Tav, è bufera nel Pd partono le espulsioni

Maurizio Tropeano – La Stampa

Sconfessati e con un piede fuori dal partito. Gianfranco Morgando e Caterina Romeo, segretario regionale e provinciale del Pd, definiscono «inaccettabile» l’accordo firmato dagli amministratori valsusini del partito con le liste civiche No Tav e rimandano ad un summit con i vertici istituzionali, i parlamentari e i consiglieri regionali «la valutazione delle conseguenze di questo accordo e per ribadire, ancora una volta, il nostro sì all’opera». Morgando e Romeo, però, sono per la linea dura: «Siamo rispettosi del principio di autonomia dei territori, purché non si traduca in scelte contraddittorie rispetto alle linee programmatiche fondamentali». E i due segretari non possono prendere atto che gli amministratori valsuni «hanno voluto disattendere l’orientamento del partito» che vuole l’opera e difende l’Osservatorio guidato da Mario Virano.

Certo, a decidere il procedimento di espulsione saranno i probiviri del partito ma è evidente che a pochi mesi dalle elezioni regionali è impensabile che i democratici non diano un segnale univoco di fermezza – «per la chiarezza che viene giustamente richiesta dagli elettori» – anche per evitare di dare al Pdl altre armi per attaccare. Osvaldo Napoli, vice-capogruppo alla Camera, è implacabile: «I No Tav fanno prigionieri gli esponenti del Pd. Gli organi del partito non hanno influenza nella zona franca della Val di Susa dove gli estremisti di sinistra dettano regole e indirizzi». 

Si capisce perché un gruppo di parlamentari – Esposito, Merlo, Vernetti, Marcenaro e altri – decida di scrivere una lettera aperta ai tre candidati alla segreteria nazionale invitandoli a pronunciarsi in tempi brevi in maniera chiara ed inequivocabile perché la scelta degli amministratori valsusini «che li colloca inevitabilmente fuori dal partito», sia sconfessata nel modo più autorevole. Poi la richiesta ai tre leader di venire a Torino per partecipare ad un’iniziativa Si Tav. E l’ex ministro Cesare Damiano chiede «l’immediata convocazione della direzione piemontese per confermare la scelta strategica della Tav e la volontà di un partito autorevole di non andare al traino dei movimenti». 

Non tutto il Pd, però, è per la linea dura. Il consigliere regionale Nino Boeti, chiede di rispettare «l’autonomia territoriale fatta da un partito che in questi anni ha guidato il cambiamento della posizione di molte amministrazioni sulla Tav e che spesso è stato lasciato solo». E aggiunge: «Del resto non capisco perché mentre la Lega Nord non caccia i suoi dirigenti valsusini contrari alla Tav il Pd debba farlo».

Per la prima volta, però, le divergenze in Valsusa diventano un documento politico. Claudio Ferrentino e Jacopo Suppo, coordinatori dei circoli di Sant’Antonino e Condove, sottolineano come «questo accordo cancella il lavoro di mediazione svolto negli anni e mette in dubbio la credibilità del Pd valsusino». E si chiedono se per «battere la destra siamo veramente disposti anche ad allearci con coloro i quali fino a ieri ci consideravano “membri della casta”, “venduti” o persone inaffidabili per il solo fatto di militare nel Pd?». Dunque non si «possono barattare anni di lavoro per le opportunità politiche del momento». 

Senza dimenticare che le vicende valsusine avranno degli effetti sulle prossime alleanze in vista delle regionali. Morgando e Romeo mettono in chiaro che «la realizzazione della Tav sarà uno dei punti programmatici intorno ai quali il Pd costruirà la coalizione a sostegno di Mercedes Bresso in vista delle regionali del 2010». Parole che potrebbero aprire un solco profondo con la sinistra radicale visto che il segretario piemontese del Prc, Armando Petrini, e il consigliere regionale Juri Bossuto, definiscono quell’intesa «un messaggio di speranza» perché qualcosa si è «rotto nell’atteggiamento integralista del Pd, un partito che non solo non vuole la Tav ma rifiuta adesso anche l’Osservatorio».