Pd, Chiamparino prova a mettere pace

Il primo cittadino invita a riaprire la discussione: «Sarebbe bene trovare una soluzione ragionevole. C´è un mese e mezzo di tempo. Abbastanza per un confronto supplementare. Altrimenti si continua a presentare solo un partito diviso e litigioso, continuando con la sindrome che prima ha caratterizzato il governo Prodi e poi il Pd».

Il rischio di arrivare ad uno scontro interno molto duro c´è. Una parte della maggioranza che sostiene la segreteria Morgando, quella che fa riferimento a Piemone Europa, sabato non ha partecipato al voto sulla lista presentata dai segretari cittadini e provinciali, uscendo dalla sala dell´Atc insieme alla minoranza di Piemonte Democratico. Davide Gariglio, leader di una delle due componenti Popolari e presidente del consiglio regionale, sostiene che non «esiste più una maggioranza» e che «il Pd non è il partito che ci aspettavamo» e che con la lista si sono «sistemati solo gli amici». Che non ci sia più una maggioranza è anche un leit motiv del numero uno di «Sinistra Per», Stefano Esposito, componente in asse con i Bindiani. Esposito è altrettanto diretto: «Gariglio la smetta di fare l´ipocrita. Non è soddisfatto solo perché avrebbe voluto il suo segretario Fazzone in lista. Nessuno è vergine e quello che uccide il partito non sono le correnti ma l´ipocrisia». La questione staffisti e segretari tiene banco, non solo sulle pagine di Facebook nei messaggi tra i vari iscritti chiamati in causa, ma a colpi di lettere aperte, come quella firmata da Gianni Vernetti e dall´assessore Gianna Pentenero a sostegno di Rosanna Abbà, collaboratrice della vicesegretaria regionale Anna Rossomando, e di Paolo Parmentola, staffista del vicepresidente regionale Paolo Peveraro: «Non si possono ridurre i curriculum di militanti di lungo corso a segretaria di Tizio o assistente di Caio». 

Il vicesegretario regionale, Roberto Tricarico, è d´accordo in modo provocatorio con Gariglio: «Se la maggioranza nel partito esiste solo per distribuire posti meglio che si dissolva. Ben venga che non ci sia più. Non dovrebbe essere una camera di compensazione per distribuire poltrone, ma per fare scelte politiche». E aggiunge: «La maggioranza non è mai riuscita a fare sintesi su una questione, dalla fusione Atm-Gtt al testamento biologico. Non ci può essere il libera tutti quando si fa politica e il tutti insieme quando ci si divide i posti. L´unico posto che interessa è quello della presidenza della giunta provinciale». E poi una critica sulla lista: «Avrei capito una critica sulla mancanza di operai, rappresentanti del commercio e delle imprese. Sul resto no».

Anche l´onorevole Giorgio Merlo non sembra aver apprezzato le parole di Gariglio: «Non credo sia particolarmente costruttivo alimentare polemiche astiose sulla questione dei candidati. Se qualche corrente pensa che si debba innescare una resa dei conti per la non candidatura di esponenti della medesima corrente, siamo messi veramente male e destinati ad avere un futuro politico alquanto balbettante ed incerto». Soluzione? «L´unità interna per evitare che il Pd sia un mero cartello elettorale».

Non vuole entrare nella polemica il coordinatore regionale della segreteria, Stefano Lo Russo, ma è molto dispiaciuto per le parole di Gariglio: «Sono però convinto che ben presto i rapporti torneranno alla consueta cordialità e amicizia. Questione di tempo. A livello regionale c´è sempre stata una gestione unitaria».

E la minoranza di Piemonte Democratico non sta a guardare. In alcuni collegi, come Borgo Dora Vanchiglia, dove è stata candidata Paolo Parmentola dello staff del vicepresidente della Regione Paolo Peveraro, si stanno già raccogliendo le firme per andare alle primarie il 29 marzo, innescando una lotta interna alla componente con Gerardo Marchitelli, considerato il candidato naturale. Altri problemi al Lingotto, dove c´è il capo della segreteria del sindaco, Carlo Bongiovanni, mentre il collegio sarebbe dovuto toccare a Silvia Fregolent. Scelte fatte dai segretari, secondo Piemonte Democratico, per mettere in difficoltà la minoranza. «L´unica cosa da fare – sottolinea Federico Fornaro leader di Piemonte Democratico – sarebbe andare alle primarie in tutti i collegi dove non ci sono candidati unici o uscenti. Azzeriamo tutto perché si è voluto forzare. Si passi la questione a livello regionale o nazionale e si riparta». Risponde Caterina Romeo, coordinatrice provinciale: «Abbiamo costruito una lista equilibrata e capace di vincere, se si vogliono le primarie basta raccogliere le firme necessarie. Comprendo le delusioni personali ma è inaccettabile che qualcuno si possa spingere a chiedere l´annullamento di una decisione presa da un organismo democraticamente eletto». Primarie che si tengono anche per decidere i candidati sindaci nei Comuni dell´hinterland. A Beinasco si sono tenute ieri. I dati non ufficiali danno in vantaggio Maurizio Piazza a discapito di Matteo Francavilla.