Il presidente Saitta: “Plano è come un imam in chiesa”

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

«È come se un imam venisse nominato parroco di una chiesa cattolica o viceversa. Plano si è autonominato per partecipare all’Osservatorio soltanto per boicottarlo e buttare a mare i risultati ottenuti. Non era più comprensibile una contraddizione all’interno del Pd». Le parole di Antonio Saitta, presidente della Provincia descrivono forse meglio la soddisfazione per la decisione del segretario regionale dei Democratici, Gianfranco Morgando di chiedere l’intervento del presidente del collegio regionale dei Garanti, Gianpaolo Zancan, per «verificare se nel comportamento di alcuni dei nostri amministratori valsusini ci siano i presupposti per l’applicazione delle sanzioni previste dallo Statuto per chi non si attiene alle norme comportamentali dello Statuto e del Codice Etico».

Secondo Morgando, infatti, le ultime scelte del presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone e degli altri amministratori del Pd della Valle «confermano la loro volontà di procedere in netto contrasto con le indicazioni fornite dal partito a livello provinciale, regionale e nazionale». Il segretario piemontese non può che prendere atto che nemmeno l’invito del leader nazionale Bersani ad avere comportamenti responsabili «pur nel rispetto del legittimo dissenso non ha finora trovato adeguato ascolto».

Di fatto, dopo l’empasse dell’Osservatorio la scelta di chiamare in causa i garanti è diventata per il Pd una strada obbligata anche per sottrarsi agli attacchi del centrodestra che da sempre parla di ambiguità dei democratici e della presidente Bresso. Lo spiegano i parlamentari Giorgio Merlo e Stefano Esposito: «L’esito della riunione dell’Osservatorio denota un atteggiamento politico irresponsabile di alcuni amministratori che non può che essere affrontato sotto il profilo politico e disciplinare». E Claudio Lubatti, capogruppo in Provincia, spiega: «Svelando il suo vero piano, boicottare l’Osservatorio con l’obiettivo di bloccare la realizzazione della Tav, Sandro Plano si è messo fuori dal Pd».

Il presidente della Comunità Montana, però, spiega di «non essere preoccupato di aver violato il codice etico del mio partito». E spiega: «Non credo che partecipare come osservatore ad un tavolo tecnico possa essere considerato un atto criminale. Si sta caricando di significati assolutamente spropositati ogni atto della Comunità Montana. Invito tutti alla moderazione». Secondo Plano se «avere opinioni diverse da quelle correnti è un reato allora un partito democratico dovrebbe interrogarsi». E da questo punto di vista un «provvedimento di espulsione sarebbe un atto di forte gravità».

Il caso sarà al centro della direzione regionale del partito convocata nel pomeriggio per affrontare anche il tema delle alleanze e per rispondere anche alle richieste della sinistra radicale che chiede un confronto sui temi sociali, sanità pubblica e lavoro, e non sulla «Tav perché le nostre posizioni sono quelle dei sindaci Pd valsusini».