Archive for ottobre 2009


Risposta a Berta (Stampa 29/10/09)

ottobre 30th, 2009 — 2:01am

L´analisi dei nodi che secondo Giuseppe Berta il PD piemontese si trova a dover sciogliere assomiglia tanto a una illustrazione a posteriori della piattaforma politica di Dario Franceschini e del suo candidato locale Cesare Damiano. Questo non stupisce, visto che il professor Berta durante la fase congressuale ha partecipato a non pochi appuntamenti elettorali di quella Mozione, e questo inevitabilmente fa sì che le sue parole assomiglino più alle considerazioni di un supporter deluso che non alle analisi di un libero intellettuale.

Credo, innanzitutto, che i 3 milioni di italiani (tra questi quasi 160.000 piemontesi) che hanno partecipato alle primarie, votando e scegliendo, meritino maggior rispetto: non si può esaltare la grande partecipazione e poi trovare da ridire su quanto da loro deciso. Ed è mancare di rispetto agli iscritti e agli elettori affermare che la vittoria di Bersani (e di Morgando) apre la strada a una riedizione del Pci-Pds-Ds. Quello che è sicuro è che il voto del 25 ottobre pone fine agli aspetti deleteri del veltronismo: all´idea di un partito liquido, dove conta solo il leader e la sua corte. I nostri elettori non hanno votato con la testa rivolta al passato, ma hanno optato per un´idea di partito robusto, organizzato, popolare, radicato nel territorio e nella società, che non insegue le sirene del nuovismo né che confonde la propria consistenza politica e culturale con la visibilità sui media. Ci hanno fatto capire che non ci possiamo accontentare di andare ospiti nel salotto della De Filippi, di avere migliaia di amici su Facebook, di inventare nuovi dirigenti attraverso Youtube. La scelta di Bersani è una soluzione di continuità rispetto alla stagione del veltronismo: non l´approdo a una `Cosa 4´ ma il ritorno al progetto originario del PD come fusione e sintesi tra le tradizioni socialista, cattolica e liberale.

E ancora: ma come fanno ad accusare Bersani e Morgando di volere un partito `post-comunista´ e troppo socialdemocratico coloro che volevano consegnare il partito (e i principali incarichi istituzionali prossimamente in gioco) all’asse Damiano-Chiamparino-Fassino, ovvero ricompattare in Piemonte quello che fu il PCI torinese degli anni Settanta. Questo sì che avrebbe significato sancire il fallimento completo del progetto politico del PD.

Trovo singolare il richiamo al `partito del Nord´, visto che quell’idea suggestiva è stata poi sconfessata dal suo stesso promotore, Sergio Chiamparino, che dopo la prima riunione a Milano del Coordinamento degli amministratori nordisti non si è più curato della cosa. Così come è singolare avanzare il timore che la ricerca delle alleanze possa sbiadire gli elementi programmatici del PD, visto che Bersani a livello nazionale e Morgando qui in Piemonte intendono fare del PD il perno di un´alleanza riformista capace di allargare i confini intorno a chiari punti programmatici, quindi non un´alleanza contro (tipo fronte di liberazione dal berlusconismo), ma un´alleanza per un´idea di Paese e di società.

Quando Sergio Chiamparino stava pensando se candidarsi alle primarie per la Segreteria nazionale ho giudicato utile una sua scelta in tal senso. Perché per essere dei leader veri bisogna misurarsi non solo con le pagine dei giornali, ma anche con gli iscritti e gli elettori. Sono certo che Chiamparino, dopo essere stato tra i principali collaboratori di Veltroni e di Franceschini, possa continuare ad essere una risorsa per il PD. Purché non resti prigioniero di una certa vocazione all’incompiutezza che lo ha visto indietreggiare nei momenti decisivi. Il tentennamento non è una virtù dei grandi politici, i quali (ce lo ha insegnato Bobbio), hanno come professione non quella di coltivare i dubbi ma di assumere delle decisioni.

