Archive for maggio 2009


Rifondazione Capitalista

maggio 28th, 2009 — 7:18pm

TITO BOERI – Repubblica

 

Questa recessione verrà probabilmente ricordata in Italia come una stagione di rifondazione … capitalista. Quelle sovrastrutture che rappresentano oggi i soci di riferimento dei maggiori gruppi bancari italiani, meglio conosciute sotto il nome di fondazioni bancarie, dovranno per forza di cose cambiare natura. Difficile per loro continuare a conciliare profit e non-profit, la loro influenza dominante nel disegnare le strategie dei maggiori gruppi bancari italiani con la loro natura di enti senza fini di lucro. Sarà una rifondazione che può fare molto bene alla nostra economia. Sì, sono proprio questi cambiamenti quelli che fanno pensare che le crisi servono bene a qualcosa. 

Da qualche settimana si susseguono gli stress test ufficiosi delle banche italiane, come richiesto da Banca d´Italia nel processo di Basilea 2. Queste autovalutazioni patrimoniali servono per verificare se i bilanci sono in grado di sopportare un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e l´inevitabile incremento delle sofferenze bancarie durante le recessioni. I risultati sono confidenziali, ma sembrano abbastanza incoraggianti, secondo le indiscrezioni trapelate sui giornali. In ogni caso, se così non fosse, alcuni “rapporti riservati”, come quello anticipato una settimana fa dal Sole24ore non sarebbero probabilmente mai arrivati sulle scrivanie dei direttori. Uno stress test, quasi per definizione, non può stressare il vasto pubblico.

C´è un tratto comune a tutti gli scenari presi in considerazione da questi stress test: almeno fino al 2012 nessun istituto di credito sarà in grado di distribuire dividendi agli azionisti, se vuole mantenere rapporti patrimoniali giudicati appena sufficienti in questa fase dai mercati. Questo significa che le fondazioni bancarie sono destinate a vedersi private della loro maggiore fonte di entrate per almeno tre anni, se non quattro. A questo punto, hanno due strade di fronte a loro. La prima è quella di cessare di agire per il conseguimento dei fini sociali che ne giustificano l´esistenza proprio nel momento in cui la recessione alimenta una forte domanda di sociale. Sarebbe come gettare la maschera, rivelarsi come meri strumenti di potere, gestori-ombra che preferiscono stare dietro le quinte e che sono sordi ai bisogni in nome dei quali erano stati dotati di mezzi ingenti. La seconda strada è quella di diversificare il portafoglio delle fondazioni, allentando il loro controllo sulle banche cosiddette “conferitarie”. Questo renderebbe le fondazioni al contempo meno vulnerabili a una crisi che per lungo tempo è destinata a ridurre i profitti delle banche e in grado di allargare il proprio raggio di azione, sentendosi meno vincolate alla base locale tradizionale di queste banche. Non c´è dubbio alcuno sulla preferibilità, dal punto di vista del benessere sociale, di questa seconda rifondazione. Lo stesso apologo ricorrente delle fondazioni narra di enti che sono riusciti ad assicurare stabilità alle banche pur diluendo il loro controllo nell´ambito del processo di concentrazione degli istituti di credito. Perché non dovrebbero le fondazioni ora dare ulteriore prova di sé, usando diluenti ancora più potenti? 

Ci sono due cose di cui il nostro paese difetta grandemente. Da una parte abbiamo un disperato bisogno di investitori istituzionali capaci di avere orizzonti di lungo periodo. La crisi rischia di allontanare ancora di più nel tempo il decollo dei fondi pensione in Italia, dato che si moltiplicano i pentimenti fra chi ha optato per non lasciare il Tfr in azienda. Dall´altra, si sente la necessità di avere enti non-profit in grado di colmare i vuoti dello stato nel promuovere progetti di pubblica utilità su scala nazionale. In Italia il non-profit è troppo spesso sinonimo di localismo, il che oltre ad essere spesso una contraddizione in termini (perché diventa strumento di potere locale), ne riduce fortemente le potenzialità. Le nuove fondazioni bancarie possono essere sia investitori istituzionali che enti in grado di finanziare progetti sociali e di ricerca di rilevanza nazionale, con effetti da volano sulla cosiddetta welfare society. 

