Ho buttato via decine di ore in sala d’aspetto

Gli scrupolosi giudici di Torino indagano su molte cose. E fanno bene. Sono particolarmente attenti ai diritti di persone, lavoratori e comunità. Analizzano con serietà esposti su servizi pubblici e disservizi. E hanno ragione. Anche i politici – torinesi e piemontesi – dicono ogni volta che ne hanno l’occasione che «l’interesse della gente che li ha eletti» viene prima di tutto. Una buona regola. Sono pronti – destra, centro, sinistra – a dar battaglia per far valere un diritto di chi li vota. È corretto.

Ma c’è qualcosa che non va: perché, giudici e politici, non provano a dare un’occhiata – mettendoci un po’ d’impegno – a quanto da mesi accade all’aeroporto di Caselle? Uno scalo dove il ritardo è regola, soprattutto nei voli Alitalia che collegano il Piemonte alla capitale, e viceversa. Da una a diciassette ore, si è visto (e scritto) di tutto. Passeggeri inferociti, politici che perdono le riunioni, attori e cantanti che non arrivano in tempo per la loro performance, imprenditori che ci rimettono di tasca loro, gente normale (la maggioranza) che butta tempo, soldi, bile. E’ vero che il contratto di trasporto aereo tutela quasi esclusivamente le compagnie (fino al paradosso di non obbligarle al rispetto degli orari); che il danno esistenziale causato dallo stress è difficilmente accertabile (ma basterebbe la sosta ad un check-in per constatarlo), anche in Cassazione. Ma come la mettiamo con l’interruzione del pubblico servizio? Con l’accorpamento di un volo con il successivo – in partenza anche due ore dopo – perché l’aereo è mezzo vuoto? E’ vero che la class action è stata dal governo rinviata, ma non mancano le denunce. 

E se c’è bisogno di sentire qualcuno «informato sui fatti», basta sfogliare la raccolta della Stampa degli ultimi mesi: un premio Oscar (Benigni), un segretario di partito (Franceschini), un procuratore della Repubblica (Caselli), un assessore regionale (Oliva). Più facile ancora è consultare il sito dell’aeroporto Sandro Pertini: minuziosi, ci sono i ritardi di partenze e decolli. Cos’altro serve?

Onorevole Esposito, non mi verrà a dire che i disagi per chi parte o arriva a Caselle riguardano anche lei?

«Non me ne parli. Mi rendo conto che noi siamo in una situazione di privilegio, ma atterrare o decollare da Torino ogni volta è un’avventura, quasi mai bella, pure per un parlamentare».

Si spieghi meglio

«Prima della nascita di Cai i problemi erano seri, ma la concorrenza tra Airone e Alitalia era uno stimolo verso la qualità che alla fine agevolava i passeggeri. Ora è un disastro».

Nel senso della qualità dei servizi?

«In tutti i sensi. Gli orari cambiano sempre e ogni occasione è buona per accorpare i voli con conseguenti ingestibili ritardi. E poi, guardi, il peggio non è partire da Torino, il peggio è arrivare. Tornare a casa è sempre un inferno».

E come giustificano ritardi e cancellazioni?

«L’informazione purtroppo è piuttosto scarsa e spesso ci si scontra con la maleducazione del personale di terra. Quando le notizie arrivano lasciano sempre un po’ perplessi».

Un esempio?

«Nell’ultimo mese mi hanno detto cinque volte che c’erano problemi con una ruota e che andava cambiata. Dico cinque volte, mi viene quasi da sperare che fosse una scusa. Ma c’è di peggio».

Non esageri. Cosa è successo?

«A Fiumicino con altri due parlamentari non abbiamo notizie del volo delle 16,15 per Torino. Andiamo al bancone e ci dicono che ha 40 minuti di ritardo. Abituati, ci mettiamo il cuore in pace e andiamo a prendere il caffè, il bar era lontano e ci abbiamo messo una ventina di minuti. Al ritorno il volo era chiuso e siamo rimasti a terra. In questo primo anno da parlamentare ho buttato decine di ore di vita in quelle sale d’aspetto».

Vede qualche soluzione?

«Quando posso volo con altre compagnie, forse bisognerebbe incentivare i low-cost. Mi sembra che oggi offrano un servizio migliore. Caselle come aeroporto funziona, anche se ovunque c’è il problema della maleducazione del personale di terra che, mi creda, a Roma è peggio. Anche se ormai Torino è trattata da scalo di serie C. Pensi che ci sono miei colleghi che quando possono volano su Malpensa perché Lufthansa Italia garantisce collegamenti senza disservizi e ritardi. Per quanto mi riguarda appena l’alta velocità verso Roma funzionerà a dovere, sui voli Cai non mi vedranno più».

I viaggiatori normali si lamentano, quelli un po’ più determinati chiedono i danni o magari scrivono ai giornali o ai parlamentari…

«E’ arrivato il momento che in uno dei prossimi incontri tra parlamentari piemontesi venga messa a punto un’azione comune. Mi faccio carico di parlare anche con i senatori per creare un fronte unito capace di affrontare il problema Caselle. Serve un’azione seria, non solo qualche interrogazione parlamentare. Dobbiamo convocare i vertici Cai per un faccia a faccia alla presenza delle istituzioni. Se non avremo garanzie dobbiamo pensare ad aprire lo scalo ad altre compagnie».