Seat vuole sbarazzarsi del call center Telegate

MARINA CASSI – La Stampa

Il call center Telegate – che occupa al Lingotto 300 persone con il servizio, tra gli altri, dell’892424 – sarebbe in procinto di essere ceduto da Seat Pagine Gialle, che ne è proprietaria dal 2001, così come già avvenuto per la sede tedesca. In lizza due aziende del settore: la torinese Contacta e la milanese Call&Call.

La Seat è molto prudente e afferma che «siamo in una fase di valutazione preliminare, ma per ora non c’è nulla di concreto». L’ipotesi di cessione allarma il deputato del Pd, Stefano Esposito: «E’ fondamentale che ogni vendita nel settore salvaguardi il futuro produttivo del call center. Bisogna evitare a ogni costo che si replichino casi drammatici come Phonemedia che ha generato il disastro di Agile-Eutelia. Basta con avventurieri e speculatori».

E aggiunge: «Si devono garantire i posti di lavoro e le funzioni che in questo caso sono rilevanti, non si tratta certo di lavoro povero. Invito gli enti locali a vigilare sulla cessione».

In sintonia il segretario Fiom, Giorgio Airaudo: «La Seat non ci ha comunicato alcunché; e noi chiediamo che l’azienda ci informi subito sulla situazione e su chi sono gli acquirenti».

Prosegue: «Chi acquista deve sapere che in quel call center i lavoratori si sono conquistati il diritto alla stabilizzazione; diritti che non possono essere intaccati». Se alcuni call center, come Telegate utilizzano il contratto metalmeccanico altri sono inquadrati con quello delle telecomunicazioni.

E Renato Rabellino della Slc Cgil spiega che «a livello nazionale con Call&Call non abbiamo avuto esperienze positive al contrario di Contacta, una azienda seria, dove non ci sono mai stati collaboratori a progetto e dove abbiamo fatto accordi importanti sui livelli e sul premio di risultato».

Il panorama della categoria – che occupa a Torino almeno 10 mila addetti – è molto variegato. Dice Rabellino: «In tre call center, Contacta, Icare e Comdata che insieme danno lavoro a oltre 1700 persone, le cose funzionano e gli accordi di stabilizzazione danno risultati. Ma nella categoria ci sono anche tanti sottoscala dove in troppi lavorano senza regole».

Poi c’è il caso drammatico di Agile-Eutelia dove non vengono pagati gli stipendi da quattro mesi. Ieri un gruppo di dipendenti del Comune dove hanno lavorato un centinaio di addetti Agile ha invitato i colleghi a versare un contributo al fondo di solidarietà.

Rabellino ricorda che la crisi ha ovviamente creato problemi anche ai call center e che oggi il timore maggiore è legato alle delocalizzazioni: «Le grandi società mettono in vendita i servizi a prezzi talmente bassi da rendere impossibile a una azienda seria di ottenere il contratto. Questo rischia di spingere le imprese verso la Romania».