Luna Nuova

Riporto qui di seguito un articolo di Massimiliano Borgia, uscito su luna nuova di qualche tempo fa… quando il segretario si chiamava ancora Walter!

Oggi arriva a Torino il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni. E troverà, anche nel capoluogo subalpino, un partito in crisi d’identità che continua a manifestare le proprie divisioni anche alla vigilia di un confronto elettorale amministrativo davvero pericoloso per il centrosinistra.

A Torino, tra le tante correnti nate un anno e mezzo fa ai tempi della costituzione del partito, quella che oggi manifesta la maggiore presenza politica è “Sinistra per”, che per ironia della sorte porta adesso lo stesso nome delle liste che vogliono mettere insieme i cocci della sinistra ex comunista ed ex diessina. Il portavoce è il consigliere regionale Roberto Placido. L’esponente più intraprendente è il deputato Stefano Esposito.

«Il male del Pd – va dritto Esposito – è soprattutto nella sua classe dirigente che non ce la fa più. Abbiamo dirigenti che hanno fatto il loro tempo e che adesso andrebbero mandati a fare altro. Un ricambio è assolutamente necessario e urgente».

Eppure proprio a questa classe dirigente si sono coagulati i gruppi che hanno dato vita alle correnti che costituiscono il giovane partito. Come è possibile azzerare i leader di gruppi organizzati dentro il partito senza acuire lo scontro interno fino a una spaccatura totale? «Di sicuro non si può fare con le primarie. Le primarie si sono rivelate uno strumento eccezionale per avvicinare tanta gente al partito attraverso il voto ma non hanno risolto il problema della mancanza di un luogo di formazione della nostra classe dirigente. E poi c’è un ritorno alle relazioni interne tra gruppi provenienti dai vecchi partiti. Una concezione del partito che Sinistra Per aveva osteggiato anche nei Ds e che ci ha creato non pochi problemi. Eppure quando noi dicevamo che si entrava nel nuovo partito senza correnti venivamo osteggiati. Adesso c’è chi adombra persino l’idea di tornare ai Ds e alla Margherita». A vedere l’inerzia politica del partito e i sondaggi, forse non sarebbe un bene? «Se il Pd dovesse deflagrare, non ci sarebbe alternativa in questo paese per gli eredi di Berlusconi. Nient’affatto: indietro non si torna. Ma è ovvio che non si può andare avanti così, sperando che la nuova classe dirigente possa venire fuori in presenza dell’eredità di quella spartizione al 60 e 40 per cento dei posti tra Ds e Margherita e con questo governo-ombra. Però non è sbagliata l’idea che portò alla nascita del Partito democratico, un partito che tenga insieme pezzi diversi di società. Il problema è che siamo un partito che non fa scelte su nulla. Non siamo né carne né pesce. Invece dovremmo essere un partito che sceglie di tutelare un blocco sociale di riferimento e che fa battaglie precise. Ora siamo solo insieme per il potere. Ma se non stiamo attenti, con la prossima tornata amministrativa, perderemo postazioni importanti anche negli enti locali».

Sarà anche una questione di programmi e di alleanze politiche… «La grande forza che rimane al Pd è il suo radicamento territoriale. Se non ci diamo una mossa perdiamo anche il lavoro dei volontari che fanno politica nei territori e raccolgono i consensi: la prima cosa è recuperare il loro entusiasmo coinvolgendoli in battaglie di idee sul merito dei problemi. Sulle alleanze, mi pare che non ci siano le condizioni per un patto con questa Rifondazione comunista».

A proposito, il Prc è contro ogni trattativa sul Tav e voi? «La questione Tav è importante perché se trattata con superficialità può esploderci tra le mani. Per questo dobbiamo essere molto chiari sul Sì Tav. La posizione del Fare non può essere la posizione del Pd perché non possiamo correre il rischio di prestare il fianco ad accuse di ambiguità appoggiando un documento che propone di rimandare tutto a dopo che ci saranno ferrovie efficienti. Sul terreno del Sì Tav il Pd può sfidare la destra: oggi loro sono al governo e devono farci vedere le risorse. Qui regione, Provincia e Comune di Torino sono tutti d’accordo Berlusconi ce li fa vedere questi finanziamenti? Poi sono d’accordo che si debba iniziare dal Nodo di Torino e fare uscire i territori dall’isolamento. Per noi il Tav può diventare anche il modo per proporre il metodo di lavoro dell’osservatorio a livello nazionale. Per questo stiamo lavorando a una proposta di legge che parta dal metodo dell’Osservatorio per proporre un nuovo modo di affrontare i lavori pubblici in questo Paese. Voglio vedere cosa ne dirà la destra».