CONVOCARE CON URGENZA UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA AZIENDA E SINDACATI

“Convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l’azienda ed i sindacati al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento Indesit di None e la conseguente perdita del posto di lavoro per più di 600 lavoratori” e “verificare se alla chiusura dello stabilimento di None non corrisponderà un aumento dell’occupazione dello stabilimento di Radomsko, condizione indispensabile per ottenere specifici finanziamenti del Paese ospitante lo stabilimento, e quali provvedimenti intende adottare al riguardo”: queste le richieste contenute in un’Interrogazione al Governo presentata quest’oggi dagli On. Cesare DAMIANO (Responsabile Nazionale Lavoro PD e Capogruppo alla Commissione Lavoro), Anna ROSSOMANDO e Giorgio MERLO e sottoscritta dai Parlamentari piemontesi Antonio BOCCUZZI, Luigi BOBBA, Marco CALGARO, Stefano ESPOSITO, Piero FASSINO, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Giacomo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Gianni VERNETTI. 

I Deputati del PD ricordano come l’Indesit mantiene in Italia, oltre al quartiere generale di Fabriano, sette stabilimenti produttivi, in aggiunta a quello di None (che impiega circa 600 lavoratori e produce circa 850 mila elettrodomestici l’anno), il centro ricerche, la logistica e le attività di marketing per un totale di circa 5.600 dipendenti. Negli ultimi tre anni l’azienda ha operato importanti investimenti, sia sul nuovo prodotto sia sugli impianti, per un importo complessivo di circa 60 milioni di euro di cui 20 proprio nello stabilimento di None. Nonostante questo i rappresentanti del Gruppo hanno ribadito che “malgrado gli sforzi, tuttavia, la domanda di mercato è stata molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza l’azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti di None e di Radomsko, in Polonia. La decisione di mantenere lo stabilimento polacco a scapito di quello torinese è dovuto esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali”. 

“Da notizie di stampa – aggiungono i Deputati piemontesi del PD – si apprende che la volontà del gruppo dirigente aziendale di chiudere lo stabilimento di None, mantenendo lo stabilimento di Radomsko, sarebbe anche legata alla possibilità di ricevere risorse statali in Polonia subordinate, tuttavia, ad un aumento della crescita occupazionale in quel Paese. Ne deriverebbe che la chiusura e il licenziamento di circa 600 lavoratori italiani corrisponderebbe ad un aumento delle assunzioni nello stabilimento in Polonia, con un vero e proprio ‘dumping sociale’ a scapito dei nostri lavoratori”. 

Con l’Interrogazione si chiede, pertanto, al Governo di “verificare presso le Istituzioni europee quali iniziative si stiano prendendo al riguardo”.