Si dirà che oggi le fondazioni bancarie non hanno le competenze necessarie per selezionare progetti di rilevanza nazionale. Se così fosse non sarebbero neanche in grado di scegliere a livello locale tra chi spartire le enormi risorse di cui dispongono. Forse sono percepite come operatori su scala locale e, quindi, non riescono sollecitare domande di finanziamento per progetti che non nascano nel territorio da loro presidiato. Può darsi che, in effetti, ci sia un problema di domanda. Ma esiste già un coordinamento delle fondazioni che potrebbe proprio sollecitare progetti di rilevanza nazionale e chiamare le singole fondazioni a contribuire a questo sforzo comune. Sempre che questa associazione, l´Acri, non serva solo come strumento di pressione, garante della preservazione della propria specie. Dovrebbe, in realtà, contribuire a finanziare progetti “nei settori della ricerca scientifica, dell´istruzione, dell´arte, della sanità, della cultura, della conservazione e valorizzazione dei beni ambientali e paesaggistici, dell´assistenza alle categorie sociali deboli”. Se però dovessero prevalere altre finalità, bisognerà rifondare anche questa fondazione delle fondazioni. Lo diciamo senza alcuna acrimonia.

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Sulle strade, tra la gente, nelle piazze e nei teatri

maggio 26th, 2009 — 10:19pm

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Chi è Roberto Placido?

maggio 20th, 2009 — 8:51am

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L’alta finanza arriva in Sala Rossa

maggio 19th, 2009 — 4:59pm

Il Pd convoca in Comune la Compagnia di San Paolo

Parola d’ordine: «chiarezza». E’ la ragione che ieri ha spinto il Consiglio comunale a convocare nei prossimi giorni i vertici della Compagnia di San Paolo: in primis Angelo Benessia, il presidente. Il «rendez-vous» si terrà nella conferenza dei capigruppo in seduta congiunta con la prima commissione comunale. Un’iniziativa «forte», che dimostra l’attenzione con cui la Sala Rossa segue le vicende della Compagnia. Obiettivo: ottenere chiarimenti sulle ultime operazioni finanziarie, con le ricadute per il nostro territorio, permettendo a tutti di porre domande e scongiurando ricostruzioni inesatte o strumentali alla battaglia politica. 

Parola del capogruppo del Pd Andrea Giorgis. Ieri, in conferenza capigruppo, ha ottenuto di far confluire le due interrogazioni presentate dal Pd (Cassiani) e dalla Lega Nord (Carossa e Angeleri) nella richiesta bipartisan di un’audizione dei vertici della Compagnia. Ora si andrà al chiarimento, aperto al pubblico: quanto basta per imporre ai capigruppo un corso accelerato di alta finanza. 

Al centro del dibattito politico, iniziato dal deputato del Pd Stefano Esposito con un’interrogazione al ministro Tremonti, la complicata operazione finanziaria annunciata a inizio maggio dalla Fondazione, che potrebbe portare al 30 di giugno la Compagnia ad acquistare un altro 1,93% del gruppo Intesa e quindi a rafforzare la partecipazione sfiorando il 10 per cento. 

La prima tappa è del marzo 2008. L’allora gestione Grande Stevens, temendo l’arrivo di una tempesta sui mercati finanziari, si preoccupò di tutelare il patrimonio della Compagnia sottoscrivendo con la banca d’affari Barclays contemporaneamente due opzioni (un diritto a comprare o a vendere in una data prestabilita azioni della banca). Due strumenti di segno opposto: una “put” che dà alla Barklays il diritto di vendere alla Compagnia l’1,93% del capitale ordinario di Intesa Sanpaolo a 3,28 euro e una “call” che dà a Barclays il diritto di acquistare lo stesso numero di azioni. La scadenza dei due contratti era il 19 dicembre 2008. Quando è stato sottoscritto il titolo Sanpaolo valeva attorno ai 4,3 euro. Grande Stevens e il segretario Generale Piero Gastaldo temevano la caduta del titolo, per questo hanno messo in piedi una forma di assicurazione sul patrimonio. Il diritto ad esercitare l’operazione sta nelle mani di Barclays. La Compagnia può decidere invece come liquidare i contratti: o in contanti o comprando o cedendo le azioni. Ovviamente dietro c’è un premio. Nel mese d’agosto dello scorso anno la nuova dirigenza della Compagnia, presidente Angelo Benessia, decide di mettere mano all’operazione e rinegozia tutto il contratto: cede di cedere l’opzione “call” e quindi la possibilità di vendere titoli incassando un provento di 236.050 euro mentre prolunga al 30 giugno 2009 la “put” e rinegozia il prezzo facendolo scendere da 3,28 a 3 euro. Nel frattempo, ma soprattutto da novembre in avanti, è arrivata la tempesta azionaria. Tre settimane fa la Compagnia ha stabilito che si prenderà le azioni con un esborso di 733 milioni di euro. L’alternativa era mettere già a bilancio 2008 una perdita potenziale di 260 milioni, senza avere in mano nulla. Adesso il titolo Intesa viaggia attorno ai 2,3 euro. 

