Ciclo dei rifiuti, deficit di 250 milioni

Diego Longhin – Repubblica

Spunta un buco di 250 milioni nella gestione del ciclo dei rifiuti di Torino e Provincia. Undici aziende indebitate l´una con l´altra e creditrici dei Comune per decine di milioni. Un deficit ancor più preoccupante con l´avvicinarsi della chiusura, a fine anno, della discarica di Germagnano che, per fare un esempio, rende all´Amiat qualcosa come 30 milioni di euro l´anno. Il calcolo del “rosso” è del deputato Pd Stefano Esposito, fino a poco tempo fa presidente di Seta, che rilancia il progetto di accorpare tutte le aziende provinciali sotto la guida di Amiat. Il dato viene confermato dal presidente dell´Ato provinciale, Foietta.

Rifiuti? Un buco da 250 milioni di euro. Un calcolo a spanne e per difetto, ma non molto lontano dal rosso che si può intravedere mettendo insieme i bilanci delle undici società che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti nella provincia di Torino. Tema caldo a pochi mesi dalla chiusura dei cancelli di Basse di Stura e mentre il Comune cerca di capire che futuro assicurare all´Amiat.

Un conto fatto dall´onorevole Stefano Esposito (Pd), che conosce bene il settore, essendo stato presidente di una di queste aziende, Seta, e di Trm quando si è messa in moto l´operazione inceneritore del Gerbido. Un rosso che leggendo i bilanci non si vede, ma che in realtà c´è e rischia di esplodere come una bolla e che, se non si interviene sul sistema in fretta, di mandare al fallimento più di una impresa. «Spesso si tratta di partite di giro – sostiene l´onorevole Esposito – di crediti e debiti che le aziende hanno l´una verso l´altra, oppure con il Comune di riferimento, senza dimenticare le difficoltà a riscuotere la tariffa di raccolta. Ad esempio Seta ha un debito di 13 milioni nei confronti di Amiat, mentre l´ex municipalizzata di Torino deve ancora incassare arretrati ingenti da Palazzo Civico». Vengono messi tra i crediti anche le bollette della tariffa rifiuti, per le società che adottano il sistema, non riscossa, pari al 20-22 per cento del totale. «Il problema – aggiunge Esposito – è che i debiti sono veri e prima o poi qualcuno rivendicherà il loro pagamento. Mentre i crediti che fanno quadrare i conti sulla carta sono difficilmente incassabili. È una situazione al collasso».

L´unico modo per evitare che il sistema salti secondo Esposito è di realizzare «aggregazioni a livello provinciale, che si sarebbero potute fare da tempo con al centro Amiat, per creare un´azienda forte che possa trovare un partner privato industriale o finanziario. Si è invece preferito arrivare impreparati ad appuntamenti importanti, come la chiusura della discarica di Basse di Stura, senza considerare che la diminuzione dei rifiuti e l´aumento della raccolta differenziata mettono a dura prova le società che continuano ad avere a disposizione impianti».

Il settore in provincia di Torino ha un giro di affari di 500 milioni di euro e occupa circa 3.500 persone, di cui 2.000 lavorano in Amiat, azienda in cerca di un futuro a pochi mesi dalla chiusura programmata di Basse di Stura, anche se rimangono liberi più di 200 mila metri cubi di discarica e ci potrebbe essere la tentazione di prorogare i termini per evitare che dal primo gennaio del 2010 l´azienda riduca drasticamente gli incassi per i conferimenti. Questione al centro della prossima riunione di maggioranza a Palazzo Civico.

Ma i conti di Esposito sono corretti? Sì, la controprova arriva da Paolo Foietta, numero uno dell´Ato-Rifiuti della Provincia. «Le cifre sono giuste – spiega – d´altronde ci troviamo di fronte ad un settore frammentato. È possibile che in una Provincia come Torino operino undici aziende? No. Mettendo insieme i pezzi del sistema si otterrebbero molti risparmi, si pensi solo all´Iva per i pagamenti da una società all´altra. E poi si potrebbero bilanciare i conti, le gestioni degli impianti e fare economie di scala, anche perché l´ingresso di privati allo stato attuale non sarebbe risolutivo». Foietta punta il dito sulla Regione: «In Emilia Romagna si è fatto, peccato che sia stata la Regione a stimolare le fusioni e a prendere l´iniziativa. In Piemonte non si è mosso nulla in questo senso».

22 pensieri riguardo “Ciclo dei rifiuti, deficit di 250 milioni

  • 13 luglio 2009 in 21:20
    Permalink

    Hai ragione da vendere. Ma allora perchè non si fa come ho fatto io per l’acqua? Non è semplice, ma in tre anni ho imposto il gestore unico, ricordando che alla costituzione dell’ATO 2003-2004 c’erano circa 200 gestioni, nel 2005 5-6 e poi un unico gestore (con un’altro “salvaguardato al suo interno). Lo strumento principe per far questo rimane ancora l’ATO (finchè non lo tolgono!!!). Forza Stefano che ce la puoi fare…

  • 13 luglio 2009 in 21:33
    Permalink

    Caro Stefano, non condivido il tuo giudizio catastrofistico sulla situazione delle aziende dei rifiuti nella Provincia di Torino apparso oggi su Repubblica e mi dolgo, anzi, che questa “generalizzazione” possa danneggiare imprese pubbliche sane e tuttavia in difficoltà di cassa per la situazione economica contingente. Hai praticament alzato la palla alla Confindustria perchè possa schiacciarla a sostegno secco ed imperioso dell’urgenza dell’intervento dei privati nel nostro settore, e tu puoi ben immaginare a quali condizioni, nel quadro che hai tracciato. Che SETA e qualche altra società pubblica siano in rosso, poichè i loro debiti superano i loro crediti, lo si deve al semplice fatto che sono state amministrate male. Punto. Ciò non vale per Amiat, per Cidiu, per Acea, ecc. Già il titolo dell’articolo la dice lunga: …. spunta un buco di 250 milioni! Come se un “buco” di questo genere possa essere tenuto nascosto e apparire, d’incanto e all’improvviso.
    Condivido la necessità di un polo pubblico non limitato alle aziende di rifiuti che oggi, come ben sai, in Piemonte gestiscono sostanzialmente soltanto la raccolta. Il modello della multiutility (rifiuti, energia, acqua) è certamente il modello preferibile, a patto che si sia tutti d’accordo sul fatto che gli utili delle attività “redditizie” siano impiegati per abbassare le tariffe nei settori “deboli!”. Se invece l’obiettivo è quello di liquidare, anche soltanto parzialmente, un capitale pubblico cospicuo per ammettere i privati alla greppia di ricchi dividendi, beh, la gente non proprio così stupida! La Municipalità di Parigi ha deciso di abbassare le tariffe dell’acqua riconducendo il settore alla mano pubblica ed eliminando, semplicemente, l’utile d’impresa, appunto, del 15%! Sei proprio sicuro che la “grande Amiat”, aperta ai privati, produrrà una sensibile riduzone delle tariffe? Forse nel Bacino Nord, ma non credo altrove. Con immutata simpatia e affetto, Marco Lo Bue, Direttore e Consigliere di CdA di Cidiu SpA

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