BASTA AI PIANI B. BISOGNA LAVORARE PER IL BIS DI BRESSO

Caro direttore, meglio Bresso o Chiamparino? Diciamolo con franchezza: è giunto il tempo di porre fine a discussioni meramente teoriche su quale possa essere il candidato più «forte» per il centro sinistra in vista delle regionali del 2010. Sicuramente in alcuni salotti torinesi o nel mondo del gossip politico (abilmente alimentato) il “piano b” che dovrebbe portare Chiamparino a detronizzare la Bresso non deve mancare di fascinazione e di capacità di suscitare “appassionanti discussioni”. Ma ciò che può piacere in teoria non sempre trova fondamento nel mondo empirico.

Il sindaco di Torino è un dirigente di primo piano del Pd, conosce le regole che ci siamo dati e sono certo che se avesse ritenuto necessario mettere a disposizione la sua candidatura per la presidenza della Regione lo avrebbe fatto. Peraltro nelle ultime settimane, ha più volte dichiarato che intende terminare il suo mandato di sindaco e che sosterrà la presidente Bresso. Quindi non si vede proprio perché continuare a insistere mediaticamente su qualcosa che non trova riscontro in “fatti concludenti”, per usare la fraseologia cara a Boffano.

Di “fatti concludenti”, invece, ve ne sono a sostegno della ricandidatura della Bresso: ad esempio l´azione di governo di questi cinque anni e i risultati raggiunti. Da questo, e non dai sondaggi, si deve ripartire: costruendo un programma chiaro insieme con tutte le forze politiche disponibili. Il Pd del Piemonte non intende mettere nessuno di fronte a dei fatti compiuti, né limitarsi a proporre una continuità con il passato. Il segretario Morgando e la nuova dirigenza stanno lavorando per creare una coalizione la più ampia possibile, e, al tempo stesso, coesa. Il Pd si propone come perno di un´alleanza riformista capace di allargare i confini intorno a chiari punti programmatici. Auspico che di questa alleanza l´Udc faccia parte. Sono convinto che il partito di Casini e Vietti rappresenti un alleato importante con il quale costruire un´alternativa politica al centrodestra. Però ci sono alcuni aspetti da chiarire. Innanzitutto l´Udc deve sciogliere il nodo del proprio collocamento, perché non può pretendere di trattare su più tavoli. Apprezzo la volontà di rimarcare la loro autonomia per contrastare la logica bipartitica, ma il confronto si faccia su idee e programmi senza ridurlo a trattative di posizioni di potere e poltrone. Nel primo caso non ho dubbi che prevarranno le affinità politiche, culturali e anche morali tra noi del Pd e l´Udc, affinità che non mi pare davvero di riscontrare nel campo avverso. Il secondo aspetto riguarda il fatto che in politica nulla resta senza conseguenze. L´Udc ha stretto un accordo con il Pd in occasione delle elezioni per le province di Torino e di Alessandria. Che cosa accadrebbe se alle regionali l´Udc dovesse correre a sostegno del candidato del centro destra? Credo che di questo si debba parlare e non di piani “b”.

Lettera al direttore de La Repubblica