In sintesi, le domande di Esposito, e che saranno al centro del dibattito, sono due. Primo: aver cambiato il contratto ha fatto sì che le due operazioni non si bilanciassero più e quindi la natura assicurativa si sia trasformata in speculativa? «Cosa non permessa per una fondazione», sostiene Esposito. Secondo: se le comunicazioni e le eventuali richieste di autorizzazione al ministero del Tesoro sono arrivate nei modi e nei tempi giusti.

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Compagnia di Sanpaolo

maggio 19th, 2009 — 8:01am

 

Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione al Ministro Tremonti per chiedere chiarimenti rispetto ad alcune operazioni finanziarie compiute dalla Compagnia di Sanpaolo che avrebbero causato una consistente perdita finanziaria.

Essendo questa una materia delicata e molto complicata e non avendo alcuna prevenzione, ho provato a scrivere in modo ordinato le informazioni di cui dispongo, con l’obbiettivo di rendere questo argomento tema di un confronto pubblico e con la speranza di ricevere ulteriori contributi.

Mi permetto di segnalare come avvertenza che ciò di cui mi sto occupando non attiene, almeno in base alle informazioni in mio possesso, alla meritoria e giusta iniziativa che dovrebbe portare la Compagnia di Sanpaolo ad aumentare la propria presenza azionaria all’interno di Sanpaolo Intesa.

Spero con questa precisazione di evitare che i soliti “realisti” parlino di altro rispetto al merito. Continue reading »

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Compagnia, un caso per Tremonti

maggio 14th, 2009 — 11:54am

EMILIO VETTORI – Repubblica

 

Diventa un caso politico l´aumento della quota della Compagnia di San Paolo nella banca guidata da Bazoli e Passera. Dopo la ricostruzione pubblicata martedì da «Repubblica» su come un´operazione nata come un´assicurazione contro la tempesta finanziaria è diventata una speculazione, due parlamentari – Stefano Esposito del Pd e Stefano Allasia della Lega – hanno presentato un´interrogazione al ministro Tremonti.E ci saranno strascichi anche in consiglio comunale. Lo promettono l´interpellanza presentata dal capogruppo del Carroccio Mario Carossa e dal consigliere Antonello Angeleri («Una scommessa persa in partenza decisamente vergognosa» si legge nell´oggetto) e quella annunciata da Luca Cassiani, consigliere del Pd in Sala Rossa, per capire dal sindaco «se la Città di Torino sono a conoscenza di questa operazione finanziaria e, in particolare, dei motivi che hanno spinto la Compagnia di San Paolo alla scelta visto che anche la società di revisione Deloitte&Touche segnalava che l´operazione finanziaria sui derivati presenta rischi».

Il primo a muoversi è stato Stefano Esposito, deputato democratico. Ha scritto al ministro dell´economia Tremonti «per sapere se è a conoscenza dell´operazione finanziaria che ha spinto gli amministratori della Compagnia a rinegoziare l´opzione put sui titoli Intesa Sanpaolo e a chiudere anticipatamente la vendita a termine dell´indice». Il riferimento è alla decisione della fondazione di rilevare l´1,93% di Intesa Sanpaolo a fronte di un eventuale esercizio di opzioni put di vendita da parte di Barclays. In questo modo la quota nella banca salirà, entro giugno, dall´attuale 7,96 al 9,89%. Secondo Esposito, «tale iniziativa potrebbe provocare una minusvalenza durevole e potrebbe non rispondere a criteri di prudenza e trasparenza, assolutamente necessari per una corretta gestione del patrimonio finanziario della Compagnia».

«C´è da augurarsi – continua Esposito – che il Ministero eserciti in pieno le proprie funzioni di controllo per rassicurare i soci, le istituzioni, la Banca e tutti coloro che hanno a cuore la protezione del patrimonio della Compagnia, utile allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio».

Il capogruppo leghista Carossa usa toni più duri: «Dopo che la Compagnia ha dimezzato i contributi alla cultura, alle scuole e al welfare, quando l´obiettivo di un´associazione di questo tipo dovrebbe essere proprio quello di contribuire alla crescita di tali settori, veniamo a sapere che si è preferito invece investire in una scommessa perdente in partenza. Una decisione che si può solamente definire come vergognosa».

