Archive for luglio 2009


SUSTA NON ALIMENTI TENSIONI E RISPETTI MORGANDO

luglio 30th, 2009 — 3:29pm

L’ultima dichiarazione di Gianluca Susta segna, purtroppo, il tentativo dell’eurodeputato di inasprire il confronto congressuale che deve ancora aprirsi. Non mi sorprendo certo per i toni adoperati, dal momento che ricordo ancora le sue ‘sparate’ in occasione delle primarie del 2007 e contro Sergio Cofferati alla vigilia delle elezioni europee. 

Gianluca Susta chiede il ritiro di Gianfranco Morgando e spetta a Morgando rispondere, ma alcune dichiarazioni contenute nel comunicato di oggi sembrano per lo più rivolte ad alcuni sostenitori della Mozione Franceschini che evidentemente dimostrano una ‘leggera’ difficoltà nel dover sostenere Damiano contro Morgando. 

Ribadisco di considerare la candidatura di Cesare Damiano una scelta dignitosa, di tutto rispetto, che contribuirà ad un confronto congressuale serio ma sereno. 

Invito Gianluca Susta a evitare di alimentare tensioni poiché la discussione sul PD e nel PD potrà anche essere aspra nei contenuti ma da parte mia e dei sostenitori di Bersani rispettosa delle persone che sono prima di tutto compagni di partito e non certo avversari politici. Gli chiedo anche di avere un po’ più di rispetto nei confronti di Morgando, che è colui che i piemontesi hanno scelto come Segretario il 14 ottobre 2007. 

E poi, caro Susta, ricordo male o eri tu che in una recente intervista a “La Repubblica” (12 luglio 2009) dichiaravi di essere pronto ad appoggiare Morgando, mentre ora, dopo il suo annuncio di voto per Bersani, lo inviti a ritirarsi? Mi riesce difficile trovare una coerenza in tutto questo. 

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Ciclo dei rifiuti, deficit di 250 milioni

luglio 13th, 2009 — 11:28am

Diego Longhin – Repubblica

Spunta un buco di 250 milioni nella gestione del ciclo dei rifiuti di Torino e Provincia. Undici aziende indebitate l´una con l´altra e creditrici dei Comune per decine di milioni. Un deficit ancor più preoccupante con l´avvicinarsi della chiusura, a fine anno, della discarica di Germagnano che, per fare un esempio, rende all´Amiat qualcosa come 30 milioni di euro l´anno. Il calcolo del “rosso” è del deputato Pd Stefano Esposito, fino a poco tempo fa presidente di Seta, che rilancia il progetto di accorpare tutte le aziende provinciali sotto la guida di Amiat. Il dato viene confermato dal presidente dell´Ato provinciale, Foietta.

Rifiuti? Un buco da 250 milioni di euro. Un calcolo a spanne e per difetto, ma non molto lontano dal rosso che si può intravedere mettendo insieme i bilanci delle undici società che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti nella provincia di Torino. Tema caldo a pochi mesi dalla chiusura dei cancelli di Basse di Stura e mentre il Comune cerca di capire che futuro assicurare all´Amiat.

Un conto fatto dall´onorevole Stefano Esposito (Pd), che conosce bene il settore, essendo stato presidente di una di queste aziende, Seta, e di Trm quando si è messa in moto l´operazione inceneritore del Gerbido. Un rosso che leggendo i bilanci non si vede, ma che in realtà c´è e rischia di esplodere come una bolla e che, se non si interviene sul sistema in fretta, di mandare al fallimento più di una impresa. «Spesso si tratta di partite di giro – sostiene l´onorevole Esposito – di crediti e debiti che le aziende hanno l´una verso l´altra, oppure con il Comune di riferimento, senza dimenticare le difficoltà a riscuotere la tariffa di raccolta. Ad esempio Seta ha un debito di 13 milioni nei confronti di Amiat, mentre l´ex municipalizzata di Torino deve ancora incassare arretrati ingenti da Palazzo Civico». Vengono messi tra i crediti anche le bollette della tariffa rifiuti, per le società che adottano il sistema, non riscossa, pari al 20-22 per cento del totale. «Il problema – aggiunge Esposito – è che i debiti sono veri e prima o poi qualcuno rivendicherà il loro pagamento. Mentre i crediti che fanno quadrare i conti sulla carta sono difficilmente incassabili. È una situazione al collasso».

L´unico modo per evitare che il sistema salti secondo Esposito è di realizzare «aggregazioni a livello provinciale, che si sarebbero potute fare da tempo con al centro Amiat, per creare un´azienda forte che possa trovare un partner privato industriale o finanziario. Si è invece preferito arrivare impreparati ad appuntamenti importanti, come la chiusura della discarica di Basse di Stura, senza considerare che la diminuzione dei rifiuti e l´aumento della raccolta differenziata mettono a dura prova le società che continuano ad avere a disposizione impianti».

