Tav, battaglia sull’Osservatorio

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

La spaccatura tra i 43 sindaci della Comunità Montana Valsusa e Valsangone consumata lunedì sera a Bussoleno ha portato il presidente della Provincia, Antonio Saitta, e la presidente della Regione, Mercedes Bresso, a firmare un decreto che proroga l’incarico ai quattro tecnici che hanno fatto parte dell’Osservatorio sulla Tav guidato da Mario Virano. Una scelta che apre uno scontro istituzionale con il presidente della Comunità montana. Secondo Sandro Plano, infatti, «la maggioranza dei sindaci ha affidato a me la rappresentanza tecnica temporanea dei territori. Saitta e Bresso non hanno alcun mandato per operare: la designazione non può essere fatta da Torino ma spetta alle Valli». Di più, nella lettera inviata alla Provincia e alla Regione, Plano sottolinea anche la necessità di rivedere le «modalità di confronto tra il governo e gli enti locali». Di fatto una sconfessione del ruolo dell’Osservatorio.

Ruolo che invece Saitta e Bresso difendono. Spiega Saitta: «Il nostro intervento di supplenza serve per garantire la partecipazione del territorio alla scelte nazionali». Regione e Provincia, dunque, non ritengono di accogliere una decisione presa «da una minoranza di sindaci (20 su 43) e che contrasta con le caratteristiche stesse dell’Osservatorio a cui è assegnato solo un ruolo tecnico». Senza dimenticare che «l’atto istitutivo dell’Osservatorio prevede che i tecnici assicurino un’articolata rappresentanza del territorio».

Da qui la proroga, anche se resta da capire che cosa faranno Andrea Debernardi e Angelo Tartaglia, i due esperti nominati dalla vecchia Comunità montana della Bassa Valsusa. Plano, al contrario, sostiene la tesi che «i tecnici prorogati non hanno nessun mandato». Secondo Plano, infatti, il suo ingresso nell’Osservatorio sarebbe il frutto della scelta di 28 sindaci su 43. Tesi contesta da Daniela Ruffino, sindaco di Giaveno. L’area di centrodestra, forte di 19 primi cittadini, chiede con «forza la distinzione tra ruoli politici e ruoli tecnici e chiede di essere rappresentata con tre esperti». Carla Mattioli, sindaco Pd di Avigliana, replica: «La verità è che il rappresentante del centrodestra, Capra, ha posto un aut aut: o ci date tre tecnici oppure non partecipiamo ai lavori dell’Osservatorio. Poi in 16 si sono alzati e sono usciti. Sono loro a bloccare l’Osservatorio». In queste condizioni e vista la presa di posizione di Plano, Bresso ritiene opportuna la convocazione del tavolo politico di Roma.

La necessità della distinzione tra ruolo politico e ruolo tecnico inizia a farsi strada anche all’interno del Pd di Valle. Marika Del Boco, Alfio Icardi e Paolo Torassa, hanno firmato una lettera aperta dove affermano di «intravedere una deriva dell’attuale maggioranza della Comunità Montana che non è di buon auspicio per la popolazione». E c’è anche un coordinatore di circolo che ha inviato una lettera dove lamenta la mancanza di coinvolgimento del partito nelle ultime scelte.

Segnali di presa di distanza che non impediscono al centrodestra di sparare a zero sul Pd. Roberto Cota, leader della Lega e sfidante della Bresso alle Regionali, attacca: «Chi ha la responsabilità di guidare il Piemonte non può permettersi una così forte ambiguità del Pd che rischia di penalizzare un territorio». Tesi sostenuta anche da Ghigo e Ghiglia per il Pdl. E Osvaldo Napoli chiede le «dimissioni di Plano perché siamo in presenza di un palese conflitto di interesse visto che è direttore dell’Autostrada Torino-Bardonecchia di proprietà della Sitaf e dunque interessata all’esito dei progetti Tav».

«Così il partito perde credibilità. O si interviene o me ne vado»

«O si prendono provvedimenti contro gli amministratori valsusini che con il loro comportamento sbagliato rischiano di far saltare l’Osservatorio e il dialogo oppure oppure io sono pronto ad autosospendermi». Stefano Esposito pone un secco aut aut al segretario regionale, Gianfranco Morgando, e a quello provinciale, Gioachino Cuntrò. Spiega: «A questo punto i danni che l’atteggiamento dei rappresentanti valsusini del partito stanno producendo sul territorio e nella politica sono tali che è necessario un atto formale di allontanamento». Aggiunge: «Mi chiedo come si possa chiedere di cambiare l’Osservatorio che è riuscito a modificare un progetto penalizzante per la Valsusa. A questo punto nel Pd non è più possibile la coesistenza tra le loro tesi che tende a bloccare in tutti i modi l’opera e quelle della maggioranza del partito che vuole la Tav». Aggiunge: «Senza un intervento deciso il Pd perde credibilità».