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BILANCIO DELLA COMPAGNIA DI SANPAOLO

maggio 13th, 2009 — 10:01pm

L’On. Stefano ESPOSITO (PD) lancia l’allarme sui conti della Compagnia di SanPaolo e deposita un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Tremonti per sapere se è a conoscenza dell’operazione finanziaria che ha spinto gli amministratori della Compagnia a rinegoziare l’opzione put sui titoli IntesaSanPaolo e a chiudere anticipatamente la vendita a termine dell’indice. 

Secondo l’On. Stefano ESPOSITO tale iniziativa potrebbe provocare una minusvalenza durevole e potrebbe non rispondere a criteri di prudenza e trasparenza, assolutamente necessari per una corretta gestione del patrimonio finanziario della Compagnia. 

“C’è da augurarsi – dichiara l’On. Stefano ESPOSITO – che il Ministero eserciti in pieno le proprie funzioni di controllo per rassicurare i soci, le istituzioni, la Banca e tutti coloro che hanno a cuore la protezione del patrimonio della Compagnia, utile allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio” Continue reading »

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SITUAZIONE DIFFICILE MA NON FUORI CONTROLLO. LA COLPA E’ DELLE NORME APPROVATE DAL GOVERNO

maggio 8th, 2009 — 6:09pm

 

Questa mattina i Deputati del PD del Piemonte Stefano ESPOSITO ed Antonio BOCCUZZI, insieme al responsabile provinciale Giustizia del PD Maurizio BASILE, hanno fatto visita al carcere Lorusso e Cotugno di Torino per accertarsi della situazione dopo gli ultimi preoccupanti fatti di cronaca. 

“La situazione è molto difficile ma non fuori controllo – hanno dichiarato al termine della visita i rappresentanti del Partito Democratico – e i problemi sono provocati essenzialmente dall’affollamento. Riteniamo che la responsabilità sia da attribuirsi al Governo che in nome della sicurezza continua ad emanare norme che producono come effetto solo quello di incrementare la popolazione carceraria. Siamo tutti molto preoccupati, a cominciare dagli operatori penitenziari, di quello che potrà succedere la prossima settimana in caso di approvazione della norma che introduce il reato di clandestinità. Qualora ciò dovesse accadere, la situazione potrebbe diventare davvero ingestibile”. 

I detenuti sono attualmente 1.648, di cui il 70% non italiani. Gli arresti sono circa 500 al mese (dati gennaio 2009: 199 sono stati gli arresti  facoltativi e 236 obbligatori e 85 arresti in base alle normativa sull’immigrazione).  La polizia penitenziaria conta di 620 effettivi, 210 adibiti ai servizi di scorta (spostamento dei detenuti) e 187 che figurano in organico ma di fatto sono ‘distaccati’ altrove. 

Secondo Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI e Maurizio BASILE “è da apprezzarsi l’impegno della Direzione del carcere e del Comune di Torino. Pensiamo alla scelta di ripristinare le camere di sicurezza, annesse alle aule bunker recuperando così 40 posti che entreranno a regime a giugno e che  serviranno per fare fronte agli arresti di giornata. Come PD proponiamo un’assemblea pubblica con gli operatori del sistema penitenziario per affrontare insieme i loro problemi e quali azioni mettere in campo”. 

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Il governo dimentica i soldi per la Tav – Mai stanziati i primi 200 milioni di euro

maggio 6th, 2009 — 5:59pm

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

 

Il fondi per la prima fase si dovevano trovare entro il 23 aprile scorso

Lunedì vertice sullo stato dei lavori

 

Mettendo insieme una serie di fatti non possiamo che essere preoccupati perché al di là degli annunci il Governo non ha messo in campo nemmeno un centesimo di quei 200 milioni che sarebbero serviti per realizzare in tre anni una serie di interventi sul nodo urbano di prima fase della Torino-Lione». Daniele Borioli, assessore ai Trasporti, esterna così le preoccupazioni della Regione per «il rischio che la realizzazione della Tav non sia più una priorità» e duenque se «il governo non ha i soldi lo dica chiaramente e spieghi la scelta di rinviare il tutto. Non vogliamo la luna e ci rendiamo perfettamente conto dell’emergenza terremoto ma quei fondi erano e sono necessari anche per creare condizioni sociali più favorevoli». 

