Compagnia di Sanpaolo

 

Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione al Ministro Tremonti per chiedere chiarimenti rispetto ad alcune operazioni finanziarie compiute dalla Compagnia di Sanpaolo che avrebbero causato una consistente perdita finanziaria.

Essendo questa una materia delicata e molto complicata e non avendo alcuna prevenzione, ho provato a scrivere in modo ordinato le informazioni di cui dispongo, con l’obbiettivo di rendere questo argomento tema di un confronto pubblico e con la speranza di ricevere ulteriori contributi.

Mi permetto di segnalare come avvertenza che ciò di cui mi sto occupando non attiene, almeno in base alle informazioni in mio possesso, alla meritoria e giusta iniziativa che dovrebbe portare la Compagnia di Sanpaolo ad aumentare la propria presenza azionaria all’interno di Sanpaolo Intesa.

Spero con questa precisazione di evitare che i soliti “realisti” parlino di altro rispetto al merito.

In periodi di turbolenza sui mercati, quando la consistenza del proprio patrimonio e dei propri risparmi è in pericolo, e la speculazione ne cambia il valore di giorno in giorno, le famiglie e le istituzioni responsabili si difendono con operazioni e strumenti finanziari tesi ad assicurare la stabilità delle proprie risorse economiche.

I titoli derivati, strumenti finanziari il cui valore dipende da quallo di un altro titolo, si prestano a due possibili scopi. Essi possono essere utilizzati per limitare il rischio (una forma di assicurazione) oppure possono essere utilizzati come “scommesse”. Un’ opzione infatti conferisce un diritto da esercitarsi in un determinato momento futuro. In particolare, opzioni call conferiscono diritti di comprare ed opzioni put diritti di vendere. Per esempio se so che un certo gioiello di cui conosco le caratteristiche sarà immesso sul mercato ad una certa data, ma non so ancora a che prezzo io posso acquistare (supponiamo per 100 Euro) il diritto a comprarlo per 5000 Euro quando arriverà sul mercato (opzione call). Se arriva e costa 6000 ho fatto un buon affare avendolo ottenuto per 5100. Se arriva e costa 2000 non eserciterò ovviamente il mio diritto e avrò comunque perso soltanto 100 (le opzioni non obbligano ma creano solo diritti). Se al posto di un orologio immaginiamo un listino azionario ad una certa data avremo capito l‘operazione assai semplice di cui stiamo trattando.

Qualora una “vendita a termine di listino azionario” ad un terzo soggetto ad un certo prezzo per azione (supponiamo 3 Euro) dia la possibilita’ di essere sciolta (nella sostanza opzione call ) in capo a chi vende (ipotesi: Compagnia di San Paolo) quanto da una put in capo a chi compra (ipotesi: Barcley’s Bank) e’chiaro che i due rischi si elidono a vicenda sicché quel determinato valore azionario (3 euro) a quella determinata data viene garantito indipendentemente dall’ oscillazione del mercato perché ciò che si perde da una parte si guadagna dall’ altra. 

Nel marzo del 2008, di fronte all’altalena pazza dei mercati finanziari e alla prospettiva di un calo quasi certo del patrimonio della Fondazione (costituito per circa il 70% da azioni della Banca Intesa San Paolo), l’allora Presidente della Fondazione, decise di proteggere quanto più possibile il patrimonio della Compagnia, dal cui rendimento come ogni anno sarebbero stati successivamente tratti i fondi da distribuire alle iniziative del nostro territorio. Per far questo si rivolse ad una grande banca internazionale  Barcleys, e con loro, dopo averne  regolarmente dato comunicazione anticipata all’ autorità competente (Ministero del Tesoro)  stipulò un meccanismo contrattuale composto fondato sulla simultaneità di un opzione put e di una call che permetteva di assicurare il valore delle azioni Intesa San Paolo di proprietà della Compagnia ad oltre 3 Euro l’una. L’operazione consisteva nella contemporanea possibilità di acquistare o vendere ad una data futura concordata e ad un prezzo prefissato un elevato ammontare di azioni (per un  importo iniziale di oltre 700 milioni di euro). Ognuna di queste possibilità era oggetto di contratti diversi ma tutti con lo stesso obiettivo, quello di mantenere un equilibrio del valore delle azioni indipendentemente da come sarebbero andati i mercati. Sciogliere un contratto prima degli altri avrebbe distrutto questo equilibrio, trasformando un uso prudenziale dei derivati in una semplice scommessa sul valore futuro del listino, producendo guadagni o perdite anche consistenti. La scadenza della “protezione” era stata fissata per dicembre 2008.