Stefano Esposito

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Bresso si sente più forte

ottobre 27th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Non ti curar di loro ma guarda e passa». Mercedes Bresso cita Dante per liquidare «definitivamente» tutti i personaggi che, malgrado i risultati delle primarie, continuano in qualche modo a mettere in discussione la sua candidatura alle regionali. Tra i vertici istituzionali targati Pd la Bresso è l’unica ad uscire rafforzata. Il popolo delle primarie ha scelto i vincitori ma dietro al risultato si può leggere la nuova geografia del potere tra le varie correnti e i loro leader.

Bresso, dunque. La Governatrice ha scelto di puntare su Bersani e Morgando, ci ha messo anche la faccia, e adesso si gode la vittoria dei suoi candidati che di fatto ne «blindano» la riconferma: «Fra pochi giorni parte la pre-campagna elettorale».

Morgando non vince solo le primarie ma riconferma la sua leadership all’interno dei cattolici democratici. Lo fa acquisendo crediti nazionali – ha rotto la vecchia alleanza con Fioroni e Marini e si è schierato con Bersani sulla scia di Martinazzoli e Follini – e intrecciando un rapporto diretto con Rosy Bindi (la posizione di Mauro Marino viene rafforzata) ed Enrico Letta. La sua vittoria mette in difficoltà il parlamentare Giorgio Merlo e il numero 2 in Regione, Stefano Lepri che si sono spesi scommettendo sulla vittoria di Damiano.

Sul fronte opposto problemi analoghi hanno Marco Calgaro e Davide Gariglio. I leader di Piemonte Europa hanno deciso di contarsi e di presentare, solo in provincia di Torino, una lista a sostegno di Morgando. Alla fine raccolgono 8.357 voti anche grazie al lavoro dell’area laica e socialista di Salvatore Gallo e della coppia Laus-Gentile. In tutto il 5,5%, terzo posto dietro anche alla formazione messa su in fretta e furia dal coordinatore regionale Aldo Corgiat e da Roberto Placido. Sul fronte ex ppi resta stabile la posizione di Antonio Saitta che paga il fatto di essersi schierato, solo alla vigilia del voto, per Morgando.

I due (anche se qualcuno ha iniziato a borbottare per la sconfitta subita da Morgando a Borgo Vittoria, caposaldo del vicepresidente del Consiglio regionale), con il parlamentare Stefano Esposito sono tra i vincitori di queste primarie. Nel difficile lavoro di composizione e ricomposizione degli schieramenti che alle Europee avevano segnato la sconfitta degli ex Ds hanno lavorato per ricostruire proprio quel vecchio sodalizio. Esposito ha ricucito con la Bresso e l’area di Piemonte Democratico. Corgiat ha lavorato su altri dirigenti e amministratori. Il risultato? Il bacino costruito negli anni da Piero Fassino alla fine si è quasi prosciugato. Resiste solo una piccola pattuglia di fedelissimi: Rossomando, Giorgis, Migliasso e Ardito.

L’ex segretario dei Ds si è speso molto per vincere in Piemonte. La scelta di Damiano nasce proprio sulla scommessa di poter sfondare a Torino puntando sui temi del lavoro e della tutela sociale cavalli di battaglia del vecchio Pci. La scommessa è sulla possibilità di giocare sul voto disgiunto. Qualche segnale c’è. L’ex segretario Pds Rocco Larizza, infatti, si schiera a fianco di Damiano. E poi c’è il sindaco che può rilanciare il grande patto che nel 1993 ha portato Valentino Castellani alla guida della città. Anche il Professore si spende per l’ex ministro.

Qualche risultato c’è ma tale da non sovvertire l’esito finale del voto. Sotto la Mole, infatti, Morgando registra il peggior risultato in Piemonte. Le due liste a favore di Damiano una delle performance migliori. L’«effetto Chiampa» vale 4,82 punti in meno per Morgando e 4,27 in più per l’ex ministro. Ma vale solo a Torino città. Il sindaco paga, probabilmente, le sue posizioni critiche verso il Pd e risulta indebolito a livello regionale e nazionale.

