Nasce il partito delle primarie “Scegliamo così il sindaco”

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«Mi sembra che la vittoria di Bersani, qui in Piemonte, sia una sconfitta per Chiamparino e una vittoria di Bresso che vede così rafforzata la sua ricandidatura alle Regionali». L´analisi è di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, il cui ritorno in campo come possibile sfidante dell´attuale presidente, a marzo, sembra sempre più probabile.

Ghigo non nasconde che il suo commento sia interessato: «Quello che disse Casini qualche tempo fa, “mai con Bresso e mai con Cota”, mi fa pensare che la situazione attuale renda più facile un nostro riavvicinamento all´Udc il cui riferimento nel Pd è proprio Chiamparino. Con l´Udc d´altronde abbiamo riaperto una dialogo sia a livello regionale che nazionale che auspico possa concludersi positivamente».Quel che è certo è che le primarie democratiche concludono la stagione delle chiacchiere e aprono quella dei discorsi concreti anche in Piemonte. Anche se l´analisi di Ghigo (pur condivisa da molti, sottovoce, nel Pd) viene in parte smentita a stretto giro di posta dal leader Udc Michele Vietti: «Siamo contenti che dopo anni di autosufficienza il Pdl piemontese si accorga di nuovo di noi. Però loro , sul candidato, continuano a navigare nell´incertezza. Le primarie del Pd per noi non cambiano nulla rispetto a prima: solo che adesso, con Bersani e Morgando eletti con solide maggioranze, sarà possibile affrontare discorsi molto più concreti». Parole che sembrano un´apertura a possibili alleanze che però, specifica Vietti, «come i fatti di sabato dimostrano è chiaro che devono avere un confine preciso a sinistra».

Gli replica subito Bresso: «È chiaro che far parte di una maggioranza vuol dire avere anche il senso della responsabilità e qualcuno nel Pdci non l´ha capito». Poi sorride a chi le domanda se si sente più forte dopo la vittoria di Bersani: «Tutti in Piemonte mi avevano garantito il loro appoggio». Conclude: «Le primarie sono state un grande esempio di democrazia è chiaro che d´ora in poi dovranno essere usate dal Pd per tutte le scelte». Un´idea che trova d´accordo il parlamentare Stefano Esposito con Aldo Corgiat il grande tessitore della rete che ha portato alla vittoria di Morgando: «L´unica scelta che non farei con le primarie è quella per il segretario, che spetta agli iscritti. Sono invece imprescindibili per le amministrative, prima di tutto per il sindaco di Torino il prossimo anno. E anche, se non cambia la legge, per scegliere chi si dovrà candidare in parlamento». Esposito però specifica: «Prima però pensiamo a vincere le Regionali».

Anche perché se non si dovesse vincerle il Pd rischia davvero la scissione. Ieri il gruppo che appoggiava Cesare Damiano (Fassino, i parlamentari Gianni Vernetti, e Giorgio Merlo, il coordinatore Mariano Rabino, il consigliere regionale cattolico Stefano Lepri, il capogruppo comunale Andrea Giorgis) si sono a lungo riuniti per decidere il da fare. L´idea è quella di creare qui in Piemonte una corrente (anche senza riferimenti nazionali) e di aspettare il 28 marzo: se si dovesse perdere allora potrebbe iniziare la diaspora, con i rutelliani e qualche cattolico in fuga verso il centro: «Non è argomento all´ordine del giorno – specifica Vernetti che dell´ex sindaco di Roma è il rappresentante piemontese – aspettiamo di vedere cosa farà Morgando. Certo in questo Pd c´è il rischio di una deriva socialdemocratica che ci riporta indietro. Se sarà così vedremo. Ma una scissione non è cosa che si possa decidere in poche ore e nemmeno in pochi giorni».