Il settore in provincia di Torino ha un giro di affari di 500 milioni di euro e occupa circa 3.500 persone, di cui 2.000 lavorano in Amiat, azienda in cerca di un futuro a pochi mesi dalla chiusura programmata di Basse di Stura, anche se rimangono liberi più di 200 mila metri cubi di discarica e ci potrebbe essere la tentazione di prorogare i termini per evitare che dal primo gennaio del 2010 l´azienda riduca drasticamente gli incassi per i conferimenti. Questione al centro della prossima riunione di maggioranza a Palazzo Civico.

Ma i conti di Esposito sono corretti? Sì, la controprova arriva da Paolo Foietta, numero uno dell´Ato-Rifiuti della Provincia. «Le cifre sono giuste – spiega – d´altronde ci troviamo di fronte ad un settore frammentato. È possibile che in una Provincia come Torino operino undici aziende? No. Mettendo insieme i pezzi del sistema si otterrebbero molti risparmi, si pensi solo all´Iva per i pagamenti da una società all´altra. E poi si potrebbero bilanciare i conti, le gestioni degli impianti e fare economie di scala, anche perché l´ingresso di privati allo stato attuale non sarebbe risolutivo». Foietta punta il dito sulla Regione: «In Emilia Romagna si è fatto, peccato che sia stata la Regione a stimolare le fusioni e a prendere l´iniziativa. In Piemonte non si è mosso nulla in questo senso».

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Prima confermiamo Bresso

luglio 11th, 2009 — 10:50am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Il numero uno del Pd regionale tenta la metamorfosi: da candidato di rottura contro il diktat romano alle primarie del 2007 a candidato unico al congresso del 2009. Ma la strada per essere riconfermato ad ottobre è in salita e per una parte del partito passa anche dall´immediata riconferma di Bresso, su cui Morgando non ha dubbi: «Un passaggio naturale».

Nei Democratici piemontesi sembra prevalere tutto, ad incominciare dal rimescolamento delle correnti che si dividono sui candidati nazionali, tranne che la voglia di unità. Ma Morgando non rinuncia e ieri nella direzione ha annunciato che correrà per essere riconfermato: «Non intendo essere il candidato né di Franceschini, né di Bersani né di Marino», ha spiegato il segretario che ha chiesto «massima convergenza e collaborazione» sulla base di una piattaforma unitaria regionale. Ed ha aggiunto: «Chi può pensare che il Pd riesca a recuperare 300.000 voti impegnandosi in uno scontro congressuale, in una competizione intestina che finirebbe per confermare l´immagine esterna di un partito litigioso? Sono convinto che le elezioni regionali, anche se il centrodestra è forte in molte aree, si possano vincere».

Il primo paletto è però arrivato da Stefano Esposito che ha presentato un ordine del giorno in cui chiede alla direzione di confermare la candidatura di Mercedes Bresso alle elezioni del 2010. Documento firmato anche da Federico Fornaro, Caterina Romeo e Umberto D´Ottavio. Un modo per legare il tentativo di Morgando di cercare un percorso unitario con la riconferma “senza se e senza ma” della Bresso. E il segretario alla fine della direzione, dove solo Luigi Bobba ha espresso aperte perplessità, pur non votando il documento, ha detto di essere d´accordo: «La ricandidatura di Bresso è un percorso naturale, sarebbe un grave errore non farlo». La discussione dell´ordine del giorno è stata aggiornata al 20 luglio, alla presenza della stessa presidente della Regione, e con Morgando che illustrerà la sua piattaforma regionale. Ieri ha indicato quattro punti, tra necessità di rappresentare il ceto medio e la piccola impresa e la responsabilità di contenere l´impoverimento generale, grandi opere, innovazione tecnologica, immigrazione e cambiamenti demografici.

Il segretario, per ragioni di trasparenza e chiarezza, spiegherà a chi andrà il suo voto in vista del congresso, ma non aderirà a nessuna mozione: «Sono convinto che sia un errore di fondo costringere a filiere di fedeltà nazionale il dibattito regionale. Questa impostazione è la negazione di un partito federale in cui continuo a credere». L´unico ad aver abbandonato in fretta la riunione è Davide Gariglio, presidente del consiglio regionale, imbarazzato di fronte all´ordine del giorno sulla candidatura Bresso e possibile rivale di Morgando, almeno secondo le voci di corridoio dei Pd. «Le candidature – dice – non si costruiscono sui nomi ma sui contenuti»

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Diritto alla Rete

luglio 6th, 2009 — 11:33pm

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sY_VfRE0mZU[/youtube]

via Diritto alla Rete

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Lettera aperta a Debora Serracchiani

luglio 1st, 2009 — 9:45pm

Cara Debora Serracchiani,

ho letto con una certa curiosità le tue ultime interviste, in particolare quella di oggi su Repubblica, in cui tra l’altro sostieni di scegliere come futuro segretario Franceschini perché è il più simpatico. Sgombriamo il campo da un possibile equivoco: Dario Franceschini è simpatico anche a me. Ma non per questo appoggerò la sua candidatura.