In difficoltà sembrano anche i rutelliani che restano nel Pd. Almeno per ora. Vernetti, Peveraro e Rabino hanno appoggiato Damiano convinti di ripetere l’exploit del 2007 quando del Piemonte 2 garantì l’ottima performance di Gianluca Susta. Questa volta il colpo non riesce e le primarie registrano anche un calo dei consensi rispetto al voto degli iscritti.

E poi vince Tricarico: supera il 17% e conquista 70 seggi ma questo non gli consente di svolgere quel ruolo di ago della bilancia che forse sognava.

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Nasce il partito delle primarie “Scegliamo così il sindaco”

ottobre 27th, 2009 — 9:37am

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«Mi sembra che la vittoria di Bersani, qui in Piemonte, sia una sconfitta per Chiamparino e una vittoria di Bresso che vede così rafforzata la sua ricandidatura alle Regionali». L´analisi è di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, il cui ritorno in campo come possibile sfidante dell´attuale presidente, a marzo, sembra sempre più probabile.

Ghigo non nasconde che il suo commento sia interessato: «Quello che disse Casini qualche tempo fa, “mai con Bresso e mai con Cota”, mi fa pensare che la situazione attuale renda più facile un nostro riavvicinamento all´Udc il cui riferimento nel Pd è proprio Chiamparino. Con l´Udc d´altronde abbiamo riaperto una dialogo sia a livello regionale che nazionale che auspico possa concludersi positivamente».Quel che è certo è che le primarie democratiche concludono la stagione delle chiacchiere e aprono quella dei discorsi concreti anche in Piemonte. Anche se l´analisi di Ghigo (pur condivisa da molti, sottovoce, nel Pd) viene in parte smentita a stretto giro di posta dal leader Udc Michele Vietti: «Siamo contenti che dopo anni di autosufficienza il Pdl piemontese si accorga di nuovo di noi. Però loro , sul candidato, continuano a navigare nell´incertezza. Le primarie del Pd per noi non cambiano nulla rispetto a prima: solo che adesso, con Bersani e Morgando eletti con solide maggioranze, sarà possibile affrontare discorsi molto più concreti». Parole che sembrano un´apertura a possibili alleanze che però, specifica Vietti, «come i fatti di sabato dimostrano è chiaro che devono avere un confine preciso a sinistra».

Gli replica subito Bresso: «È chiaro che far parte di una maggioranza vuol dire avere anche il senso della responsabilità e qualcuno nel Pdci non l´ha capito». Poi sorride a chi le domanda se si sente più forte dopo la vittoria di Bersani: «Tutti in Piemonte mi avevano garantito il loro appoggio». Conclude: «Le primarie sono state un grande esempio di democrazia è chiaro che d´ora in poi dovranno essere usate dal Pd per tutte le scelte». Un´idea che trova d´accordo il parlamentare Stefano Esposito con Aldo Corgiat il grande tessitore della rete che ha portato alla vittoria di Morgando: «L´unica scelta che non farei con le primarie è quella per il segretario, che spetta agli iscritti. Sono invece imprescindibili per le amministrative, prima di tutto per il sindaco di Torino il prossimo anno. E anche, se non cambia la legge, per scegliere chi si dovrà candidare in parlamento». Esposito però specifica: «Prima però pensiamo a vincere le Regionali».