A questo punto succede una cosa che richiede una risposta da parte della Compagnia; ad agosto 2008 viene deciso anzitempo di sciogliere la vendita a termine (con un’ incasso di poco inferiore ai 20 milioni di euro) spostando al contempo la scadenza dell’ opzione put (a questo punto senza protezione) al giugno 2009.

Per quanto ho potuto capire questa operazione non trova una spiegazione sensata e non ritenendo i rappresentanti della Compagnia degli sprovveduti ho deciso di chiedere al Ministro Tremonti di dire cosa ne pensi. Da profano dei mercati finanziari mi pare di capire che gli unici contenti di questa scelta sono stati i banchieri inglesi  che si sono tenuti un derivato il cui valore cresceva progressivamente con il crollo della borsa, in un momento in cui pensare che la borsa potesse risalire a breve era pia illusione. Ovviamente il continuo crollo di borsa ha fatto scendere le azioni molto al di sotto del prezzo immaginato in anticipo, sicché la perdita complessiva secca, sottratto il guadagno del mese di agosto si assesta, alla data odierna, a causa dell’ anticipato scioglimento della vendita  a termine a oltre 240 milioni di Euro.

Dopo la presentazione della mia interrogazione al Ministro Tremonti, qualcuno mi ha fatto notare che con l’operazione si agosto la Compagnia si era assicurata la possibilità di comprare un 2% della Banca. Essendo stato uno dei primi ad aver chiesto un maggiore peso di Torino in Sanpaolo Intesa condivido e sostengo questa scelta. Purtroppo allo stato attuale delle informazioni a mia disposizione e sicuramente per mia ignoranza non mi pare che l’ oggetto della mia interrogazione abbia nulla a che vedere con il desiderio della Compagnia di crescere nella sua partecipazione in Intesa San Paolo cosa che avrebbe benissimo potuto essere fatta indipendentemente. Spero che qualcuno che ricopre ruolo in Compagnia voglia dimostre che la mia valutazione è sbagliata. Aver sciolto la rete di protezione lasciando in vita un’ opzione put nel quadro di un andamento dei titoli bancari al ribasso appare un rischio non compatibile con la missione di una fondazione bancaria. In altre parole, mentre il nesso iniziale fra vendita di listino call e put era inscindibile la sua avvenuta scissione ne ha trasformato la natura giuridica da assicurazione a scommessa, Si noti ad abundantiam che nessuna comunicazione preventiva alla scelta del mese di Agosto risulta data al ministero secondo quanto viceversa richiesto dall’ Art. 7 della Legge sulle Fondazioni Bancarie. 

Come Parlamentare eletto in questo territorio ho ritenuto necessario affrontare questo tema nella speranza che tutto sia stato fatto nell’interesse generale e con la cura giuridica necessaria. Infatti ci sono istituzioni come la Compagnia di San Paolo che pur essendo formalmente “private” hanno una missione di interesse squisitamente pubblico. Sono istituzioni nate e cresciute per fare del bene, e per farlo in modo efficiente e professionale su diversi fronti. Da queste istituzioni ci si aspetta molto, ed una vasta gamma di iniziative meritevoli sul territorio dipende da esse per potere svilupparsi e andare avanti, dall’istruzione alla salute, dall’arte alla scienza, dal sociale allo spettacolo. Se chi dirige queste istituzioni storicamente benefattrici dovesse di colpo tagliare indiscriminatamente l’ammontare dei propri contributi a queste iniziative meritevoli a causa di errate speculazioni finanziarie (non consentite dalla Legge), la sorpresa dell’ opinione pubblica sarebbe superata in grandezza solo dalla tragedia dei tanti rimasti inaspettatamente senza fondi per i loro progetti.

Proprio quanto è successo alla Compagnia di San Paolo in questi ultimi mesi: abbiamo infatti assistito a tagli generalizzati di fondi a tutta una serie di enti, progetti, e iniziative sul territorio mi auguro non dovuti alle pesanti perdite di quella che al momento appare una speculazione inopportuna e sbagliata.

Auspico vivamente che il Presidente Benessia voglia trovare il tempo per chiarire pubblicamente quanto avvenuto. Personalmente continuerò nella mia richiesta in tal senso nella convinzione che il patrimonio della Compagnia sia un bene comune. Voglio ricordare che una perdita di 240 milioni di euro equivale alle erogazioni di un intero anno. Questo breve documento vuole essere uno strumento per aiutare a comprendere quanto da me capito su questa delicata vicenda finanziaria, nella convinzione che le informazioni sono il vero strumento per costruire scelte e decisioni.

Spero che altri vogliano contribuire migliorare e anche correggere quanto da me scritto. 

Grazie.