Alta velocità, Morgando “commissaria” la Valsusa

Gianfranco Morgando lo chiama “inviato speciale”. Di fatto però ieri l´assemblea del Partito democratico ha deciso di commissariare il Pd valsusino. Dopo l´ultima iniziativa del neo presidente della Comunità montana Sandro Plano il vaso sembra colmo e il segretario regionale dice che «è necessario avere in valle una persona autorevole che sia di riferimento per il partito». Da Venaus, Plano replica che l´inviato speciale sarà il benvenuto: «così finalmente si farà chiarezza».

Per intervenire sulla situazione della Val di Susa alla vigilia della partenza dei sondaggi, Gianfranco Morgando dribbla la parola commissariamento e parla di “inviato speciale”. Giochi linguistici a parte, il Partito democratico della Valle di Susa è di fatto commissariato, se, come spiega il segretario regionale, dopo la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell´appello di Sandro Plano ai tecnici perché si ritirino dall´Osservatorio, c´è la necessità di avere una persona «autorevole che sia punto di riferimento del partito in Valle di Susa». La supervisione della segreteria regionale si rende necessaria «anche perché sappiamo bene – chiarisce Morgando – che fra gli amministratori presenti all´interno delle liste della Comunità montana ce ne sono alcuni che, magari sbagliando, sono entrati in lista dichiarando di essere contrari all´accordo con le liste No Tav. È quindi necessario ripartire da un confronto franco».

L´intervento di Morgando chiude la lunga assemblea del partito convocata ieri mattina alla Galleria d´arte moderna. Una riunione molto affollata che poteva risolversi in un borbottio su cariche e nomi di direzione e segreteria e che invece ha spostato il dibattito sui temi di attualità. Su Tav e sull´urgenza che il partito faccia finalmente chiarezza, è nato un vivace dibattito partito dall´ordine del giorno presentato dagli onorevoli Stefano Esposito e Giorgio Merlo, alla fine approvato a maggioranza con due soli voti contrari e l´astensione del consigliere Nino Boeti. Un documento in quattro punti che lancia un messaggio anche alla sinistra radicale: «di fronte a posizioni ambigue e bandiere alzate in occasione della partenza dei sondaggi, anche le alleanze andrebbero ridiscusse», spiegano Esposito e Merlo.

Con la premessa che il governo investa le risorse necessarie, il documento chiede che l´assemblea regionale del Partito democratico piemontese «promuova e sostenga tutte le iniziative volte alla realizzazione dell´opera» e ribadisce che nel rispetto di tutte le opinioni «il compito del partito è far rientrare le posizioni di aperto e manifesto dissenso. Posizioni che, se dovessero ostacolare apertamente la realizzazione del progetto dell´alta capacità ferroviaria, richiederebbero un chiaro e non equivoco intervento degli organi preposti del partito». Al terzo punto si invita il partito «a costruire una coalizione politica per le prossime elezioni regionali che ponga la realizzazione della Torino-Lione fra le priorità programmatiche, senza alcuna ambiguità e al quarto, dopo un emendamento chiesto da Stefano Lepri, si insiste su «una forte attenzione alle procedure di aggiudicazione e costruzione dell´opera, al fine di evitare infiltrazioni mafiose e rischi di intreccio tra politica e affari».

In rappresentanza della Valle di Susa, dal palco è intervenuta Maria Grazia Gerbi, ex-sindaco di Coazze, mozione Marino, favorevole all´accordo fra Pd e liste No Tav per la Comunità montana, che ha votato contro l´ordine del giorno: «Sono molto arrabbiata, impedire alla candidata presidente della Regione di tenere aperte le trattative con un elettorato che si dice di voler riconquistare mi sembra assurdo». Gerbi ha difeso il programma della Comunità montana «sono oltre trenta pagine in cui all´argomento Tav si dedicano solo tre righe e non si dice che siamo contrari alla Tav». Una dichiarazione che non ha convinto Morgando: «Non sono certo tre righe», ha replicato secco nel suo intervento conclusivo.

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