e consiglieri regionali: “Deve intervenire Roma”

MILENA VERCELLINO – Repubblica

Un corteo per unire le lotte e collegare con il filo rosso della mobilitazione due fabbriche-simbolo del Pinerolese. Ieri mattina alle centinaia di lavoratori della Indesit di None schieratisi davanti ai cancelli dello stabilimento si sono uniti i dipendenti della Streglio, vicini di casa – l´azienda dista un chilometro dalla Indesit – e compagni di sventura in questi tempi di serrande abbassate. La settimana di presidio dei lavoratori Indesit si è così conclusa con una manifestazione a ranghi allargati, per puntare i piedi contro la chiusura dello stabilimento di None: oltre ai lavoratori della Streglio, al capezzale della fabbrica, che da qualche settimana traballa insieme alle sorti dei 650 dipendenti, sono infatti arrivati alcuni parlamentari ed amministratori locali e una trentina di sindaci dei Comuni della zona, uno degli epicentri della crisi in Piemonte.

I parlamentari presenti – Renato Cambursano di Idv e Stefano Esposito e Giorgio Merlo del Pd – hanno assicurato ai lavoratori che sarà loro cura monitorare l´evoluzione della situazione. «Il Governo si attivi per evitare il trasferimento delle lavorazioni e la chiusura dello stabilimento, che sarebbe insopportabile per un territorio che sta già pagando duramente il prezzo della crisi», hanno commentato i consiglieri regionali del Pd Angelo Auddino e Rocco Larizza. «L´impegno del Governo non può esaurirsi con gli incentivi per sostenere la produzione, ma deve trovare riscontro in politiche che riducano i trasferimenti delle lavorazioni all´estero», hanno aggiunto.

«La crisi produttiva non è tale da determinare la chiusura dello stabilimento. Dipende anche dal management della Indesit, che non sa progettare il futuro dell´azienda», ha spiegato Dario Basso della Uilm, per poi rincarare la dose: «Non possono giocare sul momento di crisi per delocalizzare». La prossima cruciale tappa della vicenda sarà l´incontro tra il coordinamento sindacale dei sette stabilimenti del gruppo e la proprietà che si terrà martedì mattina presso l´Unione Industriale. «Martedì – ha dichiarato Claudio Suppo della Fiom – la proprietà deve fare marcia indietro. Se non dovesse succedere, i lavoratori continueranno con le iniziative di lotta. Non è possibile pensare che la Indesit venda lavastoviglie producendo in Polonia». L´azienda ha nel frattempo annunciato il calendario della cassa integrazione per il prossimo mese: cinque giorni in tutto, uno a settimana per le prime tre settimane e due giorni nell´ultima.

L´effetto Indesit si riverbera intanto sull´indotto: la Cabind di Chiusa San Michele, fornitore di cablaggi della Indesit, ha annunciato ieri la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di tutti e 68 i dipendenti. E la strategia sottesa alla decisione sembra essere la stessa che sta portando la fabbrica di elettrodomestici di None a sbarrare i cancelli per sempre: il gruppo statunitense proprietario della Cabind ha infatti uno stabilimento in Polonia, che continuerà l´attività.