Anche perché se non si dovesse vincerle il Pd rischia davvero la scissione. Ieri il gruppo che appoggiava Cesare Damiano (Fassino, i parlamentari Gianni Vernetti, e Giorgio Merlo, il coordinatore Mariano Rabino, il consigliere regionale cattolico Stefano Lepri, il capogruppo comunale Andrea Giorgis) si sono a lungo riuniti per decidere il da fare. L´idea è quella di creare qui in Piemonte una corrente (anche senza riferimenti nazionali) e di aspettare il 28 marzo: se si dovesse perdere allora potrebbe iniziare la diaspora, con i rutelliani e qualche cattolico in fuga verso il centro: «Non è argomento all´ordine del giorno – specifica Vernetti che dell´ex sindaco di Roma è il rappresentante piemontese – aspettiamo di vedere cosa farà Morgando. Certo in questo Pd c´è il rischio di una deriva socialdemocratica che ci riporta indietro. Se sarà così vedremo. Ma una scissione non è cosa che si possa decidere in poche ore e nemmeno in pochi giorni».

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Bersani a Torino

ottobre 21st, 2009 — 12:04pm

Ciao a tutti, volevo segnalarvi la presenza di Pierluigi Bersani a Torino, venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Nuovo in corso Massimo D’Azeglio 17. Vi aspetto li, come vi aspetto tutti il 25 di ottobre in tutti i seggi per dare finalmente un senso a questa storia!

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Tangenziale est e corso Marche bloccati da un emendamento Pdl

ottobre 15th, 2009 — 10:31pm

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Il Pdl si mette di traverso su corso Marche e tangenziale Est. Nonostante gli accordi presi tra la Regione e il governo e la creazione di una società mista Anas-Regione (la Cap) per la costruzione delle opere stradali, un emendamento al cosiddetto decreto salvainfrazioni europee renderebbe inutili tutti gli sforzi. Non solo. Renderebbe inutile la stessa Cap che, dopo il 30 giugno 2010, si trasformerebbe in una scatola vuota.

Il problema nasce da un emendamento presentato dal senatore piemontese Lucio Malan che bloccherebbe l´operatività della società mista che non potrà più mettere a gara costruzione e concessione dei progetti dopo il 30 giugno 2010. Salterebbe così la possibilità di fare l´appalto per la tangenziale est, realizzando anche a Torino un anulare per decongestionare il traffico, e corso Marche, strategica per l´alta velocità, oltre alla bretella Strevi-Predosa. Si salverebbe solo la Pedemontana. Secondo Malan è un emendamento necessario per scongiurare infrazioni europee, ma per i parlamentari del Pd è solo una scusa per evitare di mettere sul piatto i contributi promessi perché non ci sono, così da penalizzare il Piemonte proprio alla vigilia delle elezioni. «Corso Marche è un´opera strategica che fa parte di un accordo tra Regione e governo – dice l´onorevole Stefano Esposito, che insieme al collega Mario Lovelli sta seguendo la questione – Mi sembra chiaro che l´emendamento non sia altro che una foglia di fico per nascondere la mancanza di risorse o peggio la decisione di dirottare i soldi verso Regioni amiche. Prima raccontano che mettono i miliardi, poi li fanno sparire. È impossibile pensare di realizzare le gara di tutte queste opere nel giro di sei mesi». Il Pd, attraverso la senatrice Maura Leddi, ha già preparato la contromossa: un emendamento che salverebbe il ruolo e il potere di Cap di mettere a gara concessione e costruzione delle opere.

Oltre ai parlamentari del Pd si sono mossi anche il presidente della Regione, Mercedes Bresso, e l´assessore ai Traporti Daniele Borioli. «Federalismo, semplificazione, concretezza: per il Pdl sono parole senza significato e lo dimostrano ogni giorno – dice Bresso – la Cap è una società costituita grazie all´ultima finanziaria Prodi per velocizzare la realizzazione delle infrastrutture locali. Forse funziona bene e dà fastidio o forse il Piemonte sta facendo troppo». L´assessore Borioli ha già mandato l´emendamento Malan al collega della Lombardia «perché credo che contro questo blitz, che spero non trovi condivisione nel governo, sia utile aprire un fronte comune delle Regioni. In Piemonte riusciremo ad appaltare solo la Pedemontana nei tempi previsti e, se facessimo tutto di corsa, la tangenziale Est, ma le difficoltà sono molte». Borioli spera che Malan non strumentalizzi il tema Europa: «Le osservazioni della Ue riguardano le società del Veneto, che hanno in concessione le strade, e non quelle che mettono a gara costruzione e concessione».