Tutto nasce dal mancato rispetto degli accordi sottoscritti tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il Governatore Mercedes Bresso. Il 23 gennaio a Palazzo Chigi si firma un accordo stralcio che impegna Stato e Regione a individuare entro 60 giorni le fonti e le modalità di finanziamento degli interventi prioritari di prima fase della nuova linea Torino-Lione. Sette cantieri per eliminare le strozzature del nodo torinese decisi all’interno dell’Osservatorio sulla Torino-Lione guidato da Mario Virano da finanziare con 300 milioni in tre anni. Cantieri da aprire in breve tempo. La Regione mette 100 milioni dai fondi dell’Ue, il governo 200. 

Tempo massimo per individuare fonti e modalità di finanziamento: sessanta giorni dalla firma: il 24 aprile. Il 24 marzo si riunisce il comitato di monitoraggio dell’intesa. Viene prodotta una bozza di verbale che ad oggi non è ancora stata ratificata. E ad oggi, a più di cento giorni da quella firma non c’è traccia delle risorse e nemmeno come il Governo intenda recuperarle nei prossimi anni. Di fatto quelli che sono stati ribattezzati interventi prioritari per la prima fase della nuova linea Torino-Lione restano sulla carta con il rischio di un rinvio. E quei soldi servono per rendere operativi quei collegamenti per i pendolari i giudicati propedeutici per accrescere il consenso verso la Tav. 

La Regione così ha deciso di uscire allo scoperto e di chiedere al al governo di rispettare l’intesa e di «stanziare per il 2009 una cifra anche simbolica ma, soprattutto, di prendere le iniziative necessarie per permettere di programmare gli interventi prioritari», conclude Borioli. 

Da Roma, fonti del ministero, si dicono stupite della presa di posizione della Regione soprattutto perché non tiene conto di tutto quello che è successo in Italia in queste settimane, cioè il terremoto in Abruzzo. E poi si sottolinea anche che su impuslo del Governo l’Osservatorio sta andando avanti e che Ltf, la Lyon Turin Ferroviarie, di fare il bando di gara per la progettazione unitaria, stiano funzionando a pieno ritmo. Insomma, la volontà di fare la Tav c’è. 

Per capire lo stato dell’arte il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, ha chiesto a più riprese un’audizione del ministro Matteoli e della presidente Bresso da parte della competente commissione della Camera dei deputati. Spiega: «Posso capire l’emergenza del terremoto ma il problema è che anche prima della tragedia il Governo non ha adottato semplici atti di programmazione». Aggiunge: «Una cosa sono le parole e una cosa sono i fatti: vorrei che anche gli industriali del Piemonte, che continuano a giudicare prioritaria la Tav ne prendessero atto». Lunedì prossimo a Parigi si riunirà la Commissione intergovernativa italo-francese per fare il punto sullo stato di avanzamento della nuova linea Torino-Lione. Toccherà al presidente di turno, Rainer Masera, illustrare le attività svolte in questi mesi. All’incontro parteciperà anche il coordinatore dell’Unione Europea per il corridoio 5, Jan Brinkhorst.

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INDUSTRIALI E IMPRENDITORI PRENDANO POSIZIONE NEI CONFRONTI DEL CENTRO DESTRA E CHIEDANO AL GOVERNO IL RISPETTO DEGLI ACCORDI

maggio 6th, 2009 — 1:38pm

“A fronte del comportamento del Governo, che dimostra di non voler rispettare l’accordo siglato con la Regione Piemonte e di non voler stanziare le risorse necessarie per la realizzazione della TAV, è oramai quanto meno opportuno che Confindustria Piemonte e le associazioni di categoria prendano una posizione netta nei confronti del centro destra nazionale e locale. 

Gli imprenditori più volte convocano i parlamentari piemontesi e ci rivolgono l’invito a fare lobby sul fronte della realizzazione delle grandi opere e delle infrastrutture strategiche per il nostro territorio. Iniziativa ammirevole. Ma ammirevole sarebbe anche la presa d’atto da parte degli imprenditori che non tutti i parlamentari sono uguali ed ugualmente impegnati in un’azione di lobby a favore del Piemonte. 

Lo dimostrano i fatti: spariti i soldi per la realizzazione della linea 2 della metropolitana, spariti i soldi a favore della delocalizzazione delle imprese a rischio idrogeologico, spariti i soldi della TAV (200 milioni che dovevano essere stanziati dal Governo in aggiunta ai 100 della Regione)…per non dire di quanto è costata l’ultima legge finanziaria al Piemonte in termini di decine di milioni di euro in meno. 

Non è più tempo per essere equidistanti: industriali ed imprenditori chiedano al centro destra di rispettare l’accordo siglato con la Regione e prendano una posizione netta nei confronti di chi non si impegna concretamente a favore del Piemonte”. 

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