Lettera aperta a Debora Serracchiani

Cara Debora Serracchiani,

ho letto con una certa curiosità le tue ultime interviste, in particolare quella di oggi su Repubblica, in cui tra l’altro sostieni di scegliere come futuro segretario Franceschini perché è il più simpatico. Sgombriamo il campo da un possibile equivoco: Dario Franceschini è simpatico anche a me. Ma non per questo appoggerò la sua candidatura.

Sono anche io come te un giovane parlamentare del PD, io in Italia, tu in Europa. Anche io sono convinto che è necessario dare più spazio ai giovani e che quello della costruzione e della responsabilizzazione di una nuova classe dirigente sia uno dei primi problemi che il nostro partito dovrà affrontare.

Ma ho sempre pensato che la politica è innanzitutto sfida tra programmi, confronto anche aspro tra analisi del presente e proposte che costruiscano nuovi scenari, fatica quotidiana nel cercare soluzioni e compromessi che le permettano. Non ho mai pensato alla politica come conflitto tra simpatici e antipatici. Se tanto mi dà tanto, Massimo D’Alema deve essere per te il prototipo supremo dell’antipatico. Forse la cosa gli farà anche piacere, ma nel considerare la sua personalità politica, i suoi successi e i suoi errori, io non ho mai pensato di dovere valutare la sua eventuale antipatia

Leggendo le tue parole mi viene da  pensare che il berlusconismo ha fatto molta strada anche tra le nostre file. E quando dico berlusconismo penso a un modello di politica tutto basato sull’immagine, sulla capacità di comunicare il nulla, sulla battuta pronta ed efficace, sull’assenza di programmi e una presenza fisica debordante, sulla simpatia: il presidente cantante, barzellettiere, e ora anche donnaiolo.

Io preferisco pensare a un altro modello, quello in cui le persone non sono passivi spettatori di uno spettacolo, ma cittadini in grado di decidere tra proposte politiche diverse.

Sono convinto che questo confronto sia necessario e ci sarà anche nel vicino congresso del PD. Che non è, come hai scritto, una vicenda in cui “di qua c’è il progetto del PD, dall’altra parte c’è D’Alema”, ma un congresso in cui si confrontano proposte politiche e modelli di partito diversi, tutti legittimi. Franceschini si confronterà con Bersani e con gli altri eventuali candidati, e si parlerà di politica, non di look o di emozioni adolescenziali.

Capisco, come tu scrivi, che quando  Bersani era ministro (un ottimo ministro), Franceschini faceva il consigliere comunale e il vice segretario del partito popolare. Ma penso che, se questo è il criterio, non faticheremo a trovare nel Pd un altro quarantenne più simpatico e più bello di Franceschini,  che non ha fatto neanche il consigliere comunale, e che potrà rappresentare degnamente da segretario il tuo modello politico. Francamente spero che da giovani dirigenti del P.D. che vogliono dare il “cambio” all’attuale gruppo dirigente, cercheremo di utilizzare altri argomenti nel dibattito politico. Perché questo fastidio per chi ha esperienza politica che traspare dalle tue parole mi ricorda il fastidio che  Berlusconi esprime per la politica e il suo dirompente messaggio antipolitico, che tanti guasti ha già creato a questo paese. Cara Debora, né io né tu arriviamo dalla luna, ma da esperienze politiche e di partito serie.

Una ultima annotazione: anche io credo che le primarie siano un fatto importante, un elemento di mobilitazione e di motivazione dei nostri elettori. Ma contrapporle al congresso e quindi al partito, come fai tu nella tua intervista, mi preoccupa. Perché un episodio di partecipazione non può essere trasformato in un bagno purificatore nei confronti delle scelte che un altro fatto democratico come il congresso di un partito può fare. Mi sembrerebbe un altro elemento populistico, anche questo tanto caro al “Cavaliere”.

Che la tradizione socialista sia in crisi in tutta Europa è vero, così come è vero che neanche quelle liberale e cattolico-sociale godono ottima salute. Ma non possiamo, di fronte alla nostra crisi, ricorrere a modelli e pratiche del populismo demagogico caro alla destra per costruire il nostro futuro e quello del nostro paese.  

Per questo ti chiedo uno sforzo. Questa sera, prima di addormentarti , prova a immaginare  un congresso in cui si confrontano progetti politici. E prova anche a chiarirti e poi a farci sapere cosa proporresti tu su temi come difesa del lavoro, nuovo welfare, sviluppo economico, laicità e diritti civili.

Su questo dovremo confrontarci. Da parte mia sono pronto a discuterne pubblicamente con te o con altri. Per parlare di simpatia o antipatia, nuovismo e altre favole, ci sono i miei cuginetti.

A presto

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