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No Tav in lista, si accendono le primarie Pd

ottobre 14th, 2009 — 7:35am

SARA STRIPPOLI – Repubblica

«Un´ulteriore testimonianza che in questo congresso i contenuti contano poco o niente, tanto è vero che ci si smentisce in poche settimane. Se avevo ancora un po´ di voglia di partecipazione in questo modo mi passa del tutto». Sergio Chiamparino, che appoggia Cesare Damiano nella corsa alla segreteria regionale, è amareggiato. La candidatura di Carla Mattioli, il sindaco No Tav di Avigliana nella lista nazionale della mozione Damiano sul collegio Pinerolo-Val di Susa, questa mattina ha fatto arrabbiare il sindaco di Torino, che più di ogni altro si è speso per condannare l´accordo fra parte del Pd e liste No Tav per l´elezione della nuova Comunità montana. Il testo del documento uscito il primo ottobre dalla segreteria regionale (una riunione in cui era presente lo stesso Cesare Damiano) era chiarissimo: «Gli amministratori della Valle di Susa che hanno scelto la via di un´intesa con i No Tav si sono di fatto collocati al di fuori del partito. Si invitano quindi i tre candidati alla segreteria regionale del Pd a non candidare alle primarie coloro che hanno condiviso quell´accordo». Carla Mattioli non nasconde il suo ruolo di promotore dell´intesa: «Ho lavorato e credo in quell´accordo», ha ribadito la sera della presentazione delle liste. Il sindaco di Torino dice di aver chiesto spiegazioni all´amico Damiano: «Mi ha detto di non essere al corrente di questa candidatura. Non voglio demonizzare la Mattioli che ha tutti i diritti ad avere le sue posizioni – precisa ancora Chiamparino – ma certo mi sarei aspettato un po´ più di coerenza. Morgando ha firmato solo lunedì un patto in cui si ribadisce la necessità dell´avvio dei carotaggi e il tema della Tav, una delle opere più controverse in questo Paese, non può non essere considerato un punto fondamentale del congresso nazionale, soprattutto in questo momento in cui viene messo in discussione il ruolo dell´Osservatorio».

Del caso Mattioli, per la mozione Franceschini-Damiano parla l´onorevole Giorgio Merlo, capolista sul collegio Pinerolo-Val di Susa nella lista nazionale, dove Carla Mattioli compare al secondo posto. Fra l´altro, all´epoca delle polemiche Merlo si era schierato fra i più severi, quelli che avevano chiesto “misure” per i dissidenti: «Questa candidatura non mette in discussione, per alcun motivo, la scelta politica della nostra area sul tema dell´alta capacità ferroviaria – chiarisce adesso Merlo – La linea non è affatto equivoca: sì alla Tav, sì alla realizzazione della Torino-Lione, sì al progetto, sì all´Osservatorio». Molti sì che contrastano però con la decisione presa in Val di Susa: «Se qualcuno dei quasi 700 candidati della mozione ha una posizione diversa sulla Tav, questo non condiziona minimamente le posizioni politiche di quest´area. Ogni altra valutazione appartiene al campo della speculazione politica e della pura strumentalizzazione».

Gli avversari della mozione Bersani-Morgando non infieriscono e si limitano a ricordare che in Val di Susa il loro candidato è Claudio Ferrentino, uno dei giovani democratici nettamente contrari all´accordo. «Per il resto – dice Stefano Esposito – il caso Mattioli si commenta da solo». Molto più critico il coordinatore regionale della mozione Marino Marco Bellion: «Questo è il Pd che non vogliamo più vedere, un partito che una settimana dice una cosa e la settimana dopo fa il contrario. Ci chiediamo come un elettore delle primarie possa crederci. In questo modo perdiamo tutti di credibilità».