Sono anche io come te un giovane parlamentare del PD, io in Italia, tu in Europa. Anche io sono convinto che è necessario dare più spazio ai giovani e che quello della costruzione e della responsabilizzazione di una nuova classe dirigente sia uno dei primi problemi che il nostro partito dovrà affrontare.

Ma ho sempre pensato che la politica è innanzitutto sfida tra programmi, confronto anche aspro tra analisi del presente e proposte che costruiscano nuovi scenari, fatica quotidiana nel cercare soluzioni e compromessi che le permettano. Non ho mai pensato alla politica come conflitto tra simpatici e antipatici. Se tanto mi dà tanto, Massimo D’Alema deve essere per te il prototipo supremo dell’antipatico. Forse la cosa gli farà anche piacere, ma nel considerare la sua personalità politica, i suoi successi e i suoi errori, io non ho mai pensato di dovere valutare la sua eventuale antipatia

Leggendo le tue parole mi viene da  pensare che il berlusconismo ha fatto molta strada anche tra le nostre file. E quando dico berlusconismo penso a un modello di politica tutto basato sull’immagine, sulla capacità di comunicare il nulla, sulla battuta pronta ed efficace, sull’assenza di programmi e una presenza fisica debordante, sulla simpatia: il presidente cantante, barzellettiere, e ora anche donnaiolo.

Io preferisco pensare a un altro modello, quello in cui le persone non sono passivi spettatori di uno spettacolo, ma cittadini in grado di decidere tra proposte politiche diverse.

Sono convinto che questo confronto sia necessario e ci sarà anche nel vicino congresso del PD. Che non è, come hai scritto, una vicenda in cui “di qua c’è il progetto del PD, dall’altra parte c’è D’Alema”, ma un congresso in cui si confrontano proposte politiche e modelli di partito diversi, tutti legittimi. Franceschini si confronterà con Bersani e con gli altri eventuali candidati, e si parlerà di politica, non di look o di emozioni adolescenziali.

Capisco, come tu scrivi, che quando  Bersani era ministro (un ottimo ministro), Franceschini faceva il consigliere comunale e il vice segretario del partito popolare. Ma penso che, se questo è il criterio, non faticheremo a trovare nel Pd un altro quarantenne più simpatico e più bello di Franceschini,  che non ha fatto neanche il consigliere comunale, e che potrà rappresentare degnamente da segretario il tuo modello politico. Francamente spero che da giovani dirigenti del P.D. che vogliono dare il “cambio” all’attuale gruppo dirigente, cercheremo di utilizzare altri argomenti nel dibattito politico. Perché questo fastidio per chi ha esperienza politica che traspare dalle tue parole mi ricorda il fastidio che  Berlusconi esprime per la politica e il suo dirompente messaggio antipolitico, che tanti guasti ha già creato a questo paese. Cara Debora, né io né tu arriviamo dalla luna, ma da esperienze politiche e di partito serie.

Una ultima annotazione: anche io credo che le primarie siano un fatto importante, un elemento di mobilitazione e di motivazione dei nostri elettori. Ma contrapporle al congresso e quindi al partito, come fai tu nella tua intervista, mi preoccupa. Perché un episodio di partecipazione non può essere trasformato in un bagno purificatore nei confronti delle scelte che un altro fatto democratico come il congresso di un partito può fare. Mi sembrerebbe un altro elemento populistico, anche questo tanto caro al “Cavaliere”.

Che la tradizione socialista sia in crisi in tutta Europa è vero, così come è vero che neanche quelle liberale e cattolico-sociale godono ottima salute. Ma non possiamo, di fronte alla nostra crisi, ricorrere a modelli e pratiche del populismo demagogico caro alla destra per costruire il nostro futuro e quello del nostro paese.  

Per questo ti chiedo uno sforzo. Questa sera, prima di addormentarti , prova a immaginare  un congresso in cui si confrontano progetti politici. E prova anche a chiarirti e poi a farci sapere cosa proporresti tu su temi come difesa del lavoro, nuovo welfare, sviluppo economico, laicità e diritti civili.

Su questo dovremo confrontarci. Da parte mia sono pronto a discuterne pubblicamente con te o con altri. Per parlare di simpatia o antipatia, nuovismo e altre favole, ci sono i miei cuginetti.

A presto

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