AMBIENTE PANICO NEI CONSORZI PER LE CAUSE COLLETTIVE AVVIATE DAI CITTADINI

La Consulta non giudica l’imposta compatibile con le nuove tariffe

Rifiuti, corsa ai rimborsi In ballo 45 milioni di euro

GIUSEPPE LEGATO – La Stampa

La torta dei possibili rimborsi ha una cifra da capogiro: 45 milioni di euro. Eccola qui la stima dell’Iva pagata dai cittadini della provincia di Torino negli ultimi anni nei Comuni che sono passati dalla vecchia tassa (Tarsu) alla tariffa (Tia) per il servizio di raccolta rifiuti e che potrebbero tornare nelle tasche degli utenti. La recente sentenza della Corte Costituzionale – che giudica l’Iva incompatibile con la tariffa – ha aperto un fronte che rischia di collassare i conti già in rosso dei consorzi colpiti da esposizioni finanziarie (crediti da tasse non pagate) per milioni e milioni di euro. 

I cittadini si stanno già organizzando in una serie di cause cumulative e una sola parcella – quella dell’avvocato chiaramente – da dividere tra le “teste” che reclamano. Lo sanno bene all’Ato (autorità d’ambito per i rifiuti) da cui confermano: «Comitati spontanei e associazioni dei consumatori si stanno muovendo vorticosamente». 

L’ansia da rimborso contagia tutti i consorzi della provincia e le relative città. Tutti i grandi centri devono fare i conti con la pronuncia dei giudici che hanno stabilito che il 10% dell’Iva applicata alle bollette dei rifiuti è – in linea di principio – rimborsabile a tutti gli effetti agli utenti che l’hanno versata. Fanno eccezione – tra i grandi Comuni – soltanto Torino e Ivrea che sono rimasti a Tarsu senza applicare le indicazioni del decreto Ronchi, peraltro oggi congelate. La storia è delicata perché esporrebbe finanziariamente gli stessi consorzi del torinese. Dal Covar 14 hanno già fatto sapere che per loro – 13 milioni di Iva versati fino ad oggi dai Comuni a tariffa – sarebbe l’inizio di un dissesto. 

Ma la prospettiva vale per tutti. Ecco perché la questione approderà a giorni al Parlamento. L’onorevole del Pd Stefano Esposito (in qualità di membro della commissione Ambiente di cui fanno parte anche Agostino Ghiglia, Pdl, e Walter Togni, Lega Nord) ha chiesto e ottenuto un’audizione ai ministeri competenti (Ambiente e Finanze). «L’obiettivo? Fare chiarezza». Su cosa? «Intanto sulla responsabilità presunta dei consorzi in questa vicenda. Nessuno di loro ha colpe. I consorzi – dice Esposito – hanno letteralmente applicato una circolare ufficiale emanata dall’Agenzia delle Entrate che spiegava la liceità – e la necessità – dell’applicazione dell’Iva sulla Tia. Detto ciò i consorzi hanno versato l’Iva incassata allo Stato, perciò non vedo perché i soldi li debbano restituire i consorzi». 

Che poi questa sentenza porti vantaggi alle tasche dei cittadini è tutto da vedere. Sarebbero infatti possibili aumenti della tariffa, se dovesse arrivare un provvedimento legislativo a ratificare la sentenza dei giudici. Riccardo Civero (Ato) spiega: «Se un servizio erogato dalle cooperative su cui si appoggia il consorzio costa mille+Iva, il cittadino pagherà mille+Iva. Se però questa non si potrà più incassare, è inevitabile un aumento della bolletta che anche senza Iva sarà di 1200 perché i consorzi devono incassare quello che spendono per legge». 

Intanto ieri in provincia i consorzi riuniti dal neo assessore all’ambiente Roberto Ronco hanno deciso di iniziare una serie di consultazioni anche con le associazioni di categoria e – in prima battuta – non assumere iniziative singole di rimborso in attesa che arrivi chiarezza da un tavolo tecnico istituito proprio ieri a palazzo Costerna. Anche l’ultimo acconto 2009 sarà emesso con Iva in addebito.