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Pd, a rapporto 10 deputati assenti anche Binetti e Melandri nel mirino

ottobre 7th, 2009 — 8:22pm

UMBERTO ROSSO – Repubblica

ROMA – Paola Binetti, assente in quel fatidico venerdì della Camera in cui lo scudo fiscale passò anche grazie ai banchi vuoti nel Pd, difficilmente riuscirà a convincere i colleghi che il convegno della Croce Rossa valeva più della seduta in aula. E rischia il cartellino, “giallo” se punita con un richiamo orale o scritto ma anche “rosso” se scatterà la sospensione di qualche giorno dal gruppo parlamentare (e dovrà fare a meno a quel punto della diaria legata alla partecipazione ai lavori).

Ma alle prese con il direttivo del gruppo – che ha deciso all´unanimità di aprire un´istruttoria sui dieci deputati assenti non giustificati, mentre per altri dodici il forfait è stato ritenuto motivato da ragioni di salute o impegni parlamentari – sono anche i tre impegnati a Madrid in un convegno, mentre nell´aula di Montecitorio si consumava lo psicodramma delle votazioni. Giovanna Melandri, Lapo Pistelli e Linda Lanzillotta erano sì in Spagna in viaggio autorizzato ma per conto del partito e non del gruppo parlamentare. Per cui il capo dei deputati Antonello Soro, e con lui l´intero direttivo, vuole chiarire il caso fino in fondo e quindi ascolterà le ragioni anche dei tre in missione spagnola. Tutto già deciso invece per Antonio Gaglione, superassenteista che si è già dimesso e rifugiato nel gruppo misto: è scattata una richiesta di espulsione. Lui contrattacca: «L´assoluta mancanza di dialogo e democrazia nel Pd è confermata dal fatto che la mia lettera del 2 ottobre 2008, di denuncia sulla sanità pugliese ancor prima dello scandalo, è caduta nel vuoto». 

Il capogruppo Antonello Soro difende la scelta del partito: «Non siamo un tribunale speciale, non mettiamo alla gogna, ma vogliamo spiegazioni sulle assenze. Alcuni ex presidenti ci impartiscono lezioni ingiustificate: in questa legislatura le nostre presenze hanno raggiunto cifre record». Nel mirino, le bordate di D´Alema e soprattutto di Fabio Mussi, ex capogruppo. Conti alla mano, Soro rivendica la media del 79 per cento di presenze. La più alta fra tutti i gruppi, con l´Idv al 70. E che svetta anche sulle performance delle passate legislature. Nel 2001-2006 i Ds erano attestati sul 75, stessa media che aveva il gruppo Pci. E nel primo governo Berlusconi, elenca ancora, le presenze si erano fermate al 68 per cento.

Tutto però rischia di finire travolto dalle polemiche per gli scranni vuoti sullo scudo fiscale, in un clima che si è fatto pesante, come ha raccontato ieri in aula, ancora scossa per quel che le è accaduto, Ileana Argentin, la deputata del Pd costretta sulla carrozzina: «Sono stata insultata, la mia sedia a rotelle presa a calci in piazza Venezia da alcuni scalmanati che mi hanno preso di mira per l´assenza di venerdì. Ma io stavo male, avevo presentato il certificato, che a questo punto chiedo che venga reso pubblico». Applausi da centrosinistra e centrodestra. A rapporto davanti al direttivo del Pd invece, ci saranno anche Giacomo Portas, eletto all´estero, che si trovava in Cile al momento delle votazioni, Oriano Giovanelli, alle prese con una manifestazione, e Gero Grassi, che si è dichiarato malato ma il suo certificato non sarebbe giunto a destinazione.

