Lettera a Dario Franceschini

Caro Segretario,  

in queste settimane il Partito Democratico si è distinto per una forte iniziativa politica sui temi della crisi economica. Le varie proposte avanzate, dal contributo di solidarietà all’assegno ai disoccupati alle misure a sostegno delle piccole e medie imprese, dimostrano come il PD sia un partito che sta a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Proposte concrete e credibili a fronte dell’insufficienza dell’azione del Governo.  

Il Piemonte è uno degli epicentri di questa crisi. Stiamo assistendo a una crescita esponenziale della cassa integrazione e a uno stillicidio di imprese che chiudono i battenti. Ogni giorno è un bollettino di guerra che fa sorgere grandi preoccupazioni sulla tenuta complessiva del sistema nonostante gli sforzi fatti dalle amministrazioni locali, a cominciare dalla Regione.  

La chiusura dello stabilimento Indesit di None è il tragico simbolo di tutto questo. Un’azienda sana che, tuttavia, decide di licenziare circa 700 lavoratori.  

Il PD non intende accettare questa decisione perché non è nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori che può consistere la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.  

Il PD ha presentato un’Interrogazione per incalzare il Governo, sollecitando la convocazione di un tavolo di confronto tra azienda e sindacati. Anche al Parlamento Europeo è stata presentata un’Interrogazione per chiedere  di verificare se vi sia una corrispondenza tra la chiusura dello stabilimento italiano ed un aumento delle assunzioni in quello polacco. Nei giorni scorsi abbiamo criticato il silenzio della proprietà.    

Pertanto, sarebbe particolarmente significativo se alla manifestazione indetta dai sindacati per venerdì 20 marzo la delegazione piemontese fosse guidata dal Segretario nazionale o, eventualmente, dal Capogruppo PD alla Camera o al Senato.  

Per lanciare un segnale politico forte e coerente con le prese di posizione avanzate nelle ultime settimane. Un segnale politico che un partito riformista come il nostro deve avere il coraggio di lanciare.

 

I Deputati PD 

Stefano ESPOSITO 

Giorgio MERLO 

Antonio BOCCUZZI 

Marco CALGARO 

Gianni VERNETTI 

Giacomo PORTAS

2 pensieri riguardo “Lettera a Dario Franceschini

  • 22 marzo 2009 in 14:36
    Permalink

    Buongiorno, ho letto sulla stampa che e’ andato a trovare Soria in carcere , ha scambiato battute con questa persona e gli portera’ anche un libro. Provi magari anche a portargli l’idea di restituire quel paio di milioni di euro di cui si parla e che sono soldi pagati in tasse da dipendenti e autonomi che sono stufi di tirare la carretta per un Paese cosi’ . Magari con quei soldi puo’ farsi promotore di una iniziativa a favore dello stabilimento Indesid di None, tanto per provare ad essere concreti (e magari prendere piu’ voti…..). Mi raccomando, il libro glielo regali a Soria, non so se a questo punto puo’ permetterselo …. W l’Italia

  • 22 marzo 2009 in 22:30
    Permalink

    Gentile Sig. Emanuel, andare in carcere è una prerogativa dei parlamentari e io la esercito spesso sia per andare ad incontrare detenuti, sia per rendermi conto della situzione delle carceri italiane. Le confermo che ho incontrato Soria e le confermo anche che se rimarra alle Vallette tornerò ad incontrarlo, per verificare le sue condizioni di salute e psicologiche. Come forse saprà non è consentito parlare con i detenuti che incontriamo dell’indagine nella quale sono coinvolti quindi le mie opinioni sui reati del quale Soria è accusato le devo tenere per me. Se verrà giudicato colpevole sarà la Magistratura a stabilire pena e risarcimento, non spetta a me giudicarlo. Concordo con Lei sulla necessità che i soldi miei e suoi siano spesi in modo appropriato e se Soria non lo ha fatto deve rifondere il mal tolto, ciò non mi impedisce di avere la giusta pietà umana per una persona, che peraltro non ho frequentato quando era riverito e ricercato dalla meglio società torinese e italiana, in un momento nel quale lo stato sta esercitando le sue prerogative di giustizia. Questo non significa ne avere simpatia, ne assolverlo o condannarlo. Per quanto riguarda Indesit le 2 vicende non sono collegabili e la invito da lettore attento a verificare le mie inizitive sul tema. Portare ad un detenuto “famoso” un libro è una scelta che non mi sembra meriti l’ironia che si coglie nella sua mail, non sono un giustizialista e ritengo il carcere uno strumento estremo e rieducativo. Ho imparato che in questi mesi molto dalle mie visite e le carceri italiane sono piene di gente sconosciuta che deve scontare la pena stabilita nel rispetto delle leggi italiane. Se non lo sa le dico che troppo spesso le nostre patrie galere sono luoghi terribili non solo per i “cattivi” ma anche per il personale che ci lavora. Nel mio piccolo vorrei dare il mio contributo a cambiare le cose senza rinunciare a salvare il posto di lavoro dei tanti dipendenti delle tante indesit italiane. Naturalmente non pretendo che Lei la pensi come me.

I commenti sono chiusi