Niente scomunica “ma via ai lavori”

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

La prova più evidente che i confini del dissenso per il Pd valsusino si sono ristretti è la presenza del sindaco di Torino all’incontro di Pierluigi Bersani con i giornalisti. Chiamparino, che è un ultras della Tav, aveva sempre accusato il suo partito di muoversi con troppa cautela ma ieri faceva ampi gesti di assenso alle parole del leader. Bersani ripete quello che hanno sempre detto i leader del partito ma spiega anche che chi dissente lo fa «non in nome del Pd ma a titolo personale» e comunque «da loro mi aspetto che non si impedisca di migliorare le soluzione per come fare la Tav e nemmeno di non far avanzare l’opera». Dentro questi confini gli amministratori democratici che hanno stretto un’alleanza con i No Tav, potranno continuare a militare nel Pd «anche perché abbiamo avuto la garanzia che collaboreranno comunque a rendere praticabile l’operazione di avvio dei carotaggi».

Ma non basta. Bersani sposa in pieno la linea del segretario regionale Gianfranco Morgando che ha condannato l’alleanza con gli amministratori No Tav e per questo sottolinea il fatto che «alleati non vuol dire essere uguali e dunque su questa linea si devono fare le battaglie per correggere la situazione. Di fatto si chiede al Pd valsusino di non andare a traino dei No Tav: «Agli amministratori ho detto chiaramente che dipende da loro se quest’opera sarà una ferita o un’opportunità per il territorio. Noi vogliano che l’operazione vada avanti, con un beneficio per il territorio e un rapporto positivo con la popolazione, ma deve proseguire».

Dunque, i ribelli non verranno espulsi dal Pd. Bersani ha scelto di dare loro una chance e di fatto sembra concederla anche alla sinistra radicale in vista delle regionali. Del resto per i Democratici diventa difficile escludere dalla coalizione la sinistra radicale «se al nostro interno ci sono amministratori che hanno posizioni simili o più estremiste», come aveva detto il parlamentare Stefano Esposito. E così Bersani lascia una porta aperta: per il Pd la Tav è strategica ed è evidente che sarà al centro del programma di governo di Mercedes Bresso. E poi ci sono gli alleati che non sono «uguali» ma che si possono incontrare per strada se la discussione si sposta su come realizzare al meglio la Torino-Lione.

La palla, insomma, passa alla sinistra radicale che finora, però ha sempre messo in discussione la realizzazione dell’opera, soprattutto del tunnel di base. Del resto questa è la linea indicata anche dalla presidente uscente. Nella sua visita a Torino Bersani le affida il compito di guidare una coalizione allargata anche all’Udc perché «abbiamo avuto in Piemonte anni di governo buono, utile, guidati da Mercedes. Credo che la presidente sia in condizione di interpretare una fase ulteriore sul piano programmatico e politico».

Parole che fanno dire ad Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, che la «conferma di Bresso è la riprova di atteggiamenti ingannevoli, basati non certo sulla condivisione di un programma, ma mirati esclusivamente a ridurre numericamente le perdite nella coalizione e ad acquisire nuovi potenziali alleati». Bersani, per un attimo perde il sorriso: «Il centrodestra pensi ai fatti suoi, anzi si occupi di fare in modo che gli impegni del governo siano mantenuti. Il piano strategico della provincia di Torino deve essere assunto come piano nazionale. Mi farò parte attiva e se il centrodestra ci dà una mano porteremo a casa il risultato».

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