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Insulti e violenze x l’assenza in aula

ottobre 7th, 2009 — 8:20pm

Repubblica

 Al primo piano, nella sala Berlinguer, si celebra la prima udienza del processo agli assenti del Pd, quelli che non erano in aula al momento del voto sullo scudo fiscale. Intanto in aula, di fronte a decine di deputati attoniti, la parlamentare democratica, mozione Marino, Ileana Argentin, costretta sulla sedia a rotelle da una tetraplegia, denuncia un episodio sconcertante: «Da venerdì, quando ho mancato la votazione sullo scudo fiscale, ho ricevuto minacce e aggressioni verbali e fisiche: non solo sabato alla manifestazione sulla libertà di informazione, ma anche ieri sera, camminando per la strada a piazza Venezia quando la mia carrozzina è stata presa a calci». Parla con la voce rotta dalla commozione, strappa un applauso fragoroso dell’assemblea, fuori dalla buvette se la prende garbatamente anche con Soro per non aver reso pubblico il suo certificato medico, ma lui si risente: «Che c’entro io? Ho detto subito che c’erano dodici malati, non potevo pubblicare la lista». Lei non ci sta a passare per assenteista con oltre l’80% di presenze in aula, mentre «tanta gente si dichiara malata e non lo è», perché «chi lavora in buona fede non merita di essere preso per i capelli» da un gruppo di ragazzotti scalmanati come è successo a lei. Un fattaccio, insomma, che rende bene l’idea di quale siano gli umori della base più estremista verso i «reprobi» che hanno salvato senza volerlo il governo. «Basta farsi un giro sui nostri siti e su Facebook per capire che aria tira», ammette Roberto Giachetti, uno dei membri del direttivo.

La prima udienza alla fine si conclude con la richiesta di espulsione dal partito di Antonio Gaglione, recordman di assenze, già dimessosi dal gruppo Pd e passato al misto, che reagisce facendo sapere che il suo distacco dal partito risale a un anno fa quando denunciò ai vertici del Pd la malagestione della sanità in Puglia prima delle inchieste baresi. E scatta la convocazione per gli altri nove membri del gruppo senza certificato medico che dovranno portare ragioni valide per giustificare il loro comportamento. Tra loro, anche i tre espatriati quel giorno a Madrid su mandato del Pd, Pistelli, Melandri e Lanzillotta; la Binetti impegnata con la Croce Rossa, l’eletto in Cile Fabio Porta, Grassi, Giovanelli, Pompili e Bucchino. Entro due giorni Soro dovrà decidere le eventuali sanzioni, dal semplice richiamo alla sospensione dal gruppo per un mese con la perdita secca di 400 euro al giorno di indennità parlamentare. Gli assenti giustificati, invece, sono salvi ma è chiaro che si sentono presi di mira pure loro. Alcuni come la Madia, sono contriti. «Avevo una visita programmata e avevo chiesto il permesso, l’unica assenza in due anni». Altri come D’Antoni non si scompongono. «Ho una cartella clinica lunga così…», spiega seduto su un divano in Transatlantico. Altri ancora sono mortificati. «Ho sentito al telefono la Codurelli ed era più mortificata che preoccupata per l’infarto che si è quasi beccata venerdì», racconta un suo collega. 

I militanti infuriati che si aspettavano punizioni esemplari subito «senza se e senza ma» dovranno attendere. «Il direttivo non è un tribunale del popolo», dice Soro, il quale venerdì sera aveva offerto le sue dimissioni poi respinte, sembra, da Bersani e Franceschini. Ma sulle sanzioni i dalemiani non premono e anche Bersani è freddino: «Bisogna organizzarsi meglio, darsi più disciplina». «Ma quali sanzioni, pensino a dirigere bene il gruppo», sibila acido Ugo Sposetti. E il torinese Mimmo Lucà non è il solo a sostenere dentro il conclave del Pd che allora sarebbe il caso di sospendere «un pezzo del gruppo dirigente», visto che Franceschini, Bersani e D’Alema, erano assenti al voto di martedì sulle pregiudiziali insieme ad altri 56 deputati. La provocazione cade lì, Soro non la raccoglie, ma poi replica stizzito a D’Alema che sabato aveva puntato il dito contro il funzionamento del gruppo: «Ci fanno la lezione ma i numeri dimostrano che il Pd ha il 79% di presenze in aula, mentre i Ds e il Pci arrivavano al 75%…».

