Prima confermiamo Bresso

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Il numero uno del Pd regionale tenta la metamorfosi: da candidato di rottura contro il diktat romano alle primarie del 2007 a candidato unico al congresso del 2009. Ma la strada per essere riconfermato ad ottobre è in salita e per una parte del partito passa anche dall´immediata riconferma di Bresso, su cui Morgando non ha dubbi: «Un passaggio naturale».

Nei Democratici piemontesi sembra prevalere tutto, ad incominciare dal rimescolamento delle correnti che si dividono sui candidati nazionali, tranne che la voglia di unità. Ma Morgando non rinuncia e ieri nella direzione ha annunciato che correrà per essere riconfermato: «Non intendo essere il candidato né di Franceschini, né di Bersani né di Marino», ha spiegato il segretario che ha chiesto «massima convergenza e collaborazione» sulla base di una piattaforma unitaria regionale. Ed ha aggiunto: «Chi può pensare che il Pd riesca a recuperare 300.000 voti impegnandosi in uno scontro congressuale, in una competizione intestina che finirebbe per confermare l´immagine esterna di un partito litigioso? Sono convinto che le elezioni regionali, anche se il centrodestra è forte in molte aree, si possano vincere».

Il primo paletto è però arrivato da Stefano Esposito che ha presentato un ordine del giorno in cui chiede alla direzione di confermare la candidatura di Mercedes Bresso alle elezioni del 2010. Documento firmato anche da Federico Fornaro, Caterina Romeo e Umberto D´Ottavio. Un modo per legare il tentativo di Morgando di cercare un percorso unitario con la riconferma “senza se e senza ma” della Bresso. E il segretario alla fine della direzione, dove solo Luigi Bobba ha espresso aperte perplessità, pur non votando il documento, ha detto di essere d´accordo: «La ricandidatura di Bresso è un percorso naturale, sarebbe un grave errore non farlo». La discussione dell´ordine del giorno è stata aggiornata al 20 luglio, alla presenza della stessa presidente della Regione, e con Morgando che illustrerà la sua piattaforma regionale. Ieri ha indicato quattro punti, tra necessità di rappresentare il ceto medio e la piccola impresa e la responsabilità di contenere l´impoverimento generale, grandi opere, innovazione tecnologica, immigrazione e cambiamenti demografici.

Il segretario, per ragioni di trasparenza e chiarezza, spiegherà a chi andrà il suo voto in vista del congresso, ma non aderirà a nessuna mozione: «Sono convinto che sia un errore di fondo costringere a filiere di fedeltà nazionale il dibattito regionale. Questa impostazione è la negazione di un partito federale in cui continuo a credere». L´unico ad aver abbandonato in fretta la riunione è Davide Gariglio, presidente del consiglio regionale, imbarazzato di fronte all´ordine del giorno sulla candidatura Bresso e possibile rivale di Morgando, almeno secondo le voci di corridoio dei Pd. «Le candidature – dice – non si costruiscono sui nomi ma sui contenuti»