La scelta tra Bersani e Franceschini Ecco chi sta con chi sotto la Mole

Vera Schiavazzi – Repubblica

La scelta tra il “vecchio” Pierluigi Bersani, solido, emiliano, affidabile, un post-comunista che chi arriva dall´ex Pci riconosce a prima vista come uno di famiglia, e il “nuovo” Dario Franceschini, cattolico, veltroniano, già oggetto di critiche spietate per il video-candidatura, potrebbe spazzar via la trama sottile che ancora lega tra loro i diessini torinesi. Uno dei loro uomini-simbolo, Piero Fassino, è stato tra i primi a schierarsi: niente rinvio, sostegno pieno a Franceschini. Per chi tra gli ex Ds lo seguirà, non sarà un passaggio facile. Schierarsi tocca ora a Sergio Chiamparino (che ancora ieri ha detto «non mi candido, ma non è l´ultima ora dell´ultimo giorno possibile») e a Mercedes Bresso. I due leader sono entrambi vicini a Piemonte Democratico, la stessa componente dove milita l´europarlamentare di fresco rieletto Gianluca Susta, che ieri ha rotto gli indugi: «Franceschini forse si è espresso in maniera un po´ cruda, ma io sto con lui. Bisogna rompere gli schemi e le vecchie liturgie, anche in Piemonte, bisogna andare oltre la socialdemocrazia e le divisioni del Novecento. Non c´è spazio per terze vie». Ma anche da loro potrebbe arrivare un profondo e drammatico rimescolamento delle carte. Oggi Bresso non sarà al Lingotto, perché impegnata nel Cuneese. Ufficialmente, la presidente sta aspettando di leggere le piattaforme congressuali, e nei mesi scorsi le sue critiche all´incerta linea politica del Pd su temi come la laicità sono state nettissime. E´ possibile, anzi probabile, che alla fine il suo sostegno vada a Bersani, e che questa scelta trascini anche altri esponenti di ‘Piemonte democratico´, come Andrea Benedino e Nino Boeti, mentre Anna Rossomando non si schiera: «Voglio leggere le proposte dei candidati». Altro storico sostenitore di Bersani a Torino è Rocco Larizza. Lo stesso Gianfranco Morgando non ha ancora sciolto le riserve, se è vero come è vero che uno degli uomini a lui più vicini, il coordinatore della segreteria Stefano Lo Russo, ieri ha “rimproverato” a Franceschini la “genericità” di un appello al rinnovamento «del tutto ininfluente se non è accompagnato da piattaforme politiche credibili». Con Bersani, si schiereranno poi gli uomini di Rosy Bindi in Piemonte (da Mauro Marino a Michele Paolino), e, alla fine, la maggior parte del gruppo di “Sinistra per” guidato da Stefano Esposito, Carlo Chiama e Roberto Placido. Magari senza troppi entusiasmi: anche loro speravano in un terzo uomo, magari in una candidatura dello stesso Chiamparino (caldeggiata dallo stesso Esposito, che ha invitato il sindaco a presentarsi «come atto di generosità politica» per aiutare il Pd a uscire dai vecchi duelli, pur precisando che con ogni probabilità non lo avrebbe appoggiato al congresso). 

Con Franceschini, invece, potrebbe collocarsi una parte della Cgil torinese, la stessa che nell´ultima campagna elettorale si è impegnata in favore di Sergio Cofferati: Gianni Pibiri è uno dei nomi. Un fatto è certo. Quando le reazioni, perlopiù negative, al tono e al linguaggio col quale Franceschini ha scelto di annunciarsi saranno state assorbite, e quando i due schieramenti inizieranno a delinearsi, ex diessini e cattolici si sveglieranno in uno scenario profondamente mutato rispetto a quello che oggi caratterizza la geografia del Pd piemontese. Accanto a nuovi, e non sempre graditi, compagni di strada.