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A domanda, risposta!

ottobre 2nd, 2009 — 10:02pm

Oggi ho ricevuto diverse email di protesta e complimenti (ironici) per la mia assenza di ieri e di oggi al parlamento, durante le votazioni riguardo lo scudo fiscale. I giornali fanno presto a pubblicare i nomi. Ci terrei a precisare che ero assente già Martedi per problemi di salute, ho scelto di andare mercoledì a votare la fiducia, sono intervenuto per garantire l’ostruzinismo giovedì ma purtroppo avendo violato il parere medico che mi imponeva riposo assoluto per 10gg giovedì sera ho dovuto mollare e adesso starò fermo per 20gg. Mi dispiace non esserci stato ma non sono un robot. Per questo motivo, prevedo il rientro alla Camera non prima del 20 ottobre. 

Nota del 4 ottobre, post convenzione provinciale

Purtroppo questa mattina non ho potuto partecipare alla convenzione provinciale de PD di Torino, per la stessa ragione per la quale non ero in Parlamento venerdì. Mi è stato raccontato che il compagno Basile, intervenendo in sede di presentazione della Moz. Marino ha chiesto le dimissioni dei parlamentari assenti.Naturalmente rispetto tutte le opinioni, ma quella di Basile è merita un commento. Caro Basile spiegami perchè dovrei dimettermi; perchè e da giovedì sera che mi faccio volteran intramuscolo per sopportare il dolore alla schiena? Peraltro conoscendomi e avendomi frequentato, conosci esattamente la mia situazione. La racconto brevemente; nel 1990 ebbi un gravissimo incidente motociclistico,il risultato? frattura delle vertebre dorsali da D1 a D5, con restringimento del canale midollare, frattura delle certebra cervicaleC7 più altre cosine che tralascio. Misiono fatto 2 mesi di ospedale, 60gg di gesso e 4 di riabilitazione. Il prof Solini, primario delle Molinette disse a mia madre che rschiavo la TETRAPLEGIA, e dopo 2 settimane di ospedale disse che ero un giovane fortunato. Purtroppo le conseguenze, certo cammino e vivo troppo normalmente, sono degenerative, quindi non avendo più le vertebre, si sono sbriciolate, ma un blocco osseo unico sono soggetto ad una ARTROSI progressiva,i medici mi hanno sempre detto che non sono certi che termini la mia vita camminando. Quindi soffro di mal di testa quasi tutti i giorni, chi mi frequenta sa che vivo con moment e novalgina,e quando va male 4-5 volte l’anno il dolore alla coonna diventa insopportabile, forse sono poco resistente, e mi devo riempire di Voltaren.Per questa ragione devo smettere di fare politica caro Basile? Mi dai anche magari qualche altra ragione. Svolgo male il mio ruolo? Non sono disponibile alle istanze del Partito? Non opero per gli interessi del mio territorio? Se vengo interpellato da sindaci, amministratori, imprese mi faccio i fatti miei? Certo non voto la mozione marino. Ecco se volessi rispondermi pubblicamente te ne sarei grato, se fossi stato presente le domande te le avrei rivolte direttamente. Ti ringrazio lo stesso così mi hai permesso di raccontare la mia storia clinica, peraltro chi volesse farlo potrà verificare cio’ che ho scritto. Almeno da oggi abbiamo nel PD piemontese un nuovo leader della giustizia sommaria.

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Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi

ottobre 1st, 2009 — 3:00pm

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=pDB_GkIP5lU[/youtube]

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