All’Antimafia arriva il caso Moncalieri

GIUSEPPE LEGATO, MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

L’affaire Moncalieri e i suoi intrecci tra politica, affari e rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata arriveranno sul tavolo della Commissione parlamentare antimafia. Sarà l’onorevole Giuseppe Lumia a sollevare il caso per «avviare una riflessione politica all’interno della Commissione». Il parlamentare è intervenuto venerdì sera nel corso di un’assemblea pubblica a Settimo e ha deciso di farsi carico «della richiesta di accendere un riflettore nazionale sulle vicende di Moncalieri e di altri Comuni dell’hinterland di Torino».

Lumia si dice convinto che non si tratta di «territorio dominato dalla mafia, anzi, ma ci sono forti segnali che mettono in evidenza il rischio di penetrazione soprattutto da parte della ’ndrangheta». Il parlamentare siciliano parla di «preoccupanti segnali di radicamento nel territorio e di infiltrazioni nei subappalti».

E aggiunge: «Nel corso degli anni, e malgrado il successo delle inchieste giudiziarie, c’è stata una sottovalutazione di alcuni episodi come, ad esempio, l’omicidio del giudice Bruno Caccia». Per l’ex presidente dell’Antimafia, poi, «sono stati sottovalutati altri segnali che hanno messo in evidenza la collusione con il sistema di potere e di gestione degli appalti e del tentativo di penetrazione nella politica da parte dei clan, soprattutto calabresi».

Ecco perché, per evitare quello che è successo nella Germania dell’Est subito dopo la caduta del Muro di Berlino e che la strage di Duisburg ha reso evidente, cioè il potere delle ’ndrine sul sistema economico di quel paese, è «necessario accendere un riflettore politico anche in provincia di Torino e in tutto il Nord». Che fare, allora? Secondo Lumia è importante «introdurre un codice etico in politica».

E qualcosa in vista delle prossime elezioni comunali si sta muovendo. Concludendo l’assemblea regionale del Pd che si è svolta alla Gam il segretario Gianfranco Morgando ha raccontato che uno dei primi atti da segretario è stato quello di incontrare il coordinatore del Pdl Enzo Ghigo e «insieme abbiamo fatto un ragionamento per tenere fuori dalle alleanze le liste civiche che si muovono con disinvoltura tra gli schieramenti solo per la gestione del potere».

E da ieri quel ragionamento è diventata una proposta politica perché nell’assemblea il tema è stato posto con forza prima dall’onorevole Stefano Esposito: «Sulla scorta di quanto avvenuto ultimamente il Pd deve porsi il problema delle infiltrazioni della ’ndrangheta nel territorio. Sono un garantista e non chiamo in causa nessuno in particolare, non do del mafioso a nessuno e dico che tutti hanno il diritto di ricandidarsi, ma abbiamo il dovere di partire da Moncalieri per trovare un punto di rottura con questo clima torbido fatto di cambi di casacca e di altre cose poco chiare». E poi è toccato all’ex commissario Mauro Marino chiedere che il patto con il centrodestra venga firmato prima delle elezioni per sancire che non saranno fatti accordi con chi ha cambiato casacca senza farsi tanti problemi.

Ieri nel corso dell’assemblea del Pd non sono stati fatti i nomi ma è evidente che il veto democratico si abbatte su Vincenzo Quattrocchi e Francesco Fiumara, ex sindaci calabresi degli Anni Ottanta e Novanta, e fino a pochi mesi fa elementi chiave della dimissionaria coalizione di centrosinistra guidata dal sindaco Ferrero. Oggi i due sono a capo di liste civiche in odore di centrodestra. L’aut aut dei democratici è netto così come la proposta al Pdl. Esposito attacca la Lega Nord perché «sono loro che stanno forzando per fare entrare le liste civiche nel centrodestra».

Lapidario il commento di Fiumara sulla vicenda: «Non devo replicare niente a nessuno. Dico però che evidentemente qualcuno sente il peso politico delle persone. E lo teme». Non risponde nemmeno Quattrocchi: «E cosa dovrei dire a questi “figuri” che nulla sanno di Moncalieri?».