Bresso si sente più forte

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Non ti curar di loro ma guarda e passa». Mercedes Bresso cita Dante per liquidare «definitivamente» tutti i personaggi che, malgrado i risultati delle primarie, continuano in qualche modo a mettere in discussione la sua candidatura alle regionali. Tra i vertici istituzionali targati Pd la Bresso è l’unica ad uscire rafforzata. Il popolo delle primarie ha scelto i vincitori ma dietro al risultato si può leggere la nuova geografia del potere tra le varie correnti e i loro leader.

Bresso, dunque. La Governatrice ha scelto di puntare su Bersani e Morgando, ci ha messo anche la faccia, e adesso si gode la vittoria dei suoi candidati che di fatto ne «blindano» la riconferma: «Fra pochi giorni parte la pre-campagna elettorale».

Morgando non vince solo le primarie ma riconferma la sua leadership all’interno dei cattolici democratici. Lo fa acquisendo crediti nazionali – ha rotto la vecchia alleanza con Fioroni e Marini e si è schierato con Bersani sulla scia di Martinazzoli e Follini – e intrecciando un rapporto diretto con Rosy Bindi (la posizione di Mauro Marino viene rafforzata) ed Enrico Letta. La sua vittoria mette in difficoltà il parlamentare Giorgio Merlo e il numero 2 in Regione, Stefano Lepri che si sono spesi scommettendo sulla vittoria di Damiano.

Sul fronte opposto problemi analoghi hanno Marco Calgaro e Davide Gariglio. I leader di Piemonte Europa hanno deciso di contarsi e di presentare, solo in provincia di Torino, una lista a sostegno di Morgando. Alla fine raccolgono 8.357 voti anche grazie al lavoro dell’area laica e socialista di Salvatore Gallo e della coppia Laus-Gentile. In tutto il 5,5%, terzo posto dietro anche alla formazione messa su in fretta e furia dal coordinatore regionale Aldo Corgiat e da Roberto Placido. Sul fronte ex ppi resta stabile la posizione di Antonio Saitta che paga il fatto di essersi schierato, solo alla vigilia del voto, per Morgando.

I due (anche se qualcuno ha iniziato a borbottare per la sconfitta subita da Morgando a Borgo Vittoria, caposaldo del vicepresidente del Consiglio regionale), con il parlamentare Stefano Esposito sono tra i vincitori di queste primarie. Nel difficile lavoro di composizione e ricomposizione degli schieramenti che alle Europee avevano segnato la sconfitta degli ex Ds hanno lavorato per ricostruire proprio quel vecchio sodalizio. Esposito ha ricucito con la Bresso e l’area di Piemonte Democratico. Corgiat ha lavorato su altri dirigenti e amministratori. Il risultato? Il bacino costruito negli anni da Piero Fassino alla fine si è quasi prosciugato. Resiste solo una piccola pattuglia di fedelissimi: Rossomando, Giorgis, Migliasso e Ardito.

L’ex segretario dei Ds si è speso molto per vincere in Piemonte. La scelta di Damiano nasce proprio sulla scommessa di poter sfondare a Torino puntando sui temi del lavoro e della tutela sociale cavalli di battaglia del vecchio Pci. La scommessa è sulla possibilità di giocare sul voto disgiunto. Qualche segnale c’è. L’ex segretario Pds Rocco Larizza, infatti, si schiera a fianco di Damiano. E poi c’è il sindaco che può rilanciare il grande patto che nel 1993 ha portato Valentino Castellani alla guida della città. Anche il Professore si spende per l’ex ministro.

Qualche risultato c’è ma tale da non sovvertire l’esito finale del voto. Sotto la Mole, infatti, Morgando registra il peggior risultato in Piemonte. Le due liste a favore di Damiano una delle performance migliori. L’«effetto Chiampa» vale 4,82 punti in meno per Morgando e 4,27 in più per l’ex ministro. Ma vale solo a Torino città. Il sindaco paga, probabilmente, le sue posizioni critiche verso il Pd e risulta indebolito a livello regionale e nazionale.

In difficoltà sembrano anche i rutelliani che restano nel Pd. Almeno per ora. Vernetti, Peveraro e Rabino hanno appoggiato Damiano convinti di ripetere l’exploit del 2007 quando del Piemonte 2 garantì l’ottima performance di Gianluca Susta. Questa volta il colpo non riesce e le primarie registrano anche un calo dei consensi rispetto al voto degli iscritti.

E poi vince Tricarico: supera il 17% e conquista 70 seggi ma questo non gli consente di svolgere quel ruolo di ago della bilancia che forse sognava.